Tema sul Razzismo

Materie:Tema
Categoria:Italiano

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TEMA SVOLTO SUL RAZZISMO
Il razzismo è uno dei temi più infuocati degli ultimi anni, poiché esso sembra essersi installato in ogni comunità sotto le più svariate sembianze.
Il razzismo, oltre a scatenare l’odio tra bianchi e neri, accentua gli istinti xenofobi e rende intolleranti nei confronti della “diversità”, di qualsiasi tipo. Quella tra una persona e l’altra, come l’appartenenza a ceti sociali diversi, religione, cultura, condizioni economiche, fede politica: le discriminanti in ambito sociale sono pressoché infinite. La concezione più diffusa del razzismo, la più rappresentativa e comunque la più esatta etimologicamente è quella relativa al contrasto istintivo, quasi inevitabile che sussiste tra le varie razze, che si accentua fino al fanatismo quando la differenza somatica dominante risiede nella diversa pigmentazione della cute.
E’ incredibile come si possa provare dell’odio incondizionato per un’altra razza, soprattutto quando si può contare su un cervello ben funzionante a meno che non si sia diventati pazzi!
La scienza ha stabilito che tra un nero ed un bianco non esistono vere differenze, ma per la verità la cosa non era mai stata messa in discussione. Ciò non toglie, però, che molti si sentano perfettamente a proprio agio parlando con un negro, pur non essendo affatto razzisti. Probabilmente ,la mancanza di abitudine a convivere con gente di altre razze fa di questi scherzi, ma il futuro sembra riservarci una società sempre più cosmopolita. Dovremo quindi abituarci, in un modo o nell’altro, a considerare il colore della pelle delle persone con la medesima naturalezza con cui ne osserviamo il colore dei capelli.
Non poche mamme vedono male un bambino di colore nella stessa classe del loro figliolo, quasi nessun genitore sarebbe disposto ad avallare un matrimonio misto, mentre molti maschi di razza bianca dimostrano delle prostitute (e perfino i transessuali) di colore. Penso non sia il razzismo, inteso nel senso puro del termine, cioè odio incondizionato verso una razza, ciò che impedisce la convivenza o il matrimonio tra neri e bianchi in Italia, quanto invece il timore che una simile unione possa incontrare infinite difficoltà in una società che ideologicamente è ancora molta retrograda. Può vivere nel migliore dei modi un cuccioletto di color caffellatte, frutto dell’amore più puro tra un giovane di pelle scura ed una bionda dell’hinterland milanese, entrambi normali, equilibrati ed impiegati in fabbrica?
Forse non ancora: questo è il termometro più attendibile della situazione. L’Italia si vanta di essere un paese antirazzista, ma allora i matrimoni misti dove sono? E perché si fa di tutto per creare difficoltà agli extracomunitari, anziché cercare di inserirli nel nostro capiente sistema nel modo meno doloroso possibile? Sarebbe sufficiente assegnare loro anche umili lavori, poiché non conoscono ancora la nostra lingua e non sono preparati alle esigenze di una società che è ormai proiettata verso il terziario avanzato ed il superamento del lavoro manuale nell’industria. In tal modo avrebbero la possibilità di farsi le ossa, di fare studiare i figli e di prepararsi, insieme a loro, ad un inserimento completo nel tessuto sociale del paese.
Con questo non intendo certo giustificare il lavoro nero al quale gli immigrati si sottopongono poiché si tratta di puro e semplice sfruttamento basato sulla disperazione di quei poveretti. E’ consuetudine, infatti, reclutare i negri per le raccolte di pomodori ed altro, facendoli lavorare anche 14 ore al giorno sotto il sole, pagandoli con una somma di denaro irrisoria. Lo Stato dovrebbe vigilare affinché ciò non avvenisse, mentre promulga leggi poco pratiche o comunque nebulose, con le quali difficilmente riuscirà a risolvere la situazione.
In Italia, la collaborazione sociale degli immigrati extracomunitari è ancora clamorosamente scadente. Ma ciò che preoccupa maggiormente è l’ondata di microcriminalità che essi sarebbero in grado di scatenare alle strette, anche in prospettiva del nuovo millennio, quando il fenomeno immigratorio assumerà una consistenza ancora più notevole. Sarà bene, anzi, farà bene fare un po’ d’apprendistato, nel frattempo, ovvero prepararsi a convivere con le altre razze sia sotto il profilo psico-sociologico che sotto quello strutturale. A tal proposito sarebbe auspicabile l’introduzione, a tutti i livelli scolastici, di una cultura che diffondesse l’assoluta eguaglianza tra le razze. Ma non soltanto a parole, bensì con i fatti, attraverso manifestazioni e sensibilizzazioni di vario genere.
Bisogna fare comprendere prima di tutto ai giovani, che sono più recettivi e soprattutto costituiranno la società del domani, che tra una razza e l’altra non esistono differenze, sotto nessun aspetto.

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