Svevo: scheda riassuntiva su vita e opere

Materie:Riassunto
Categoria:Italiano
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Testo

SVEVO
DIFFERENZE DAL TRADIZIONALE LETTERATO ITALIANO
Svevo ha ottenuto poco successo, contrariamente a Pirandello conosciuto in tutto il mondo. Difatti la figura di Svevo appare assai diversa da quella del tradizionale letterato italiano, di cui facevano parte la maggioranza degli scrittori suoi contemporanei. Questo è dovuto soprattutto alla città in cui l’autore nasce e vive gran parte della sua vita: Trieste, ambiente culturalmente marginale rispetto ai centri culturali italiani (riviste fiorentine); bisogna ricordare che la città di Trieste sino al 1918 non fa parte dello Stato italiano; è una città di confine in cui convergono tre civiltà, quella italiana, quella tedesca e quella slava, lo stesso pseudonimo adottato dallo scrittore indica la sua consapevolezza di aver subito l’influenza della cultura italiana (Italo) e di quella tedesca (Svevo); la città presenta anche un forte nucleo ebreo. Svevo parla un italiano faticoso poiché strutturato sulla lingua tedesca di cui ne conosce molto bene la cultura. Viene quindi a contatto con autori tedeschi che in Italia sono stati assorbiti lentamente (Freud).

RAPPORTO BORGHESE-LETTERATURA
Un ulteriore elemento che differenzia Svevo dagli altri autori suoi contemporanei è questa sua vergogna si essere intellettuale [proviene da una famiglia borghese e per un fallimento industriale del padre, conosce l’esperienza della declassazione sociale, a causa della quale è costretto a lavorare in una banca; in seguito al matrimonio con la cugina va a lavorare presso la ditta di suoceri e fa un salto di classe sociale (da una modesta condizione piccolo borghese si ritrova nel mondo dell’alta borghesia); incomincia a viaggiare per lavoro, soprattutto in Inghilterra, abbandonando la letteratura (in realtà il bisogno di scrivere permane in lui) poiché la considera un vizio, è un letterato pentito che vorrebbe essere solo un borghese che si dedica alla sua attività.

RAPPORTO CON LA PSICANALISI
Un evento fondamentale nella vita di Svevo è l’incontro con la psicanalisi, avvenuto tramite il cognato che aveva sostenuto una terapia a Vienna con Freud. Tuttavia Svevo non concepisce la psicanalisi come terapia che può far guarire un malato di nevrosi, bensì come uno strumento conoscitivo, utile a indagare più in profondità la realtà psichica, e di conseguenza come strumento narrativo.

FORMAZIONE CULTURALE
La formazione culturale di Svevo è particolarmente ampia: conosce molto bene Schopenhauer (la cui peculiarità è di denunciare gli inganni a cui ogni uomo ricorre per credere di essere libero), Nietzsche e Darwin, l’autore della teoria evoluzionistica, di cui ne assorbe la nozione di “lotta per la sopravvivenza”, in aggiunta Marx (ne assorbe l’atteggiamento critico verso la società borghese), Zola; fondamentale è il fatto che viva in una zona di confine.

1° ROMANZO: “UN INETTO”-“UNA VITA” 1888
Nel suo primo romanzo si può scorgere il modello zoliano, è di stampo naturalistico poiché parte dal presupposto per cui l’individuo è profondamente influenzato dal milieu e dal moment, con cui si deve confrontare; difatti nel romanzo è presente una minuziosa ricostruzione dell’ambiente della banca in cui lavora. L’inetto è un antieroe, una persona che non ha alcuna qualità, capacità positiva. È un piccolo borghese declassato da una condizione più elevata, un diverso all’interno di una società basata fondamentalmente su valori per lo più materiali, che lo fanno sentire inferiore, questa sua inferiorità lo porta a crearsi una maschera che lo consola dalle delusioni della vita reale. Da un lato è un romanzo della “scalata sociale”, in cui un giovane provinciale ambizioso vuole conquistare successo, però senza mai muovere un dito, dall’altro è un romanzo “di formazione”, attraverso cui il giovane si forma. [il protagonista è l’impiegato Alfonso Nitti, un debole incapace di affrontare la realtà quotidiana della vita e per questo pone fine al suo tormento con il suicidio]

2° ROMANZO: “SENILITA’” 1898
Il romanzo presenta alcuni elementi che lo discostano da quello precedente “Un inetto”; difatti “Senilità” è gia decisamente psicologico, l’ambiente rimane comunque molto presente; e non presenta un quadro sociale articolato, ma si concentra su quattro personaggi: Emilio è un impiegato che presenta molti elementi autobiografici di Svevo, come il modo di essere, il declassamento, la necessità di fare l’impiegato, la propensione alla letteratura; l’amico Stefano è uno scultore che compensa l’insoddisfazione sul lavoro con un grande successo con le donne; di lui è innamorata la sorella di Emilio, Amalia; l’ultimo personaggio è Angelina, una giovane popolana di cui Emilio si innamora, ma che purtroppo è bella, senza scrupoli, e rappresenta la vitalità che manca ad Emilio. Il titolo indica la vecchiaia psicologica, inaridimento interiore del protagonista Emilio, che non ha voglia di vivere e si crea sempre autoinganni che gli fanno vedere la realtà in modo non lucido, ma deformato.

3° ROMANZO: “LA COSCIENZA DI ZENO” 1923
È un romanzo psicanalitico, in cui la novità più evidente consiste nell’abbandonare il modulo ottocentesco del narratore esterno per adottarne uno nuovo: il narratore coincide con il protagonista della vicenda, fatta eccezione per il primo capitolo, in cui la voce narrante è quella del dottor S., lo psicanalista di Zeno; quest’ultimo scrive una sorta di diario, su suggerimento dello psicanalista, nel tentativo di guarire dalla sua nevrosi. Inoltre, i ricordi del protagonista non sono presentati secondo un nesso temporale, ma tematico; per esempio, nel capitolo del fumo sono riportati episodi che appartengono ad età diverse della vita di Zeno, tutti legati al suo rapporto col fumo. Risulta così originale anche il trattamento temporale: quello che si considera è un tempo soggettivo, in cui il passato si mescola al presente e riemerge attraverso la coscienza.
[8 capitoli, di cui i primi 2 sono introduttivi, sorta di diari che il protagonista scrive su sollecitazione del suo psicanalista dopo 6 mesi di cura. 3°sezione = si incentra sul rapporto che Zeno ha col fumo, ai suoi tentativi di smettere e al rituale dell’ultima sigaretta che accompagna le ricorrenze della sua vita. 4° sezione = Zeno affronta la morte del padre. 5° sezione = segue la storia del suo matrimonio con Augusta, una delle tre sorelle Malfenti. Nell’ultimo capitolo Zeno dichiara di voler interrompere la sua cura poiché non condivide la diagnosi fattagli dallo psicanalista secondo cui soffre del complesso di Edipo, pensa che non è lui che è malato, bensì la vita stessa, tanto che il progresso porterà alla fine del mondo.

TEMA DELLA MALATTIA NE “LA COSCIENZA DI ZENO”
Il tema della malattia è centrale nel romanzo, l’esordio stesso introduce il racconto della cura del protagonista malato. Eppure, nel corso della narrazione l’identificazione della malattia cambia continuamente, così come cambia la definizione di salute. Nel 3°capitolo la malattia sembra identificata con il vizio del fumo, ma il fatto che Zeno corra dal medico perché gli proibisca di fumare lascia intendere che la malattia ha una forte connotazione psicologica: egli ha difatti bisogno di qualcuno che eserciti su di lui un’autorità. Nei capitoli successivi la malattia risiede talvolta nei suoi comportamenti, e talvolta nei disturbi fisici, come il dolore alla gamba che lo assale. Comunque per buona parte del racconto la malattia per Zeno consiste nel non incarnare la normalità, nel non identificarsi con l’ideale di uomo borghese rappresentato da coloro che gli stanno vicino, come il suocero, la moglie Augusta, la cui salute si trasforma in debolezza nel seguito del racconto: per esempio la moglie, che rappresenta il ritratto della salute, sembra essere lei la malata dopo un’attenta analisi, per le tante fobie che la perseguitano. In conclusione il destino della Terra sarà per Zeno quello di tornare a essere una nebulosa, in quanto lo sviluppo tecnologico possiede un carattere distruttivo

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