Sola come un gambo di sedano

Materie:Scheda libro
Categoria:Italiano

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Data:18.07.2007
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Testo

Scheda del libro
Titolo: Sola come un gambo di sedano

Autore: Luciana Littizzetto
Luciana Littizzetto è nata a Torino, la città in cui vive, il 29 ottobre 1964. Laureata in lettere nel 1990 si diploma anche in pianoforte al Conservatorio.
Per nove anni si è dedicata all’insegnamento delle Lettere e della Musica nelle scuole medie. Nel 1990, dopo avere frequentato una scuola di recitazione, ha cominciato la sua carriera di doppiatrice e autrice dei testi dei suoi primi spettacoli.
Diventa poi attrice e cabarettista e abbandona definitivamente l’insegnamento. Comincia a fare spettacoli in televisione. Uno dei programmi che l’hanno fatta conoscere ad un vasto pubblico è stato “Mai dire gol”.
Collabora con giornali in rubriche settimanali e scrive libri con suoi monologhi.
Ogni anno tiene svariati spettacoli nei posti più disparati d’Italia, sempre con notevole successo. Da ricordare: “Parlami d’amore Manù, “Bella di notte, ricchia di giorno”.
E’ sempre accompagnata da personaggi femminili per i quali scrive testi prevalentemente di satira di costume, accogliendo sempre nuovi spunti dall’attualità, dal disagio giovanile e dagli equivoci della vita che coglie con autoironia.

L’ultimo libro che ha scritto e che recentemente ho letto è “Sola come un gambo di sedano”.
Non mi è piaciuto particolarmente perché la Littizzetto è un personaggio comico che preferisco vedere e ascoltare in televisione, in quanto ritengo che i suoi gesti e le sue smorfie contribuiscono a rendere più divertenti i suoi spettacoli e le sue battute comiche.
Alcuni episodi scritti nel libro mi sembrano un po’ volgari, altri poco significativi.
È comunque una donna spiritosa, piena di battute ironiche ricche d’aggettivi e di termini ridicoli, frutto della sua fantasia.
É una donna a cui piace apparire com’è veramente, senza nascondere i suoi difetti. Anzi con i suoi difetti fa spettacolo.
Addirittura nel suo libro dice che in dieci anni di mestiere, il trucco cinematografico, teatrale o televisivo non è mai servito a migliorarla esteticamente. Anzi l’ha peggiorata ed ha esaltato i difetti.
Infatti nel capitolo ”Namibia mon amour” dà sfogo al suo umorismo quando dice che per dare un po’ di colore al suo viso pallido, da lei definito del colore di un “tomino di Longo” e che da 20 anni lo trucca con la cazzuola per tenerlo insieme, decide di fare un safari in Namibia.
A chi, con un po’ di cattiveria, le fa notare il suo pallore, quasi volesse ricordarle che è ormai vecchia più delle piramidi, le consiglia uno specchio perché possa notare come il suo fisico ricorda vagamente un camino e come l’abito che indossa è adatto per salire su un carro carnevalesco.
A chi è importunata da domande stupide, suggerisce due tecniche da adottare. Una è quella di esclamare lo stupore di trovarla ingrassata ed inoltre di chiederle se ha messo su qualche chilo.
L’altra consiste nell’aggiunger 20 anni in più alla propria età, quando chiedono gli anni, cosi non potranno che dire che vengono portati bene.
Sempre in tema d’ironia al capitolo”Dolcetto e gorgonzola” la Littizzetto dice che a differenza degli uomini che con più stagionano più migliorano, le donne invece più diventano vecchie più diventano brutte e grasse, con vene varicose che assomigliano alle muffe del gorgonzola.
Lei per migliorare il suo aspetto fisico vorrebbe potarsi il naso, il mento e le orecchie perché a primavera possano spuntare più freschi.
Consultato un chirurgo plastico perché potesse sistemarle il viso, questi ha sentenziato che non c’è nulla da fare per lei in quanto il suo viso ha una brutta struttura ossea.
L’unica soluzione è quindi procurarsi una smerigliatrice per togliersi le rughe.
L’amica Marcella per sistemarsi le sue brutture si è sottoposta a una “befanoplastica” per togliere la pelle in esubero attorno agli occhi, soltanto che ora non riesce più a chiuderli ed ha sempre un’espressione stupita.

Anche i baffi delle donne sono un problema da affrontare.
Alcune pensano che se ci sono servono a qualcosa. Forse per riparare il labbro dalle correnti d’aria, oppure per sistemare le luminarie di San Giovanni, oppure per rappresentare a carnevale il Sergente Garçia.
Altre optano per l’asportazione in vari modi.
Ci sono donne che per mimetizzare i baffi li tingono con l’acqua ossigenata soprattutto le more i cui baffi somigliano ad orsetti di peluche aggrappati alle narici
.
Il detto “Donna baffuta, sempre piaciuta”, comunque, non corrisponde al vero, in quanto l’aspetto fisico è sempre molto importante. Anche se si è belle dentro, ma si è brutte fuori, è difficile trovare il principe azzurro.
La Littizzetto consiglia alle donne nel capitolo ”Tette e matite” la cosiddetta “prova matita” per stabilire la solidità delle tette. Se la matita sistemata sotto cade vuol dire che se ne stanno ancora su sparate verso il cielo, altrimenti se rimangono incastrate vuol dire che c’è il decadimento.
Lei si considera disassata poiché la matita da una parte cade e dall’altra rimane incastrata.
Quindi altra delusione dato che prima della prova si riteneva sicura che almeno quella parte del suo corpo fosse normale.
Conclude questo capitolo dicendo che le donne hanno un sacco di fisse e sono severissime con loro stesse e poi si ritrovano ad essere molto accomodanti con gli uomini belli o brutti che siano, basta che facciano battere il cuore.
Ad esempio l’amica Luly sta con uno che ha cento denti e almeno diciotto non sono suoi, invece Molly amoreggia con un infermiere che fa i prelievi, più brutto di Mr.Bean.
La Littizzetto nel capitolo ”Gli uomini normali non esistono” fa un’amara considerazione degli uomini.
Sostiene che di uomini cosiddetti “normali” non ce ne sono molti in circolazione. Se ce ne sono una dozzina è tanto e, guarda caso, chi riesce ad avere un uomo normale è la classica donna cretina col cervello di tufo.
Per donne come la Littizzetto un po’ frollate, addirittura brasate, ci sono solo avanzi di magazzino. A questo punto viene da pensare che se i maschi rimasti soli sono difettosi pure le donne sole sono difettose. Invece no, perché per ogni uomo si dice che ci sono sette donne e mezza e quindi lo scarto numerico libera le donne dall’incubo di essere femmine imperfette.
I maschi liberi sono comunque faticosi da sopportare perché si crogiolano nella depressione, si lamentano di tutto, si spaventano per la loro inarrestabile calvizia che procede fino ad avere il cranio simile ad una tundra coperta di muschio e licheni. A questo punto dice la Littizzetto sono pronti da cornificare.
Nel capitolo “Fine di una love story” racconta come sia facile per una donna disinnamorarsi del proprio uomo.
È sufficiente vederlo mangiare in modo cannibalesco, oppure vederlo intingere il dito nel latte per sentire se è caldo, oppure sapere che è appassionato di serpenti e li alleva in casa.
Stessa cosa si può dire degli uomini che si disinnamorano delle donne perché, per esempio, portano le spalline di gomma piuma, oppure gli fanno sentire il rossetto sugli incisivi, oppure vedono la loro amante che col mignolo sistema le mutande incastrate o addirittura, perché hanno l’alito pesante.
Anche la Littizzetto ha avuto un’esperienza amorosa finita male per uno di questi motivi. Uscita a cena una sera con il suo lui lo vide mangiare una costata poco cotta, molto al sangue, in un modo cannibalesco. Le sembrava di assistere ad un intervento chirurgico su una mucca viva. Non contento ha razziato con le mani anche il grasso del prosciutto crudo lasciato dalla Littizzetto nel piatto. Da quella sera l’ha lasciato e non l’ha più rivisto.
Basta poco perché un sentimento si spenga di colpo.
Molto divertente è il capitolo”Ed è subito herpes”.
In questo capitolo riesce a descrivere in senso metaforico i particolari dello sviluppo dell’herpes, definita malattia psicosomatica, dalla sua apparizione alla sua massima manifestazione.
Il problema è che quando viene non guarisce subito. Anzi!
Appare come una piaghetta che deturpa il labbro. Si trasforma come un protozoo. Prima assomiglia a una piccola stella, poi alla via lattea, poi a una pralina, poi a una prugna della California, fino a raggiungere la somiglianza di una piccola tartaruga d’acqua aggrappata al labbro. A questo punto raggiunta la sua dimensione più ampia, si ferma e comincia la fase fossile. Allora può sembrare una toppa di cuoio o una borchia.
La cura è la solita pomata in un tubetto mignon che costa tanto, ma che spesso trasforma la borchia in una pizza margherita sul labbro. Ci sono anche le polverine che seccano tutto, compreso naso e mento, e che danno la sensazione che sia cresciuto un osso in più.
La Littizzetto suggerisce a chi ne soffre, di rispondere spiritosamente a chi chiede cosa è spuntato sul labbro, che è semplicemente un piercing non permanente.
La Littizzetto non ama viaggiare, soffre l’auto, l’aereo la irrita, in canotto perde i sensi e sul Pendolino cade in trance.
Le vacanze la stancano perché sono sempre piene di disavvenuture. Queste disavventure sono per lei talmente angoscianti che preferisce rimanere in città e scegliere un altro tipo di vacanza dove non si deve spostare più di tanto per trovare refrigerio nelle giornate estive afose.
Ed ecco che trova il parco naturale del rifugio estivo: l’Ikea.
L’Ikea per lei rappresenta un miraggio per trascorre le vacanze ideali.
L’aria condizionata è una soluzione i suoi problemi di caldo. Non bisogna sbattersi più di tanto per trovare un ristorante perché all’interno si può trovare un’area di ristorazione attrezzatissima, dove si degustano piatti prelibati e anche un po’ ambigui: polpette come proiettili di carne scura, purè di mirtilli rossi, aringhe e salmoni con patatine all’aneto.
All’interno dell’Ikea si trovano anche le piscine di pallotte dove giocano i bambini che vengono parcheggiati dalle madri fino al tramonto.
Le signore incinta trovano lì il luogo ideale delle loro ferie, si riposano sui divani e sulle sedie in esposizione e trascorrono la loro giornata come se si trovassero in un villaggio turistico.
Il capitolo “Prodigi di imbecillità” è abbastanza divertente, ma personale.
L’analisi sull’imbecilità è molto ricca. Prima di tutto l’imbecillità la possiede solo chi è antipatico, ed essere antipatici non vuol dire non essere simpatici. C’è chi non è spiritoso, chi non ha il dono della battuta e chi fa fatica a stare nel gruppo, ma magari è amabile, generoso, disponibile.
Sempre per la Littizzetto l’antipatico fa scelte assurde e le spaccia per colpi di genio.
L’antipatico fuma solo sigarette di marca sconosciuta così evita di doverle offrire. Esso vive fuori città in un posto sconosciuto per cui è introvabile.

L’antipatico è anche appassionato di musica, ma solo di un certo tipo, roba per palati sopraffini. La fidanzata non è una ragazza normale, ma super: bellissima, intelligentissima, simpaticissima, però la molla dopo qualche mese per un’altra.
L’antipatico usa la stessa marca d’abbigliamento per una vita, si veste sempre allo stesso modo e usa gli stessi modelli da sempre.
Divertente e anche realistico è il capitolo “La donna ha il cuore nelle scarpe”; infatti svela agli uomini quale sia il segreto per conquistare una donna con le scarpe, anzichè con i fiori.
Se gli uomini si occuperanno dei loro piedi, loro si occuperanno del loro cuore. Il desiderio inconfessabile di ogni donna è vedersi recapitare a casa un’ enorme quantità di scarpe miste.
Stivali a mezza coscia, decolté dal tacco audace, zatteroni, anfibi, college, pantofole pelose a muso di topo, ciabattine argentate con piume di colibrì, eccetera.
Le scarpe costano, ma non appassiscono e le donne tendenzialmente non le buttano. Sono monumenti del tempo, ricordi di strade, memorie di cammini passati per cui vanno assolutamente tenute.
Le donne in genere non comprano le scarpe per necessità, ma il loro è un piacere, un
bisogno impellente a cui è difficile sottrarsi.
È opinione della Littizzetto che una donna che indossa tacchi a spillo incrementa la sporgenza dei suoi glutei in relazione al venticinque per cento.
Questi sono alcuni dei pensieri, sfoghi e confessioni di una donna ancora giovane, anche se preferisce ritenersi “frollata”, non bella, ma ironica.

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