Simbolismo e naturalismo nei Malavoglia

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Testo

I Malavoglia
I punti essenziali della poetica di Verga, che emergono dalle sue opere, ed in particolare dal ciclo dei vinti, sono i seguenti:
==> È necessario utilizzare un forma adatta al soggetto. Infatti il ciclo dei vinti, non prevede solo cinque temi sociali diversi ma altrettante soluzioni stilistiche;
==> L’autore deve scomparire, seguendo il principio di impersonalità, attraverso l’uso di una voce narrante;
==> La narrazione deve esser condotta dal basso, raccogliendo le voci dei protagonisti e della loro comunità; Verga infatti rifiuta gli artifici narrativi manzoniani;
==> Occorre inventare nuove strategie narrative, come ad esempio ampie scene corali per permettere al lettore di imparare a conoscere i vari personaggi;
==> Creare nuove espedienti linguistici, per esprimere la realtà dalla prospettiva dei personaggi. Nei Malavoglia importante è l’uso di detti e proverbi tipici del popolo siciliano;
==> Rifiuto del “successo facile”, ovvero la rinuncia a creare opere che piacciono al lettore, sviluppando invece nuovi modelli di romanzo, molto diversi da quello tradizionale.
Questi caratteri sono utilizzati in quella che si può definire l’opera più famosa di Verga: I Malavoglia.
Questo romanzo, è stato costituito inizialmente come un “bozzetto marinaresco”, intitolato Padron ‘Ntoni a cui Verga lavora nel 1875; quando però Verga, nel 1878, aderì al Verismo, abbandonò il suo modello di “bozzetto”, cioè un racconto campagnolo ispirato alla narrativa filantropico- sociale, e cominciò a lavorare allo stesso tema in un modo nuovo, con un progetto di un romanzo intitolato appunto I Malavoglia. Quest’opera, come disse Capuana, non si può riassumere: la storia di questa famiglia di pescatori di Acitrezza, paesino in provincia di Catania, è ormai considerata una sorta di manifesto di verismo italiano ed un classico della nostra letteratura. L'umanità dei vinti di Verga, immancabilmente sconfitti da un destino crudele e implacabile, sostenuta da quella fede nella provvidenza, che rimane la sua unica consolazione di fronte all'accettazione dell'immutabilità del ciclo della vita all'idea che solo il lavoro può dare un senso all'esistenza. A contrastare questo attaccamento alla tradizione c'è lo sgomento e allo stesso tempo l’entusiasmo con cui si assiste all'avvento di un progresso che pare voler stravolgere i vecchi ordini e le consuetudini di una civiltà arcaica.
Quello di "Malavoglia” è solo un soprannome, una ‘ngiuria come si direbbe usando il dialetto siciliano, un epiteto che non rende onore alla famiglia Toscano, «tutta buona e brava gente di mare». Già da titolo l’autore compie la scelta di assumere l’ottica culturale quindi anche linguistica dei personaggi che sono protagonisti del suo romanzo.
I Malavoglia, pubblicati nel 1881, doveva essere parte di un più grande progetto cui Verga aveva fatto riferimento in una lettera del 21 aprile 1878 a Salvatore Paolo Verdura: «…Ho in mente un lavoro che mi sembra bello e grande, una specie di fantasmagoria della lotta per la vita, che si estende dal cenciaiuolo al ministro all’artista, e assume tutte le forme, dall’ambizione all’avidità del guadagno, e si presta a mille rappresentazioni del grottesco umano». Si riferiva, ovviamente, al ben noto “ciclo dei vinti” al disegno che, comprendendo Mastro Don Gesualdo e La Duchessa di Leyra,che rimase incompiuta, Onorevole Scipioni e l’Uomo di lusso, che non furono mai scritti. Ne “I Malavoglia” la vicenda è incentrata sulla storia di una famiglia di pescatori siciliani e sulle conseguenze che in essa provoca il progresso. Il romanzo è la fotografia del momento storico in cui Verga narra cioè 1863-1878. E’ la quotidianità dell’Italia post-unitaria, la vita dei nostri predecessori nei suoi risvolti umanamente impoveriti quali il brigantaggio, il lavoro minorile, il servizio militare e le tasse.
Simbolismo e naturalismo nei Malavoglia
Si può notare una contraddizione nella genesi dei Malavoglia: da un lato l’autore vuole mostrare ogni gradino della scala sociale, la lotta per la vita e le leggi spietate della selezione naturale; dall’altro idoleggia la realtà arcaico-rurale della Sicilia, vedendo in essa la possibilità di conservare certi valori come quello della famiglia, del lavoro e dell’onore.
Di pari passo esiste nel romanzo la compresenza di due diversi registri espressivi: il registro lirico-simbolico e quello comico, grottesco e caricaturale.
Il primo riferisce gli stati d’animo dei personaggi “privilegiati”, dotati di interiorità e di valori; il secondo rappresenta i comportamenti e le parole dei paesani e il loro mondo cinico e pettegolo.
La ricostruzione intellettuale
Per Verga, obiettivo più alto della narrativa verista, non si raggiunge copiando il vero, ma attraverso una “ricostruzione intellettuale” e sostituendo la mente agli occhi. Questo è quindi il metodo di ricerca di Verga, egli nella sua descrizione di Aci Trezza, non copia il vero, ma fa una ricostruzione scientifica di un tipico paese siciliano. Tutto ciò grazie allo studio dei fenomeni sociali e di folgore di Frenchetti e Sonnino. Si può quindi dire che I Malavoglia sono un progetto sociologico che si basa su temi come:
* Corruzione del ceto amministrativo locale
* Danni procurati alla popolazione dalla leva militare e dal sistema di tassazione
* Presenza del contrabbando
* Usura: distruttrice dell’economia siciliana, impedendo lo sviluppo della piccola proprietà.
Verga traduce i dati dell’ “inchiesta in Sicilia” usandoli come struttura portante del suo romanzo, è un esempio l’opposizione tra la piccola proprietà di Padron ‘Ntoni e l’usuraio Campana di legno.
Inoltre Verga si serve di alcuni studi sul folclore e in particolare sui proverbi. Di essi l’autore farà largo uso nel testo, arrivando ad impiegarne 160.
Attraverso questi studi sociologici, Verga cerca di ricostruite “in laboratorio” la realtà di un paese siciliano, con le sue gerarchi, le stratificazioni sociali, i riti e i costumi. Questa descrizione non avviene dal “vero” ma è una ricostruzione “da lontano”, cioè da Milano in modo da esprimere meglio la differenza tra l’attività frenetica di una grande città e l’ambiente della campagna siciliana.
Si può dire quindi che questo lavoro è insieme astratto e concreto: astratto, perché il paese da lui descritto non corrisponde alla realtà ; concerto, in quanto in luogo ricostruito ha in se i caratteri sociali di un paese siciliano, intorno al 1870.
Breve riassunto: Il romanzo narra le disavventure - dal 1863 al 1876 - della famiglia Malavoglia, gente di mare che vive ad Acitrezza, un villaggio di pescatori situato a pochi chilometri da Catania. Patriarca della famiglia Malavoglia, che abitano la casa del nespolo e vanno per mare con una grossa barca, la "Provvidenza", è padron 'Ntoni, autorità indiscussa della casa e della religione del dovere. Poi viene il figlio Bastianazzo, infaticabile lavoratore, che ha preso in moglie Maruzza, detta la Longa, una donna intenta solo a tessere, salare le acciughe e a far figlioli. Completano il gruppo della famiglia i nipoti: il maggiore 'Ntoni, un bighellone di vent'anni; Luca, mite e laborioso, sollecito a caricarsi pesi e sofferenze che non gli spettano; Mena, sempre al telaio, pronta a lavorare e soffrire in silenzio; infine Alessi, il fratello più piccolo, e Lia, l'ultima nata. Nel dicembre del '63, quando da pochi anni la Sicilia è entrata a far parte del nuovo Regno d'Italia, il giovane 'Ntoni è chiamato alla leva di mare, con grande sgomento del nonno che vede sottratte all'economia della famiglia le braccia più valide. Per altro l'annata è stata scarsa e con il solo ricavato dalla pesca i Malavoglia non riescono a sbarcare il lunario. Per migliorare le condizioni economiche, il vecchio decide una speculazione: acquista a credito dall'usuraio Zio Crocifisso un quantitativo di lupini da trasportare con la "Provvidenza" e rivendere altrove; ma una tempesta ingoia la barca causando la perdita dei lupini e la morte di Bastianazzo. Privati di due forti braccia, con la barca sconquassata ed il grosso debito dei lupini da pagare, i Malavoglia sono ridotti quasi in rovina. Guidati dal nonno, tentano eroicamente di resistere, ma invano. Non riuscendo a pagare il debito dei lupini, sono costretti a lasciare la casa del nespolo; la "Provvidenza" poi torna a naufragare e la morte torna a bussare alla loro porta: muore Luca nella battaglia di Lissa e muore la Longa di colera in mezzo alla disperazione della famiglia. Ancor più amaro è il destino dei sopravvissuti. 'Ntoni, sempre più inquieto e smarrito, insofferente del duro mestiere di marinaio, si dà al contrabbando e finisce condannato a cinque anni di galera. Lia, per sottrarsi alle cattiverie del paese dopo che è venuta alla luce la sua presunta relazione con il brigadiere don Michele, fugge di casa senza dare più notizie di sé. Padron 'Ntoni muore all'ospedale col suo fardello di illusioni e di dolori. Solo Alessi, dopo tante sventure, riesce a riscattare la casa perduta e, assieme a Nunziata, a ricostruire il focolare domestico; con loro resta Mena che, sentendo il disonore di Lia sulla famiglia, ha rifiutato la proposta di matrimonio di compare Alfio. Dal carcere, una sera tardi torna alla casa del nespolo anche 'Ntoni, ma per andarsene via disperato, perché non c'è più posto per lui, ormai così diverso dai pochi che sono rimasti.
Testo: La fiumana del progresso (L’inizio dei Malavoglia)
Nella prefazione al romanzo Verga presenta il tema di fondo dello scritto: la rottura di un equilibrio dato dalla tradizione immobile e abitudinaria di una famiglia semplice di Aci Trezza, per l’irrompere di nuove forze, «la fiumana del progresso» scrive Verga, il desiderio di migliorare le condizioni di una vita povera. La lotta de “i Malavoglia” non è l’esclusivo battersi contro la natura geografica incarnata dal mare, bestia famelica che inghiotte la piccola barca dei pescatori, la Provvidenza, portando morte e disperazione, ma anche scontro con la natura umana, rivisitata nelle malelingue degli abitanti di Aci Trezza: gente invidiosa, pettegola e cattiva. Il paese non è descritto ma i luoghi sono solo citati come se il lettore fosse un abitante del villaggio. Nell’esordio del romanzo l’indeterminatezza favolistica del tempo e dello spazio si unisce ad una minuta precisione geografica. Le espressioni “un tempo” e “da che mondo è mondo” introducono una nota fantastica che unifica tempo e spazio dilatandoli e poi riducendoli nella dimensione precisa e minuscola di Trezza. Su questo sfondo e all’interno della gerarchia sociale del paese sono presentati i protagonisti. Anche loro inizialmente sono dati per conosciuti al lettore, ma successivamente vengono presentati in ordine gerarchico per evidenziare la struttura patriarcale della famiglia. In questa prima pagina l’autore presenta i Malavoglia spiegando che un tempo era una famiglia molto numerosa e diffusa, che in realtà aveva come cognome quello di “Toscano”. Al contrario di quanto diceva il loro nome essi erano brava gente di mare e grandi lavoratori. Ogni membro è presentato con un nome, un soprannome e spesso un proverbio che descriva le caratteristiche più importanti. Vengono così presentati I Malavoglia di padron ‘Ntoni, che abitavano nella casa del nespolo e possedevano la Provvidenza.
Il sistema dei personaggi, unità di codice espressivo e duplicità di toni
Nelle prime due parti si contrappongono due personaggi ideologici: padron ‘Ntoni, che impersona la morale patriarcale e dall’altra l’usuraio, Campana di legno che incarna le leggi dell’utile immediato.
Tutti i personaggi del romanzo si organizzano in un sistema oppositivo di natura morale: la famiglia Malavoglia rappresenta il polo positivo; l’usuraio , il sindaco, Vanni, le ragazze Vespa e Mangiacarrube appartengono al mondo cinico e pettegolo del paese.
Il mondo del passato ha il suo eroe nel personaggio del padron ‘Ntoni, personaggio che attesta un'unica verità, espressa dai proverbi e dalla saggezza popolare.
Il mondo del presente ha il suo eroe ne nipote, ‘Ntoni, che invece è un personaggio problematico, in crisi, scisso fra valori contrapposti: quello della città e quello della famiglia, quello della tradizione contadina e quello della modernità. ‘Ntoni non è un personaggio epico, ma un personaggio romanzesco, conosce la tentazione, l’errore e la contraddizione.
Questa opposizione penetra anche nella famiglia, dividendo in due gruppi i nipoti; ‘Ntoni sedotto e traviato dalla modernità si oppone ad Alessi che continua la legge patriarcale del nonno; Lia anch’essa corrotta dal desiderio di ricchezza, si oppone a Mena che invece accetta di uniformarsi alla tradizione e all’onore della “religione di famiglia”.
Questa divisione da luogo a due diverse tonalità di espressive, si percepisce infatti il registro lirico-simbolico, che descrive gli stati d’animo di Mena, della Longa e di Alessi; l’altro invece comico-caricaturale che rappresenta il mondo di Trezza, i personaggi cinici e meschini che lo compongono. Un esempio del primo registro si trova nella fine del capitolo 2, dove compaiono solo personaggi dotati di un anima e capaci di un rapporto profondo con la natura, più specificamente ci si riferisce al dialogo fra Mena e compare Alfio, dove domina il tono lirico ricco di rime e allitterazioni, di non-detto, questo è tutto basato sulla reticenza e si completa grazie al sentimento dell’ignoto che esce dal rumore dei carri e del mare.
Il romanzo
Ne I Malavoglia restano ancora in vita le leggi e i codici esistenziali anche se messe in crisi dal progresso, espressione di questo pensiero sono il vecchio ‘Ntoni, ma anche Bastianazzo, suo figlio; ma da vicino i loro valori rivelano sono ormai incomprensibili ai più, a quella massa che si è sporta ad ammirare i nuovi dei, il denaro, il successo. Tra questi il giovane ‘Ntoni che lascia il focolare domestico perché disgustato dalle condizioni estreme di un’esistenza il cui peso non riesce a sopportare; la sua partenza getta l’intera famiglia nel tormento, lasciando gravare la triste sensazione che i valori da sempre perseguiti, non abbiano più ragion d’essere. E questi valori sono la casa, in quanto materializzazione della possibilità di sopravvivere, ma anche l’onestà, l’onore.
Tempo e spazio
La vicenda è ambientata tra il 1863 e il 1877 o 1878. All’interno del romanzo coesistono e si scontrano due diverse dimensioni temporali: il tempo della natura e quello della storia, a cui corrispondono due spazi diversi, il microcosmo paesano e il mondo esterno. Domina comunque il tempo della natura, che si identifica con il ripetersi ciclico dei giorni e delle stagioni, segnati dai lavori agricoli e dalle ricorrenze religiose. L’opposizione dei due mondi si avverte anche nei tempi verbali: alla prevalenza dell’imperfetto, tempo della ciclicità, subentra in un secondo momento il passato remoto che scandisce il dramma storico. L’opposizione tra tempo della natura e della storia si traduce poi anche in quella tra spazio del paese e spazio della città: il villaggio, che è uno spazio geografico preciso, quello di Trezza, ma allo stesso tempo sfumato e con contorni indeterminati, misteriosi, poichè manca una rappresentazione realistica del paese. Esso è lo spazio a storico della società rurale, che si contrappone al mondo esterno pieno di minacce e di pericoli. Lo spazio paesano è fonte di una terza opposizione, quella tra il paese nativo e la casa del nespolo, unico spazio positivo che fa da argine alla violenza del mondo esterno.
Il tempo e lo spazio di Trezza sono vissuti dall’autore come simboli, sono oggetto di una mitizzazione, di rimpianto e nostalgia di una società ormai minacciata dal progresso, ma ancora capace di sentimenti e di ideali morali. L’addio finale di ‘Noni è quello dello stesso Verga che ha lasciato la società arcaico-rurale per poter vivere all’altezza dei tempi in una società ormai moderna. Di qui in avanti non ci sarà più spazio per il mito e gli eroi verghiani saranno tutti inseriti nel tempo storico e nell’alienazione economica.Verga non si fa illusioni, non pone il mondo della campagna in alternativa credibile a quello della città e al progresso in quanto quest’ultimo di fatto sta già vincendo.
Il tempo della storia, la struttura e la vicenda
Nel romanzo, formato da quindici capitoli, si distinguono tre parti, nelle prime due il protagonista è padron ‘Ntoni; in quella finale protagonista è il nipote che ne porta il nome.
La prima parte (cap 1-4) racconta eventi che durano quattro giorni, ‘Ntoni è chiamato alla leva; in questa parte il tempo della storia è molto breve, mentre il tempo del racconto (quello impiegato per descrivere gli avvenimenti) è lento e dilatato.
Nella parte centrale (cap 5-10) il tempo della storia si allarga, mentre si condensa quello del racconto; si copre infatti un periodo di circa quindici mesi. In questa parte padron ‘Ntoni si oppone alla decadenza della famiglia, finché la morte di Luca, il fallimento del fidanzamento di Mena e un nuovo naufragio della provvidenza, conducono in rovina i Malavoglia che sono costretti a vendere la casa del nespolo.
La terza parte (cap 11-15) copre un periodo di circa dieci anni, come si vede il tempo della storia è diventato molto lungo mentre quello del racconto molto breve; in quest’ultima parte è messo in primo piano il contrasto fra il nonno che rappresenta le leggi patriarcali e il nipote che gli contrappone la legge moderna dell’utile e della ricchezza.
La lingua, lo stile, il punto di vista: il discorso indiretto, l’artificio della regressione e il procedimento di straniamento
Verga narra le vicende partendo da un ottica dal basso: a parlare è una comunità arcaico rurale che da per scontata la conoscenza da parte di chi legge o ascolta.
E’ come se il narratore popolare si rivolgesse ad una cerchia ristretta di altri popolani e che quindi non hanno bisogno di spiegazioni, infatti i luoghi non vengono presentati, e la stessa cosa si può dire dei personaggi che sono mostrati subito in azione.
Questo è un primo esempio di come la tecnica verghiana tenda a far scomparire la prospettiva dell’autore e ad assumere quella dei personaggi.
La novità stilistica di Verga consiste nel riportare, attraverso il discorso indiretto, una fitta rete di voci narranti popolari. Persino le anafore e le similitudini sono coerenti con questa impostazione, esse riguardano il campo dei personaggi, rimandano alla loro cultura e al loro immaginario primitivo.
Anche la lingua riflette questo sforzo di adottare una prospettiva diversa da quella dell’autore, Verga non fa ricorso al dialetto, ma impiega un italiano parlato così come lo parlano i siciliani di una certa cultura, conservando così sfumature del dialetto; è frequente anche l’uso dei proverbi, dei modi di dire siciliani, ma anche fiorentinismi, manzonismi, tutto in una tessitura nuova e originale. Attraverso questi artifici Verga fa in modo che l’autore sparisca, “regredendo” in un narratore incolto e primitivo: è questo l’artificio della regressione.
Proprio lo scarto fra il punto di vista della voce narrante e quella dell’autore da luogo al procedimento di straniamento, ovvero la voce narrante descrive come normale il comportamento di quelle persone ciniche e insensibili di Trezza , mentre giudica strano quello dei Malavoglia, invece corretto e morale; tuttavia il lettore capisce che il punto di vista dell’autore non coincide per niente con quello della voce narrante. In questo modo chi legge il romanzo è invitato a formulare un giudizio autonomo rispetto a quello della voce narrante.
Temi: La “religione della famiglia”
Nei Malavoglia assistiamo ad un ritorno dell’autore al tema della famiglia, scelta in parte dovuta all’intento di rappresentare veristicamente una società contadina incentrata sulla famiglia patriarcale. Questa famiglia è in primo luogo un’unità produttiva, gerarchizzata sotto l’indiscussa autorità di padron ’Ntoni, legata da forti vincoli di solidarietà, dal rispetto di una ferrea legge morale rappresentata dalla volontà del più anziano. Il tema della “religione della famiglia” fa parte della componente romantica del romanzo tradotto nell’ideale dell’ostrica, che esprime l’attaccamento al nucleo familiare e al lavoro. Per Verga, la forza della famiglia è garantita materialisticamente dal legame di sangue che unisce i suoi componenti e costituisce perciò una resistenza alla violenza e all’egoismo del mondo esterno. La solidarietà dei suoi membri è un modo per sopravvivere all’interno della feroce selezione naturale che caratterizza l’esistenza. Questa religione è però un residuo del passato che la modernità sta spazzando via: nel presente, l’egoismo sta già penetrando nell’assetto familiare, infatti chi si allontana dalla famiglia- nido, si perde per sempre: la storia di ‘Ntoni ne è un esempio esemplare. Verga vede l’ordine sociale come un ordine naturale e il progresso come evoluzione, secondo le teorie del “darwinismi sociale”.

Antistoricismo e pessimismo
Facendo ricorso a componenti veriste e simboliste, Verga si propone, da un lato, di ritrarre un paese siciliano tipico del suo tempo; mentre, dall’altro, vuole esprimere l’ideologia e il sentimento di una società arcaico – rurale, contrapposta alle passioni incessanti delle grandi città, introducendo il tema della nostalgia per esserne lontano e separato. Manca però in Verga la fiducia romantica nella storia e nell’uomo che può costruirla e determinarla. Il suo è un radicale antistoricismo: la vita umana è come quella animale: non conosce sostanziali mutamenti, ma solo un’evoluzione lenta e graduale, che non ammette salti e in cui domina la logica della ripetizione. L’uomo infatti è e sarà sempre determinato dagli istinti e dagli interessi materiali (legge della “roba”) i quali isolano ogni individuo dai propri simili: se si eccettua la solidarietà familiare, ciascuno è solo con il proprio egoismo, in opposizione con l’egoismo altrui. La solidarietà di classe non esiste e neppure esiste la possibilità di un futuro diverso. Chi tenta di mutare stato è un illuso destinato alla sconfitta. Di fronte alle ingiustizie sociali bisogna solo rassegnarsi, non ribellarsi. La filosofia forte in tutto il romanzo è quella di padron ‘Ntoni, per il quale “bisogna vivere come siamo nati”, evidenziando un’ideologia fortemente conservatrice. Viene inoltre sottolineata la visione anti- socialista, propria dell’autore, che sostiene che un nuovo assetto sociale e una rivoluzione sono impensabili a causa dell’onnipresente egoismo umano e della legge del più forte.
L’eroismo della rinuncia
Leggendo il romanzo si può comprendere la simpatia dell’autore per vinti. Esiste per Verga l’eroismo della rinuncia, sottolineato nei personaggi di Mena , che sacrifica il suo amore, o padron ‘Ntoni che si fa portare all’ospedale di propria iniziativa, di nascosto ai famigliari. La legge della vita è quindi quella della rinuncia ai sogni, alle grandi aspirazioni giovanili. Un altro aspetto di rilievo nel romanzo è il tema dell’esclusione ; nell’opera ad essere esclusa è l’intera famiglia Malavoglia , umiliata dal declassiamo sociale e infine dalla vergogna per il carcere di ‘Ntoni e la vicenda di Lia.
Testo: L’addio di ‘Ntoni
In particolare ‘Ntoni è l’escluso della famiglia. Egli si identifica con il mare che “non ha paese nemmeno lui”. Egli quindi perde il suo rapporto con il paese, il tempo ciclico, il ritmo delle stagioni e i lavori di ogni giorni, come le barche che ogni mattina, da secoli, partono all’alba per la pesca. Questa figura si può rapportare con quella dell’intellettuale moderno: che è un escluso e che vive nell’universo alienato e artificiale della modernità.
Questo episodio, cioè “L’addio di ‘Ntoni” si ha nelle ultime tre pagine del romanzo, quando ‘Ntoni torna alla casa del nespolo dopo cinque anni di carcere. Egli ha violato la legge morale della famiglia e quindi non viene più considerato parte di essa ed è costretto ad andarsene. Nel momento della partenza, il suo allontanamento viene sottolineato dal abbaiare del cane, ma soprattutto dalla descrizione di Rocco Spatu, uno dei più poveri del paese, che diversamente da ‘Ntoni può ancora assistere all’eterna ripetizione che si ha per esempio con l’alba che si rinnova. In tutto il testo viene particolarmente sottolineata la solitudine del giovane, anche se si trova in mezzo al paese; importante e significativo è l’uso dei tempi verbali: l’imperfetto, tempo della continuità per esprimere i particolari del paese; ad esso si contrappone il passato remoto, quasi sempre usato per esprimere il senso di rottura e di distacco di ‘Ntoni. Nella frase di chiusura del romanzo, viene ricordato Rocco Spatu, il quale pur essendo collocato nel gradino più basso della scala sociale, può “cominciar la sua giornata” poiché è integrato nel paese-nido e appartiene al tempo ciclico, che invece ‘Ntoni deve abbandonare per sempre.
Testo: Mena, compare Alfio e le stelle che ammiccavano più forte
Siamo alla fine del secondo capitolo , la Provvidenza è partita con il suo carico di lupini e già si prepara la tempesta che la farà affondare. Un’atmosfera di mistero e di sospensione malinconica accompagna il dialogo fra Mena e compare Alfio e poi segue la riflessione della ragazza . si noti che si tratta di un brano lirico, ricco, soprattutto verso la fine, di rime e di allitterazioni: da notare le corrispondenze di suoni fra “russava”, “passava”, “andava”, “fondo”, “sobbalzando”, “giorno” ecc…
Testo: La tempesta sui tetti del paese
Nel terzo capitolo si trova la descrizione della tempesta che si abbatte sul paese e che farà naufragare la Provvidenza e il suo carico di lupini. In questa parte si notano le molte ed originali similitudini e metafore come “fare del diavolo”, “come se sul tetto ci fossero tutti i gatti del paese”, “pareva ci fossero riuniti i buoi della fiera di S.Alfio”, “nero peggio dell’anima di giuda”, “pareva ci avesse il diavolo in poppa”.
Testo: Ora è tempo d’andarsene
Sono le ultime due pagine del romanzo , dopo la morte di padron ‘Ntoni, Alessi, il più giovane dei nipoti è riuscito a riscattare la casa del nespolo, dove vive con la moglie Nunziata, i figli e la sorella Mena. Una notte ‘Ntoni, uscito di prigione torna a casa, il cane non lo riconosce da tanto che è cambiato e perfino suo fratello e sua sorella faticano a riconoscerlo. Dopo aver mangiato e riposato ‘Ntoni dice di voler andarsene dove nessuno lo conosce e dove potrà guadagnarsi il pane.
Il fratello Alessi sa che quella è l’unica soluzione possibile in quanto a Trezza ‘Ntoni non è integrato nel tessuto sociale . Nonostante ‘Ntoni sappia che andarsene è l’unica cosa da fare, non riesce ad allontanarsi dalla casa del nespolo, vorrebbe visitarla, rivedere i luoghi della sua infanzia e Alessi notando questo desiderio con la scusa di mostrare al fratello un vitello appena comperato, accontenta ‘Ntoni facendogli vedere la stalla, è in questo momento che in lui riaffiorano i ricordi.
L’allontanamento di ‘Ntoni dalla casa e dal paese avviene di notte, quando nessuno può vederlo, il suo è un distacco molto difficile e doloroso in quanto il luogo in cui è cresciuto e dal quale ha cercato di distaccarsi per tutta la sua vita ora sta veramente dicendogli addio, è un momento molto triste.
Gruppo F I Malavoglia

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