Siddharta

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Testo

Federica Spinella
4 Erica B
Siddharta
Hermann Hesse
1973 Adelphi Edizioni S.p.A Milano
Settantesima Edizione: Aprile 2004
BREVE BIOGRAFIA DELL’AUTORE
Hermann Hesse nasce il 2 luglio 1877 a Calw, da Johannes, cittadino tedesco nato in Estonia e da Maria Gundert, nata in India da padre tedesco e madre svizzero-francese.
Comincia a studiare da orologiaio e libraio nel 1893 e due anni dopo trova un’occupazione nella libreria di Tubingen, dove ha la possibilità di leggere molto.
Nel 1899 vengono pubblicate le sue prime opere che ebbero già un modesto successo commerciale. Nel 1904 ha il suo primo successo con il romanzo Peter Camenzind, che gli permette di lasciare l’impiego in libreria per dedicarsi esclusivamente alla lettura;
Negli anni successivi pubblica diversi scritti: Unterm Rad, Diesseits e Nachbarn, libri di novelle ed il romanzo Gertrud, e fa un viaggio in India con il pittore Hans Sturzenegger.
Nel 1921 esce Siddharta.
Nel 1936 riceve il premio Gottfried Keller per Stundem in Garten, ma con lo scoppio della 2° guerra Mondiale subisce violenti attacchi.
Nei primi anni ’40 pubblica Die Gedichte e Das Glasperlenspiel e nel 1946 gli viene conferito, prima il premio Goethe, e poi il premio Nobel.
L’ anno successivo riceve la laurea Honoris causa all’Università di Berna ed escono le Gessamele Schriften.
Hermann Hesse muore il 9 agosto 1962 a Montagnola per emorragia cerebrale, all’età di 85 anni.
LA TRAMA

Nell’India del VI secolo crebbe Siddharta, figlio di un ricco Brahmino. Sin da piccolo aveva seguito diligentemente tutti gli insegnamenti del padre. Egli era sempre accompagnato dal suo fedele amico Govinda che lo ammirava moltissimo e che viveva sempre nella sua ombra. Quando Siddharta camminava per la strada, suscitava l’ammirazione delle persone, l’amore delle ragazze e l’orgoglio dei suoi genitori, felici di avere un figlio così studioso. Ma egli non si sentiva soddisfatto dalla sua dottrina, non trovava la felicità interiore, l’appagamento dell’anima e la liberazione dal dolore. Fu per questo che un giorno decise di andare a vivere con i Samana del bosco per apprendere la loro dottrina. Quindi partì accompagnato dal suo fedele compagno. Fu accolto dai Samana dai quali apprese in tre anni tutto ciò che potevano insegnargli. Un giorno però si accorse che avrebbe potuto imparare tutto ciò anche nella più sporca bettola del mondo. Proprio in quei giorni giunse la notizia che in città era arrivato il venerabilissimo Gotama, il Buddha, l’Illuminato e Siddharta decise di ascoltare questa nuova dottrina. Lasciarono così i Samana e giunsero al boschetto di Jetavana, dove ascoltarono la dottrina del Buddha alla quale aderì Govinda. Quindi si congedò da lui e dal suo amico che lo aveva abbandonato dopo tanti anni. Allontanandosi cominciò a riflettere sulla sua vita e capì che quello che aveva cercato di ottenere era sempre stato a portata di mano e che lui lo aveva sempre evitato, mentre tutto quello che cercava lo avrebbe trovato conoscendo meglio se stesso e imparando dal suo Io, dal quale aveva sempre cercato di liberarsi. Ora il mondo appariva più bello ai suoi occhi ed egli, con il tempo, imparava sempre di più. Si sentiva felice e quindi partì per la città alle cui porte incontrò una splendida donna trasportata su una portantina. Venne a sapere che si trattava di Kamala, una ricca cortigiana. E fu proprio quell’incontro a stravolgere la vita del giovane Brahmino Samana che diventò ricco lavorando per un facoltoso mercante di nome Kamaswami per potersi permettere gli incontri con la dolce Kamala, saziò la sua vita di piaceri terreni e materiali e perse la sua felicità interiore. Allora, resosi conto che aveva perso anche le capacità che aveva appreso durante la sua giovinezza. Quella sera, aveva deciso che si sarebbe tolto la vita gettandosi nel fiume, ma ad un certo punto risentì quella voce dentro di sé che sussurrava il sacro Om. Quando si risvegliò dal lungo sonno di quella notte, notò poi vicino a lui un monaco dalla tonaca gialla che si destò e che lui riconobbe essere il suo antico amico Govinda. Il monaco gli disse che aveva vegliato su di lui durante il sonno. Siddharta lo salutò e lo chiamò per nome e solo dopo Govinda lo riconobbe. Scambiarono quindi qualche parola come ai vecchi tempi, quindi si congedarono. Siddharta si sentiva di nuovo integro interiormente e ancora felice. Incontrò un barcaiolo al quale chiese di insegnargli l’arte di condurre una barca e di ascoltare, dato che l’uomo, che si chiamava Vasudeva, aveva ascoltato fino a tarda notte le vicende del suo ospite, stupendolo. I due uomini passarono molti anni insieme come fratelli, alternandosi i compiti e ascoltando il fiume che ogni volta insegnava loro qualcosa di nuovo. Un giorno arrivò alla capanna Vasudeva che portava in braccio una donna accompagnata da un bambino. Quella donna era Kamala che si era convertita alla dottrina del Buddha e il bambino era figlio di Siddharta. Kamala morì la notte stessa poiché era stata morsa da un serpente. Siddharta e Vasudeva tennero il ragazzino con loro, ma scappò in città. Invano il padre lo seguì, ma alla fine Vasudeva gli fece capire che il figlio stava seguendo le orme di quel ragazzino di nome Siddharta, che aveva abbandonato la sua vita per seguire la propria strada, e che ora si rendeva conto del gran dolore che aveva dato al padre quando lo lasciò. Un giorno Vasudeva comunicò al suo compagno che lo avrebbe lasciato e che sarebbe andato nel bosco. Poco dopo Siddharta rincontrò il suo amico Govinda che però nuovamente non lo riconobbe subito. Il monaco brillava d’ammirazione per il suo amico che aveva veramente trovato la felicità, così gli chiese quale fosse il suo segreto. Allora Siddharta glielo svelò, avvertendolo però che ciò che diceva poteva sembrare qualcosa d’insensato e bizzarro, e così apparirono le sue parole all’amico, che in ogni caso continuava a pensare che la persona che gli stava innanzi fosse un santo e s’inchinò davanti a lui.
IL NARRATORE
Il narratore presente nella vicenda è esterno onnisciente in quanto scrive in terza persona e conosce sia i pensieri sia i sogni dei personaggi. Egli si dimostra esterno alla vicenda, in quanto non sono presenti interventi di regia.
La focalizzazione prevalente è interna; ciò è deducibile dai numerosi verbi percezione presenti nella vicenda, come “vide”, “parve”, “sentì”, che, talvolta, esprimono lo stato d’ansia e di dubbio nel quale si trova Siddharta. Il personaggio, del quale il narratore adotta maggiormente il punto di vista, è Siddharta.
ANALISI DEI PERSONAGGI PRINCIPALI
Siddharta: è il protagonista principale del romanzo, svolge una funzione d’intermediazione, collegamento, tra la teoria della religione e il pensiero che scaturisce da questa. In pratica fa da tramite tra la religione e l’interpretazione;
Govinda: Govinda costituisce la persona più importante per Siddharta. È il suo amico d’infanzia, la sua risorsa. La loro amicizia persevera fin quando le loro strade non si dividono a causa della diversità di pensiero;
Kamala: Kamala è una principessa che Siddharta incontra in una delle tante città che visita. Da lei, Siddharta impara l’arte d’amare e la voluttà dei sensi e del denaro che lo porteranno, in un secondo momento, a valutare la situazione in modo negativo. Kamala costituisce una svolta nella vita di Siddharta che lo porterà, più avanti, a diventare papà. È importante capire come la funzione di Kamala si concentri essenzialmente sul fatto di far scoprire a Siddharta nuove concezione e inoltre quella di diventare madre di suo figlio;
Il Buddha: a dire il vero il Buddha, o il sublime, non riveste nel romanzo, un ruolo fondamentale, ma gli va attribuito il merito di indirizzare Siddharta su una propria via, fatta di scoperte e teorie proprie, senza l’ausilio di maestri religiosi;
Kamaswami: Kamaswami è un mercante indicato da Kamala a Siddharta, che lo aiuterà a crearsi un’identità diversa dalle aspettative nutrite fino ad allora. Tramite il lavoro che Kamaswami gli offre, Siddharta può permettersi certi lussi che a Kamala piacciono;
Vasudeva: Vasudeva è un semplice barcaiolo che Siddharta incontra nell’attraversare un fiume. È il personaggio più importante del romanzo, in quanto insegna a Siddharta l’arte di ascoltare e amare tutto ciò che è materiale, a capire il senso d’ogni cosa terrena. Vasudeva viene considerato un santo, più del Buddha, poiché non insegna una dottrina, ma una realtà. In seguito Siddharta vivrà con lui molto a lungo.
ANALISI SINTETICA DEI LUOGHI E DEI TEMPI DELLA NARRAZIONE
La vicenda si svolge durante il VI secolo a. C. in India; ciò e deducibile dai numerosi elementi riguardanti i testi sacri di questo paese (inni dei Veda, commenti dei Brahmana e Upanishad) e dai numerosi accenni alla privilegiata casta dei Brahmini, sacerdoti esclusivi depositari della sapienza divina, considerati gli unici intermediari tra l’uomo e Dio, attraverso il rituale dei sacrifici. I luoghi che vengono menzionati all’interno della vicenda, esclusa l’India (stato reale), sono tutti immaginari (es. bosco di Sal, città di Savathi) e sono prevalentemente boschi e foreste (quindi esterni) (bosco di Sal, boschetto Jetavana). I luoghi interni, anch’essi inventati, sono la casa di Siddharta, situata nel bosco di Sal, la casa di Kamala, la celebre cortigiana e la capanna del barcaiolo, presso il fiume. Questo fiume rappresenta un luogo molto importante per il protagonista; esso, infatti, rappresenta un sopporto, una sorta si sostegno che aiuta il protagonista nel suo risveglio e nella sua liberazione da quell’”Io” che, incessante, che lo assillava. Questo passo viene compiuto soprattutto grazie all’aiuto del barcaiolo, colui che traghetta Siddharta da una sponda all’altra del fiume, ascolta i suoi pensieri e lo ospita nella sua capanna. La vicenda dura circa tutto l’arco della vita di Siddharta, dalla fanciullezza sino alla vecchiaia. Non vi sono indicatori storici precisi ma, nel corso della storia, si capisce ch’egli compie il suo lungo pellegrinaggio durante tutto il suo arco vitale.

TEMATICHE
Il messaggio dell’autore è molto utile, profondo e rivolto a tutti. Suggerisce che, per trovare la felicità, ognuno deve dapprima conoscere se stesso ed è lì che troverà tutte le risposte alle domande che si pone, o almeno saprà dove andarle a cercare. Inoltre l’autore ci dice che ogni persona deve cercare la propria strada e toccare con mano i vari aspetti della vita. Solo coloro che non hanno abbastanza forza d’animo, si appoggiano a delle dottrine che in apparenza danno loro la sicurezza, ma per l’autore non è quel tipo di vita che regala la felicità. Inoltre il racconto della vita di Siddharta insegna a ricavare il massimo dalla vita apprezzando ciò che ci circonda e sfruttando al massimo le proprie capacità e il proprio potenziale, ma ci fa anche capire che non bisogna perdere di vista né la propria meta, né i propri punti di riferimento e che bisogna dare ascolto soprattutto all’istinto, che magari lì per lì ci può far sbagliare, ma ciò che è fatto d’istinto è sempre la migliore esperienza di vita possibile. L’ultima affermazione dell’autore è che la saggezza non si può trasmettere come le conoscenze, ma ognuno deve maturare interiormente fino a raggiungere questo stato mentale.
ANALISI DELLE STRUTTURE LINGUISTICHE
La lingua usata in questo libro non è semplicissima, il gergo è medio alto ricco di parole specifiche.
Romanzo religioso

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