schedatura del libro Le bacchette di lula

Materie:Scheda libro
Categoria:Italiano
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Testo

15 novembre 2005 Chiara Cocco
SCHEDA DI LETTURA
• LE BACCHETTE DI LULA
• Albino Bernardini
• ILISSO edizioni
• Albino Bernardini nasce il 18 ottobre del 1917 a Siniscola in provincia di Nuoro. Frequenta le elementari nel suo paese, e poi va a Chiavari (Genova), dove consegue la licenza di un corso professionale triennale. Quindi rientra in Sardegna e si iscrive all'Istituto Magistrale di Nuoro. Ma dopo qualche anno, per ragioni di famiglia, si ritira e si dedica all'allevamento delle api. Richiamato durante l'ultimo conflitto, partecipa alle campagne di Albania, Grecia e Jugoslavia. Da tale esperienza nascerà in seguito: "Disavventure di un povero soldato", un libro di denuncia contro la stupidità di tutte le guerre dedicato agli adolescenti. A partire dal 1945 si dedica interamente alla scuola e nel 1960 lascia la sua terra e si trasferisce nei pressi della capitale dove ha inizio un nuovo capitolo della sua vita. Infatti entra a far parte del MCE ( Movimento di Cooperazione Educativa ) dove, tra gli altri, conosce il poeta-scrittore per bambini Gianni Rodari ed al quale rimarrà legato da sincera amicizia fino alla sua prematura scomparsa nel 1980. Per Albino Bernardini il 1968 è un anno veramente fortunato. Infatti viene pubblicato "Un anno a Pietralata", il suo primo libro, dal quale verrà tratto il film "Diario di un Maestro". L’anno successivo viene stampato presso La Nuova Italia “Le Bacchette di Lula”, libro che, come dice lo stesso Gianni Rodari nella prefazione della prima edizione del libro, andrebbe letto prima dell’altro, anche perché vi è narrata un’esperienza precedente a quella di Pietralata. Da quel momento in poi non farà altro che sfornare un libro dietro l'altro, per la maggior parte favole e racconti per bambini. Ne ricordiamo alcuni: "Bobby va a scuola", "La banda del bolide", "Tante storie sarde", "Le avventure di Grodde", "II palazzo delle ali" fino all'ultimissimo "Un viaggio lungo trent'anni". Ha ricevuto più di 15.000 lettere dai bambini di tutta Italia, e oltre a centinaia di scuole in tutte le regioni della penisola, ha visitato anche scuole all'estero: Stati Uniti, ex Unione Sovietica, Svizzera, Polonia, ecc. Ha ricevuto decine di premi e riconoscimenti, tra i quali recentemente la Laurea Honoris Causa in Scienze della Formazione Primaria presso l’Università di Cagliari. Si ricorda che è il Presidente della giuria "Premio Nazionale di Letteratura Infantile Sardegna" che si tiene ogni due anni ad Olzai (Nuoro) ed assegna premi a racconti editi e inediti. Discepolo del francese Frenet e dello svizzero Jean Piaget, è l'inventore della trovata didattico-educativa costituita dalle "storie senza finale"; ovvero racconti e favole che non vengono appositamente conclusi, per dare modo ai piccoli lettori dì inventarsi un finale tutto loro. Ha collaborato con vari quotidiani tra i quali l'Unità, il Paese Sera e l'Unione Sarda. Attualmente è vedovo, sua moglie Vincenza lo ha lasciato sul finire del 1996. Ha tre figli e 7 nipotini che vivono non lontano da Bagni di Tivoli, suo luogo di residenza a due passi da Roma. E' solito trascorre l'intera estate nella sua Sardegna, e precisamente a La Caletta di Siniscola.
• Il libro racconta le vicende che il maestro Albino Bernardini visse, nei primi anni Cinquanta, in una scuola elementare, dove la concezione di scuola era molto arretrata per quegli anni. Già dal suo arrivo nella “classe-tana”, i ragazzi si presentarono a scuola portando delle bacchette destinate a punirli se avessero fatto qualcosa di sbagliato. Per loro era una cosa del tutto normale che rientrava nella tradizione educativa del paese ed anzi si impegnano a farle perfette spesso anche con l’aiuto dei genitori. Le persone a Lula, infatti, pensavano che per insegnare ai ragazzi le regole e per non farli diventare briganti, il maestro doveva picchiarli e castigarli (servendosi anche di altri ingegnosi sistemi come: mandarli in processione, alla berlina, per tutto il paese; chiuderli a chiave nella scuola trasformata in prigione), parlare, spiegare, interrogare, comandare agli alunni, indisciplinati “banditi in erba” che solo così ascoltano e imparano. Quando il maestro Bernardini rifiuta le bacchette s'impegna ad agire per dimostrare che l'educazione non ha bisogno di violenza, ma s'impegna anche in una lotta contro tutto ciò che le bacchette simboleggiano e comincia un nuovo, almeno per Lula, metodo di insegnamento basato sulla discussione intorno alle esperienze di vita dei bambini, sulle domande e su una lezione attiva sia da parte dei bambini sia da parte dell’insegnante che era capace di ascoltare e non solo di insegnare e interrogare. Egli porta questa lotta fuori dalla scuola e la trasporta in piazza tra la gente, quindi l'impegno scolastico, quello sociale e politico diventano un tutt'uno. La prima reazione dei bambini fu di spavento e di sorpresa per questo maestro che affermava che non erano cattivi, per cui le bacchette non servivano e per di più non li picchiava e voleva anche discutere con loro. Non è che non volessero discutere e non fossero contenti del fatto che non li avrebbe picchiati, ma semplicemente per loro era una novità, abituati a stare sempre fermi e in silenzio. Ma i genitori e la comunità non erano d’accordo con questo metodo perché, secondo loro, non picchiando i bambini, questi non solo non studiavano, ma crescevano ribelli. Il maestro Bernardini, per questo, organizzò grazie all’aiuto di Antoni, un suo amico della sezione comunista, diverse riunioni in piazza Gazzina, per parlare con i genitori e chiunque volesse parteciparvi, per spiegare il suo metodo di insegnamento e per far capire che con le botte non si ottiene niente né e casa né a scuola. Ma due grossi ostacoli verso l’opera di convincimento erano rappresentati sia dal giovane prete del paese, don Coseddu, sia dalla autoritaria maestra Ballena. Il primo che non essendo d’accordo con le idee politiche del maestro, arrivava alle riunioni creando scompiglio. Arrivando addirittura, durante la prima lezione di catechismo in classe, a parlare di politica, accalorandosi a tal punto da dimenticare che si rivolgeva a dei bambini, allora il maestro cercò di interromperlo ricordandogli che si trovava a scuola, ma il prete continuò imperterrito. I successivi tentativi del maestro di farlo desistere scatenarono un’accesa discussione che alla fine degenerò in rissa, che terminò solo quando i due furono separati da alcune persone che erano state richiamate dalle urla. La seconda, maestra Ballena, che insegnava in un altra classe, avendo sempre seguito i vecchi metodi di insegnamento era poco propensa a mettersi in discussione ed accolse perciò con diffidenza e ostilità le innovazioni portate da Bernardini. Quando finalmente i genitori iniziarono a convincersi che picchiare non era un buon metodo di educazione, fu inviato a seguito di alcuni ricorsi all’ autorità scolastica un ispettore, che lo fece trasferire a Bitti, un paese vicino, prima della fine dell’anno scolastico. Diversi anni dopo venne a conoscenza da una vecchia sua alunna, incontrata a Nuoro, che non tutti i suoi sforzi erano andati perduti e gli raccontò che il giorno dopo il suo trasferimento, arrivò una nuova maestra che riprese ad adoperare i vecchi sistemi e allora i genitori andarono a parlarle dicendole: “Che razza di maestra è lei che non sa che i bambini non si devono picchiare con la bacchetta!”.
• PERSONAGGI PRINCIPALI:
1. Il maestro Albino Bernardini è un giovane maestro alto e magro con gli occhiali, è un "piantagrane" perché non accetta, come fanno tutti, di insegnare con le bacchette ed è capace di affrontare la mentalità dominante della comunità adoperandosi per cambiarla ed inoltre si da tanto da fare per dei piccoli “briganti” che tratta con rispetto ed attenzione, rendendoli partecipi della loro educazione.
2. Gli alunni, bambini impauriti dalla scuola, perdevano la loro spontaneità, la loro fantasia e curiosità che sono il principale stimolo verso la conoscenza, ma con l’arrivo di Albino Bernardini ritrovano la loro confidenza, dialogando liberamente tra di loro e con l’insegnante, al quale raccontavano le loro esperienze, rivolgendogli anche numerose domande, che fino ad allora non avevano mai osato chiedere.
3. La maestra Ballena, una maestra di una quarantina d’anni, statura media, con i capelli scuri e la tipica figura della maestra autoritaria che ha sempre seguito i metodi di insegnamento della tradizione. Rappresenta quello che per Albino Bernardini non dovrebbe essere un educatore, perché le umiliazioni e le punizioni che infliggeva ai suoi alunni, anziché renderli più docili, producevano il risultato di renderli più diffidenti verso la società e spingendoli ad usare loro stessi la violenza.
4. I genitori degli alunni inizialmente convinti che le botte fossero l’unico metodo che avrebbe consentito ai ragazzi di imparare e soprattutto di evitare che da grandi potessero divenire dei malviventi, successivamente conviti dalle parole degli insegnanti e dei loro stessi figli, in gran parte si schierarono dalla parte del maestro.
5. Antoni, un giovane alto e magro gentile ed altruista che oltre a frequentare, come Albino Bernardini, la sezione del partito comunista era lui legato da un rapporto di amicizia. Che a lui si era rivolto per il prezioso aiuto che gli aveva dato in più occasioni (gli aveva trovato la pensione, gli dava tutte le informazioni necessarie per comprendere meglio gli abitanti e i costumi e le abitudini del paese).
6. Don Coseddu, il giovane prete di media statura e magro, fresco di consacrazione, che nella vicenda non avendo capito che il reale interesse di Bernardini era il benessere dei ragazzi e non la propaganda politica, lo aveva contrastato con un accanimento del tutto ingiustificato. Diversi anni dopo, tuttavia, il sacerdote incontrò casualmente Bernardini e in quell’occasione si dimostrò cambiato, riconobbe i propri errori e finì col invitare a pranzo il maestro.
7. Don Panu l’anziano prete, garbato al quale il maestro si rivolge inizialmente cercando aiuto e solidarietà nel suo tentativo di cambiamento dei metodi di insegnamento coercitivi e soprattutto della mentalità arretrata delle persone, ma il sacerdote ormai rassegnato allo stato delle cose aveva consigliato al maestro di adeguarsi alla mentalità corrente.
• CONSIDERAZIONI PERSONALI: ho letto il libro su consiglio di mia nonna, che è di Lula, ed ha conosciuto personalmente Albino Bernardini, avendolo frequentato anche dopo la sua partenza da Lula, e poi perché conosco i luoghi dove si svolge la vicenda e sono anche interessata a capire la realtà e la mentalità nella quale si trovavano a vivere i miei nonni e come poi si sia giunti, in parte, a cambiarla. Il libro non ha deluso le mie aspettative, e quanto mi aveva raccontato precedentemente nonna, ha trovato conferma nella pagine del libro che danno un quadro veritiero delle persone e del clima di quegli anni.

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