Rosetta Loy - "Le strade di polvere"

Materie:Scheda libro
Categoria:Italiano

Voto:

1.5 (2)
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Data:27.09.2007
Numero di pagine:6
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Testo

SCHEDA DI ANALISI
a) Nome e cognome dell’autore
b) Luogo e data di edizione
c) Tipo dell’opera
d) Riassunto del contenuto dell’opera in non più di 15 righe
e) Temi trattati
f) Personaggi (caratteri e loro evoluzione): 1. il/i protagonista/i; 2. due/tre personaggi che si ritengono significativi
g) Tecniche narrative usate
h) Fai una presentazione dell’opera ad un tuo amico (max 15 righe)
ANALISI
a) Rosetta Loy
b) Giulio Einaudi Editore, Torino, 1987
c) Romanzo ???
d) Il romanzo narra la storia di una famiglia piemontese, vissuta nel Monferrato tra la fine dell’età napoleonica e l’inizio di quella dell’Italia unita. Tra amori, passioni, guerre, morti, balli e bambini, si legge della vita di questa famiglia, in un periodo in cui le guerre devastano tutta l’Europa. Dal capostipite, il Gran Masten, si rivive l’albero genealogico del casato, con i suoi due figli, il Pidrèn e il Giai, accomunati da un amore unico: la Maria. La sposeranno entrambi, ma solo dal matrimonio con il Pidrèn si allargherà la famiglia, con i loro cinque figli, Gavriel, Luìs, Bastianina, Maddalena e Gioacchino. Gli ultimi due moriranno, la Bastianina si farà suora, Gavriel vivrà la sua vita tra passioni e nipoti, ben sei, uno (Pietro Giuseppe) nato dall’amore di Luìs con la Teresina dei Maturlin e gli altri cinque, Edoardo, Sofia, Evasio, Pia e un bambino vissuto un solo giorno, generati dal matrimonio con l’Antonia. Nelle 240 pagine del libro si ripercorre l’alternanza di gioie e sofferenze di una famiglia, a volte ricca altre povera, i cui membri cercano di realizzare i propri sogni, che molto spesso però, tra delusioni e rimpianti, ma soprattutto per la crudeltà della vita di quell’epoca, non riusciranno a raggiungere.
e) Sono diversi i temi trattati in questo libro, a partire dall’amore, in un intrigo di passione e sentimento che avvolge, chi prima chi dopo, praticamente tutti i personaggi. Un altro tema importante è la guerra, con diversi membri della famiglia che nell’arco della loro vita si ritrovano a fare i soldati e a combattere nelle guerre che invasero in quegli anni l’intera Europa. Parte del romanzo ruota invece intorno ai bambini, facendo della loro innocenza e delle loro abitudini un’ulteriore tematica del racconto. La morte infine, che con il passare degli anni colpisce molti dei personaggi, è da inserire nella lista degli argomenti di un certo spessore trattati nel libro della Loy. Grazie alle esaurienti descrizioni della scrittrice inoltre, si nota come siano cambiati velocemente i tempi, sia per quanto riguarda il numero dei componenti delle famiglie, sia per le abitudini e per le possibilità relative ai tempi presi in esame.
f) Nell’arco della storia non si delineano uno o più protagonisti ben definiti, ma ognuno lo diventa nelle pagine che narrano ciò che riguarda quel personaggio. Alcuni personaggi significativi sono:
Giuseppe detto il Giai → è uno dei figli del capostipite, il Gran Masten e viene soprannominato il Giai (che vuol dire giallo) per il colore dei suoi capelli ricci, che fin da piccolo erano sempre stati biondissimi. A ventuno anni decide di prendere moglie, così vengono presentate, sia a lui che al fratello Pietro (detto prima Pidrèn e poi Sacarlott), le due sorelle di Moncalvo, Maria e Matelda. Entrambi scelgono Maria e lei sceglie proprio il Giai. La vita di Giuseppe non è granché movimentata. La sua grande passione è suonare il violino e tutte le sere si mette in giardino o vicino al fuoco, solitario e pensieroso, con l’archetto in mano. Di giorno invece va con il bastone del Gran Masten per i campi, ma invece di lavorare contempla le colline. Muore a trent’anni, dopo un lungo calvario, con il suo violino accanto chiuso nell’astuccio e con la Matelda che si prende cura di lui. Con la Maria le cose non andavano bene già da tempo e il Giai, in punto di morte, accortosi dello sbaglio nello scegliere moglie, chiede perdono alla Matelda, confessandole che il giorno della scelta era “come un’allodola impazzita dal gioco degli specchi”. Durante la storia il suo carattere si evolve proprio per questa presa di coscienza, capendo che nove anni prima era stato accecato dalla bellezza della Maria, ma che la donna per lui, capace di dargli tutto l’amore necessario era la Matelda.
Matelda detta la Fantina → ha i capelli di quel castano spento che si tenta di far passare per biondo e gli occhi sempre nascosti dalle palpebre. Da giovane parla con le piante e le sementi ed i suoi paramenti sono i più preziosi di tutta Moncalvo. Dopo il matrimonio tra la sorella ed il Giai decide che non si sarebbe mai sposata. Viene detta “la Fantina” ed accetta volentieri questo soprannome perché lo trova più dolce del suo vero nome. È una donna molto pacata e discute raramente. Muore in un freddo inverno. Ormai pesava cento chili e il letto non la reggeva più. Non si alzava più dal letto da tempo e di lei si prendeva cura l’Antonia (seconda moglie di Luìs), che le pettinava ogni giorno i pochi capelli rimasti di un colore “simile a quello della lanugine che si raccoglie negli angoli”, del quale però la Fantina andava tanto fiera. Il suo carattere non subisce un’evoluzione, anche se un suo cambiamento si può notare nello stare, con il passare degli anni, sempre più in disparte e chiusa in se stessa.
Louis-Charles detto Luìs → figlio del Pidrèn e della Maria, studia in collegio dove con la sua applicazione allo studio merita più di una menzione onorevole. Lascia però la scuola quando gli manca poco per finire e torna a casa in un giorno di pioggia. Da piccolo era un bambino tranquillo e silenzioso, ma al ritorno dal collegio è un ragazzo rumoroso e disordinato. Ha la bocca dolce e sottile e gli occhi grigio-azzurri. Ha la fissazione per i cappelli, che posa sui ricci castani pronto a sollevarli al primo incontro. Ha un sorriso che nell’ironia nasconde la timidezza e il desiderio. La Maria si aspetta che sia lui a prendere in mano il libro dei conti, ma Luìs di ritorno dal collegio dichiara subito che “la contabilità, mai”. Tutto il resto gli va bene, ma la contabilità no. È il primo della famiglia ad andare a ballare. Si innamora della Rosetta del Fracin; il loro è un amore senza futuro e progetti, ma a Luìs sta bene così. Quando il loro amore finisce, Luìs si sposa prima con la Teresa dei Maturlin e poi con l’Antonia. Il suo carattere non subisce una grande evoluzione, anche se si capisce che è cambiato durante gli anni del collegio. Inoltre, quando alla fine del romanzo rimangono soli lui e suo fratello Gavriel, Luìs si chiude in se stesso, come del resto fa anche il fratello, concedendo l’uno all’altro solo un saluto prima di andare a letto.
Teresa dei Maturlin → è la prima moglie di Luìs, dal loro matrimonio nasce Pietro Giuseppe. È l’ultima di sei sorelle una più bella dell’altra. Ha i capelli di un biondo orzo intenso e spesso, gli occhi di un verde-bruno ed è tonda quel tanto dove è necessario. Dal primo momento che Luìs la vede, decide che sarebbe diventata sua moglie. Suona la spinetta e ha una voce calda e ben impostata. Ha una passione per le opere di Haendel, di Mozart e di Frescobaldi. È un piacere guardarla mangiare, mentre usa il tovagliolo con tanta grazia, prendendolo con le sue mani grassottelle. La cosa che ama di più sono le mele rusnent che mangia a tutte le ore. Delle sei sorelle è forse la meno bella, ma questo le dà anche una sorta di soggezione che la fa arrossire, ispirando così un’immediata tenerezza e senso di protezione. Muore di parto mentre dà alla luce Pietro Giuseppe. Il suo carattere non subisce un’evoluzione anche perché sono poche le pagine a lei dedicate vista la sua morte inaspettata. Il suo carattere viene sempre presentato come un carattere stupendo, tanto da essere l’unica a capire la Bastianina (sorella di Luìs e poi Suor Gertrude Rosalia).
g) Il narratore è esterno alla vicenda e racconta i fatti in terza persona, il romanzo è a focalizzazione zero e il narratore è infatti onnisciente. Il linguaggio usato è abbastanza semplice, anche se il dizionario è molto vario. La scrittrice mette l’articolo davanti ai nomi femminili e riporta talvolta parole nel dialetto tipico della zona, per questo alcuni discorsi possono sembrare un po’ più complicati. Il discorso diretto è pressoché assente, tranne in qualche caso in cui appunto la scrittrice trascrive frasi dialettali. Il tempo di narrazione è inferiore al tempo della storia, in quanto l’autrice riporta in poche pagine ciò che nella realtà accade in diversi anni. Le frasi sono talvolta brevi e talvolta più lunghe; si crea così un’alternanza di un ritmo veloce e “concentrato” ad un ritmo lento, con discorsi più particolareggiati. Il romanzo è ricco di parti descrittive, sia che si tratti di descrizioni fisiche che di descrizioni comportamentali. Analessi e prolessi sono brevi e rare. Il racconto delle vicende della famiglia viene a volte interrotto per aggiornamenti sulla situazione storico-temporale che caratterizza quegli anni. Spesso inoltre, Rosetta Loy inserisce all’interno delle frasi le parole polvere e polveroso, rimandando così il lettore al titolo del romanzo.
h) Rosetta Loy narra in questo libro le vicende di una famiglia monferrina vissuta tra gli ultimi anni dell’età napoleonica ed i primi dell’Italia unita. È un romanzo abbastanza scorrevole e piacevole da leggere, concreto ed essenziale, scritto dalla sensibilità di una donna che non si dilunga troppo sui particolari e per questo capace di far entrare nella storia anche i non amanti dei libri “strappalacrime”. La scrittrice, tra amori e passioni, fa immergere il lettore nella vicenda, incuriosendolo a scoprire anzitempo come andranno a finire le varie storie. Una mescolanza di matrimoni alla “Beautiful” dei nostri tempi, ambientata in un’epoca distante dal mondo di oggi in tutto e per tutto, non solo temporalmente. Inoltre, un modo diverso di vedere la distruzione portata dalle guerre, con un intrigo di sentimenti che avvolge ed addolcisce anche i momenti più duri.
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