Ritratto di Dante

Materie:Tema
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Testo

RITRATTO DI DANTE

Dante Alighieri, uno dei primi”moderni”del Medioevo.
E’ così stato definito recentemente, in occasione di una mostra artistica tenutasi nella città di Brescia, in cui sono stati esposti vari ritratti e riproduzioni relativi alla figura di Dante, per osservare come essa sia cambiata e quali siano stati i tratti salienti nelle diverse rappresentazioni, elaborate nel corso dei secoli.
Infatti, per quel che riguarda l’aspetto di Dante su tele, quadri, sculture, non tutti ci rendiamo conto che esiste un canone non scritto, grazie al quale ognuno di noi è in grado di riconoscere il grande poeta, anche se nessuno ci informa della sua identità.
Ma procediamo con ordine. La prima rappresentazione di Dante è ad opera del suo contemporaneo Giotto del Bondone, di cui Dante era conoscente e che nomina anche nella seconda cantica della Divina Commedia, il Purgatorio. Credo che tale amicizia non sia da attribuirsi al caso. Infatti, le due geniali personalità hanno una fondamentale caratteristica comune: entrambi hanno introdotto la verità del reale nella propria espressione artistica. Giotto dà ai propri personaggi fisicità e concretezza. Esempio lampante è, fra i tanti, la raffigurazione di San Francesco d’Assisi all’interno della Basilica Superiore, che si trova nella città natale del santo. Francesco, nelle rappresentazioni grottesche, prende le sembianze di un personaggio storico, con la sua dignità e la sua carismatica forza morale, meritevole per l’importanza storica dei suoi atti, più che per la trascendenza dei suoi miracoli. Per Giotto, come per Dante, è il fatto storico a determinare il disegno divino: non è l’episodio di per sè, ma il suo compiersi a rivelare con chiarezza la realtà. Tale “amore” per la verità storica caratterizza anche le opere dantesche, la Divina Commedia in primis, per esempio nei personaggi di Virgilio, di Cacciaguida, di Brunetto Latini: anche i personaggi danteschi, pur nella loro funzione simbolica ed esemplare, si caratterizzano costantemente per i tratti fortemente realistici.
Giotto carica di tale caratterizzazione emotiva, in grado di rendere le figure rappresentate straordinariamente umane e reali, facendo loro assumere i connotati di veri personaggi storici, anche il ritratto che egli fa di Dante, che in origine doveva trovarsi nella cappella della Maddalena. Dante viene qui dipinto giovane, dall’espressione seria e dal profilo austero, che lo caratterizzerà sempre.
Nella raffigurazione elaborata da Andrea del Castagno viene evidenziata la forza del personaggio, quella grandezza d’animo intessuta di coraggio ed umiltà a cui Dante educherà se stesso durante”l’alto volo”, l’esperienza nell’aldilà. Tale forza d’animo è accompagnata dai simboli dell’attività e della gloria poetica(libro e corona d’alloro), che lo configurano come la”guida” degli uomini che Dante ha sempre aspirato ad essere, attraverso ogni sua opera ma soprattutto attraverso la Commedia. La storia che il poema racconta non è quella di un singolo individuo, ma piuttosto l’esperienza centrale della vita di ogni uomo; la poesia diventa così maestra di verità e di giustizia; ad essa non può essere disgiunto l’impegno morale sia degli individui che della società umana.
Domenico di Michelino raffigura Dante come un custode della città di Firenze ma anche come monito: nell’affresco di santa Maria del fiore a Firenze, infatti, Dante indica con la mano destra il regno dell’Inferno. Si ripresenta anche qui, quindi, l’immagine di Dante come maestro, guida, esempio.
Giuliano da Maiano e Francesco di Giovanni detto il Francione raffigurano per primi gli elementi che diverranno ricorrenti e costituiranno i tratti caratterizzanti del tipo di ritratto dantesco: il viso ossuto, il naso ricurvo, il mento pronunciato.
Elemento spesso presente nei ritratti danteschi è la malinconia, già notata dal grande Boccaccio. È questa la caratteristica psicologica su cui insiste lo scultore Pietro Lombardo.
Luca Signorelli riesce ad esprimere, nell’affresco della cappella di San Brizio nel Duomo di Orvieto, una grande intensità ed un profondo pathos, dati dalla piega di disprezzo e di stanchezza sul viso, che danno come effetto una grande forza drammatica. Infine Raffaello accentua la gravità e la tristezza dell’espressione.
Attraverso questa vasta produzione di opere possiamo facilmente avere un’idea ben dettagliata di quello che è stato Dante: dunque non solo un gran poeta, ma anche un grande uomo, con dei veri sentimenti e nobili scopi, scopi per i quali, sempre, senza dubbio, sarà ricordato.

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