Relazione Libro "I professori e altri professori"

Materie:Scheda libro
Categoria:Italiano

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1.7 (3)
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Data:22.05.2007
Numero di pagine:4
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Testo

Relazione Libro
Titolo: I professori e altri professori
Autore: Marco Lodoli
Edizione: Einaudi

Il libro è formato da più storie, tutte basate sul rapporto tra un’autorità e la persona a cui l’autorità si riferisce…L’insegnante e gli alunni, il padre con il figlio, l’istruttore di scuola guida e l’allievo, il destino e gli uomini, il tempo e gli uomini.
Nelle varie storie escono personaggi diversi.

Il professore di storia dell’arte della prima storia trasmette un lasciarsi trascinare dalla vita che però personalmente mi ha attirato… Un uomo un po’ distratto, con due donne e un registro su cui al momento della maturità non c’è segnato né un voto né un’assenza, un uomo che prende l’automobile per muoversi all’interno delle ore e non solo delle strade, lasciandosi trascinare dal traffico romano e facendo passare il tempo così.
Quanti professori sono come lui? Quanti dopo cinque anni ci vedono come ombre più o meno definite spesso nemmeno con un nome? Ma allo stesso tempo quanti piuttosto che far lezione scatenano discussioni che ai fini dei programmi ministeriali non servono ma probabilmente fanno crescere?

I due protagonisti del “Catarifrangente”, istruttore e allieva della scuola guida, una storia vista dalle due parti, interessante espediente letterario, ma i due così innamorati uno dell’altro perché non si confidano?
Dopo aver rischiato di uccidere un bambino povero in una lezione passano un pomeriggio insieme con loro che sembra essere l’inizio di una possibile storia tra di loro e invece è solo una nota di felicità ma che poi non sboccia in nulla se non nella fantasia del lettore.
Finire la storia era banalizzarla forse? Può darsi… Ma così facendo le storie lasciano nel lettore qualcosa di non esattamente qualificabile, un sentimento, un’emozione, una frase.

Il figlio che per non deludere il padre gioca a calcio ad alti livelli, mi è risultato un personaggio quasi assurdo al tempo d’oggi, possibile ma molto difficile di sicuro. Un ragazzo che gioca e gioca pur odiando il calcio, e che pur avendo grosse capacità sbaglia apposta perché si è stancato di quel mondo… Questa storia trasmette tristezza, e ancora una volta un abbandono al corso della vita senza cercare di opporsi minimamente…

Il quarto racconto è scritto sotto forma di lettera, un vecchio allievo ormai cresciuto scrive al suo professore di un tempo rivelandogli i sentimenti di ammirazione e adulazione che aveva per lui e la continua ricerca che è durata per tutti questi anni di seguire un consiglio dato una volta da questo insegnante.
Questa ricerca lo porta però quasi ad un esaurimento nervoso e soprattutto alla progressiva rovina della propria vita.
Un’altra storia di disperazione, un tentativo di seguire un commento positivo di una persona che ammiri…ma forse basare la propria vita su una manciata di parole è un po’ eccessivo…

Il quinto racconto parla ancora una volta di professori…ma non si capisce se i protagonisti insegnino veramente. Sono strani personaggi quasi delineati come ombre che si riuniscono la notte in un parco. Zeffirino è un custode, gli piace il suo lavoro e si trova bene con i condomini ma un certo punto viene mandato via per mancanza di soldi e così arriva la sua conoscenza con i professori.
Lui diventa il loro ascoltatore, ascolta le loro discussioni più o meno folli che terminano un giorno dicendo che l’indomani lo uccideranno come sacrificio e che da lui dipende il bene di ogni cosa.
Questa storia non mi è piaciuta per niente devo dire, è un’altra visione di un uomo la cui vita cambia senza che lui lo voglia e si trova coinvolto in qualcosa di non chiaro…

Margherita parla di una ragazza romana che attraversa Roma ripensando alla sua adolescenza, la sua camminata termina ad un tavolino di un bar; nel tavolo affianco c’è un signore che le offre un bicchiere di vino. Lei sa che quell’uomo diventerà suo marito e prova dolore nel saperlo, e trattiene a stento le lacrime ma accetta il vino.
Perché? L’ennesima storia di vita non vissuta ma quasi vista in una sorta di passività.
L’unica cosa interessante di questa storia è una frase “… è entrata nelle boutique più ricche per sentirsi trattare con gentilezza dai commessi.Le hanno mostrato stivaletti che valevano milioni e un orologio che costava quanto una piccola casa con giardino. Se l’è messo al polso per vedere se segnava l’ora della felicità, ed era solo un’ora del tempo che passa….”

Il rinoceronte è una storia che invece mi ha abbastanza interessato, basato sul rapporto insegnanti e alunni e soprattutto sui pensieri e commenti reciproci. Cosa pensano gli insegnanti di noi? Cosa pensano gli alunni di me? Se lo chiederanno mai gli insegnanti?
Beh qui un’insegnante viene una volta ridicolizzata in classe e da allora comincia a tormentarsi su quello che potranno dire gli alunni di lei e così il suo lavoro si trasforma per lei in odio e tormento.
La domanda alla fine del racconto mi sorge spontanea, qualche insegnante ha mai sofferto per quello che le hanno detto gli alunni?

Ghigo Alberighi è ancora una storia abbastanza surreale… un ragazzo che dà tutto per la ragazza che ama che però sceglie un altro; rimasto senza nulla se non un merlo gli insegna a parlare ma lui impara solo tre parole “ Gio (la donna si chiama Giovanna) ti ama” e non fa che ripeterlo… Un giorno Giovanna arriva a casa del protagonista e gli chiede di regalargli il merlo perché altrimenti sua figlia non avrebbe più mangiato.
Il problema è che lui l’ha appena liberato per evitare che ripetesse le famose tre parole davanti alla donna, quando glielo confessa Giovanna si innamora di lui e va a vivere lì.
Un’altra storia che non mi è piaciuta, abbastanza falsa e molto simile ad un’altra più antica ma di cui non ricordo il nome.

L’ultima storia non si capisce cosa c’entri con tutto il resto del libro. Probabilmente il filo conduttore è sempre il lasciare che la vita faccia il proprio corso.
Un uomo aspetta. Questa è la trama sostanzialmente. Il mondo e le stagioni scorrono intorno a lui che rimane sotto un albero e sogna o pensa. Aspetta un qualcosa che di mese in mese si immagina diversamente.
Storia che si avvicina come carattere al teatro dell’assurdo di Aspettando Godot di cui riprende molti punti secondo me.

Il libro in generale non saprei dire se mi è piaciuto o no…forse no… Ha qualche spunto interessante, belle queste altre tre frasi “ Sai, morire non è morire. È farsi più in là, andare oltre e poi tornare un po’ diverso, forse è così, lo spero.” “ Vogliamo solo essere felici, non ci importa di capire.” “ è meglio non pensare, non avere dubbi che rubano la bellezza, meglio attendere che le storie si risolvano da sole come nelle canzoni.”
Significative e su cui riflettere e farle diventare proprie direi.

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