recensione di Perceval di Chrétien de Troyes

Materie:Appunti
Categoria:Italiano
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Testo

PERCEVAL
“Perceval” è l’ultimo lavoro di Chrètien de Troyes, rimasto incompiuto alla sua morte. Il poeta è nato nella Champagne verso il 1135. Quando egli cominciò a scrivere, verso il 1160, la letteratura francese attraversava un periodo di rinascita: già da una quindicina d’anni fioriva il genere del romanzo che rispecchiava sia un mutamento sociale sopravvenuto nella classe nobiliare, sia un nuovo modo di intendere il ruolo della donna, sia anche un complesso di eleganza, raffinatezza e psicologia dell’amore riassunto nei termini “cortese” e “cortesia”. Quest’opera gli è stata commissionata dal conte Filippo di fiandra, e doveva narrare del Graal. Egli dimostrò di essere poeta anche nell’uso della lingua e dell’espressione.
L’autore in quest’opera descrive contemporaneamente le storie di due cavalieri: Perceval, un giovane gallese inizialmente rude e sciocco che crescerà diventando un cavaliere modello e Galvano, il cavaliere perfetto che va in cerca dell’avventura solo per farsi onore o per amore di una dama, a cui Perceval è volutamente paragonato per far comprendere meglio al pubblico la sua crescita interiore. L’autore ha avuto cura di prendere il proprio eroe allo stato selvaggio, in quanto la madre, avendo già perso il marito e due figli, lo preserva gelosamente nella Guasta Foresta dai pericoli della cavalleria mantenendolo nell’ignoranza assoluta di ogni cosa: egli non sa nemmeno cosa sia una chiesa e a maggior ragione nella sua esistenza da campagnolo incolto ignora cosa sia un cavaliere.
Libro interessante, di facile comprensione e di lettura scorrevole, poiché scritto in maniera infantile e ripetitiva. Fu infatti scritto per essere trasmesso oralmente al pubblico delle corti, allo scopo di farlo comprendere anche alla gente comune, non colta: di qui la necessità di un linguaggio semplice.
E’ un romanzo educativo che propone una triplice formazione: all’amore, alla religione e alla cavalleria. Partendo da un individuo quasi astratto, l’autore ha seguito gli effetti che ha avuto su di lui l’educazione.
Senza dubbio per prima è completata la sua formazione da cavaliere, perché è la più agevole: non c’è confronto tra la sua prima comparsa alla corte di re Artù ( “il ragazzo va lesto verso il re, saluta come sa”pag 16) e il galante saluto che rivolge alla regina quando si presenta a lei ( “che Dio doni… l’hanno vista!”pag. 63). La formazione dell’amante non è ancora perfetta: egli non è pronto ad arricchirsi di un’esperienza amorosa prima di aver ricevuto una sufficiente formazione cavalleresca. Si nota la differenza tra i due incontri : la damigella della tenda e Biancofiore. Per quanto riguarda la formazione religiosa l‘unica traccia che si trova nell’opera è la conversione del venerdì santo, in cui perceval capisce di sentirsi in colpa per la scomparsa della madre, morta di crepacuore alla sua partenza per diventare cavaliere.
Perceval ha appreso a vincere con eleganza un avversario in singolar tenzone, a rivolgere gentili complimenti alle dame, a farsi loro campione, a parlare, a presentarsi, a pensare senza villania, a cancellare ogni traccia della propria rozzezza di giovane selvaggio. Non troviamo da nessuna parte , malgrado la confessione del venerdì santo, la follia mistica della croce.

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