Recensione de L'Agnese va a morire - R.Viganò

Materie:Scheda libro
Categoria:Italiano

Voto:

2 (2)
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Data:16.06.2005
Numero di pagine:4
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Testo

Recensione del libro
“L’Agnese va a morire”

Il romanzo “L’Agnese va a morire”, scritto da Renata Viganò (Bologna 1900-1976) nel 1949, edito da Einauidi, ha vinto il Premio Viareggio, è stato tradotto in ben tredici paesi e, naturalmente, continua ad essere pubblicato ancora oggi.
I fatti si svolgono seguendo la fabula, anche se frantumati in un susseguirsi di singoli episodi, che rendono la lettura facile e molto scorrevole.
Agnese è una contadina che da una vita tranquilla accanto al marito passa dapprima ad una vita sotterranea di collaboratrice dei partigiani e poi ad una vita clandestina insieme alle truppe della Resistenza. Le vicende cominciano con la deportazione del marito di Agnese, Palita, comunista membro della Resistenza; quest'evento stravolge la vita di Agnese che viene in questo modo avvicinata al movimento della Resistenza dai compagni di Palita. Agnese diventa protagonista della vita sotterranea caratteristica del movimento "civile" della Resistenza, che operava nei villaggi e nelle città: Agnese fa la "staffetta" da un paese all'altro per portare cibo, notizie e armi. La sua vita prosegue così per circa sei mesi, durante i quali viene a conoscenza della morte del marito durante il trasporto verso i campi di concentramento. Ma un giorno un soldato tedesco, ospitato dalla famiglia con la quale Agnese e Palita dividevano la casa, uccide per gioco la loro gatta nera, simbolo del loro mondo affettivo violentato da una guerra gratuitamente crudele. La notte, con la lentezza e la solennità di un rito sacrificale, Agnese uccide il soldato spaccandogli la testa con il mitra. E così scappa e si dà alla macchia, entrando a far parte della vita clandestina della Resistenza. Agnese diventa "mamma Agnese", prepara un pasto caldo ai partigiani che tornano dalla guerriglia, controlla che vi siano provviste per tutti, condivide con loro le gioie, i dolori e la morte. Agnese, umile madre del popolo, esegue tutti i compiti "casalinghi", indispensabili nella vita clandestina; sostiene sulle sue spalle il peso di un'idea nel modo più pragmatico possibile: non c'è alcun recondito motivo alla sua partecipazione alla Resistenza, ma lo fa perché è giusto, e Resistenza vuol dire obbedire al Comandante, incarnazione reale di quell'idea, e di "fare bene", di eseguire gli ordini "se sarà buona". Le vicende che attraversano quest'altro anno raccontano la guerriglia contro i tedeschi, che rappresentano gli antagonisti veri e propri del romanzo, i nemici contro i quali bisogna combattere per non essere annientati. Gli unici "buoni" sono i partigiani, malvisti sia dalla popolazione locale, e sottovalutati anche dalle truppe alleate, schierate lungo la linea gotica, pochi chilometri più a sud, che sparano indiscriminatamente su tedeschi e partigiani pur essendo a conoscenza della presenza di questi ultimi. Dopo la disfatta del piccolo battaglione partigiano, Agnese torna a fare la staffetta, ma verrà, come sappiamo già dal titolo del romanzo, uccisa, durante un rastrellamento, dal maresciallo tedesco del soldato da lei ucciso.
L’unica protagonista del romanzo è, dunque, Agnese: una donna di mezza età, che fa principalmente la lavandaia, di corporatura grossa, ma appesantita ancora di più dal grasso e dai dolori causati dal continuo lavoro. Per aiutare la Resistenza, non esita ad andare in bicicletta o a piedi, sotto la pioggia, la neve e i bombardamenti, rischiando di incontrare le truppe naziste o fasciste, dimenticando le sofferenze fisiche. Con il suo umile “se sono buona”, obbedisce a qualunque ordine del Comandante e, invece, dimostra grande coraggio e sicurezza quand’è faccia a faccia con i tedeschi. In quest’opera Agnese non è solo una donna, ma incarna una fiducia tenace e assoluta, a tratti rabbiosa, rappresenta la speranza in un mondo libero da tutte le oppressioni, il sacrificio di una parte d’italiani che non è stata a guardare, ma che, come lei ha dato tutto, anche la vita, per la libertà.
Un altro personaggio, sicuramente non secondario, è il Comandante: un uomo piccolo, scarno, con i capelli biondi e grigi, è chiamato “l’avvocato”perché è un uomo istruito. Viene dalla città anche, a causa del suo odio per i fascisti, è stato prima in prigione, poi in Russia e in Spagna. Nonostante il suo esile fisico, con una voce fredda e pacifica, parlando adagio, “come un maestro che assegna i compiti agli scolari”, riesce a coordinare tutta la sua brigata e concludere brillanti azioni “anti-naziste”.L’Agnese nei suoi confronti, a causa della sua autorità, è sempre stata umile e timorosa.
Degli antagonisti dell’Agnese, va certamente ricordato Kurt, il grosso soldato tedesco che ubriaco, per l’ordine del suo maresciallo, uccide la gatta, unico ricordo di Palita. Per la protagonista il militare è la famosa “goccia che fa traboccare il vaso”, che fa maturare completamente l’odio serbato verso i tedeschi e induce una lavandaia ad uccidere.
La storia si ambienta, anche se il paesaggio è sfumato, nebbioso e non vengono mai fatti nomi di città o paesi, nelle Valli di Comacchio, nella Romagna, durante la seconda guerra mondiale, più precisamente, dal settembre del '43 alla primavera del '45.
In questo romanzo, che potrebbe essere definito storico-popolare, vengono rappresentate soprattutto le classi sociali medio-basse, a cui appartiene Agnese, poiché erano soprattutto queste le classi sociali che s’impegnavano di più per la Resistenza.
Il narratore è esterno, come la focalizzazione, e non è onnisciente.
La lessico è quotidiano e colloquiale, non aulico, la sintassi è semplice facilmente comprensibile, e prevale la paratassi all’ipotassi; l’autrice, inoltre, usa spesso, secondo me per rendere la narrazione più concreta, il discorso diretto.
Per me, questo romanzo è un capitolo importante della letteratura della testimonianza, in quanto è stato scritto a brevissima distanza dagli avvenimenti, manifestando quindi un crudele realismo nella narrazione dei fatti. E’ un libro che nasce dall'esigenza di un popolo di raccontare immediatamente le atrocità commesse da un popolo invasore, e perciò i fatti in esso narrati vanno presi con cognizione di causa, come documento più che come critica storica. Sicuramente non è un romanzo sufficiente a formare un quadro generale sui fatti accaduti durante la seconda guerra mondiale, ma è nondimeno un tassello fondamentale, che rende bene l'ideale della Resistenza, quella popolare e istintiva.
Antonio de Simone IV B

Esempio



  


  1. carl jonson

    la relazione su l'agnese va a morire

  2. carl

    recensione dell' agnese va a morire


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