Recensione de "I Promessi Sposi" di Manzoni

Materie:Appunti
Categoria:Italiano

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Data:06.06.2005
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Testo

RECENSIONE I PROMESSI SPOSI
Il romanzo narra la storia di due umili popolani filatori di seta: Renzo Tramaglino e Lucia Mondella, il cui matrimonio è impedito da Don Rodrigo, signorotto di un paese vicino Lecco. Per mezzo di due suoi sgherri, i bravi, intima a Don Abbondio curato del paese, di non celebrare le loro nozze. Don Abbondio non osa compiere il suo dovere e cerca di rimandare la cerimonia con scuse e pretesti: ma Renzo insospettitosi dall’atteggiamento del parroco e da alcune parole di Perpetua, la serva del prete, costringe il curato a dirgli la verità. Il giovane vorrebbe vendicarsi, ma poi segue i consigli di Agnese, la madre di Lucia, e si rivolge al dottor Azzeccagarbugli noto avvocato. Questi in un primo tempo da ragione a Renzo con gride e leggi in sua difesa, ma quando sente il nome di Don Rodrigo, cambia ogni cosa e caccia il giovane a malo modo. Lucia ed Agnese chiedono aiuto a fra Cristoforo, cappuccino del convento di Pescarenico, ed egli va da Don Rodrigo per tentare di convincerlo a lasciar in pace Lucia, ma viene messo alla porta con parole minacciose. Agnese allora suggerisce un’altra via: il matrimonio clandestino. Lucia, da buona cristiana qual è, è riluttante, ma, temendo una sproposito da parte di Renzo, finisce con l’accettare. Occorrono due testimoni e vengono trovati in Tonio, che ha un debito con Don Abbondio, e suo fratello Gervasio. Intanto Don Rodrigo mosso più dal capriccio per Lucia, dal puntiglio per una scommessa fatta con il conte Attilio decide di far rapire Lucia da i suoi Bravi. Nella stessa notte, la famosa notte degli imbrogli, mentre i promessi con Agnese si dirigono verso la curia per sorprendere don Abbondio, il Griso con i suoi sgherri penetra nella casa di Lucia. Nessuna delle due imprese riesce e Ambrogio, sentendo le grida del padrone suona le campane facendo fuggire i bravi e gli sposi per ora solo promessi.questi nel tornare a casa incontrano Menico mandato da fra Cristoforo per avvertirli di andare al convento per sfuggire a don Rodrigo. Giunti a Pescarenico dopo aver pregato insieme col frate che li esorta ad avere fiducia in Dio, si accomiatano da lui e salgono su una barca che li porta sulla riva destra dell’Adda; da qui sono scortati a Monza da un barocciaio. Per i prossimi è giunta l’ora della separazione: Lucia sarà ospitata nel monastero di Gertrude, una suora diversa dalle altre e Renzo proseguirà per Milano con una lettera di fra Cristoforo per il padre Bonaventura. Il giovane non trovando il padre Bonaventura al convento dei cappuccini va in giro per la città: si trova così in mezzo all’assalto dei forni prende parte alla sommossa e per il suo incauto parlare viene arrestato. Riesce però a liberarsi e riesce a fuggire prima a Gorgonzola e poi nel Bergamasco dove trova rifugio dal cugino Bortolo. Intanto don Rodrigo saputo che Lucia si trova a Monza presso la Monaca di Monza e Renzo è lontano e ricercato dalla giustizia, vuole condurre a termine il suo piano scellerato. Il cugino il conte Attilio, per mezzo dello zio del consiglio segreto, fa trasferire fra Cristoforo da Pescarenico a Rimini , mentre don Rodrigo va a chiedere l’aiuto dell’innominato, uomo assai più potente e audace di lui, e ottiene la promessa che gli consegnerà Lucia.gli uomini dell’innominato riescono a rapirla e a portarla dall’innominato con la complicità di Gertrude, costretta a tradire Lucia da Egidio uno scellerato legato a lei da un amore peccaminoso. Lucia è alla disperazione e fa voto di castità alla Madonna perché l’aiuti. Le lacrime di Lucia turbano l’innominato che, dopo una terribile notte in cui arriva al pensiero del suicidio, al suono festoso delle campane che salutano l’arrivo del cardinale Federigo Borromeo, non riesce a resistere all’impulso che lo spinge ad andare anch’egli dal Sant’uomo. Viene subito ricevuto e dal mirabile colloquio tra le due eccezionali persone scaturisce la conversione dell’innominato. Lucia sarà liberata e andrà a darle le consolante notizia proprio colui che, seppur indirettamente, fu la causa di ogni suo dolore: don Abbondio. Lucia trova ospitalità prima presso una buona donna, moglie di un sarto poi presso donna Prassede, moglie di don Ferrante, un pedante erudito; donna Prassede, stimando carità certe sue storte idee, tormenta ogni giorno Lucia, credendo in cuor suo di farle del bene. Agnese torna al paese e dopo qualche tempo messosi in contatto con Renzo gli comunica il voto fatto da Lucia. Per il passaggio dei Lanzichenecchi, scesi in Italia per la guerra nel Monferrato, don Abbondio, Perpetua, Agnese, con altri fuggiaschi si rifugiano nel castello dell’innominato, ormai tutto dedito alle opere di carità. Ma le truppe di ventura lasciano dietro di loro un terribile flagello: la peste. Muoiono don Ferrante, donna Prassede, Perpetua, il Griso, il conte Attilio. Renzo che ne è guarito va a Milano in cerca di Lucia e nel lazzeretto incontra fra Cristoforo che lo accompagna al letto di morte di don Rodrigo perché gli dia il suo perdono. Poco dopo incontra Lucia convalescente dalla peste e fra Cristoforo scioglie il suo voto e prossimo alla morte si accomiata da loro. La monaca di Monza, trasferita per ordine del cardinale a Milano, dopo molte ribellioni, si era accusata e vive una durissima vita di penitenza. Morto don Rodrigo, il Marchese suo successore, sapute le vicende di Renzo e Lucia per mezzo del cardinale, vuole compensarli per i dolori ingiustamente passati e si rivolge a don Abbondio, il quale finalmente rassicurato celebra il matrimonio tra i due. Appena sposi si trasferiscono nel territorio di Bergamo e dopo qualche piccolo dispiacere trascorrono una vita tranquilla rallegrata da molti figliuoli.
Personaggi principali:
Renzo – fedele alla donna di cui si e’ innamorato dall’animo cristallino, talvolta impulsivo, con scatti d’ira contro le ingiustizie, rappresenta la rivolta degli umili.
Lucia – Sposa promessa a Renzo dai sentimenti sinceri e con una spiccata bontà d’animo, rappresenta in alcuni aspetti la maestra di vita del suo innamorato.
Don Abbondio – Succube dei prepotenti e nascosto dietro le sue paure viene descritto dal Manzoni come un vaso di terracotta tra tanti in ferro.
Fra Cristoforo – Forse l’opposto di Don Abbondio rappresenta il lato buono della Chiesa
Agnese – Rappresenta l’esperienza e la saggezza sempre disposta ad aiutare l’ingenuità e l’impulsività dei giovani, non sempre con mezzi “corretti” e “morali”.
Don Rodrigo – Rappresenta la società spagnola sempre pronta ad imporsi e sottomettere la società degli umili.
Tempo:
Il romanzo è ambintato nel ‘600
Luogo:
Il territorio della lombardia in particolare la zona di Lecco e Bergamo.
Giudizio personale:
E’ un romanzo straordinario che rappresenta una colonna portante nella storia della letteratura italiana.
La provvidenza nei Promessi Sposi fa sentire la sua presenza durante tutto lo svolgersi dei fatti narrati. Il concetto della giustizia e dell’ingiustizia durante il 600 viene trattato e utilizzato come colonna portante per lo sviluppo di un romanzo storico trattante il punto di vista della società dei semplici che troverà sfogo sia nelle rivolte popolari che nella fine del libro trionfando e perdonando i soprusi subiti quando Renzo perdonerà Don Rodrigo.
Dunque Manzoni ci parla con assoluta maestria di un’epoca lontana;molto curata è inoltre la psicologia dei personaggi.

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