realismo,naturalismo,verismo

Materie:Riassunto
Categoria:Italiano

Voto:

1 (2)
Download:860
Data:13.01.2006
Numero di pagine:23
Formato di file:.doc (Microsoft Word)
Download   Anteprima
realismo-naturalismo-verismo_1.zip (Dimensione: 23.44 Kb)
readme.txt     59 Bytes
trucheck.it_realismo,naturalismo,verismo.doc     87 Kb



Testo

Tre termini: realismo,naturalismo,verismo
Realismo
Letteratura che cerca di presentare la situazione descritta in modo oggettivo
Promessi sposi
Ambientò la vicenda nel 1678 e viene consolidata ,resa realista da dei fatti veramente accaduti e l’autore fa una ricerca approfondita sulle vicende storiche accadute prima di scrivere il romanzo.
Anche i nomi Renzo e Lucia sono dei nomi comuni del tempo
Vicende come quella di Geltrude, delle bambine obbligate a farsi monache era una situazione comune di quel tempo
Il romanzo di Manzoni però non è oggettivo
Perché Manzoni interviene nelle vicende storiche raccontate con giudizi e descrizioni personali
Inserisce in oltre personaggi storici: Federico Bon Romeo
La vicenda dice Manzoni è verosimile
Lo storico si interessa della realtà
Il letterato parte dal documento storico ma ci ricava creando una vicenda verosimile.
Naturalismo
La sua origine deriva da una teoria filosofia nata in Francia nel 1930 ed è la filosofia del positivismo. Questa teoria è legata allo sviluppo economico e sociale del tempo e si può allacciare a idee illuministiche.
L’illuminismo → fiducia nella ragione e nel progresso indefinito
Positivismo → idea positiva del futuro idea che gli strumenti scientifici e tecnologici portino l’umanità in un miglioramento illimitato
Illuminismo → fiducia nella ragione
Positivismo → fiducia sui figli della ragione ( scienza e tecnologia)

Il positivismo porta avanti una concezione che spiega come tutti i fenomeni che avvengono nel mondo si possano spiegare attraverso la comprensione di forze che muovono questi elementi.
L’idea di fondo è che tutto si può spiegare attraverso reazione e composizione di elementi chimici,biologici o fisici e tutta la realtà è sottoposta a leggi immutabili, gran parte di queste leggi devono ancora essere scoperte ma esistono.
Da questi concetti materiali prende spunto la letteratura portando queste idee nel campo letterario, e dimostra come vizi e virtù di un uomo possono essere causati da elementi ben precisi. Per esempio il vizio del bere è causato magari da vari elementi: il padre ubriacone, dove vive, il momento storico in cui vive.
In generale la causa di certi virtù e vizzi è causata principalmente da tre elementi:
• Cause genetiche
• Dove vive la persona
• In quale contesto storico vive
Lo scrittore che vuole fare lo scienziato presenterà allora personaggi e vicende con atteggiamento oggettivo, di distacco, senza interagire con i fatti e senza commenti personali. E come scopo del racconto vuole trovare una spiegazione scientifica di certi atteggiamenti o fatti.
Nel ‘800 nacque l’impersonalità del poeta
Naturalismo → movimento francese
Francia → paese industrializzato
Nel 1870 sta vivendo il momento storico che l’Inghilterra aveva vissuto 60 anni prima cioè la rivoluzione industriale.
Da un lato:
• Sviluppo scientifico
• Sviluppo tecnologico
Dall’altro
• Forte cambiamento sociale
In questa fase lo scrittore guarda la realtà economica e ambientale. E vede una società basata sul carbone come principale combustibile, che colora con la sua polvere nera gli edifici e le case attorno alle fabbriche e alle cave. Inoltre gli operai lavorano 6 giorni su 7 per 12-13 ore al giorno e l’unica libertà che possono prendersi è dopo aver ricevuto la paga di andare a bere e a ubriacarsi in osteria. La casa dove vivono la maggior parte degli operai è piccolissima e devono convivere in 6 persone per stanza. Questa situazione anche poco igienica porta a numerose malattie soprattutto polmonari.
Uno dei più famosi scrittori che raccontò queste situazioni fu Emil Zola
Era uno scrittore naturalista che presenta questa realtà con grande attenzione ed è la prima volta che le classi più umili diventano soggetti a racconti letterari.
Zola inoltre vuole raggiungere uno scopo politico: dice che ha il dovere e l’obbligo di analizzare soprattutto gli elementi negativi cercando le cause di questi elementi per offrire alla politica un quadro oggettivo ed esauriente per esaminarli ed intervenire.
1° lettura pag 131
è un opera non apprezzata anche se lo scrittore dice che l’opera non è affatto male, descrive una vicenda in cui una donna sta tradendo il proprio marito sempre usando il modo oggettivo.
Sottolinea come lo scrittore deve porsi alla realtà usando il modo oggettivo di raccontare i fatti, dall’altro la critica dice che questo tipo di scrittura toglie allo scrittore una grande qualità: la fantasia nel elaborare anche di fatti accaduti per rendere piacevole e intrigante la lettura.
Questi romanzi sono indirizzati alla borghesia soprattutto femminile e insieme ai romanzi si cominciano a trovare le prime riviste femminili che trattano soprattutto argomenti di moda(francese) e cucina e nacquero le prime pubblicità.
Insieme a queste nacquero anche i romanzi rosa appunto per il cliente femminile.
2° opera
tratta della differenza tra le varie classi sociali viste dal popolo e mette in risalto come il mercato è diventato qualcosa di fondamentale per la società.
Decadentismo
Uno dei primi scrittori decadentisti è stato Dannunzio che cerca dei fatti negativi e racconta le malattie filo per segno.
Zolà
• Aderisce al socialismo
• Contro quelli di destra
Inizialmente
• Scrittore democratico
• Stampo nuovo
• Realista
Viene preso a modello per alcuni pensatori di sinistra
Ma nessuno capisce veramente Zola, le cose cambiano quando un meridionale (Capuana) si trasferisce a Milano e comincia a parlare di Zola non in modo politico o sociale ma parla di un innovatore letterario e cosa ha fatto di nuovo nella sua scrittura. E queste idee saranno estese successivamente con l’aiuto di Verga. Il naturalismo da questi due autori viene proposto ed analizzato per gli aspetti letterari. E inoltre non possono criticare Zola che parla di industrializzazione e i problemi di quest’ultima perché in Italia non c’era niente di tutto questo. In Italia infatti ci sono solo quasi esclusivamente contadini. E gli attori italiani infatti di quel periodo si ispirano infatti a personaggi soprattutto contadini.
La differenza tra Zola e verga:
Zola vede la scrittura come uno stimolo per i politici
verga vede la società come qualcosa di statico e che se si cerca di cambiare qualcosa in meglio si va in peggio.

La tecnica narrativa di Verga
Verga rappresenta delle cose che possono essere situazioni morbose come la visita di quasi tutto il paese dai malavoglia in un modo quasi normale. Gli ospiti che sono andati a trovarli parlano di tutto al di fuori del vero motivo per cui si sono incontrati cioè la morte del malavoglia, rappresenta questo fatto come una cosa normale, la cosa anormale sono i sentimenti di dolore dei malavoglia.
Il secondo brano sempre dei malavoglia
Questo brano parla della casa dei malavoglia, e i sentimenti che essa trasmette, i malavoglia la vedono vuota e si sentono delusi, affranti. In casa c’era già zio Crocifisso che stava pesando come sistemarla per i nuovi inquilini. I malavoglia non si faranno più vedere in paese nemmeno per andare a messa e se ne andranno di notte, peggio dei delinquenti.
Il terzo brano
Alessi ritorna nella casa che avevano perso e insieme a lui era andata a vivere la sorella Mena. Ntoni ad un certo punto fa ritorno nella casa dai due fratelli per vedere come stiano, ma decide di ripartire perché non viene visto di buon occhio. Ntoni infatti va a fare il servizio militare a Napoli, una grande città piena di vita e tornando in quel paesino si sente sperduto e preso da u colpo di matto uccide un doganiere e finisce in galera.
Il verismo
Verga non riprende l’idea del progresso ma anzi dato che è un conservatore non potrà mai venere nel futuro come qualcosa di positivo. Dal naturalismo riprende:
• L’idea della impersonalità: l’autore deve star fuori dalla vicenda e se vuole intervenire può farlo solo attraverso i dialoghi dei personaggi. Verga dice che l’autore non può intervenire nella materia perché non ha il diritto di giudicare la materia che rappresenta.
Con il rossomalperlo, che è il primo romanzo di una serie, racconta la storia di un ragazzo rosso e quindi cattivo, ovviamente Verga non direbbe mai una cosa del genere di una persona ma la vede dal punto di vista dei personaggi della storia. Il lettore inoltre al contrario di Manzoni non conosce molto dei personaggi e si trova catapultato nella loro realtà. Il linguaggio inoltre è povero e spoglio e punteggiato di modi di dire e proverbi perché dice che è una verità tramandata che non cambia nel tempo
La società umana è dominata dal meccanismo per la lotta alla vita un meccanismo nel quale il più forte schiaccia sempre il più debole. Inoltre la letteratura non può cambiare la realtà ma può solo raffigurarla senza “passione”.
Differenza tra l’impersonalità di Zola e di Verga
Zola definisce l’impersonalità come un distacco dello “scienziato” che si allontana dall’oggetto per osservarlo dall’esterno e dall’alto. Per Verga invece significa immergersi nell’oggetto. Queste due tecniche narrative rappresentano due ideologie completamente diverse dei due autori.
Verga decide di scrivere una serie di romanzi per rappresentare tutte le classi sociali: dai ceti popolari alla borghesia di provincia all’aristocrazia. Ma non intende rappresentarla dal punto di vista dei vincitori ma dal punto di vista dei vinti. La prima rappresentazione è quella dei malavoglia, che rappresentano un mondo primordiale con valori semplici.
Verga va verso un verismo pessimista cioè dice che il mondo non è un mondo che scompare ma è un mondo mitico mai esistito.
Dal preverista al verista
I romanzi prima del verismo sono dei romanzi che seguono la moda del tempo cioè contengono storie amorose.
Verga pubblicò un bozzetto di vita siciliana intitolato “nedda” che racchiude i primi cambiamenti di Verga verso il verismo, infatti ha più attenzione per le classi sociali più umili e i loro problemi con la società.
Anche se il primo racconto Verista è stato rossomalpelo, aveva due caratteristiche fondamentali:
• Inpersonalità
• Regressione narratore stesso livello personaggi
• Straniamento stravolgimento dei valori.
In quel tempo ci furono anche dei parlamentari che andarono nei campi a vedere la situazione e emisero un resoconto: la situazione era disastrosa, ma mancarono le azioni concrete per migliorarla.
La roba
• Ha un unico protagonista
• Il Verga anche in questo romanzo rimane fedele all’impersonalità
• C’è un contrasto perché c’è un solo personaggio
Al suo interno formato da due facce:
da un lato il desiderio di ricchezze e dall’altro il desiderio di valori profondi(figlia).
In molte occasioni si vide questo contrasto e molte volte sacrifica i propri sentimenti. Per esempio decide di sposare una nobile al posto di sposare una donna povera di cui era innamorato e aveva avuto due figli.
Questo romanzo mette in evidenzia che “la roba” cioè le cose materiali diventano come una specie di religione per l’uomo. E per questa “malattia” non c’è rimedio anzi si andrà sempre più verso le cose materiali e quindi al consumismo.
Il Decadentismo
È un movimento legato agli ambienti parigini e viene usato in alcuni giornali. Successivamente si espande in tutta Europa.
Elementi chiave:
• Opposizione al positivismo e la cancellazione della scienza e tecnologia perché non si arriva a una vera conoscenza. Il reale è completamente diverso dalle cose materiali. La realtà è qualcosa che sta sotto, qualcosa di misterioso, è al di là di quello che si vede. Ogni essere del mondo è collegato tra loro e l’uomo coglie qualcosa, non può capire tutto.
Il decadente ritiene che la ragione e la scienza non possano dare la vera conoscenza del reale perché la sua vera essenza è al di là delle cose in un qualcosa di mistico ed enigmatico. L’anima decadente è perciò sempre protesa verso del mistero che è dentro la realtà visibile.
Buona parte della cultura decadente si ha sotto l’insegna del sadismo e del masochismo. In queste due fantasie perverse di lussuria e crudeltà raffinata si ricerca il nuovo e inaudito per non cadere nella noia. La nevrosi è un’altra malattia che segna il decadentismo e spesso viene tematizzata anche nei romanzi. Anche la malattia stessa viene vista come una grazia che distingue i decadentisti dal resto del popolo.
Tipi di decadenti:
• Il panismo è una forma di decadentismo cioè il rappresentarsi nella natura sotto forma di ruscello, filo d’erba….
• L’estetismo è un’altra forma di decadentismo che vede il principio di tutti i suoi valori morali nel bello, e solamente in base ad esso egli giudica la realtà. L’esteta continua una ricerca incessante di sensazioni squisite e piaceri raffinati, e ha orrore della vita comune. Inoltre vede il bello ed eletto solo nel passato in ere di suprema raffinatezza come quella greca o rinascimentale.
• Il vitalismo cioè l’esaltazione della pienezza vitale senza limiti e senza freni, che afferma se stessa al di là di ogni norma. Si celebra la forza vitale e dominatrice del superuomo.
Principali figure del decadentismo:
• Inetto a vivere: l’inetto è escluso dalla vita per mancanza di energie vitali per una sottile malattia che corrode la sua volontà.
• Donna fatale: dominatrice del maschio fragile e sottomesso, lussuriosa e perversa, crudele torturatrice, maga ammaliatrice al cui fascino non si può sfuggire, che succhia le energie vitali dell’uomo come un vampiro.
• Fanciullo pascoliano: rappresenta il rifiuto della condizione adulta al di fuori della vita razionale e del tiepido e tranquillo nido familiare, il regredire a forme di emotività e sensibilità infantili, che si pongono davanti a una visione della realtà.
Nasce un nuovo tipo di romanzo il romanzo psicologico.
Gabriele d’Annunzio
Secondo l’estitismo bisognava fare della vita un’opera d’arte, infatti egli fu alla ricerca di questo obbiettivo. Era un uomo estroverso che amava fare esibizioni clamorose e scandali per mettersi in primo piano nell’attenzione pubblica.
Nice
Nice è un romantico-decadente, che dà una sua interpretazione a dei pensieri di filosofi antichi: il mondo per Nice è diviso in due parti l’apparenza e la realtà che si vede, illusoria. Poi c’è la vera realtà, quella nascosta, dietro a veli e a sogni. Il mondo non a nessuna razionalità, c’è solo il caos, ci sono due modi di scappare:
• Fuggire verso la religione
• Fuggire verso la scienza
Oppure accettare l’irrazionalità esaltando la vita. Quindi l’uomo stesso diventa una via di mezzo tra il caos e il super uomo.
Nelle opere di Nice ci sono due personaggi principali: Dioniso(Bacco) e Zalatrusta.
Dioniso è il dio greco dell’accettazione della vitalità umana, invece Zalatrusta è l’interpretatore di ciò che Dioniso vuole dire.
Nice vuole trasformare i valori, capovolgerli. Si scaglia contro il perdono e il porgere l’altra guancia. L’uomo Dionisiaco deve tendere a nuovi valori, la gioia, la fierezza, l’amore sessuale, la volontà forte e il desiderio di potenza e dice che le antiche virtù non sono virtù. La virtù è tutto ciò che è passione per la vita senza limiti e blocchi. Dioniso si compiace di tutto ciò che è malvagio: la distruzione, la malvagità, viene vista come una espressione dell’energia vitale. La scienza adora la verità oggettiva come fosse un dio e come la fede dice che c’è un mondo perfetto al di là anche la scinda dice che c’è un altro mondo.
Il superuomo: accetta la vita com’è e l’uomo normale è il collegamento tra la bestia e il superuomo.
Giovanni Pascoli
Giovanni Pascoli nacque il 31 dicembre 1855 in una famiglia borghese, il nucleo famigliare era composto da ben 10 fratelli. La visione serena di questo nucleo viene sconvolta da una tragedia nella quale il padre viene ucciso a fucilate, ma i sicari e mandanti non furono mai trovati. La morte del padre creò difficoltà economiche alla famiglia che si dovette spostare in un altro paese. Successivamente in pochi anni morirono la madre e tre fratelli. Queste morti colpirono molto Pascoli legandolo al nido della famiglia come una cosa ossessiva. Successivamente Pascoli partecipò a manifestazioni contro il governo dove venne anche arrestato e passo alcuni mesi in carcere. Venne segnato dall’esperienza e diede l’addio alla politica militare che riprenderà solo poco prima di morire. Pascoli desidera avere un “nido” tutto suo dove poter esercitare la funzione di padre, ma il legame ossessivo con il nido infantile rende impossibile la realizzazione del sogno. Quando una delle due sorelle di Pascoli si sposa, Ida, Pascoli lo prende come un tradimento del nido infantile e entra in una serie di crisi depressive. Dopo alcuni anni si trasferisce in campagna perché non sopporta la vita cittadina di cui ne aveva orrore, conducendo una vita apparentemente serena ma angosciata dalla paura ossessiva della morte. Da poeta schiavo e chiuso decide di diventare un divulgatore di ideologie e miti. Per rendere ancora più concreto questo suo compito fece una serie di discorsi pubblici tra i quali il più famoso è la grande proletaria si è mossa, fatto il 26 novembre 1911 per celebrare la guerra in Libia. Morì a Bologna il 6 aprile 1912 per un cancro allo stomaco.
Le opere
La formazione di pascoli fu inizialmente positivista, usa la nomenclatura ornitologica e botanica, anche se in pascoli si riflette la crisi scientifica tendendo a forme spirituali e idealiste. Oltre ai confini limitati dell’indagine scientifica si apre l’ignoto, il mistero, l’inconoscibile. Il mondo per pascoli appare frantumato disgregato e gli oggetti materiali hanno un fortissimo significato non come una visione materialista ma per le valenze illusorie che ne scorge, come per la precisione botanica assume delle ben diverse valenze: il termine preciso diviene come una formula magica che permette di andare al cuore della realtà. Il mondo, per Pascoli, viene visto attraverso il velo del sogno e perde ogni consistenza oggettiva, le cose sfumano le una sulle altre. La conoscenza del mondo avviene attraverso strumenti interpretativi non razionali e la sfera dell’io si confonde con la realtà oggettiva. In definitiva la visione del mondo pascoliana si colloca a buon diritto entro la cultura decadente.
L’idea centrale è che il poeta coincide con il fanciullo che sopravvive al fondo di ogni uomo: un fanciullo che vede tutte le cose come per la prima volta, il poeta fanciullo deve saper andare all’intimo delle cose scoprendole nella loro freschezza. Il poeta in definitiva si può definire quindi un veggente, cioè dotato di una vista più acuta di quella degli uomini comuni, colui che può attingere nell’ignoto, esplorare il mistero. Per pascoli la poesia non deve avere fini pratici, la poesia deve essere pura, assolutamente spontanea e disinteressata. Nella poesia pura del fanciullo per pascoli, un’utopia umanitaria che invita all’affratellamento di tutti gli uomini. Questo rifiuto della lotta tra le classi, Pascoli ripudia il principio aristocratico del classicismo e si propone sia cantore delle classi più umili sia celebratore delle glorie nazionali e dei miti. Pascoli è convinto delle idee socialiste anche se non del socialismo marxista. Vede nel mondo dei piccoli proprietari agricoli u mondo sereno e saggio, che difende i valori fondamentali della famiglia. E quindi arriva ad ammettere la legittimità della guerra per dar lavoro alle famiglie più povere.
Poeta vate: colui che faceva vedere la realtà e conduceva il mondo.
Poeta veggente: colui che è più acuto e riesce a cogliere ciò che è misterioso.
X agosto. (Giovanni Pascoli)
Le stelle che cadono durante la notte di S. Lorenzo non sono altro che per il poeta le lacrime del cielo sulla malvagità degli uomini. Per pascoli il 10 agosto è una data emblematica dato che è l’anniversario della morte del padre. Egli dice di sapere perché un cos’ gran numero di stelle sembra incendiarsi e cadere nel cielo: è perché tante stelle che cadono così fitte sembrano le lacrime di un pianto dirotto che splendono nella volta celeste. Poi immagina una rondine che, mentre tornava al suo nido fu uccisa e cadde tra i rovi: ella aveva un insetto nella bocca cioè i cibo dei suoi piccoli. Qui Pascoli, con una metafora, intende dirci che la rondine era l’unica fonte di sostentamento per i suoi piccoli così come suo padre lo era per lui. Descrive la rondine trafitta sui rovi spinosi con le ali aperte quasi come se fosse in croce. Poi, afferma che i suoi rondinotti rimangono in una vana attesa del cibo. Dopo passa a descriverci un uomo, suo padre, che mentre tornava a casa fu ucciso ma, aggiunge, mentre era in punto di morte pronunziò parole di perdono verso i suoi assassini. Negli occhi rimase la volontà di emettere un grido. Invece Pascoli, con il particolare delle due bambole che l’ uomo portava, voleva alludere alla tenerezza che avrebbe caratterizzato l’arrivo del padre a casa e delinea un mondo di consuetudini affettuose che la morte interruppe. Adesso, nella casa “solitaria”, i suoi familiari lo attendono inutilmente come in precedenza avevano fatto i rondinotti. Il povero uomo con gli occhi impietriti dalla morte indica le bambole al cielo che è descritto dal poeta molto distaccato e indifferente al dolore umano. E infine, dice che il cielo, visto come una divinità, dall’alto della sua serenità lascia cadere fitte lacrime su questa piccola parte dell’universo, che è il regno del male. Pascoli insomma in questa poesia dà come esempio la morte del padre a simbolo dell’ingiustizia e del male. Il dolore del poeta diventa il dolore di tutti.
L'ASSIUOLO
L'Assiuolo di Giovanni Pascoli (1855-1912) è tratto da Myricae, poesie con pochi versi in cui vengono descritti aspetti umili della vita quotidiana. In questa lirica c'è un quadro statico del paesaggio, l'autore si serve della natura per mandare un proprio messaggio e ci sono molti elementi che hanno un valore simbolico. La poesia è dedicata all'assiuolo, un piccolo predatore notturno con la fama di portatore di sventura e il suo canto è reso con una onomatopea cioè un insieme di suoni che imita un rumore. L'idea di mistero che domina la poesia è dovuta a vari elementi naturali come la nebbia, la luna che non c'è, il nero di nubi e l'assenza di uno schema logico: tutto ciò da alla poesia una sensazione di angoscia e inquietudine.
I versi sono novenari con, alla fine, un suono monosillabico e onomatopeico CHIU' che è significativo, Pascoli ha voluto metterlo in risalto. Quello che Pascoli prova in questa poesia è il presagio di morte come dice nell'ultima strofa. "e c'era quel pianto di morte".
Questa poesia comunica angoscia e inquietudine attraverso elementi naturali del paesaggio.
Novembre
Ci troviamo in una giornata di novembre. Il sole è così limpido, così mite è la temperatura, che per un istante ci dimentichiamo dell’inverno che è appena iniziato e avvertiamo in fondo al nostro cuore l’odore soave del biancospino, cioè un tipico profumo primaverile. Ma, nonostante tutto, gli alberi sono spogli, le piante stecchite. Vuoto è il cielo senza uccelli e cinguettii. Intorno c’è un silenzio spento, nel quale i sensi avvertono i rumori più remoti. E’ l’estate di San Martino, detta anche estate dei morti.
In quest’ambientazione, Pascoli “tesse” la sua poesia: “Novembre”.
La prima strofa rende l’impressione di un’improvvisa primavera, ma la seconda ribalta la prima e, intessuta da una fitta trama di parole chiave (secco, stecchite, vuoto, cavo, tonante..) avvia verso la conclusione e legittima il tono della terza. Quest’ultima è tutta incentrata sulla constatazione di una fredda legge di morte come unica e vera realtà che rimane dopo la momentanea, effimera, illusione di colori e profumi primaverili.
La poesia può esser, però, vista sotto un’altro aspetto.
Le tre strofe sono l’immagine delle “stagioni della vita umana”. Nella prima strofa c’è la rappresentazione della fanciullezza; tutto è descritto con aggettivi soavi che rendono la strofa dolce e spensierata, come l’animo di un bambino.
Nella seconda si raggiunge la maturità; in mezzo a “ricordi di dolcezza” (come il sereno) ci sono nuove preoccupazioni, c’è la presa di coscienza di una solitudine che accompagna la vita dell’uomo e della caducità della vita umana.
Infine, nella terza ed ultima strofa, si raggiunge la vecchiaia, periodo in cui “l’angelo della morte” accompagna l’uomo in lunghe passeggiate immerse nel silenzio, nella solitudine, verso la via del non-ritorno.
Pascoli inserisce anche, nella seconda strofa, una critica “vellutata” alla società che lo ha accompagnato a quel tempo:
“..[…] cavo al piè sonante
Sembra il terreno”.
Con queste parole, l’autore critica i suoi contemporanei per non esser stati capaci di ascoltare le sue parole.
Essi sono paragonati al terreno, dove il suo “piè sonante” non trova segni di vita. Pascoli bussa alle loro porte, ma nessuno è disposto ad ascoltarlo; come quel seme carico di vita che cade in un terreno infertile e muore, così le sue parole sembrano non esser ascoltate.
Proprio per questo il componimento è “SIMBOLISTA”. Pascoli traduce l’essenza della poesia con dei simboli in modo farla apprezzare soltanto a coloro che sono disposti ad “esser fecondati”.
IL GELSOMINO NOTTURNO
Qual è il tema fondamentale della lirica, scritta in occasione del matrimonio dell’amico?
Il tema fondamentale della lirica è la prima notte di nozze dell’amico Gabriele Briganti, notte in cui è stato concepito il piccolo Dante Gabriele Giovanni.
Quali sensazioni e impressioni vuole suggerire?
Con quest’opera, il poeta ci descrive la prima notte di nozze e parla del rito di fecondazione, visto dal poeta come una violenza inferta alla carne. Egli ci trasmette la sua inquietezza e la sua infelicità nei confronti del sesso, rivelando un misto di attrazione e repulsione per il corpo femminile.
Ci sono metafore significative? Di che tipo? E cosa stanno a significare?
Nel testo vi sono molte metafore significative, la più evidente è la figura del gelsomino notturno, infatti questo fiore viene paragonato al rito di fecondazione proprio per la sua caratteristica di schiudersi la notte e di esalare il suo profumo penetrante ed inebriante, inoltre il suo colore rosso, simbolo della passione, si fonde con il suo profumo dolce ed invitante, ma all’alba i petali del fiore si chiudono un po’ gualciti: è proprio questa l’idea che il poeta ha del sesso e che ha voluto trasmetterci con quest’opera.
C’è ricorso al simbolismo? Con quale funzione?
Quest’opera è uno dei grandi esempi del simbolismo pascoliano. In essa vi è descritta una magica notte ricca di esistenze, movimenti ed eventi, ma le sensazioni che essa sprigiona sono legate da corrispondenze ed allusioni, le quali creano un clima ambiguo in cui viene esaltata la sensualità, il vagheggiamento del fiorire della vita, il senso di solitudine ed il ricordo dei morti. Il ricorso al simbolismo è maggiormente evidente soprattutto in due punti: quando parla dell’ape tardiva e quando parla dell’aia del cielo su cui si muove la chioccia seguita dal suo pigolio di stelle. Nel primo caso, l’ape tardiva, esclusa dall’alveare che si aggira nella sua più totale solitudine, rappresenta ed impersonifica la figura del poeta: solo, chiuso nel suo nido familiare e destinato a non avere una sua famiglia dove poter essere un sereno e appagato padre di famiglia. Nel secondo caso, invece, il cielo è l’aia su cui si muove la chioccia e le stelle sono i pulcini che la seguono pigolando.
ANALISI DEL TESTO:
Il testo, a livello metrico-ritmico, è diviso in quartine, i versi sono dei novenari, le rime sono alternate e vi sono molti enjambements, come per esempio: “Dai calici aperti si esala l’odore di fragole rosse.”, “Per tutta la notte s’esala l’odore che passa col vento.”.
Quale rapporto esiste tra i primi due versi e gli altri di ogni strofa?
Nei primi due versi di ogni strofa sono presenti le metafore più significative dell’opera, mentre nel resto di ogni strofa sono rappresentati i sentimenti dell’autore; inoltre nei primi due versi sono presenti, di norma, degli enjambements.
La lirica comincia con la congiunzione “e”. Quale valore assume, a tuo avviso, la congiunzione?
La congiunzione “e”, a mio avviso rappresenta il proseguimento di un discorso iniziato precedentemente, dato che di solito non è corretto iniziare un componimento con una congiunzione, anche se in quest’opera la congiunzione rappresenta la frantumazione del testo.
Cosa suggerisce il verbo “bisbiglia” riferito ad una casa?
In quest’opera, il verbo “bisbiglia” si riferisce al rumorio ed al bisbiglio di voci che provengono dalla casa.
Questo verbo vuole, dunque, sottolineare la presenza di qualcuno ancora sveglio all’interno della casa; il tutto nel silenzio della notte dove solo quella casa è ancora illuminata.
Evidenziate le sinestesie presenti nella lirica.
La sinestesia più evidente di questa lirica è il pigolio di stelle, dal quale possiamo notare che una sensazione ottica, data dalla luminosità delle stelle, evoca una sensazione fonica, quale il pigolio dei pulcini.
Altrettanto visibile è la sinestesia riguardante il gelsomino che si schiude durante la notte, poiché una sensazione ottica, data dalla corolla del gelsomino che si apre, evoca una sensazione olfattiva, quale l’odore inebriante di fragole notturne.
“Sotto l’ali dormono i nidi” che valore assume il termine nido? Può essere contrapposto a casa? E perché?
Il termine “nido”, in questo caso, non indica il rifugio in cui vivono gli uccelli, esso indica la protezione che gli uccelli trovano dormendo sotto le ali protettrici dei genitori. Questo termine può essere sicuramente contrapposto alla casa nuziale in quanto il nido, un tema fondamentale del poeta, è inteso come l’immagine chiusa, gelosa e rassicurante dove i piccoli sono protetti dal calore dei grandi, in cui vi sono solo i rapporti affettivi tra genitori e figli ed il sesso inquietante è assente, mentre la casa nuziale è il luogo in cui si consuma il rito amoroso, quindi è vista dal poeta come un luogo inquietante che contraddice l’ideologia che egli ha del nido.
Quali aspetti della sensualità vengono evidenziati nella lirica?
I sensi maggiormente evidenziati sono l’udito e l’olfatto, come per esempio il rumore proveniente dalla casa, l’esalazione del profumo di fragole rosse e l’odore di gelsomini schiusi portato dal vento.
APPROFONDIMENTI:
Riflettere sul significato del nido nella poesia del Pascoli con precisi riferimenti ad altre opere lette dell’autore.
Il nido rispecchia perfettamente l’idea pascoliana della famiglia, esso è infatti uno dei temi centrali della sua poesia. Egli ha un legame morboso e ossessivo nei confronti del suo nido ormai distrutto dalla morte del padre, della madre, dei due fratelli e della sorella.
Questo tipo di attaccamento alla famiglia non ha permesso all’autore di avere relazioni amorose poiché egli pensava che le due sorelle che gli erano rimaste avrebbero potuto soddisfare tutte le sue esigenze affettive; egli, infatti, era morbosamente legato alle sorelle, in modo talmente ossessivo che quando una delle due si sposò reagì con una crisi depressiva vedendolo come un tradimento personale.
Una delle poesie che rispecchia maggiormente questa sua visione della famiglia è “X agosto”, giorno in cui avvenne l’uccisione del padre e che portò alla frantumazione del nido. In quest’opera l’analogia tra la rondine ed il padre non riguarda solo la loro morte, avvenuta per entrambi il giorno di S. Lorenzo, ma anche nel fatto che sia la rondine sia il padre vengano violentemente esclusi dal nido.
I legami ossessivi nei confronti della famiglia proteggono il poeta dal mondo esterno, colmo di insidie e di cattiverie, escludendolo dalla vita sociale e spingendolo verso una fedeltà ossessiva nei confronti dei morti.
Contestualizzate il testo in rapporto alla cultura del decadentismo.
Quest’opera di Pascoli ha, naturalmente, molti elementi in comune con il decadentismo, in particolare: la fedeltà ossessiva nei confronti dei morti, la musicalità del verso, le metafore, le sinestesie, le onomatopee, in numerosi enjambements, il simbolismo, l’esclusione dell’io del poeta all’interno dell’opera e l’esaltazione della natura.
Analisi e commento del “Gelsomino notturno” di G. Pascoli
La poesia “Gelsomino notturno” fu composta da G. Pascoli, dopo lunga gestazione e tormentata vicenda di varianti, per le nozze dell’amico Raffaele Briganti e vi è adombrato il tema dell’unione dei due sposi e del conseguente germogliare di una nuova vita.
La lirica venne pubblicata in un opuscolo “per nozze” nel luglio 1901 e poi inclusa nei “Canti di Castelvecchio” (1903)
“E’ difficile – scrivono Guglielmino e Grosser in “Il sistema letterario”- indicare la trama perché è portato all’estremo quel processo di rarefazione dell’elemento logico - narrativo, che è una caratteristica fondamentale della poesia moderna e che Pascoli ha introdotto nell’ambito della poesia italiana. La lirica è una trama di impressioni, apparentemente disordinate e casuali nel loro succedersi, ma in realtà legate reciprocamente da sottili e rarefatti rapporti, da una logica del sentimento più difficile da cogliere, ma forse più vera della logica della ragione.”
Parafrasi
I gelsomini notturni, detti anche “le belle di notte”, aprono i loro fiori al calar della sera quando il poeta rivolge il pensiero ai suoi morti. Anche le farfalle del crepuscolo iniziano il loro volo nelle ore della notte tra i viburni, altrimenti detti “palloni di neve”, perché fiori bianchi di forma sferica.
Tutto tace: insieme alla notte è calato il silenzio: solo in una casa ancora si veglia: i rumori sommessi, che ne provengono, non turbano la pace notturna, paiono un bisbiglio di voci.
Nel nido i piccoli dormono sotto le ali della madre.
Dai calici aperti dei fiori di gelsomino esala un profumo che fa pensare all’odore di fragole rosse.
Mentre nella casa palpita ancora la vita e una luce splende nella sala, l’erba cresce sulle fosse dei morti.
Un’ape, che si è attardata nel volo, trova tutte occupate le cellette del suo alveare. La costellazione delle Pleiadi risplende nel cielo azzurro e il tremolio della sua luce richiama alla mente l’immagine di una piccola chioccia circondata dai suoi pulcini, intenti a pigolare.
Per tutta la notte esala il profumo dei gelsomini che il vento porta via con sé. La luce accesa nella casa sale su per la scala, brilla al primo piano e si spegne . E’ chiara l’allusione agli sposi che si uniscono nell’oscurità. Al sopraggiungere dell’alba si chiudono i petali e il fiore “cova” “nell’urna molle e segreta” “non so che felicità nuova”. Il poeta allude al germogliare di una nuova vita nel grembo della sposa, ora madre.
Analisi e commento
Da un punto di vista metrico la lirica è composta di sei quartine di versi novenari a rima alternata. “Va sottolineata la differenza di ritmo che si instaura tra i versi che pure sono uguali (novenari); in ogni strofe i primi due novenari hanno un ritmo incalzante, concitato, ascendente, con quell’impennata prodotta soprattutto dall’accento sulla seconda sillaba e poi sulla quinta e sull’ottava. Gli ultimi due sono caratterizzati da un ritmo discendente, fortemente pausato nel mezzo con accento sulla terza, quinta e ottava sillaba. A proposito di questa alternanza ritmica il Vicinelli ha osservato che “nella movenza impennata dei primi due versi Il Pascoli ha rinvenuto il grafico, l’immediata significazione musicale dell’aggressività con cui la natura e la notte stringono l’assedio dei loro inviti d’amore. Negli ultimi due con quel gorgo lento che la sosta centrale produce ha trasfuso un crollare smemorato e blando.” (Guglielmino /Grosser, Il sistema letterario ,ed Principato , Milano 19939.
Il poeta, immerso in un’atmosfera di trepidazione e indefinibile smarrimento coglie il mistero che palpita nelle piccole cose della natura. Si accorge che la notte, quando tutto intorno è pace e silenzio, vi sono fiori che si aprono e farfalle che volano. Una vita inizia quando la vita consueta cessa. L’ora della vita notturna è anche un’ora di malinconia per il poeta che pensa ai suoi morti. Da un ossimoro, da una compresenza di termini antitetici, prende avvio, secondo Pazzaglia, la lirica, in cui i simboli di morte si rovesciano in simboli di vita come nel verso “nasce l’erba sopra le fosse”Avvolge la notte un senso di silenzio, cui si contrappone il misterioso agitarsi della vita “là” nella casa: Il bisbiglio desta fascino e curiosità: “è indice di una presenza umana che si accorda con l’atmosfera di arcani silenzi e di attese della lirica” (Guglielmino /Grosser, op cit.)
Nei versi successivi appare l’immagine dei nidi in cui i piccoli dormono sotto le ali della madre. Affiora l’idea rassicurante del nido, tema caro al poeta e messo in rilievo dalla critica recente. (Barberi Squarotti).
La musicalità dei versi crea un’eco suggestiva, un’atmosfera sospesa, incantata, di seduzione, di fascino, di veglia, contrapposta al torpore e al sonno.
Fonagy sottolinea come “cullando coi suoni” il testo indirizzi verso qualcosa che va oltre il testo, verso l’inesprimibile. Gioanola, riprendendo questa affermazione e l’indagine sui significanti nella poesia di Pascoli condotta da Beccaria, giunge alle estreme conseguenze, e nota in un suo saggio come la casa del Gelsomino notturno sia collocata “là”: il nesso liquida + a, nella forma la, ricorre per ben 16 volte nel testo. Ne deriva un sentimento di esclusione del poeta, che di fronte al tema dell’eros, avverte al contempo turbamento e fascino, attrazione e repulsione, come dinanzi a una condizione a lui preclusa. Già Chimenez aveva letto la lirica nella direzione della frustrazione erotica pascoliana, del represso sensualismo del poeta.
Nella sinestesia “l’odore di fragole rosse”, in cui il profumo, una percezione olfattiva, sembra acuito dal colore rosso delle fragole, percezione visiva, è evidente il tema dell’attrazione, della tentazione sensuale che si accosta nei versi successivi al risplendere della luce nella sala, , alla curiosità per la vicenda degli sposi. Ma su tutto si diffonde un senso di mistero per il compenetrarsi inesplicabile di vita e morte: “nasce l’erba sopra le fosse”.
L’ape, che, essendosi attardata, trova già prese le celle del suo alveare, potrebbe allora tradurre in immagine il senso di esclusione che il poeta, incuriosito dall’eros, avverte rispetto alla propria famiglia di origine. Ma subito ricompaiono immagini rassicuranti di nido. Le Pleiadi nel cielo appaiono per un procedimento analogico come una chioccetta, che in un’aia si trascina dietro la covata dei suoi pulcini e il pigolio potrebbe offrirsi come una sinestesia che trasferisce nella percezione uditiva la percezione visiva del tremolio della luce stellare.
All’intenso odore del fiore che passa col vento si accompagna il salire della luce lungo la scala e il suo spegnersi al primo piano con i puntini di sospensione che seguono e alludono al congiungersi degli sposi, ma soprattutto al mistero della vita che continua a palpitare nel buio.
La lirica si chiude nuovamente con un ossimoro: “E’ l’alba”, il momento del risveglio, e “si chiudano i petali un poco gualciti. “Nell’urna molle e segreta”, che simbolicamente rappresenta il grembo della madre, si dischiude una nuova vita, si cova “non so che felicità nuova”. Scrive Vincelli “E’ qui il segreto di questa poesia, che si è detto valere, sì, per se stessa, ma che ben più ci stupisce e incanta nella rivelazione di un mirabile, sfumato, purissimo simbolo, nel segreto di un miracolo notturno, di un altro gelsomino che si apre e che, come l’erba silenziosa sopra le fosse, va segretamente dal mistero del nulla verso la vita. In quel dolce silenzio, in quell’ombra profumata quasi dalla passione del fiore, quando anche quell’ultimo lume è spento, ha cominciato a germinare una nuova vita, che come dentro l’urna segreta del fiore notturno, su cui a mattina si chiudono i petali un poco gualciti, prepara una felicità nuova: la maternità e la novella vita”.

Esempio



  



Come usare