Rapporto tra i giovani e la musica

Materie:Tema
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Testo

Il sociologo Finarotti sostiene che i giovani non ascoltano la musica ma la “abitano” perché essa offre un riparo rispetto al mondo, alla società che è e resta terra straniera. Esponi le tue considerazioni in merito a ciò.

La musica è un’arte vera e propria per tutte le generazioni: ha il suo compositore, che attraverso il suo linguaggio, fedele alle varie tendenze, ci riferisce indirettamente un messaggio e ci regala emozioni; a noi spetta il compito di interpretarlo e di usarlo nel modo che riteniamo più opportuno.
Per noi giovani il concetto di musica è un po’ cambiato rispetto ad altri tempi: essa non è più un’arte, ma un metodo per evadere dal nostro standard di vita. Infatti oggi cerchiamo nella musica un mondo impossibile e irrealizzabile per sottrarci dai dolori, dalle sofferenze, dai problemi, dalle difficoltà e dalle fatiche di ogni giorno. E’ ormai risaputo che noi adolescenti preferiamo scegliere la via più breve e più semplice; così ci rifugiamo nel mondo della musica che ci offre un riparo immaginario e intoccabile; ma non vogliamo viverla fino in fondo: ci piace sapere che è sempre disposta ad accoglierci, lei, il mondo migliore che tutti desideriamo, quando siamo oppressi dalla società contemporanea ipocrita, falsa e fondata sul consumismo.
Quindi noi non viviamo la musica ma la abitiamo soltanto perché ci entriamo senza conoscere l’ambiente e tutto ciò che lo circonda e ne usciamo quando ci fa più comodo, usufruendo di essa solo come un passatempo. Infatti, molte volte, mentre ascoltiamo la musica, pensiamo ad altro o facciamo altre cose, sogniamo ad occhi aperti e ci facciamo cullare dalla sua melodia senza prestare attenzione, senza cercare di capire, di assaporare e gustare ciò che veramente vuol trasmetterci.
Tuttavia non penso che siamo completamente estranei ad essa: cerchiamo di interpretare il suo linguaggio e il suo messaggio, ma il più delle volte ascoltiamo e capiamo soltanto ciò che vogliamo sentire, senza badare al suo vero significato che talvolta è ambiguo ed equivoco, forse ostacolato dalle lingue diverse attraverso le quali ci sopravviene.
D’altro canto penso che in noi giovani è cresciuta la passione e la voglia di creare, realizzare ed eseguire la musica: essa è un modo per esprimere e manifestare a tutti le nostre emozioni, ciò che abbiamo veramente dentro di noi, senza tenere conto dei giudizi altrui e soprattutto degli adulti che talvolta ci costringono a reprimere i nostri sentimenti, le nostre opinioni, i nostri pensieri perché non riescono a capirli o non li condividono.
Ciò nonostante questa voglia di comporre musica sta diventando sempre più tecnologica per i vari software che, da un lato, sostituiscono gli strumenti veri e propri e in parte la musica vera, ma dall’altro lato, sono il nostro modo di esprimerci, quindi non può essere emarginato perché è come reprimere la libertà di pensiero.
Inoltre la musica di adesso è legata molto alle etichette, al business e al consumismo che ci assorbe in tutti i modi possibili: dalla tv a internet, dai cellulari alle radio, che oggigiorno sono diventati parti integranti della nostra società. E’ quasi impossibile non essere influenzati da essi e ciò maschera la nostra vera passione … tutto gira intorno al brano più sentito, al video più visto, al cantante più famoso senza badare ai nostri gusti: se ascoltiamo un genere di musica siamo trendy e alla moda, se ne ascoltiamo un altro siamo “fuori dal mondo”. Da tutto ciò mi sembra che la musica venga usata come un mezzo per integrarsi nella società, per far parte di un gruppo, sminuendo così la sua vera arte.
Quindi penso che, in noi giovani, la passione per la musica non sta diminuendo, anzi, sta crescendo sempre più grazie anche alla tecnologia; forse sta cambiando faccia ma non sta entrando in un’epoca oscura per quanto riguarda il suo lato artistico; tuttavia penso che bisogna valorizzarla perché sta perdendo il vero senso per cui è nata: essere vissuta e compresa per arricchire la propria sensibilità interiore e la capacità di comunicare con gli altri in un linguaggio universale.

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