Rafanelli e Il tempo dell'attesa

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Testo

Il Tempo dell’attesa- Loretto Rafanelli
Recensione sul tempo interpretato dall’autore

“ora il tempo è lì, uno stipite chiuso”. Il tempo, un gioco infinito di attimi e secondi che scorrono infiniti nella geometria di un lampo, nella vita di ogni uomo che appare un attimo in confronto al passare degli anni, dei mesi, delle stagioni. Così Loretto Rafanelli esamina nei suoi versi i diversi aspetti che il tempo sconfinato presenta. Non a caso l’intera raccolta delle sue opere è intitolata “il tempo dell’attesa” . Così il fluire dei secondi anima in ogni componimento un pensiero, rivolto al mondo, alle sciagure della guerra, ma anche ai cari ricordi del poeta stesso, il quale si fa portavoce del “dire increato”, ovvero di quelle parole che basterebbero per ripristinare la pace, le gioie di un tempo che fu e che non sarà più, parole di perdono, di scusa, di tolleranza,così difficili, al mondo d’oggi, da pronunciare. La sensibilità poetica che scaturisce dalle varie raccolte riguardanti ognuna una tematica precisa, viene spesso rappresentata sotto forma di un problema che molti autori contemporanei tendono a mettere in risalto, ovvero sia quello del valore della poesia. Proprio intorno a questa domanda, quale ruolo assume il componimento in versi nella nostra società, si articola il discorso che Rafanelli crea a proposito del tempo. A partire dalla prima raccolta, si può osservare un andamento ciclico delle poesie, le quali terminano con le stesse parole che vengono riprese nei versi del componimento successivo. Si crea, dunque, una sorta di catena che lega tutte le poesie, quasi a significare che esse siano state scritte tutte in un lasso di tempo ristretto (anche se l’autore stesso afferma che l’intero libro è stato scritto in dieci anni di lavoro), quindi, di conseguenza, che il lasso di tempo trascorso è stato breve: ecco la prima riflessione del poeta, la brevità del tempo, l’istante, in cui, però, possono avvenire molti avvenimenti, che l’uomo spesso non tiene in considerazione. In antitesi a ciò Rafanelli utilizza un’altra efficace immagine, “la clessidra capovolta di un tempo sconfinato”, come a significare l’interminabile passare delle ore, che non trovano mai fine, davanti alla quali l’uomo non è che una goccia, e tutto la sua vita appare un viaggio in un muto istante. Non esiste uomo, infatti, che abbia cambiato totalmente il mondo, che possa considerarsi il pilastro della Storia. Il poeta, però, anche se indirettamente, immette il suo richiamo religioso di fronte a questa realtà violenta ed intollerante, alludendo ad alcuni passi delle Sacre Scritture:”e il tempo è polvere che le mani porgono a terra”. Così sta scritto nell’antico testamento:”tu eri polvere e polvere tornerai.” Qui Rafanelli riprende il concetto di impotenza dell’uomo di fronte a Dio e al tempo, senza però far luce su quale di questi ultimi due prevali sull’altro. Infatti l’attesa del poeta è come un metallico incombere nel tempo che unisce a Dio, ma è altrettanto vero che l’amore comanda il tempo, che questa presenza, che dona un sorriso, e viene conservata come un segreto da tenere nascosto a tutto il mondo, è stata creata da Dio perché “Dio è amore” dice il Cristo nei Vangeli. Così ecco che sopra ogni cosa risiede l’ Onnipotente, e anche il Tempo viene comandato da Lui. Ma questo scorrere interminabile di silenzi è scandito da elementi ripetitivi, seppur sempre d’un intensità unica, che il poeta immagina di vedere attraverso gli occhi di chi, per così dire, ha vissuto il passare degli anni da un lato più consapevole del suo, ovvero gli vecchi: “vidi le anziane donne fissare il tempo che il mare spegneva ogni sera”. È proprio il mare, infatti,a comandare il fluire dei momenti, con le sue onde che si infrangono come un metronomo sul lido della spiaggia. Questa presenza, che Rafanelli molto spesso definisce inquietante, oscura, come un muro, alto, invalicabile, diventa a volte anche una figura benigna, legata ad una persona amata con l’amore più vero e che , di conseguenza, è diventata per lui, indimenticabile: “allora tu che sei il manto sacro degli anni, il fuoco infinito del tempo, posa lì il tuo sorriso”. In questo modo l tempo evoca ricordi , rimanda alla memoria le scene più nitide, più sentite, che l’autore tenta di descrivere in versi, e proprio in questi tratti si nota la difficoltà del poeta, in senso generale, a descrivere la realtà piuttosto che paesaggi inventati, frutto dell’immaginazione. Ecco, quindi, il tempo, studiato e meditato, amato come se non dovesse mai finire e odiato con tutto il cuore; così anche il poeta ,nella storia di tutti, ha consegnato il suo istante.

Casadei Lorenzo IICf

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