Promessi Sposi Cap.X

Materie:Riassunto
Categoria:Italiano
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Data:09.01.2007
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Testo

RIASSUNTO E COMMENTO AL CAP. X PROMESSI SPOSI
Nel X capitolo, Manzoni inizia facendo una similitudine. Infatti, riferendosi alla purezza dell’adolescenza che è disarmata di fronte alla violenza “dell’astuzia che sta per violarla”,
dice che è come un fiore appena sbocciato che è pronto a concedere le sue fragranze all’aria.
Questi momenti che dovrebbero essere ammirati e rispettati, vengono invece utilizzati per approfittarsene e costringere a fare cose che non si è convinti di fare.
Il principe (padre di Gertrude) capisce leggendo la lettera che doveva “battere il ferro, mentre era caldo”, cioè pensava che era il momento giusto per approfittarsene. Quando Gertrude si presenta davanti al padre si inginocchia e chiede perdono, lui le risponde che il perdono bisogna meritarselo.
Suo padre raggiunge il massimo della crudeltà, quando le dice che per quello che ha commesso
“non sarebbe degna di essere data in sposa a nessuno”. L’ipotesi che lei si potesse sposare non è mai stata considerata dal principe, però si serve del “peccato” di Gertrude per insinuare nella figlia la convinzione che solo per colpa sua lei ha perso questa possibilità. Suo padre le dice la vita del “secolo”, cioè la vita fuori dal monastero è piena di pericoli per lei. Gertrude risponde solo “ah sì”.
Questa parola viene subito stravolta dal padre e non riesce a pronunciare altre parole,talmente è sbalordita. Il principe fa chiamare la principessa ed il principino per comunicare la “decisione” di Gertrude. Il principe deve concordare il giorno per andare a Monza a far richiesta alla badessa.
Permette a Gertrude di scegliere lei il giorno, sembra che le conceda chissà quale privilegio per rinviare solo di un giorno la sua partenza.
Da questo momento l’atteggiamento ostile che tutti avevano nei confronti di Gertrude cambia anche da parte delle servitù (tutti si inchinano, si congratulano). Gertrude viene chiamata “la sposina”
(termine usato per le giovani monacande). Questo termina suscita in lei un dolore ancora più forte, perché lei ha sognato ben altre nozze.
Un altro momento di amarezza nell’animo di Gertrude, si nota, quando un suo zio, mentre vanno a fare una passeggiata in carrozza fa una battuta dicendo che lei è fortunata ad aver “scelto”il monastero, perché in questo modo non deve affaticarsi con riti mondani, mentre sono proprio quelli che Gertrude sogna. Prima di essere condotta la monastero, il principe le dice come si deve rivolgere alla badessa,cioè si deve dimostrare convinta, non dubbiosa, non lasciar trapelare il suo errore (lettera al paggio). Viene poi descritto il viaggio di Gertrude verso il monastero. Giunta al monastero, al momento di pronunciare la frase impostale dal padre, ha un attimo di ripensamento, ma vedendo il viso di suo padre anche le sue ultime resistenze crollano. Anche nel colloquio tra il principe e la badessa si nota complicità e malafede.
Il giorno successivo, Gertrude deve affrontare il colloquio con il vicario. Il principe anche questa volta ricatta e minaccia Gertrude. Infatti, le dice, di stare attenta alle sue risposte, perché ormai si è fatta molta pubblicità sulla sua situazione, quindi se il vicario intuisse una sua esitazione, ci andrebbe di mezzo l’onore del padre o lui sarebbe costretto a svelare l’errore che Gertrude aveva commesso. Durante il colloquio con il vicario, Gertrude è molto spaventata, soprattutto quando le chiede: se è libera di farsi monaca, se non è stata minacciata. La vera risposta a questa domanda si afaccia subito alla mente di Gertrude, però pensa alle minacce del padre, quindi pensa che solo mentendo si può salvare. Anche se si fosse confidata con il vicario, sarebbe poi rimasta sola con il principe suo padre e chissà cosa avrebbe potuto subire. Quindi frettolosamente risponde”MI FACCIO MONACA PER SERVIRE DIO E FUGGIRE AI PERICOLI DEL MONDO”.
Terminato il colloquio il vicario, si congratula con il padre di Gertrude per la decisione della figlia.
Il principe corre incontro a Gertrude riempiendola di carezze.
Il Manzoni definisce il cuore degli uomini “guazzabuglio2, perché SI POSSONO INTRECCIARE “IL BENE E IL MALE. Così anche il principe nei confronti di sua figlia può avere un affetto sincero nonostante tutto quello che le ha fatto passare.
Prima di aver la conferma dell’accettazione in monastero, Gertrude nel frattempo cerca di assaporare per l’ultima volta gli aspetti gradevoli del mondo “il fracasso delle feste, le davano ebrezza”. Il pensiero di abbandonare per sempre quei luoghi , quei “godimenti” la rendeva amareggiata e piena di rabbia. Qui il Manzoni fa una similitudine dicendo: Gertrude si sentiva come “l’infermo assetato guarda con rabbia e quasi respinge con dispetto il cucchiaio d’acqua che il medico gli concede a fatica” così per Gertrude è questo spiraglio di gioie mondane in confronto alla sua sete di felicità. Gertrude fu accettata e condotta pomposamente al monastero. Manzoni dice “fu fatta la sua volontà”, ma la sua volontà è quella di concludere tutto al più presto e non quella di farsi suora. Fece dodici mesi di noviziato, poi “diventò monaca per sempre.”
Manzoni scrive cha la fede cristiana non rende immuni dal peccato, né dalla sofferenza, ma indica le strade della salvezza e la religione cristiana potenzia le facoltà naturali.
Gertrude potrebbe trovare nel monastero una famiglia sostitutiva, invece la sua diventa uno scontrarsi di passioni: rimpianto e rancore. Odiava le monache che in qualche modo erano responsabili della sua situazione. Avrebbe dovuto sentire vicino a sé le altre monache più pie, più amorose, ma odiava anche loro, perché il loro esempio metteve ancor più in evidenza la sua inquietudine (diversa da loro). Forse si sarebbe comportata in modo diverso se avesse saputo che queste monache durante le votazioni avevano votato contro la sua accettazione in monastero.
Gertrude trovava un po’ di soddisfazione nel comandare, essere corteggiata, sentirsi chiamare la “signora”. Queste, però, erano tutte consolazioni superficiali, passeggere che Gertrude a volte avrebbe voluto unire. Manzoni dice che bisogna scegliere fra fa una similitudine fra i valori spirituali e quelli mondani e fa una similitudine paragonando al naufrago che vuole afferrare la tavola per salvarsi e deve però abbandonare le alghe scivolose alle quali si era attaccato prima per istinto. Deve passare dalla presa scivolosa delle alghe alla presa sicura della tavola.
E’ la stessa differenza che c’è tra il falso e il vero.
Successivamente, Gertrude, esercitava la professione di maestra delle educande. Questo incarico era stato scelto da lei per essere gratificata, infatti le maltrattava, le sgridava per poco, anche perché pensava che molte di loro erano destinate a vivere in un mondo dal quale lei era stata esclusa per sempre. A volte, Gertrude, si comportava in modo opposto facendosi quasi loro complice, ma in modo esagerato rideva senza controllo, imitava l’andatura, la voce delle altre monache.
Queste risate non la lasciavano più allegra di prima. Così visse per alcuni anni. Tra i tanti privilegi concessole, uno era quello di vivere in un appartamento a parte che si trovava vicino alla casa abitava un giovane scellerato che si chiamava Egidio. Un giorno si parlarono e da quel momento Gertrude cambiò il suo comportamento che divenne più tranquillo.
La sua felicità dice il Manzoni con una similitudine “era simile alla bevanda ristorativi che gli antichi davano al condannato per dargli forza per sostenere i tormenti.
Quel comportamento e “quell’apparenza” e “quell’imbiancatura esteriore”( come definisce il Manzoni riferendosi alla frase evangelica che condanna l’ipocrisia dei farisei chiamandoli “sepolcri imbiancati”)non durò molto. Ben presto Gertrude tornò a fare i soliti dispetti e capricci addirittura il suo linguaggio era diventato volgare. Le suore non sono riuscite a capire che dentro tutto questo la monaca nascondeva un suo dramma interiore. Cominciò a maltrattare una conversa, la quale le fece intuire di essere a conoscenza della sua relazione con Egidio.

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