Produzione del testo

Materie:Appunti
Categoria:Italiano

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Testo

PRODUZIONE DEL TESTO
Vi sono cinque fasi:
1. Definire l'argomento, lo scopo del testo e il pubblico.
2. Raccolta e organizzazione delle idee.
3. Individuare nessi logici.
4. Stesura del testo.
5. Revisione.
A proposito del punto 1. chiedersi sempre:
• Per chi sto scrivendo? (il pubblico)
• Che cosa ci si aspetta da me?
• Quanto deve essere lungo il testo? Quando deve essere consegnato?
Entriamo nei dettagli. Riguardo al pubblico (audience) chiedersi sempre:
• Chi sono i miei lettori?
• Che cosa voglio trasmettere e come devo farlo senza ambiguità e confusioni?
• Che cosa sa il pubblico?
• Quanto dovrò dare per scontato e quanto no?
Riguardo il punto 2. vi sono varie strategie; le più usate sono le seguenti:

• Mappa delle idee o grappolo associativo
• scrittura libera
• schema o scaletta (in inglese outline)
Tali procedure devono garantire la massima reperibilità dell'informazione.
Ecco un esempio di
MAPPA DELLE IDEE - GRAPPOLO ASSOCIATIVO

Un esempio di:
SCRITTURA LIBERA - BRAINSTORMING
Schiarirsi le idee, concentrarsi... quanto tempo ho? la relazione è per martedì, per cui sentire Matteoli alle pubbliche relazioni ( int. 5740? controlla; è sconsigliabile mandare il comunicato prima di aver sentito l'ufficio stampa, farglielo presente... chi parlerà ai giornalisti? non io... La relazione si deve incentrare sugli aspetti del prodotto, il quale è carente, lo sappiamo tutti, ma se il lancio funziona si ha il tempo di eliminare i difetti e preparare una nuova uscita entro dicembre, massimo febbraio... bisogna ora insistere sul cambiamento di quelli che organizzano il lancio, la pubblicità vista venerdì è una lagna, non funziona! E poi come si fa a dare in mano agli olandesi il payoff? non sanno nemmeno l'italiano. Allora meglio farsela da soli, si risparmiano (vedi quanto? parla con Carla) ...
E, infine, un esempio di:
SCHEMA - SCALETTA
PANORAMA DELLE ATTIVITÀ SOCIALI DESTINATE AGLI ANZIANI DEL QUARTIERE XXX
(attenzione: il titolo definitivo deve essere neutro, non usare la parola "anziani": non tutti gli anziani si reputano tali e questo può scoraggiarli dal leggere l'avviso...)
- introduzione (15 parole) del sindaco (? verifica)
- data, intestazioni (metterle prima o dopo? chiedi al grafico)
- quali sono le associazioni cittadine coinvolte? che apporto forniscono?
- mappa del quartiere (colore?), localizzare visivamente dove si svolgono le attività
- elenco delle attività (teatro, cinema, bocciofila, scuola di ballo, gara di cucina ecc.)
- numeri di telefono utili, persone da contattare, informazioni
N.B. : in tutto al massimo una pagina A4
Riassumendo dunque:
• le idee devono seguire una sequenza chiara
• le varie parti devono essere connesse logicamente
• ogni punto deve essere rilevante rispetto all'argomento principale dello scritto
• all'interno dei singoli punti ciascun elemento deve rappresentare un reale approfondimento dell'idea principale di quel punto
A tale scopo fondamentale è la documentazione. Ecco una serie di utili consigli:
• Se leggete libri, scorrete sempre l'indice
• Chiedete a chi ne sa più di voi
• Visitate più luoghi di documentazione
• Valutate la documentazione
• Schedate le informazioni (autore, titolo, luogo, data, pagine)
A questo proposito soffermiamoci sui criteri di citazione bibliografica.
Questi criteri saranno utili al momento della stesura di tesine e tesi. Come si cita un autore, un’opera?
Primo modo: Autore (Nome, di solito la sola iniziale seguita da punto fermo, Cognome), Titolo [in corsivo], luogo di edizione, anno di edizione:
U. Eco, Il nome della rosa, Milano, 1980
Un modo più completo (con l’aggiunta delle casa editrice): Autore (Nome, di solito la sola iniziale seguita da punto fermo, Cognome), Titolo [in corsivo], luogo di edizione, casa editrice, anno di edizione:

U. Eco, Il nome della rosa, Milano, Bompiani, 1980
Oppure, invertendo la posizione di casa editrice e luogo di edizione:
U. Eco, Il nome della rosa, Bompiani, Milano, 1980
Ogni elemento è sempre separato dalla virgola.
Se si dovrà citare la o le pagine, si aggiungerà alla fine l’elemento p./pp. + numero di pagina, così:
U. Eco, Il nome della rosa, Milano, Bompiani, 1980, p. 6
vuole dire che si cita la pagina 6.
U. Eco, Il nome della rosa, Milano, Bompiani, 1980, pp. 6, 12, 20, 81
vuole dire che si citano le pagine 6, 12, 20 e 81.
U. Eco, Il nome della rosa, Milano, Bompiani, 1980, pp. 6-81
vuole dire che si citano le pagine da 6 fino a 81.
U. Eco, Il nome della rosa, Milano, Bompiani, 1980, pp. 8, 11, 22-80
vuole dire che si citano le pagine 8, 11 e la sezione da 22 fino a 80.
Per le citazioni di quotidiani, riviste, giornali (cioè non libri) si procederà così:
U. Eco, Dacci oggi il nostro delitto quotidiano, in "L'Espresso", 29 settembre 2005, p. 210
U. Eco, Dacci oggi il nostro delitto quotidiano, in «L'Espresso», 29 settembre 2005, p. 210
U. Eco, Dacci oggi il nostro delitto quotidiano, in L'Espresso, 29 settembre 2005, p. 210
Cioè: il titolo della rivista va messo tra virgolette, alte o basse, o in corsivo (scelta quest’ultima meno frequente), seguito dalla data e dall’indicazione delle pagine.
Si noti invece questa espressione:
Come scrive U. Eco ne Il nome della rosa, ci sono...
Focalizziamo l’attenzione su quel “ne”, residuo arcaico di preposizione, non più usato se non in casi del genere (analogamente a “de”: l’autore de Il nome della rosa). Non essendo più forme in uso nell’italiano, andranno fuse con l’articolo determinavo del titolo; per cui forme come:
de/ne Il nome della rosa
de/ne I promessi sposi
de/ne La guerra dei Roses
andranno così risolte:
del/nel Nome della rosa
dei/nei Promessi sposi
della/nella Guerra dei Roses
cioè con le normali preposizioni articolate in uso. La fusione si verifica solo quando il titolo inizia per ARTICOLO DETERMINATIVO (SING. o PLUR.). Questo perché ne+il = nel; de + il = del, e così via.
In tutti gli altri casi si userà di/in:

di/in Un anno sull’altipiano
di/in Pinocchio
di/in Dagli Appennini alle Ande
Una soluzione alternativa a una frase come la seguente:
Come scrive U. Eco nel Nome della rosa (Milano, Bompiani, 1980, p. 6), ci sono...
sarà:
Come scrive U. Eco (Il nome della rosa, Milano, Bompiani, 1980, p. 6), ci sono...
Portare, cioè, tutte le indicazioni relative all’opera fra parentesi.
E ora torniamo alle cinque fasi. Siamo alla terza, la stesura.
Per la stesura bisogna sempre tenere presenti le famigerate 5 Wh-:
Who?
What?
When?
Where?
Why?
Inoltre:
• Ogni punto della scaletta preparata deve corrispondere a una prima suddivisione in paragrafi (cioè in blocchi omogenei, completi e coerenti)
È fondamentale:
• Ordinare le informazioni
• Raggruppare le informazioni in blocchi omogenei
• Non dare nulla per scontato
Quindi una struttura generale sarà la seguente:
Inizio
1 blocco
2 blocco
3 blocco
ecc.
Conclusione
Attenzione: essendo testi informativi, è necessario esprimere l'argomento principale all'inizio, prima possibile.
La fase 5., la revisione, spesso sottovalutata, è invece un momento essenziale. Si può dividere in due tipi.
Revisione grammaticale:
• problemi ortografici
• problemi semantici
• problemi sintattici
Revisione semantica (sul contenuto quindi):
• problemi di struttura
• problemi di incoerenza
• problemi di ambiguità
Inoltre, verificare sempre questi elementi:
• La tesi centrale è espressa chiaramente?
• Avete rispettato le attese dei lettori?
• Le fonti corroborano a sufficienza le vostre tesi?
• Avete sottoposto a uno o più lettori esterni (la cosiddetta peer review)?
In definitiva, un testo deve essere:
• coerente
• coeso
La COERENZA riguarda l’aspetto semantico, quello cioè dei contenuti.
Riguardo ai contenuti, verificare sempre che:
• non si ripetano
• siano pertinenti al tema centrale
• leghino/non siano in contraddizione con altre idee
• siano completi
• siano formulati in modo chiaro
• si susseguano in modo logico
Quanto alla COESIONE, cominciamo col confrontare i due testi:
1. Quindici anni fa U. Eco parlava del “grande shock” che attende lo studente universitario italiano al momento della stesura della tesi di laurea, dato che dopo “quattro, cinque, sei anni all’università dove di regola nessuno gli chiede di scrivere si ritrova al momento della tesi completamente fuori esercizio”. Lo scorso anno C. Lavinio e A. Sobrero hanno tematizzato la questione dell’“italiano approssimativo degli studenti universitari” come un problema “serio” e “grave”, “presente in tutte le sedi universitarie e in tutte le facoltà” e “destinato ad aggravarsi”. Per M.T. Romanello, nel campo dell’insegnamento della scrittura agli universitari, ci troviamo di fronte a un’“emergenza” che è destinata a diventare un “problema civile”.
Si rileva la necessità di affrontare in modo nuovo l’insegnamento delle competenze necessarie per redigere un testo scritto, anche ispirandosi a esperienze di altri paesi. In Italia non esiste una tradizione di didattica della scrittura, che è stata sempre considerata una capacità che si conquista accostandosi con frequenza a testi ben scritti tramite lo studio e la lettura. Nei paesi anglosassoni esistono da diversi anni studi specialistici sul modo di imparare a scrivere, da cui sono nati numerosi laboratori di scrittura in molte facoltà universitarie.
Si tenta di arrivare all’arte partendo dall’artigianato. Si tenta di decomporre il processo di scrittura in attività di base alle quali sia possibile applicare tecniche specifiche: si tratta di una semplificazione a fini didattici delle procedure complesse della scrittura.
2. Già quindici anni fa U. Eco parlava del “grande shock” che attende lo studente universitario italiano al momento della stesura della tesi di laurea, dato che dopo “quattro, cinque, sei anni all’università dove di regola nessuno gli chiede di scrivere si ritrova al momento della tesi completamente fuori esercizio”. Lo scorso anno C. Lavinio e A. Sobrero hanno di nuovo tematizzato la questione dell’“italiano approssimativo degli studenti universitari” come un problema “serio” e “grave”, “presente in tutte le sedi universitarie e in tutte le facoltà” e “destinato ad aggravarsi”. Per M.T. Romanello, addirittura, nel campo dell’insegnamento della scrittura agli universitari, ci troviamo di fronte a un’“emergenza” che è destinata a diventare un “problema civile”.
Si rileva, dunque, da più parti, la necessità di affrontare in modo nuovo l’insegnamento delle competenze necessarie per redigere un testo scritto, anche ispirandosi a esperienze di altri paesi. In Italia non esiste, infatti, una tradizione di didattica della scrittura, che è stata sempre considerata una capacità che si conquista accostandosi con frequenza a testi ben scritti tramite lo studio e la lettura. Al contrario, nei paesi anglosassoni, ad esempio, esistono da diversi anni studi specialistici sul modo di imparare a scrivere, da cui sono nati numerosi laboratori di scrittura in molte facoltà universitarie.
In questi laboratori si tenta di arrivare all’arte partendo dall’artigianato, se così possiamo dire. In altre parole, si tenta di decomporre il processo di scrittura in attività di base alle quali sia possibile applicare tecniche specifiche: si tratta di una semplificazione a fini didattici delle procedure complesse della scrittura.
Il testo 1. è corretto, sia dal punto di vista grammaticale sia da quello logico, però risulta troppo slegato: le frasi sono semplicemente giustapposte, senza nessi le une con le altre, così che l’impressione è di un testo che “non scorre bene”, non molto fluido, in cui il lettore deve impegnarsi di più, dovendo talvolta legare le frasi, fare operazioni di deduzione/inferenza.
Il testo 2. (che è quello originale) è compatto, scorrevole, ben strutturato e connesso: è COESO.
La coesione si ottiene nei vari modi evidenziati in neretto nel testo 2. Si tenga sempre il testo 2. come esempio.
Con i cosiddetti connettivi (avverbi ecc.), che possono essere di:
• Tempo (Già, di nuovo)
• Aggiunta (addirittura)
• Conseguenza (dunque)
• Spiegazione (infatti; ad esempio; se così possiamo dire; in altre parole)
• opposizione/contrasto (al contrario)
Altri modi sono i seguenti:
• Ripetizione (parziale di termini: “questi laboratori” rinvia a “numerosi laboratori”)
• Sostituzione (con sinonimi o espressioni sinonimiche: “didattica della scrittura”/“modo di imparare a scrivere” rimandano al precedente “insegnamento delle competenze necessarie per redigere un testo scritto”)
• Omissione (o ellissi: nella frase finale “… si tenta di decomporre…” è sottinteso un elemento, cioè “in questi laboratori”, facilmente ricavabile dal contesto)
Dunque, per rendere coeso un testo, si può:
• usare i connettivi
• ripetere alcune parole
• sostituire alcune parole con pronomi, sinonimi
• lasciare sottintese alcune parole
Ecco le ultime liste di controllo che garantiscono la riuscita di un testo:
• la suddivisione in paragrafi è efficace?
• i paragrafi sono ben collegati?
• le frasi sono connesse?
• il testo è introdotto bene? Chiude bene?
• il discorso potrebbe essere più efficace cambiando l'ordine?
• le parole sono scritte nel modo giusto?
• le parole sono ben coniugate?
• le parole sono appropriate?
• ci sono termini troppo astratti e generici?
• ci sono parole in più (aggettivi e avverbi)?
• ci sono parole ripetute troppe volte?
• i rinvii tra le parole/le frasi sono chiari?
• la punteggiatura è a posto?
• le frasi sono costruite correttamente?
• ci sono frasi troppo brevi o troppo lunghe e contorte?
• ci sono frasi costruite allo stesso modo, che generano monotonia?
UN TESTO BEN FATTO DEVE SODDISFARE TUTTI QUESTI PUNTI.
TEST. Si provi a riscrivere il seguente testo tenendo conto di tutte le indicazioni fornite.
Egregio Dottore,
gli scriventi si occupano, da diversi anni, di marketing e merchandising sportivo, ed in particolare quali consulenti della Società Sportiva Tolli e della Basket Abbigliamento S.r.l. (società che gestisce i punti vendita nella Regione Toscana), abbiamo attivato un sistema operativo sul territorio regionale (e/o nazionale) che prevede la creazione di una rete di vendita basata su di una determinata tecnica assimilabile a quella dell'affiliazione o del franchising.
Con il suddetto sistema, come già apparso nella stampa nazionale, abbiamo avviato il primo esempio di franchising nel mondo della pallacanestro.
Il franchising in questione non implica alcun esborso economico da parte delle aziende ma, viceversa, permette alle stesse di ottenere notevoli introiti economici in settori fino ad oggi impensati, anche con eventuali sinergie facenti capo all'azionista di maggioranza, e, soprattutto, non prevede alcun tipo di perdita, ma solo ed unicamente utili. Accanto a questi progetti, già consolidati, abbiamo anche redatto, nel 2002, una relazione riguardante lo sfruttamento di altri settori (alimentare, televisivo e di servizi) da abbinare sinergicamente al mondo della pallacanestro.
Essendo in grado di predisporre ed organizzare il sistema per qualsiasi squadra, saremmo lieti di poter fissare un incontro con la Vostra società per illustrare l'intera filosofia del sistema di franchising applicato al basket e delle altre possibilità di applicazione, a detto sport, di iniziative collegate allo sfruttamento del marchio.
Restiamo in attesa di un Suo cortese riscontro e porgiamo i nostri migliori saluti
RIASSUMERE
Riassumere è una tecnica fondamentale nella realizzazione di testi professionali, utilizzata in svariate occasioni. Significa esporre in forma breve ed essenziale. Spesso si trova anche il termine inglese abstract per indicare il riassunto.
La lunghezza e la lingua del riassunto variano a seconda delle circostanze. Bisogna dunque avere chiari i seguenti elementi prima di iniziare un riassunto:
• scopo del riassunto (per quale pubblico, per quale occasione ecc.)
• registro linguistico da utilizzare (si tenga presenta che i testi informativi di carattere professionale usano un registro medio, cosiddetto standard)
• spazio richiesto (quante parole)
Il primo passo fondamentale per un buon riassunto è la lettura: una lettura attenta, intensiva. Tale lettura permetterà di pervenire a una gerarchia delle informazioni, tramite cui
• selezionare le principali informazioni
• cancellare quelle di scarso rilievo
Sono superflue per la comprensione globale le informazioni:
• che ripetono contenuti già espressi
• che sono date una volta e non più riprese
• che non sono legate alle principali >
- non sono cause
- non sono conseguenze
- non sono spiegazioni
La loro assenza non incide sull'idea complessiva del testo!
Quanto alla stesura è necessario:
• generalizzare
• collegare in modo nuovo
Un buon riassunto, infatti, non solo SINTETIZZA ma RIELABORA in maniera nuova!
Ciò si ottiene:
1. Livello lessicale
Attraverso una generalizzazione:

“... biblioteche interattive, classi scolastiche multimediali, assemblee cittadine, comunità virtuali, uffici e ipermercati, network e modem”
>
“attività lavorative, sociali, economiche ed educative”
2. Livello sintattico
Attraverso le nominalizzazioni (trasformando cioè un periodo in un nome o una serie di nomi):
“la società che si è impegnata in molte attività”
>
l’impegno della società
3. Livello testuale
Raggruppando in UN UNICO PARAGRAFO le informazioni sullo stesso argomento disposte in punti distanti tra loro.
Infine, ecco due liste di controllo per verificare se un riassunto è ben fatto. Riguardo la QUANTITÀ:
• Non omettere le informazioni fondamentali
• Eliminare ripetizioni, elementi marginali, ricavabili per inferenza: bisogna stabilire una gerarchia delle informazioni
• Eliminare digressioni, aggiunte personali, arbitrarie
Riguardo la QUALITÀ:
• Verificare se ci sono informazioni inesatte
• Verificare se sono state proposte IN MODO SLEGATO parti del testo di partenza
• Verificare se sono stati modificati i rapporti logici tra le informazioni / idee
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