Prima guerra mondiale: morte e distruzione desiderata

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Testo

Marra Luca, cl. 5° A

Articolo di giornale
Prima guerra mondiale: morte e distruzione desiderata

Esiste una guerra che può essere giustificata? Quando? Dove? E soprattutto, Come?
Non sono pochi i poeti e letterati che alla vigilia del più grande conflitto mondiale pensano alla guerra in modo positivo: “Noi vogliamo glorificare la guerra-sola igiene del mondo”, queste testuali parole furono pubblicate sul manifesto futuristico “Le figaro” del 1909. Oggi probabilmente affermazioni simili creerebbero scandalo e stupore ma le ideologie riguardanti quella che si pensava sarebbe stata una guerra lampo calpestavano i valori umani, tutto doveva essere super-attivo, la corrente futurista esaltava incondizionatamente la civiltà industriale, la macchina, la velocità e la guerra, sentita come azzeramento totale per una nuova ricostruzione, poiché dopo la necessaria distruzione si profetizzava un nuovo mondo guidato da una generazione giovane forte e vigorosa. Non a caso proprio agli inizi del 1900 si diffondeva la psicoanalisi di Freud, che indicava l’espressione totale dell’interiorità dell’individuo, con tutte le sue pulsioni inconsce, anche le più violente e distruttive.
Gabriele d’Annunzio in uno tra i tanti discorsi tenuti a Quarto il 5 maggio del 1915 afferma: “Accesa è tuttavia l’immensa chiusa fornace, o gente nostra, o fratelli: e che accesa resti vuole il nostro Genio, e che il fuoco ansi e che il fuoco fatichi sinchè tutto il metallo si strugga, sinchè la colata sia pronta, sinchè l’urto del ferro apra il varco al sangue rovente della resurrezione.” Da queste parole è evidente l’appoggio alla guerra da parte del poeta: una guerra voluta sicuramente per l’esaltazione della sua persona ma anche per motivi nazionalistici.
Fortunatamente accanto al futurismo vi è il crepuscolarismo, corrente letteraria che avverte con angoscia che sta per compiersi la frattura definitiva, iniziata nell’Ottocento, tra io e mondo, tra artista e realtà che si sente “spersonalizzato”, “disumanizzato”, poeti che altro non sono che “articoli di non prima necessità”, come afferma Gozzano (maggiore interprete della poesia crepuscolare). Parte dell’800 è caratterizzato dalla fede nella scienza, nel progresso sociale, nella pacifica collaborazione fra i popoli. In realtà questo positivismo è avvertito solo da pochi e, imperialismi e lotte di classe determinano la sensazione del vuoto e del nulla. E’ in questa drammatica situazione Europea che i futuristi rendono il mondo malato, esaltando la guerra come unico mezzo per progredire ed avanzare in un costante movimento verso una società rinnovata.
Ma come è possibile utilizzare la guerra a scopo di un mondo nuovo e rinnovato?! La conseguenza della bellicosità altro non è che sangue, morte, distruzione. Nella poesia Russa del 1914 di Vladimir Majakovsfkj la descrizione dell’atmosfera di guerra è buia, triste, sanguinosa e violenta; la guerra è uno strumento tragico, drammatico, folle. Il poeta grida il suo orrore nei confronti del conflitto mondiale e dell’imperialismo che lo ha generato. Renato Serra schierato dalla stessa parte colpevolizza la guerra di inutilità, “vecchia lezione”, “non cambia nulla” ma non accenna ai disastri folli che causa all’umanità ed alle singole persone.
Oggi, anno 2006, la prima guerra mondiale è ormai un evento come tanti altri, trascritto sui libri di storia: appoggiando Renato Serra si può affermare, osservando l’attuale situazione mondiale, che il più grande conflitto mondiale ha insegnato poco:”Che cosa è che cambierà su questa terra stanca, dopo che avrà bevuto il sangue di tanta strage: quando i morti e i feriti, i torturati e gli abbandonati dormiranno insieme sotto le zolle, e l’erba sopra sarà tenera lucida nuova, piena di silenzio e di lusso al sole della primavera che è sempre la stessa?

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