Pirandello e Deledda

Materie:Tema
Categoria:Italiano

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Data:25.09.2008
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Testo

RELAZIONE CANNE AL VENTO
Canne al vento è un romanzo scritto da Grazia Deledda, un vero e proprio capolavoro che permise alla Deledda di ricevere il premio Nobel agli inizi del ‘900.
RIASSUNTO
La vicenda si svolge in un piccolo paesino, Galtellì, e narra la storia di Efix, un servo, e di tre sorelle, le dame Pintor. Efix, è da più di vent’anni al loro cospetto e quella sera sta finendo di rinforzare l’argine a cui sta lavorando da anni. Dopo aver finito il lavoro va a dormire nella capanna che rappresenta la sua abitazione, ma ad un tratto sente dei passi infantili e il paesaggio circostante, che sembrava essere addormentato si sveglia tra mormorii e fremiti come se si svegliasse di soprassalto; qualcuno stava giungendo ed Efix lo anticipò aprendo la porta.
Aperta la porta, Efix si trovò davanti Zuannantò, un giovinetto che gli disse che le padrone vogliono che egli, l’indomani mattina si rechi al più presto in paese per parlargli di una questione urgente.
Una lettera gialla è giunta alle tre sorelle Pintor (Noemi Ester e Ruth), e si pensa sia una lettera del loro nipote Giacinto, figlio di Lia, la loro quarta sorella.
Il giorno dopo Efix parte all’alba e giunge alla dimora delle tre padrone. Leggono la lettera insieme e scoprono che il loro nipote Giacinto sarà da loro entro pochi giorni. Donna Ester è favorevole, Noemi no e Ruth è un po’ dubbiosa sul comportamento che assumerà il loro nipote. Efix, dopo aver parlato con le padrone e deciso sul da farsi, si mette in testa di voler fare bella figura con Giacinto, e allora va a comprarsi una berretta nuova.
Andando in negozio, egli si sofferma a casa dell’usuraia Kallina per farsi prestare uno scudo, che si aggiunge agli otto che gli ha già prestato. Giunto in negozio si intrattiene a parlare con la suocera del proprietario, amica di Ruth.
Quando arriva Giacinto, solo a Maggio, Ruth e Ester si trovano alla festa di Nostra Signora del Rimedio, mentre Noemi è sola a casa che pensa agli anni passati con la sorella prima che se ne andasse.
Arrivato a casa, ella lo accoglie come una vera padrona di casa, gli prepara del cibo e poi chiacchiera con lui, rallegrata dalla notizia che presto, Giacinto, andrà a Nuoro per chiedere impiego in un mulino.
Dopo cena, Giacinto decide di andare alla festa e si sofferma a parlare con Efix, che gli illustra la sua povera vita e il suo lavoro al poderetto.
Alla festa tutto si svolgeva per il meglio e si sentiva la fisarmonica di Zuannantoni; ad un tratto si sente il cane del rettore abbagliare, come se volesse annunciare l’arrivo di Efix e Giacinto alla festa e tutte le dame del paese accolgono felici Giacinto, e lui si sente finalmente a casa; iniziano tutti a ballare, e Grixedda, una ragazza del paese, non può far a meno di notare quant’è bello il ragazzo.
Efix torna a casa delle padrone per prendere le provviste per Ruth e Ester, e nel viaggio di ritorno incontra don Predu, cugino delle sorelle e zio di Giacinto; don Predu, è convinto che le dame Pintor per poter mantenere il loro nipote, decideranno di vendere i loro possedimenti, e confida ad Efix di essere molto interessato all’acquisto del poderetto qualora lo mettessero in vendita.
I due arrivano finalmente al paese, e trovano Giacinto e Grixedda ballare e scherzare. Efix torna alla festa dopo tre giorni e Giacinto racconta al servo di essere così tanto preso dalla ragazza che vorrebbe perfino sposarla.
La storia si complica, perché le zie del giovane, pur di vivere, si sono messe a vendere ortaggi, e in più vietano a Giacinto di sposare Grixedda perché non è nobile.
Giacinto, vedendo le zie in “bancarotta”, decide di andare a Nuoro per lavorare e di separarsi da Grixedda, la sua amata.
Prima di partire va dall’usuraia Kallina a chiedere soldi per il viaggio e promettendo di restituirglieli entro due settimane, dopo va a salutare don Predu, suo zio, e il Malese, ma i due uomini lo convincono a giocare a carte e perde tutti i soldi datigli da Kallina.
Zia Potatoi, nonna di Grixedda, va da donna Noemi e riesce a convincerla a parlare con Giacinto in modo che egli sposi sua nipote Grixedda, ma questo consenso ben presto si trasforma in una risposta negativa, perché arriva a casa l’ avviso con il quale, l’usuraia richiede la cambiale firmata falsificamene da Giacinto a nome di donna Ester; quest’ultima decide di andare da Kallina per chiedere altro tempo. Noemi e Ruth rimangono in casa con don Predu, ma Ruth si sente male e muore.
Da quando Giacinto è partito, Grixedda soffre molto, e lo stesso Ester e Noemi per la morte della loro amata sorella.
Sotto convinzione delle dame Pintor, Efix va a cercare Giacinto per dirgli di non tornare più a casa loro. I due iniziano a discutere e alla fine Efix confessa al giovane di essere l’assassino di suo nonno, ovvero il padre delle tre donne.
Avendo tantissimi debiti a causa di Giacinto, le due dame Ester e Noemi non escono più di casa e non pagano nemmeno più Efix. Un giorno il servo stava parlando con don Predu, e, all'improvviso gli ha richiesto di parlare con le dame in modo che vendessero il loro podere, in modo da pagare, con il ricavato, i debiti e mantenere la casa.
Le donne accettano l’offerta di don Predu, e tutti iniziano una nuova vita, finché un giorno don Predu manda Efix da Noemi per chiederle di sposarlo, ma lei rifiuta e Efix, scoraggiato se ne va. Potatoi muore di vecchiaia, ma prima, chiede a Efix di convincere Giacinto a mantenere la promessa di matrimonio fatta a Grixedda, perché la fanciulla è sempre più giù di morale; Efix va a Nuoro da Giacinto e lo trova a lavorare in un mulino ospitato dal padrone. Giacinto confida a Efix che forse non riesce a sposare Grixedda poiché non possiede soldi e allora Efix rimane lì una settimana per aiutarlo.
Il servo, durante quella settimana incontra un mendicante cieco, il quale ha perso il suo compagno, e allora decide di unirsi a lui e di girare tutte le feste della zona chiedendo elemosina, e dopo aver guadagnato una certa cifra, capisce che la condizione di elemosinamento era una sorta di punizione per scontare i peccati.
Finalmente dopo tante avventure Efix torna al suo poderetto, che è passato alle cure di Zuannantoni, e poi va a salutare Kallina e Grixedda, dalle quali scopre che Grixedda si sposa con Giacinto e Noemi con Predu.
Dopo la chiacchierata va dalle sue vecchie padrone, e rimane a cenare lì, e Noemi chiede a Efix di andare da Predu per dirgli che il loro matrimonio deve essere celebrato prima di quello di Grixedda e Giacinto. Fatto questo, Efix torna a lavorare per un po’ di tempo al poderetto, ma si rende presto conto che la sua ora è vicina, e allora decide si passare gli ultimi giorni di vita in compagnia delle dame Pintor.
Prima di morire però si confessa al prete per liberarsi del peccato più grande della sua vita, l’omicidio del padre delle sue padrone e poi muore.
LINGUA E STILE
Lo stile di Grazia Deledda è uno stile molto particolare perché scrive sia in lingua italiana che in lingua sarda, e come lei stessa afferma, il motivo sta nel fatto che lei, essendo nata in Sardegna, e avendo di conseguenza, sempre parlato il sardo non riesce a rendere l’italiano la sua lingua madre, ma la vede per lo più come una lingua da conquistare.
Lei, mettendo in comunicazione due sistemi linguistici diversi, ha aperto una stagione narrativa alla quale parteciparono molti grandi scrittori.
Il linguaggio è molto semplice e comprensibile, e si possono trovare termini dialettali; Il romanzo è di tipo descrittivo ed è scritto in terza persona.
I temi che ella affronta in questo libro sono diversi e tutti riguardano la cultura sarda, parla della povertà:
ad es. quando le dame Pintor per guadagnare un po’ di soldi chiedono elemosina e si abbassano a vendere ortaggi;
quando Giacinto è costretto a lasciare la sua amata per andare a Nuoro a cercare lavoro;
quando Efix chiede elemosina insieme al mendicante cieco;
poi parla dell’amore:
ad es. matrimonio tra Grixedda e Giacinto e quello tra Noemi e don Predu.
e anche della fedeltà e della lealtà:
ad es. il comportamento che assume Efix durante tutta la narrazione, non tradisce mai le sue padrone, anzi le aiuta sempre.
La Sardegna del ‘900 come ci viene descritta dalla Deledda assomiglia a quella di oggi, dove le tradizioni sono sempre presenti, soprattutto nei piccoli paesini dove le persone continuano a ricordare le antiche usanze; tutto questo, a seconda dei punti di vista potrebbe far apparire la Sardegna come la terra dei primitivi, mentre invece oltre la staticità delle usanze vi è anche il rapido sviluppo industriale e tecnologico.

RELAZIONE UNO NESSUNO E CENTOMILA
Uno nessuno e centomila è l’ultima opera di Pirandello, fu scritto nel primo ventennio del ‘900 e nel 1934 gli fu assegnato il premio Nobel per la letteratura.
RIASSUNTO
Uno nessuno e centomila racconta la storia di Vitangelo Moscarda. Egli è impegnato in un disperato esperimento, quello di ricostruirsi un'esistenza libera dai condizionamenti imposti dalla vita. Tutto ciò accade a causa del suo naso, che pende verso destra, cosa che apprende per caso dalla moglie. Quella frase sconvolse tutta la sua esistenza, accompagnata dagli altri difetti che la moglie gli espose: sopracciglia che sembrano accenti circonflessi, orecchie attaccate male, la gamba destra più arcuata dell’altra e via dicendo; tutto ciò sembrò assurdo alle orecchie di Gengè (nomignolo datogli dalla moglie) e da lì inizierà la sua ricerca verso la verità.
Tutta il suo modo di vivere dal giorno iniziò a cambiare, interessi, posizione sociale, vita familiare, tutto quello che aveva creduto di essere per ventotto anni sparisce ed egli diventa matto.
Vi è un Vitangelo Moscarda in ogni individuo, uno per ogni persona che lo conosce, ognuno lo vede in un modo diverso dall’altro, e questo fa delirare Gengè, che vuole sempre più scoprire come viene visto dagli altri, e questa sarà la sua missione, la sua impresa disperata che tenterà di portare a termine.
Per lui Vitangelo è nessuno, e si propone di distruggere il vecchio Vitangelo Moscarda dalla faccia della terra; per fare ciò, egli deve cancellare l’immagine che tutte le persone hanno di lui, a partire da sua moglie.
Egli cerca di eliminare l'immagine di usuraio che ha ricevuto in eredità dal padre insieme alla banca che gli conferisce la fama di borghese benestante; Per fare ciò compie atti di generosità verso tutti : sfatta una famiglia per poi regalarle un nuovo appartamento, liquida la banca per riavere i suoi risparmi ecc.
Un’ amica di sua moglie, Annarosa, gli fa sapere che Dida, nome di sua moglie, sta organizzando insieme ai suoi amici di metterlo in un manicomio. Vitangelo, scoperto l’ intrigo cerca di diventare amico di Annarosa e si confida con lei, raccontandole ciò che pensa della sua vita e del fatto che egli è visto in. Annarosa, sentito ciò, lo ritiene anch’ella un pazzo e prova ad ucciderlo. Vitangelo dopo l’episodio si rivolge al vescovo Mons. Partanna, il quale gli dirà di dare tutti i suoi averi in offerta ai poveri.
Vitangelo consumerà i suoi ultimi giorni in un asilo per anziani da lui stesso fondato. Qui sarà finalmente felice e qui riuscirà a liberarsi da quell’uno e da quei centomila per divenire per lui e per gli altri Nessuno.
LINGUA E STILE
Fin dall’inizio del romanzo vi è un uso frequente del dialogo, e un passaggio dalla terza persona all’io narrante. Vi sono molti monologhi e talvolta sembra che Vitangelo Moscarda parli direttamente a noi lettori, come quando dice:, oppure: ecc.
La lingua non è di genere aulico ma molto più semplice da capire, è un romanzo che porta davvero a soffermarci a pensare chi davvero siamo, se quello che vediamo noi lo vedono anche gli altri e via così.
Il romanzo sembra essere diviso in due parti, nella prima parte si parla del suo dubbio esistenziale, ovvero la ricerca di se stesso, e la seconda parte parla del suo delirio e dello sbriciolamento della sua personalità.
Nonostante tutte queste domande che l’autore ci fa mettere rimane sempre un bel romanzo da leggere.
CONFRONTO
I due libri sono stati pubblicati entrambi nel ‘900, il primo, canne al vento, fu pubblicato nel 1913, il secondo invece, uno nessuno e centomila, nel 1926, ambedue sono usciti prima a puntate e poi in un unico volume. Pirandello e Deledda, sono vissuti nello stesso periodo ed hanno ricevuto tutti e due il premio nobel per la letteratura, entrambi usano molto la forma dialogata e ambientano le due vicende nella regione in cui sono nati, Pirandello in Sicilia e Deledda in Sardegna. La Deledda mira molto alla descrizione di usi e costumi della sua terra, o comunque cerca di metterli in risalto, Pirandello invece in questo libro parla solo della storia di Moscarda e dei suoi putiferi.
Sono tutti e due dei bei libri e soprattutto hanno riscosso molto successo.

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