Pena di morte

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Testo

La pena di morte: pro e contro (a partire da "Della pena di morte" di Cesare Beccaria).
Penso che il marcato spirito illuminista del milanese che non fa trasparire il suo punto di vista opinabile ma che mantiene un certo rigore logico e oggettivo renda il testo, per semplicità di linguaggio e varietà di esempi, il primo e tra i migliori testi che tratta il problema della pena di morte dal punto di vista giuridico e che costituisce la prova inconfutabile dell'inutilità della pena capitale(aldilà della soggettiva opinione che ne stabilisca la giustizia o meno). Beccaria ci dice chiaramente come la pena di morte non possa essere un diritto in quanto dovrebbe derivare dalle leggi che rappresentano la volontà generale; ma nessun uomo, spiega Beccaria, vuole lasciare ad altri l'arbitrio di ucciderlo. Dunque la pena di morte non risulta un diritto ma "una guerra della nazione con un cittadino". Ad avvalorare tale tesi vi è la legge contraddittoria che impedisce il suicidio. Infatti secondo Beccaria un uomo che da ad altri o alla società intera il diritto di ucciderlo, dovrebbe, per coerenza, essere padrone di uccidersi. Gli unici due casi in cui la pena di morte risulta necessaria, sono per l'autore, quando una nazione recupera o perde la sua libertà o nei periodi di anarchia, quando cioè le leggi vengono meno poiché sostituite dai disordini; quando la morte di un cittadino costituisce l'unico freno per distogliere gli altri dal commettere delitti. Ma per confutare tale tesi basti pensare che assistere ad un pena di morte suscita attrazione, spettacolo insieme a compassione e ribrezzo, e non terrore, quel terrore che dovrebbe tenere lungi i cittadini dal commettere delitti. Infatti, spiega Beccaria, ciò che distoglie un uomo dal commettere reati non è "l'intensione della pena, ma l'estensione"; Beccaria è convinto che "piuttosto che il terribile ma passeggero spettacolo della morte" ciò che spaventa di più sia la minaccia di togliere la libertà("il lungo e stentato esempio di un uomo privo di libertà, divenuto bestia di servigio per ricompensare con i suoi servigi la società che ha offeso"); è questo "il freno più forte contro i delitti", "ciò che basta per rimuovere qualunque animo determinato". E' assurdo, replica Beccaria, che le stesse leggi che puniscono l'omicidio ed hanno lo scopo di diminuire i delitti, ne commettano altri, aumentando matematicamente (aggiungerei io) il numero degli omicidi in contraddizione allo scopo per cui esse sono state create. Lo stato non può insegnare a non commettere delitti commettendone. "Non è utile la pena di morte per l'esempio di atrocità che da agli uomini". Ci viene mostrato nel trattato il ragionamento del ladro che è sbagliato si, ma comprensibile, e che segue in qualunque caso una logica, che non esiste ad esempio in coloro che applicano la pena capitale: "meglio un giorno di stento per molti altri di libertà". Il ladro che si ribella alle leggi che secondo lui sono ingiuste, avendo come unico "contrappeso" la morte, non può far altro che trarre le somme e valutare con facilità quanto convenga passare una vita nell'illegalità, purché libera, "fino a che non arrivi il giorno del dolore e del pentimento", che in qualunque caso sarà pur sempre un solo giorno. La religione, ovviamente, garantisce la vita eterna anche al più scellerato degli uomini purché si penta, così la scelta non risulterà per nulla difficile.
"Ma se dimostrerò non essere la morte né utile né necessaria, avrò vinto la causa dell'umanità"...
...purtroppo Cesare Beccaria non è riuscito "a vincere la causa dell'umanità" se si considera che nonostante gli oltre due secoli di differenza, esistono ancora 99 stati che attuano la pena capitale. Tutto ciò è rammaricante ed ancor più sorprendente se si inserisce in tale elenco la superpotenza mondiale che ha portato la democrazia in Europa, nonché gli Stati Uniti d'America....Ma se proviamo ad analizzare il motivo per cui la pena di morte è ancora in vigore in alcuni stati noteremo che tali stati non fanno altro che applicare la regola secondo la quale "ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria". Basti pensare a come la natura non possa concederci perdono (se ingeriamo veleno e il veleno è mortale, moriamo). Secondo un ragionamento del genere risulta più "razionale" come si possa far perdere il diritto/dovere alla vita di uomo nel momento in cui quest'ultimo assassini qualcuno. La libertà di un uomo, insomma, finisce nel momento in cui va ad intaccare quella altrui; viene applicata la cosiddetta legge del taglione (occhio per occhio dente per dente). Non si trascuri in qualunque caso uno dei motivi principali per il quale viene applicata la pena capitale che è quello economico. L'America giustizia gli omicida, l'Italia li fa uscire con l'indulto (poi la maggior parte di questi che escono ritornano a commettere reati e a questo punto non so più cosa sia davvero meglio). Comunque si rifletta anche sul fatto che il non accettare la pena di morte proviene oltre che dalle motivazioni sopra citate da Cesare Beccaria,in chiave moderna, dall'ideologia cristiana, che però in realtà non ha nulla a che vedere col pensiero cristiano delle origini (nel periodo dell'Inquisizione la Chiesa cattolica ha applicato la pena di morte per eresie assassinando milioni di persone). Al giorno d'oggi invece tale categoria di persone pretende di dare consigli mantenendo fede alla teoria del "predicare bene e razzolare male" che a mio avviso è costante nella Chiesa(vedi percentuale di preti pedofili)..ma non scantoniamo..Secondo il ragionamento della Chiesa solo Dio ha la possibilità di dare la vita e di toglierla, ma è facile capire come l'affermazione non sussista non essendo provata l'esistenza del loro dio e che dunque esso abbia dato la vita all'uomo. Nonostante le contraddizioni che comunque esistono anche nell'Antico Testamento riguardo questa filosofia di pensiero ritengo Che la Chiesa debba pensare ad occuparsi della giustizia divina, cercando di non avere un ruolo anche in quella terrena(ricordiamo che comunque un pedofilo prete viene spostato da una chiesa all'altra, un pedofilo uomo non ecclesiastico va il carcere). Ritornando al discorso precendente, possiamo affermare che la vera giustizia sia quella che mantiene rapporti giusti e che punisce i reati secondo un metro di valutazione proporzionalmente uguale al reato commesso. Ma accertato che la pena di morte non dissuade nessuno dal compiere un crimine e non tende a limitarli, e che la gravità della pena non intimidisca il malvagio (Beccaria), è anche sensato pensare che per ovviare al problema si tenda al recupero del malvagio, che è tale poiché ha dei problemi con se stesso e con gli altri. Questo è il principio secondo il quale uno stato è contrario alla pena di morte.
Dunque posso giungere alla conclusione che la pena di morte sia giusta, nel senso stretto della parola, ma per nulla utile. Pertanto risulta giusta per se stessa e per questo non avendo come fondamento un principio dell'utilità, "la sua tendenza ad aumentare la felicità dell'umanità non sarà maggiore di ogni sua tendenza a diminuirla, e non sarà valida universalmente" (Bentham).

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