Paradiso I

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Testo

PARADISO I
Il canto si apre come per il purgatorio e l’inferno, con la protasi -spiegazione di dove si trova, che periodo dell’anno è, l’argomento della cantica- e l’invocazione del dio Apollo.
Nella prima terzina capiamo 3 cose fondamentali :
1) la differenza con gli altri due mondi (purgatorio e inferno) in cui c’è poca luce, questo è il regno della luce, della potenza e gloria di Dio, della beatitudine e spiritualità.
2) Dio è al centro dell’universo ed è lui che muove tutto, fa girare tutto a seconda del suo volere. È la causa prima del creato.
3) Ogni creatura è più o meno protesa a riavvicinarsi a Dio, ossia quando viene creata ogni creatura, Dio gli predispone un determinato destino. Questo nella concezione medievale e di Dante, della gerarchia dell’universo.
Nella seconda terzina dice dove si trova in quel momento, ossia nell’Empireo. Che secondo la concezione medievale del mondo, era al di sopra dei nove cieli terrestri, nella sfera del fuoco (dal termine greco). E di fatti Dante lo descrive come una sfera immateriale di pura luce.
Nella terza e quarta terzina c’è la recusazio ossia si scusa con noi lettori, perché quel che racconterà del suo viaggio in Paradiso non sarà chiarissimo, perché come tutte le persone che hanno avuto l’esperienza mistica di poter entrare in paradiso e conoscere Dio, non sono capaci poi al ritorno, di raccontare –ricordare- perfettamente ogni particola precisamente. Che poi è l’argomento del canto.
Dal verso 13 al 36 c’è l’invocazione del dio Apollo, convoca un dio perché appunto la materia di questo canto è talmente difficile e “alta” spiritualmente che un comune mortale non può trovare le parole giuste senza una grande ispirazione, e chi poteva dargliela meglio se non il dio della poesia e delle arti? Usa :
1) la metafora del vaso che si riempie della virtù poetica
2) il simbolo dell’alloro per l’ambita gloria poetica di Dante per descrivere questa cantica e anche riferito alla ninfa Dafne che venne trasformata in alloro da Apollo perché l’aveva rifiutato
3) un riferimento alla “Metamorfosi” di Ovidio, quando il satiro Marsia sfida Apollo ma viene vinto e scorticato, con due significati : 1) religioso : non sfidare gli dei che sono più forti e da loro discendono le nostre capacità artistiche e non. 2) letterario : l’impegno del poeta ad affrontare la narrazione di questa cantica anche se difficile.
4) l’invocazione di Dio per scrivere questo canto, riconoscendosi nettamente inferiore, capendo i suoi limiti, che se gli concede la grazia di scriverlo, si potrà cingere il capo con l’alloro, diventare cosi un vero poeta moralmente e religiosamente, cosa che non accadeva spesso agli uomini perché erano più assetati di potere che di trionfare come imperatori o poeti.
Dal 37 al 42 Dante ci spiega in che momento dell’anno si trova, la stagione, e a che ora del giorno, per far questo usa una perifrasi e ci fa capire che è l’equinozio di primavera (miglior corso) quando in cielo c’è la costellazione dell’ariete (miglior stella). Ci fa capire che è l’equinozio primaverile indicandolo come il punto di intersezione delle tre croci formatesi dall’incrocio dei quattro cerchi (orizzonte, equatore, eclittica, coluro equinoziale, cioè il meridiano che passa per il punto equinoziale).
Le tre croci indicano sia la Trinità, numero sempre ricorrente per Dante, e sia le tre virtù teologali (fede, speranza e carità), che assieme alle quattro virtù cardinali (prudenza, fortezza, giustizia, temperanza) sono gli elementi insostituibili della vita cristiana.
Infine c’è il ritorno alla narrazione con Beatrice che guarda verso il sole, dopo che Dante si è purificato lavandosi prima nel fiume della dimenticanza (del male che ha fatto) e poi in quello della ricordanza (solo del bene che ha fatto), può farlo anche lui, stando fisso più di ogni comune mortale, senza che gli dia fastidio. Il sole è Dio, quindi Dante guarda l’immensità di Dio, e si sente “transumanar” ossia come è successo a Glauco (“Metamorfosi” di Ovidio) che mangiando dell’erba mentre era a pescare, si trasforma in un dio marino, Dante si sentì trasformato da essere umano a divino, per spiegare cosi la sua ascesa verso Dio.
Mentre stava andando verso Dio, era solo anima o c’era anche il suo corpo??? Più avanti chiarirà che ha anche il corpo, che però è solo un involucro senza peso ne limitazioni.
1° dubbio : mentre vola 1) sente un’armonia celeste, ossia sembrava che i cieli mossi da Dio, creassero una melodia dolcissima. 2) l’intensià della luce diventava sempre maggiore man mano che si avvicinava. Gli provocarono un desiderio irrefrenabile di conoscenza del perché.
Risolto subito da Beatrice che legge nel suo pensiero perché si riflette in Dio e da Dio va a lei, che gli spiega in poche parole, che lui crede erroneamente di essere ancora in terra, mentre sta volando verso Dio, come è naturale che sia.
2° dubbio : come faccio con il mio corpo a penetrare attraverso questi cieli???
Risposta religiosa, non diretta : ORDINAMENTO UNIVERSALE. Ogni essere per volere divino ha in se il desiderio di riavvicinarsi a lui, chi più chi meno, alcuni si allontanano da lui altri gli si avvicinano, tu ora che sei purificato al massimo, sei passato da inferno e purgatorio, perché non dovresti arrivare a lui? Sei obbligato ad andare verso di lui, non hai piu niente che ti trattiene sulla terra.
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