Opere di Dante Alighieri

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Testo

Il Convivio
Era il commento in prosa di una serie di canzoni, è rimasto incompiuto. Dovevano essere 15 trattati e 14 canzoni. Il primo trattato sarebbe stato introduttivo. Molte canzoni non furono mai composte. Scrisse quattro trattati commentando tre canzoni. Fu steso tra il 1303-04, forse l’ultimo trattato è posteriore, del 1306-08. Dante non si curò mai di ritoccare l’opera perché non era prevista la pubblicazione. Attorno al 1330 ci fu una prima edizione ricca di errori. La prima edizione a stampa è di Firenze del 1440.
Convivio come banchetto di sapienza, le vivande sono le canzoni, il pane è il commento.
- I trattato, scienza. Convivium: possibilità per i non istruiti di approfondire tematiche complesse (vivande + pane). Riferimenti autobiografici. Uso del volgare. Il latino è perpetuo e non corruttibile ma sceglie il volgare per allargare la cerchia dei lettori.
- II trattato, commento a Voi ch’entendendo il terzo ciel movete. Interpretazioni della scrittura: letterale, allegorico, morale e anagogico. Spiega prima il senso letterale e poi quello allegorico. L’amore per la donna gentile è inteso non come allontanamento da Beatrice, ma allegoria della filosofia. C’è una digressione sull’immortalità dell’anima. Viene esposta la struttura dei cieli e le intelligenze angeliche.
- III trattato, commento a Amor che nella mente mi ragiono, c’è la corrispondenza donna-filosofia. Rapporto tra sapere e limiti del desiderio umano.
- IV trattato, commento a Le dolci rime d’amor ch’i solia, una canzone dottrinale. Motiva l’abbandono delle rime d’amore, è presente una disputa sulla nobiltà. Contesta a Federico II l’affermazione “belli costumi e antica ricchezza”. L’autorità imperiale deriva dalla provvidenza divina, e deve essere unita alla filosofica auctoritade. Parla anche di morale e origine dell’anima. La nobiltà è un “seme di felicità messo da Dio nell’anima ben posta.” Il sapere è la più grande manifestazione del bisogno di conoscenza che porta alla felicità. Rimane solido il rapporto con l’amore. La filosofia è un “amoroso uso di sapienza.”, il cammino verso la conoscenza attraverso il filtro dell’apprendimento delle nozioni. Sapere naturale: scibile terreno, che non porta alla contemplazione del sovrannaturale e di dio. Nell’anima dio è il principio a cui la stessa tenta di ricongiungersi. La felicità è la beatitudine nella visione di dio. Il Convivio venne interrotto perché Dante iniziò la Commedia, il cui cammino verso dio e la perfezione di sapere parte dalla poesia e dalle figure concrete e non dalla filosofia. Nel capitolo VIII del II trattato afferma di non voler più parlare di Beatrice, che invece resterà una costante nella sua opera.

De vulgari eloquentia
E’ uno sviluppo della digressione sul volgare presente nel I trattato del Convivio. Per la prima volta prosa latina della trattatistica retorica, non è un’opera con intento divulgativo, ma è rivolta ai dotti. Dante si presenta come uomo di cultura e non come poeta. In origine dovevano essere quattro libri, ma fu interrotto al XIV capitolo del II libro, mentre trattava la canzone, sempre a causa della Commedia. Questione dell’unitarietà della lingua volgare, affrontata per tutta la letteratura italiana e risolta da Manzoni. Dante è uno dei più grandi glottologi e dialettologi. Conobbe una diffusione limitata perché incompiuto. Ci furono tre manoscritti nel ‘300, nessuno nel ‘400, tornò alla ribalta nel ‘500 grazie a Giangiorgio Cristino che lo adoperò in favore della teoria cortigiana della lingua. Ci fu una traduzione in volgare nel 1529, la prima edizione a stampa è del 1577.
- I libro, carattere naturale del volgare che viene impiegato sin dall’infanzia, è anche più nobile del latino che è una lingua artificiale. Storia delle lingue. Quella di Adamo discesa da dio è rimasta presso gli ebrei nell’ambito sacro, da qui ci fu un allargamento linguistico che generò una varietà di idiomi. In Europa c’è a est un’area di lingue greche e a nord una di lingue germaniche. Nell’Europa meridionale esistono tre lingue vicine: lingua d’oc, lingua d’oil e lingua del sì, che sarebbero rispettivamente provenzale, francese (antico) e italiano, alle quali fu opposta la stabilità del latino: lingua gramatica che supera le diversità. Dante non comprende che il latino è viceversa la matrice di quelle lingue, questo per la mancanza di visione diacronica della storia tipica degli uomini medievali. Individua 14 volgari della lingua del si (è questo il primo trattato dialettologico italiano). Si chiede quale di questi sia il più illustre: non lo è nessuno, al limite in alcuni scrittori eccelsi. Definisce il volgare illustre: cardinale, aulico, curiale (curia ideale degli scrittori, anche se dispersa). Per questo si veda anche Bembo che nel ‘500 chiese almeno una lingua unitaria seppur in uno stato diviso.
- II libro, artes dictandae et poetae. La poesia è superiore alla prosa. Il volgare illustre deve essere impiegato per parlare di armi e di amore, ad esempio Doglia mi reca recarmi al Dio. Lo stile non deve essere scelto casualmente ma mutuato dai poeti latini. Fa una distinzione tra tragedia, commedia ed elegia. Alla tragedia spetta il volgare illustre, alla commedia quello mediocre, all’elegia (componimento della disperazione) quello umile. Tratta aspetti tecnici e formali della canzone e poi l’opera si interrompe.

De Monarchia
E’ un’opera compiuta, in latino e consta di tre libri. Tratta il rapporto politico-giuridico tra papato e impero. Rintraccia motivo di disapprovazione nel coinvolgimento politico della chiesa. In esilio difende impero e autorità civile, per quanto guelfo. Lo stile è arricchito da argomentazioni di filologia scolastica, forti passioni politiche e religiose. Utilizza il metodo deduttivo del sillogismo aristotelico –date due premesse c’è una conseguenza logica (non sempre vera)- che passa dal generale al particolare. Smaschera la fallacia delle ipotesi degli avversari dell’impero. La sua non è un’interpretazione tomistica, ma di altre tendenze aristoteliche del ‘200, subisce l’influenza dell’averroismo per via dell’amicizia con Cavalcanti. Ci sono rimandi alle sacre scritture ed ai classici latini. Si tratta di una visione laica e moderna dello Stato o di una subordinazione del potere politico ai valori religiosi? Le interpretazioni sono discordanti anche a causa della difficile datazione: dopo il Convivio (1308) o durante la discesa di Arrigo VII di Lussemburgo (1311-13) o ancora quando era impegnato nella stesura del Paradiso (1318). Ebbe vasta diffusione e ricevette le critiche della Chiesa, fu molto apprezzato negli ambienti anticlericali e dai riformatori protestanti. La prima edizione a stampa è del 1559 a Basilea. Fu iscritto nell’indice dei libri proibiti stilato dal cardinal Borromeo.
-I libro, necessità della monarchia universale. Tutte le possibilità dell’intelletto umano da raggiungere come scopo dell’uomo. La condizione per questo è la pace universale. Libero arbitrio.
-II libro, origine divina dell’impero romano perché diffondesse il Verbo di Cristo. Citazioni latine.
-III libro, il più complesso. Il rapporto tra i due luminaria medievali, teoria dei due soli. Si contesta la sottomissione dell’impero al papato, denuncia l’illegittimità della donazione di Costantino. L’autorità imperiale deriva direttamente da dio. L’uomo ha due fini: la felicità terrena attraverso la filosofia, la felicità ultraterrena attraverso la fede. Il papa deve condurre gli uomini ad una felice vita ultraterrena, l’imperatore alla felicità temporale. Il pontefice ha il fine più alto, ma non deve controllare o contrastare l’imperatore.

Le Epistole
Sono tredici, scritte per iniziativa personale o per conto dei signori suoi ospiti. Si fa sfoggio di ars dictandi e cursus –derivato dalla prosa metrica latina. Virtuosismo, citazioni fittissime e forme del latino tardo. Una epistola accompagnava la canzone montanina. La V, dedicata a principi e popoli d’Italia, per superare il particolarismo. La VI ai fiorentini che per interessi di parte hanno resistito all’imperatore. La VII per Arrigo VII affinché si sbrigasse a schiacciare “la volpe immonda” (Firenze). La XI ai cardinali riuniti in Provenza per eleggere il successore di Clemente V, chiedeva un papa italiano che riportasse la Chiesa a Roma. Con la XII rifiuta l’amnistia, indirizzata ad un anonimo amico fiorentino. La più famosa è la XIII a Cangrande della Scala, accompagnava il Paradiso ed il relativo commento, è del 1316-20, ci sono dubbi sull’autenticità. Fornisce le uniche chiavi di interpretazione della Commedia, argomenti molto diffusi a quel tempo, è stata sopravvalutata dalla critica moderna. Il soggetto della Commedia è status animalum post mortem, nell’allegoria una trama che in virtù di meriti e demeriti conseguiti con il libero arbitrio, ottiene premi o pene dalla giustizia divina. E’ una Commedia perché passa da una situazione triste ad un esito felice. Viceversa la tragedia inizia bene e finisce male. La Commedia è più umile. Necessita di uno stile rimesso e umile perché è scritta in un volgare noto anche alle donnette. Il fine è condurre alla felicità e salvare dalla miseria.

Esempio



  



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