Novelle per un anno - Pirandello

Materie:Riassunto
Categoria:Italiano
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Data:20.08.2007
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Testo

RIASSUNTI “NOVELLE PER UN ANNO” DI PIRANDELLO
L’AVEMARIA DI BOBBIO
Un caso singolarissimo era accaduto a Marco Saverio Bobbio, notaio a Richieri tra i più stimati. Studioso di filosofia non era più credente come da bambino. Bobbio aveva in bocca più di un dente guasto. Parecchi anni si trovava a villeggiare con la famiglia a due miglia da Richieri. Andava alla mattina a lavorare in paese e alla sera tornava a casa, ma la domenica voleva passarla tutta in vacanza. Così invitò tutti i parenti e mentre le donne parlavano, i bambini giocavano; gli uomini giocavano a bocce. Giunta ora di mangiare a Bobbio venne un fortissimo mal di denti, che decise di ritirarsi in camera sua. Dopo un’oretta decise di andare in paese da un dentista. Per strada vedendo il tabernacolo della SS. Vergine delle Grazie disse la preghiera Ave Maria e il mal di denti gli passò; così tornò a casa. Adesso chiuso in camera sua ripensava al fatto sorridendo quando leggendo Montagne gli venne un forte mal di denti. Provò a continuare a leggere e a non pensarci ma non ce la faceva così decise di andare dal dentista. Per strada provò di nuovo a pregare ma nulla cambiò. Quando arrivò dal dentista il mal di denti gli era passato ma decise comunque di farsi togliere tutti i denti.
LA PATENTE
Il giudice D’Andrea non era vecchio; poteva avere appena quarant’anni. Aveva un viso bianco, dei capelli crespi gremiti da negro, una vasta fronte protuberante piena di rughe, dei piccoli occhi plumbei ed era una misera personcina. Alla notte non dormiva mai ma stava sveglio a pensare alla finestra guardando le stelle. Quando si faceva giorno doveva recarsi al suo ufficio d’Istruzione. Come lui non dormiva non lasciava mai dormire l’incartamento in ufficio anzi delle volte restava per più tempo al lavoro per terminarlo. Per aiutarsi meditava alla notte ma pensava sempre ad altro. Eppure era la prima volte da circa una settimana che un incartamento dormiva sul tavolino di D’Andrea. Il caso era una denuncia verso due uomini da parte di Chiàrchiaro perché loro lo chiamavano iettatore, come d’altronde era soprannominato da tutti. Questo caso divenne una fissazione per D’Andrea. Sapendo che Chiàrchiaro non avrebbe mai vinto la causa decise di chiamarlo nel suo ufficio per parlargli. Quando parlò con Chiàrchiaro l’uomo gli riferì che voleva che gli dessero una patente da iettatore così poteva farlo diventare il suo lavoro e avere i soldi per mantenere le figlie nubili e la moglie paralitica.
IETTATORE = persona a cui viene attribuita la facoltà di esercitare influssi malefici.
IL TRENO HA FISCHIATO…
I colleghi di lavoro di Belluca dicevano che farneticava; usavano dei termini scientifici appena imparati e fingevano di mostrarsi afflitti, ma in fondo erano contenti anche del fatto che avevano compiuto il dovere di andarlo a trovare all’ospizio. Nessuno pensava che date le condizioni in cui aveva vissuto fino a quel momento il suo caso poteva essere naturalissimo. Fino a quel momento Belluca era un uomo mansueto e veniva sottomesso, infatti sia il suo capo sia i compagni di lavoro lo trattavano male. Una mattina si presentò in ufficio con un’aria insolita e alla sera quando il capo-ufficio gli chiese cosa avesse fatto tutto il giorno lui con molta calma rispose :”Niente” e si mise a parlare di un treno che aveva fischiato così il capo-ufficio decise di portarlo all’ospizio dei matti. Io (narratore interno perché è un personaggio del racconto) non rimasi meravigliato del fatto anzi secondo me Belluca non era impazzito era una cosa naturalissima. Ero suo vicino di casa e come tutti gli altri inquilini mi domandavo come un uomo potesse vivere in quelle condizioni. Viveva con tre cieche, la moglie, la suocera e la sorella della suocera; tutte tre volevano essere servite. Con lui vivevano anche le due figlie vedove, una con quattro figli l’altra con tre. Per mantenere tutti Belluca oltre a fare il suo lavoro da computista lavorava anche alla sera fino a tardi. Due sere prima Belluca mentre si distendeva sul divano udì il fischio di un treno, così si mise a dormire e sognò tutta la notte quel treno e il resto del mondo che fino a quel momento aveva dimenticato. Appena si sarebbe ricomposto sarebbe andato dal capo-ufficio a scusarsi ma esso non doveva più pretendere tanto da lui e doveva concedergli che ogni tanto facesse una capatina in Siberia oppure nelle foreste del Congo: “ Si fa in un attimo, signor Cavaliere mio. Ora che il treno ha fischiato…”
LA MOSCA
Saro e Neli Tortorici correvano per il paese in cerca di un dottore per loro cugino Giurlannu Zarù che si era sentito male in una stalla a Montelusa. Arrivarono a casa del dottore Sidoro Lopiccolo, lo trovarono scamiciato, spettorato, con una barbaccia di almeno dieci giorni e gli occhi gonfi e cisposi, con in braccio una bambina malata e ingiallita, pelle e ossa, di circa 9 anni. La moglie in un letto ormai da 11 mesi e la casa una rovina. Il dottore Sidoro Lopiccolo si mise a guardare l’unica cosa rimasta intatta in quella casa, un ritratto fotografico ingrandito di quando era giovane. Guardandolo gli veniva in mente quando sua madre lo chiamava “Sisinè” e credeva che lui poteva fare grandi cose infatti lui era il beniamino, la colonna, lo stendardo della casa. Saro e Neli spiegarono che loro cugino stava male, lui disse che per andare fino a Montelusa voleva una mula. Così Saro andò a prendere una mula e Neli andò a tagliarsi la barba. Neli raccontò al barbiere l’accaduto. Il pomeriggio nella tenuta di Lopes a Montelusa, stavano lavorando quando il capo li disse che avrebbero abbacchiato le mandorle a mezza lira come le donne. Zarù decise si non farlo così andò a riposare in una stalla. I lavoratori decisero di restare tutta la notte al lavoro, così la mattina dopo Saro andò a svegliarlo e lo trovò gonfio e nero con un febbrone da cavallo. Il barbiere distraendosi dal racconto provocò una feritina a Neli. In quel momento arrivarono Luzza , la fidanzata di Neli, Mita Lumia, la fidanzata di Zurò, e sua madre, la fidanzata di Zurò voleva partire con loro ma Neli le disse di no. Così partirono, dopo due ore arrivarono alla stalla e trovarono Zurò come lo avevano lasciato poche ore prima. Il medico disse che un insetto con il carbonchio lo aveva punto. Così Zurò ripensandoci su si ricordò che una mosca lo aveva punto e quella mosca era ancora li sul muro che lo guardava come soddisfatta. La stessa mosca si posò sulla ferita di Neli e iniziò a succhiarli il sangue dopo molto Neli la mandò via. Quando capirono cosa era successo se ne andarono lasciando Zurò solo.
LA CARRIOLA
Un commendatore, professore, avvocato un giorno al ritorno da Perugia, si accorge di non aver mai vissuto la vita che ha, che questa vita non gli appartiene e che lui la trascina come un peso. Così per liberarsi appena ha un momento libero dai clienti chiude la porta del suo studio a chiave, si avvicina alla cagna che dorme sul tappeto, la prende per le zampe posteriori e le fa fare 8 o 10 passi a carriola, poi riapre la porta dello studio e si prepara a ricevere il cliente seguente. La cagna lo guarda con terrore perché ha capito che non scherza ma è un segno di pazzia.
LA DISTRUZIONE DELL’UOMO
Nicola Petix aveva ucciso la signora Porella non perché era pazzo, non perché aveva una passione per lei e neanche perché era una bestia, ma perché dopo diciannove anni e quindici aborti, forse questa era la volta buona per il compimento della gravidanza. Così quando la buttò nelle acque del fiume non uccise solo un uomo ma uccise l’uomo, non uno dei tanti ma tutti in quel uomo.
Nicola viveva in una casa diroccata con molti altri inquilini, non aveva ricevuto neanche una parte dell’eredità del padre, che era stata donata al fratello maggiore, perché il padre credeva che aveva trascorso i suoi anni in un ozio vergognoso, all’università, passando da un indirizzo all’altro senza dare mai un esame. Comunque ogni mese aveva diritto a una piccola parte di soldi equivalenti a poche lire.
LA FEDE
Don Pietro dormiva nella sua cameretta, quando arrivò don Angelino. Don Angelino voleva spogliarsi dagli ordini sacerdotali, già il giorno prima ne aveva parlato con don Pietro, dicendogli che lui ormai credeva in un’altra fede, ma don Pietro gli disse che non c’erano altre fedi. Adesso era tornato in quella camera per parlargliene di nuovo, mentre aspettava che il prete si svegliasse, iniziò a piangere pensando a quanto sarebbe rimasta male sua madre quando glielo avrebbe detto, lei credeva in lui e pensava che fosse un angelo. Mentre stava piangendo, entrò nella camera la sorella del prete e in quel momento si svegliò quest’ultimo. La donna disse al prete che c’era un’anziana che voleva che gli celebrasse la messa. Don Pietro disse a don Angelino di andare lui, così lui ci andò. La donna aveva portato tre lire, due galletti, delle mandorle secche e delle noci come voto per San Calògero. Infatti esso gli aveva fatto guarire il figlio da una malattia, appena guarito il figlio era partito per l’America, promettendo alla madre che le avrebbe scritto e mandato dei soldi ogni mese. Lei credeva che il figlio dopo 16 mesi non le aveva ancora scritto perché lei non aveva mantenuto il voto. Così era andata lì per mantenerlo. Don Angelino prima cercò di convincerla a riportarsi a casa le offerte ma quando la donna si mise a piangere decise di fare la messa. Quando salì all’altare sentì quella fede forte come la prima volta.
LA GIARA
Ogni volta che succedeva qualcosa Don Lollò andava dall’avvocato per fare gli atti, così l’avvocato stufo di vederselo comparire davanti ogni volta gli aveva regalato un codice da consultare ogni volta che ne aveva bisogno. Don Lollò aveva comprato una giara da quattro onze per metterci dentro l’olio. Aveva lasciato la giara in un magazzino, un giorno tre contadini la videro rotta, così avvisarono Don Lollò che convinto da Zi’Dima l’avrebbe fatta aggiustare da lui. Il giorno seguente Zi’ Dima arrivò puntuale all’aia, lui voleva aggiustare la giara usando un mastice che aveva creato lui, ma Don Lollò lo obbligò ad aggiungere anche i punti oltre che al mastice. Nel mettere i punti Zi’ Dima restò bloccato all’interno della giara Don Lollò non sapeva cosa fare così gli diede cinque lire per pagarlo e del pane e companatico per la colazione, dopo si fece sellare la mula per andare in città dall’avvocato. L’avvocato gli disse che lui doveva rompere la giara seno sarebbe stato sequestro di persona ma Zi’ Dima doveva ripagarli la giara. Tornato all’aia Don Lollò fece stimare da Zi’ Dima la giara, lui disse che adesso valeva un’onza e trentatré. Don Lollò chiese allora a Zi’Dima di dargli i soldi ma lui disse di no e che preferiva restare dentro alla giara. Non sapendo cosa fare Don Lollò gli disse che il giorno dopo gli avrebbe fatto causa per alloggio abusivo ma Zi’Dima gli disse che non stava lì per suo piacere e che se avrebbe rotto la giara sarebbe uscito ma non l’avrebbe pagata. Don Lollò andò in casa, Zi’ Dima con le cinque lire di prima mandò un contadino in una taverna lì vicino e decisero di far festa tutta la notte. Giunta l’ora di mettersi al letto Don Lollò non riusciva a dormire per il baccano che facevano i contadini così andò giù diede un calcio alla giara che andando contro un olivo si ruppe. Così Zi’Dima la vinse.
CIAULA SCOPRE LA LUNA
Quella sera Cacciagallina voleva che i picconieri facessero la notte per finire di estrarre le casse di zolfo. Tutti se ne andarono anche se lui li minacciò con una pistola. L’unico che restò fu il povero Zi’ Scarda; era vecchio e per un occhio era cieco; così tutti se la prendevano con lui e anche quella sera Cacciagallina fece lo stesso. Anche Zi’ Scarda aveva chi maltrattare, il suo caruso Ciàula. Proprio mentre Cacciagallina se la prendeva con Zi’ Scarda, a quest’ultimo scese una lacrima e lui la bevette; non era una lacrima di pianto, ma si era bevuto anche quelle, quando quattro anni fa gli era morto il suo unico figlio Cavicchio, per lo scoppio di una mina, per la quale lui perse un occhio. Ciàula si stava rivestendo quando Zi’ Scarda lo chiamò e gli disse di rimettersi i vestiti di lavoro, perché sarebbero rimasti lì tutta la notte. L’unico problema era che Ciàula doveva andare a portare i carichi fuori dalla caverna e aveva paura del buio che c’era fuori. Quello all’interno non gli faceva paura ma fuori era un’altra cosa perché non lo conosceva. Ciàula viveva con Zi’ Scarda e con la nuora e i sette nipoti di esso. Quando venne il momento di portare fuori il carico Zi’Scarda glielo caricò sulle spalle e Ciàula si mise in cammino. Arrivato quasi all’entrata vide una chiara e man mano che si avvicinava all’uscita la chiara cresceva fino a quando uscì e restò sbalordito; fece cadere il carico dalle spalle e si mise a guardare la Luna. Lui sapeva cos’era ma non gliene aveva mai dato importanza. E Ciàula si mise a piangere senza saperlo, senza volerlo e non si sentiva più stanco né aveva più paura.
CANDELORA
Nane Papa e Candelora erano sposati; lui era un pittore, che non aveva molto successo, così lei arrabbiata per il fatto che sarebbe diventata povera, decise di andare a parlare con un critico che seguivano tutti, in cambio di una buona parola per Nane Papa Candelora doveva essere molto gentile con lui e con tutti gli ammiratori di Nane Papa, soprattutto con il barone Chicco, che li ospitava nella sua villetta. Di ritorno dal mare Candelora litigò con Nane Papa perché lei voleva che lui la amasse come non aveva mai fatto. Candelora andò nella villetta a piangere poco dopo Nane Papa decise di raggiungerla. Arrivò nella stanza dove si trovava Candelora, era distesa a terra, con una coscia scoperta; appena Nane Papa la vide credette che aveva bevuto la boccetta di iodio ma quando arrivo Chicco e la presero in braccio videro che nella mano teneva una rivoltella e sul fianco aveva una grossa macchia di sangue. Nane Papa si mise a piangere perché capì che lei voleva solo essere amata da lui.

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Esempio



  


  1. Nicoletta

    Riassunto 'Quando s'è capito il Giuoco' Di Luigi pirandello

  2. mario

    sto cercando un riassunto della novella il lume dell'altra casa ho un compito scuola media san lucido

  3. Mario

    sto cenrcando un riassunto su il lume dell'altra casa

  4. Mario

    sto cercando un riassunto sulla novella il lume dell'altra casa

  5. marina

    una giornata luigi pirandello


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