Nevicata di Carducci Giosuè

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Categoria:Italiano
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Testo

PRODUZIONE

Es. 2 pag. 101: la parafrasi di una poesia dell’Ottocento. Giosuè Carducci (1835 – 1907) scrisse questa lirica nel gennaio del 1881. L’occasione nasce da una nevicata che smorza i rumori della città e rende l’atmosfera spettrale. La malinconia del paesaggio si accorda con lo stato d’animo dell’io lirico e con le sue riflessioni sulla fine della vita. I rintocchi delle ore evocano voci e sospiri fuori dal tempo. Gli uccelli che picchiano ai vetri rappresentano le anime di amici che aiutano il poeta ad attendere la morte con serenità.

NEVICATA
Lenta fiocca la neve pe ‘l cielo cinerëo: gridi,
suoni di vita più non salgono da la città,

non d’erbaiola il grido o corrente rumore di carro,
non d’amor la canzon ilare e di gioventù.

Da la torre di piazza roche per l’aëre le ore
Gemon, come sospir d’un mondo lungi dal dì.

Picchiano uccelli raminghi a’ vetri appannati: gli amici
Spitiri reduci son, guardano e chiamano a me.

In breve, o carri, in breve – tu càlmati, indomito cuore –
Giù al silenzio verrò, ne l’ombra riposerò.

Cinerëo: Che ha un colore grigio simile a quello della cenere
ilare: Che è di buon umore, che mostra contentezza
raminghi: Che va errando senza mai fermarsi e non ha una meta precisa
indomito: Che non è stato possibile domare; SIN. Fiero

La neve cade lentamente attraverso il cielo grigio: Bologna non è più animata dalle quotidiana grida dei pedoni o dei negozianti ed appare silenziosa in conseguenza dello svanire dei suoni tipici della città.
Non si sentono più per la strada le urla dell’erbaiola né è possibile udire il rumore del carro che corre nella via. L’animo dei cittadini non è più rallegrato da parole o gesta di amore ed affetto e la pace regna nel cortile dove non si alzano gli schiamazzi dei bambini che giocano felici.
Dalla torre del palazzo comunale di piazza San Petronio, si diffonde nell’atmosfera la sensazione che i rintocchi delle ore determinino un allontanamento dalla dimensione del tempo e dalla luce del giorno: il mondo dei morti è ormai vicino.
Gli uccelli erranti che vagano senza mai fermarsi e privi di una precisa meta picchiano ai vetri appannati. Si tratta degli spiriti di amici defunti che mi osservano e mi chiamano a loro.
Appellandomi a te, cuore mio, ti prego di abbandonare le illusione e le speranze della vita, affinché io possa predispormi all’attesa serena della morte. Tra poco, o cari amici spiriti, anche la mia ora sarà giunta: potrò così giungere nel mondo sotterraneo dove tutto è silenzio ed ombra.

Esempio



  



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