Nero è l'albero dei ricordi, azzurra l'aria di Rosetta Loy

Materie:Scheda libro
Categoria:Italiano
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Data:16.03.2007
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Testo

Nero è l’albero dei ricordi, azzurra l’aria
La storia raccontata nel romanzo di Rosetta Loy ha inizio nel 1941 e termina negli anni Sessanta. Al centro della narrazione vi è la guerra, il suo stravolgimento epocale e l’impatto su una famiglia felice, sino a quando un solco nero dividerà il “prima” dal “dopo”. Le vicende del romanzo seguono la maturazione dei vari personaggi, intrecciate tra loro con un movimento nel tempo riconducibile soprattutto ai ritmi della memoria; i tempi della Storia ricoprono invece un ruolo marginale. La storia privata di una famiglia viene così collegata con gli eventi pubblici degli anni compresi tra il 1930 ed il 1960 e si svolge parallelamente ad essi, intrecciandovisi tramite i suoi membri. L’autrice del libro mostra come in mezzo al clamore provocato dal fascismo esista un’altra vita, quella “quotidiana”, differente dall’esistenza umana caratterizzata da grandi imprese, vittorie e sconfitte. Rosetta Loy utilizza infatti parole appartenenti al linguaggio delle comunicazioni, presentando così un rapporto “asciutto” con la scrittura. Avendo perso l’udito da un orecchio a soli sei anni, l’autrice ha infatti potenziato le sue attitudini nei confronti della lettura e dell’osservazione visiva. L’essenzialità che caratterizza Rosetta Loy è dovuta in parte all’ostilità della scrittrice nei confronti della retorica, che tuttavia era costretta ad inserire nei suoi testi quando frequentava la scuola fascista. L’autrice contraddice inoltre il modello “leopardiano”, in base al quale era nata un’idea di scrittore come uomo chiuso in sé stesso che la mattina passeggia ed il pomeriggio scrive. Costante caratteristica dei suoi libri è la continua ricerca di un collegamento con il passato: Rosetta Loy viveva infatti in una famiglia numerosa e, dopo essersi sposata, ha “riprodotto” nel libro la sua infanzia, come una proiezione della realtà. Circa l’importanza della famiglia, secondo l’autrice è tuttavia presente un’ambivalenza: essa può infatti assumere il significato di “rifugio”, ma può anche costituire una “prigione”. In tale ottica presenta la famiglia protagonista del suo libro. Una serie di problemi si abbatterà infatti su di essa, quali il fallimento dell’azienda condotta dal padre e le difficoltà incontrate dal figlio Ludovico prima di raggiungere una posizione invidiabile; a ciò si aggiungerà la morte del padre stesso e la sventatezza della figlia Lucia. Tutto culminerà successivamente nei vezzi della madre, la quale morirà lasciando, insieme a Ludovico, l’altra figlia, Giulia, che nel libro ripercorre la storia della famiglia e, attraverso essa, racconta le vicende delle persone venute a contatto con la famiglia romana al centro del racconto. Tale ricordo costituisce il corpo centrale del romanzo, contraddistinto da una scrittura che dal privato e dal particolare si estende al pubblico ed al generale, senza tuttavia rinunciare ad una delle due parti. I tempi della narrazione corrispondono dunque ai ritmi della memoria di Giulia e, come avviene quando si ricorda, non seguono un ordine logico, ma effettuano continui spostamenti, creando un movimento mai interrotto che dal presente conduce al passato più remoto. Si ha inoltre l’impressione, in ogni passo del libro, di scoprire e conoscere nuove informazioni: ciò è reso possibile da un particolare modello narrativo in cui si intrecciano passato individuale e storia collettiva. Tale canone rientra in un procedimento tipico di Rosetta Loy, secondo cui il tema del tempo è colto attraverso una frattura, che è nel contempo interruzione storica e lacerazione familiare. La storia di una famiglia romana che trascorre le vacanze estive a Granello, ripercorsa dal 1941 agli anni Sessanta, è infatti spezzata dalla catastrofe bellica. L’autrice presenta inoltre particolare attenzione ad una costruzione per blocchi e per sequenze, in quanto la storia è un’entità esclusivamente “ricomponibile” a frammenti. Malgrado tale disarmonia, la scrittrice si prefigge l’obiettivo di trasmettere emozioni attraverso dati storici; pertanto ricorrente nei suoi libri è il tema della Seconda Guerra Mondiale, i cui eventi sono stati vissuti in prima persona dall’autrice. Questa scelta stilistica rivela anche una profonda capacità di manipolazione mediante la quale il passato ritorna ossessivamente nel presente, talvolta mutato di segno. Questa tecnica è risultata particolarmente importante nel descrivere gli anni appena passati della nostra storia nazionale, dalla viglia del secondo conflitto mondiale al “boom” economico. E’ infatti tale periodo ad essere analizzato con puntualità da Rosetta Loy, poiché coincidente con l’infanzia dell’autrice. Scrivere circa tali eventi può quindi significare completare un passssato del quale l’autrice è stata solo una “piccola” protagonista; sorprendente è notare come la sua scrittura, pur producendo in maniera rapida ed essenziale, non trascuri nulla. E’ inoltre interessante registrare come sappia cogliere ogni sentimento e pensiero dei personaggi, secondo un processo di “animazione” attraverso cui la vita nella sua totalità è trasferita sulla pagina. La grande capacità narrativa di Rosetta Loy si rivela tuttavia soprattutto nell’ultima parte del romanzo. Costruita su un montaggio tipico delle sequenze cinematografiche, in cui le scene della strage di Sant’Anna di Stazzema si intersecano con le vicende della villa di Granello, essa mira al ripristino di un’illusoria normalità della vita familiare, in seguito alla requisizione della casa da parte di un comando tedesco. Tale obiettivo si traduce in una duplice tragica fuga: a quella della figlia maggiore innamoratasi di un militare tedesco, segue lo sfollamento degli altri membri femminili dalla villa su cui incombe la strage già perpetrata nei territori vicini. L’intero libro è percorso da questo destino di “rovesciamento”, caratterizzato dalle contraddizioni della Storia e del destino individuale. Su tutto aleggia comunque una tragedia che si svelerà solo alla fine, quando le esistenze dei vari personaggi si saranno ricomposte in ordine. Ricreato il quadro generale della narrazione, è possibile effettuare una più approfondita ed attenta analisi dei personaggi: in parte sono reali, come la figura di Marcello, che l’autrice ha realmente conosciuto, in parte presentano elementi d’invenzione. Inoltre particolare attenzione deve essere posta sul personaggio di Ludovico, presente in tutti gli ultimi libri dell’autrice, anche se con caratteristiche diverse in ognuno di essi. E’ da notare che Ludovico è anche il nome del fratello di Rosetta Loy. Tuttavia il personaggio in cui l’autrice si identifica maggiormente è Giulia. Un altro ruolo molto importante è incentrato intorno al personaggio di Lucia: simbolo di fascino, dramma e mistero, non compare quasi mai nel racconto, di cui però costituisce un elemento chiave. La particolareggiata descrizione dei personaggi è frutto di una complessa documentazione: oltre alla sua esperienza personale, l’autrice ha infatti fatto affidamento a fonti storiche. Per la Campagna d’Africa, ad esempio, ha studiato un diario di guerra conservato presso l’Accademia di Pieve Santo Stefano. A ciò Rosetta Loy ha aggiunto un’anomala tecnica narrativa, caratterizzata dalla ricerca di un “ritmo giusto” ed in stretta relazione con il piacere dell’autrice per la musica. Tale tecnica pone le proprie basi sull’essenzialità tipica della scrittrice e sull’esempio delle scuole americane: l’autrice opera pertanto “tagli” di parole, per diminuirne l’eccessivo numero. Questa particolare scelta stilistica è infine completata da una strana abitudine: l’autrice prepara sempre un foglio di carta ed una matita sul comodino, in quanto spesso trova la soluzione ai suoi problemi nel corso della notte. Tali decisioni di modificare il componimento del racconto determinano a livello strutturale la particolare composizione del libro: le prime pagine sono autobiografiche e si ha quindi un contatto diretto con il testo; i fatti sono invece raccontati in terza persona, determinando così un approccio più distaccato con gli eventi narrati. Per concludere, può risultare utile un’attenta analisi del titolo del libro. In primo lugo è necessario ricordare l’amore di Rosetta Loy per la poesia: “l’albero dei ricordi” a cui si accenna nel titolo è infatti ispirato ad un verso di Sylvia Plath, poetessa inglese. Inoltre, come rivela l’immagine “dell’albero dei ricordi” che si staglia nero contro l’azzurro del cielo, la salvezza dei personaggi (in senso globale dell’uomo) è riscontrabile nel ricordo e nella memoria che, al contempo, costituiscono la loro condanna. “Nero è l’albero dei ricordi, azzurra l’aria” significa dunque che, malgrado le avversità, è sempre possibile credere e non disperare. Nella tragedia della guerra è sempre possibile perciò cercare trovare qualcosa di positivo: l’amore. Tale sentimento, evidenziato soprattutto nelle ultime pagine, trova un ottimo contesto nell’età adolescenziale dei ragazzi protagonisti del racconto. In questa ottica, Rosetta Loy può essere considerata donna “di fede” che sa guardare in alto: per lei l’aria resta comunque azzurra e diviene un luogo incontaminato, dove l’immaginazione ed il sogno possono nuovamente esistere, senza essere distrutti dai pericoli e dalle difficoltà della vita.

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