Nato il 4 luglio

Materie:Riassunto
Categoria:Italiano

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Data:26.01.2006
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Testo

Il racconto che ho letto nelle vacanze natalizie s’intitola “Nato il quattro luglio”, scritto da un reduce del Vietnam Ron Kovic. Il libro appartiene al genere guerra. Il libro inizia con un’ampia descrizione della sua vita, in pratica Ron Kovic conduceva una vita normale, amava il baseball, giocava a football, aveva molti amici ed era affezionato alla sua famiglia e soprattutto adorava il suo paese: gli Stati Uniti d’America. Non sopportava la scuola e fu obbligato dai suoi genitori a studiare fino a 17 anni al college. Nell’estate del 1963 decide di diventare un marine, e dopo aver ricevuto un ottimo addestramento decise di partire per il Vietnam per servire il proprio paese, perché credeva in quella guerra contro il comunismo. Giunto sul luogo a lui assegnato; dovette subito combattere e nella confusione uccise un caporale della Georgia. Da quel momento la sua vita cambiò, perché provò per la prima volta la sensazione e “il potere” di uccidere un uomo a sangue freddo, ma più di ogni altra cosa aveva ucciso un suo compagno e non il nemico.
Ron Kovic non subì nessun procedimento penale perché fu subito perdonato dal maggiore, e insieme a lui ed ad un gruppo di uomini partì per distruggere dove si credeva che cerano dei vietcong. Il maggiore e Molina, un perlustratore, andarono a controllare che fosse il nemico e questi due ordinarono di aprire il fuoco, più di milleduecento colpi furono scaricati su quel villaggio, e tutte le persone: tutti donne e bambini furono trucidati.
Questo fatto provocò un altro colpo ai valori che lo spinsero in quel luogo, e iniziò a cercare di farsi colpire sia dai nemici sia dalle bombe. Un giorno fu colpito all’inguine e alla spina dorsale; diventò paralizzato dallo stomaco in giù e fu costretto per tutta la vita a stare seduto sulla sedia a rotelle ma soprattutto non riuscì più a provare delle emozioni.. Tornato in America, credendosi un eroe, vide e si accorse dell’indifferenza delle persone che a volte gli ridevano in faccia. Vedendo la freddezza delle persone, sapendo che tutti i suoi amici furono stati uccisi diventò un pacifista e iniziò a partecipare alle manifestazioni con gli studenti fino a quando un uomo della polizia lo arrestò e lo sbatté in prigione picchiandolo. Costui vedendo le cicatrici, le ferite di Ron Kovic lo trattò con gentilezza e lo fece scarcerare. Da quel giorno andò ad abitare in un edificio costruito apposta per i reduci paralizzati del Vietnam; iniziò a viaggiare nel Messico e a frequentare i centri Fantasy (così l’autore li ha definiti). Proprio qui trovò l’unica donna della sua vita che sapendo del suo stato fisico lo lasciò subito. Vedendosi ancora più odiato iniziò a partecipare alle manifestazioni e nella giornata in cui il presidente USA Nixon tenne un discorso con i giornalisti Ron Kovic gli urlò “Assassino, inutile massacro, …”; e così finisce il libro.
Il volume che io ho letto è un po’ complicato da comprendere, questo per me, perché i fatti non sono disposti in modo ordinato ma sono scritti senza un filo logico. Il narratore, generalmente, è in prima persona ma ci sono parti del testo in cui diventa in terza persona riportando i fatti in modo confuso e non chiaramente, soprattutto nei momenti di sospance.
Ron Kovic è nato negli Stati Uniti il 4 luglio 1946. Si è arruolato nei Marines nel 1964. È stato ferito in Vietnam all’età di ventun anni. Questo volume è stato criticato in modo positivo dai giornali di tutto il mondo: Il New York Times lo definisce un libro destinato a durare nel tempo; il Los Angeles Times lo determina come una terribile tragedia dell’America… e nessuno l’ha mai descritta con più forza e pathos.
Questo romanzo mi ha colpito molto perché spiega molto bene le atrocità della guerra, mi ha trasmesso forti emozioni che mi hanno fatto cambiare il modo di vedere la guerra, che prima vedevo come un mezzo per portare innovazione tecnologiche ma adesso mi sono reso conto che è un inutile massacro di ragazzi.
Ghezzi Maurizio – Classe 2^Bri

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