Nata per vincere

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Recensione del film “NATA PER VINCERE”
Michela Cason II H

Lanciato nelle sale cinematografiche italiane il 19 agosto 2005 “raise your voice” (titolo originale del film) è incentrato su un gruppo di giovani talentuosi in cerca di successo nel mondo della musica. Non è un semplice film per adolescenti con la solita trama mielosa, al contrario è molto particolare proprio perché le insicurezze, le paure e la passione per la musica dei giovani si fondono per dare origine ad un film di vari generi: dal dolce al drammatico, dalla commedia al musical.
La pellicola gira attorno alla protagonista Terri Fletcher, una dolce ragazza di sedici anni che sogna di diventare una grande cantante e di frequentare il più esclusivo conservatorio di Los Angeles. A sostenere il suo sogno c’è la madre Frances, la zia Nina e soprattutto il fratello Paul il quale invia alla Bristol Hillman Conservatory, all’insaputa di Terri, un video musicale contenente il provino della sorella. Ad ostacolarla il padre Simon il quale ha paura che la figlia possa avere le stesse delusioni che ha avuto lui da ragazzo. Purtroppo la sera stessa Terri e suo fratello hanno un incidente nel quale quest’ultimo muore. Terri sconvolta dal lutto non vuole più cantare, nonostante scopra di essere stata ammessa alla Hillman; così sua madre e sua zia Nina la convincono a continuare a credere nel suo sogno ed organizzano uno stratagemma per permetterle di andare a Los Angeles senza che suo padre la scopra.
Arrivata alla Hilmann Terri si ritrova in un ambiente ostile dove farsi degli amici nonostante i suoi sorrisetti, è più complicato di quanto immaginasse. Col tempo, però, stringe amicizia con Denise, la compagna di stanza che suona il violino e vive una piccola storia d’amore con Jay. Terri impara a superare il trauma di aver perso suo fratello ed il timore per il palcoscenico e scrive una canzone insieme a Jay per il saggio di fine anno che decreterà il vincitore della borsa di studio. Nel momento in cui sta per esibirsi irrompe nella sua stanza il padre, il quale ha scoperto l’inganno, deciso a riportarla a casa. Alla fine Terri riesce a convincerlo a restare. Ma anche se la tanto sudata borsa di studio viene vinta dalla compagna Denise, Terri è riuscita ad avverare il suo sogno: riprendere a cantare.
La vicenda è ambientata nella nostra epoca, nell’arco di tempo dell’estate 2000. Durante lo svolgimento sono presenti numerosi flashback come per esempio il ricordo dell’incidente con suo fratello ogni volta che sale sul palcoscenico e le viene puntato addosso il riflettore oppure quando scopre che il fratello Paul aveva inviato il dvd e tra lacrime e i sorrisi ricorda quei momenti in cui cantava spensierata mentre Paul la riprendeva.
La protagonista del film è la classica ragazza con la faccia acqua e sapone distinta però da tutte le altre per avere un dono straordinario: cantare come un angelo. Qui tra le mille difficoltà, scoprirà cos’è l’amore, diventerà grande e intraprenderà la strada del successo. Insomma Terri è il prototipo della sana adolescente non troppo “out” ma abbastanza “in” da sapersi integrare con gli altri senza perdere ciò che la caratterizza, la sua personalità. Poi c’è Jay Corgan (Oliver James) il ragazzo di Terri, ovvero colui che le darà una spinta, la aiuterà ad avverare il suo sogno; per Terri da lì in poi diventerà il suo punto fermo, qualcuno con cui sfogarsi e confidarsi ogni volta ce ne fosse stato bisogno. I personaggi secondari sono Simon Fletcher (David Keith) che impedisce alla figlia di entrare a far parte del conservatorio più prestigioso, la madre Frances (Rita Wilson) e la zia Nina (Rebecca De Mornay) ovvero le complici di Terri, convinte che avrebbero perso anche lei oltre a Paul se non avrebbe continuato ad inseguire il suo sogno ed infine la giovane violinista Denise Gilmore (Dana Davis) che si esibisce nel saggio finale con un insolito pezzo e vince la borsa di studio.
Per quanto riguarda le scelte stilistiche i primi piani sono scarsi e i dettagli del tutto omessi; sono però frequenti inquadrature di mezza figura all’interno di campi medi e lunghi. La luce è, invece, un’elemento indispensabile nel momento dell’incidente di Terri e Paul: quello che mi ha toccato di più è stato, al momento dell’impatto, una luce bianca, il vuoto assoluto nello schermo.
Stranamente all’inizio pensavo che fosse il solito film banale e mieloso con la solita storia d’amore dietro ma poi mi sono ricreduta. Questo film mi ha fatto piangere, emozionare ed esultare. Mi sono identificata in Terri, sotto certi aspetti e vedendo questa storia, ho capito che attraverso i momenti difficili e di sconforto è troppo facile arrendersi e scappare e anche se costa di più, bisogna lottare, non per vincere, ma per arrivare fino in fondo.

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