Montesquieu: la vita

Materie:Appunti
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Testo

Scrittore e filosofo francese nato nel 1689 nei pressi di Bordeaux e morto nel 1775 a Parigi.
Figlio di un magistrato, venne indirizzato agli studi giuridici che completò nel 1708. Nel 1714 era già consigliere al parlamento di Bordeaux e due anni dopo ereditava da uno zio il titolo nobiliare, il patrimonio e la carica di presidente dello stesso parlamento.
Studioso, appassionato tanto di problemi giuridici quanto di scienze naturali e di fisica, venne accolto dall’accademia delle scienze di Bordeaux, dove presentò e discusse interessanti memorie consacrate ad argomenti scientifici e filosofici. Nell’opera Le considerazioni sulle cause della grandezza e decadenza dei Romani (1734), egli compie il tentativo di interpretare la storia complessiva di Roma, riconoscendo le cause della grandezza romana nell’amore della libertà e della patria, e riponendo le cause della sua decadenza nell’eccessivo ingrandimento dello Stato, nella corruzione dovuta alle abitudini asiatiche contratte, nella perdita della libertà sotto l’impero. La sua fama, ancora provinciale, si accrebbe enormemente con la pubblicazione delle Lettres persanes (1721; “Lettere persiane”). Uscite anonime (ma ben presto divenne noto il nome dell’autore ), le Lettere persiane, piccolo capolavoro di umorismo, offrono il pretesto all’autore, nel descrivere l’immaginario viaggio in Europa di due persiani, di fare un’acuta satira dei costumi e della società del tempo. Le lettere segnano in realtà una delle prime vittorie della nuova concezione di libertà e di tolleranza che la filosofia del secolo andava illustrando.
Il successo dell’opera lo convinse a trasferirsi a Parigi per meglio conoscere quel mondo intellettuale e politico. Egli tuttavia non cedette mai alle lusinghe della capitale, in quanto centro mondano.
Educato nell’amore della vita semplice, conservò stretti legami col paese natale e non trascurò mai l’amministrazione delle sue terre.
Nel 1726 vendette la sua carica di presidente e si dedicò principalmente agli studi. Libero da impegni di carica iniziò un viaggio di studi che per tre anni gli consentì di documentarsi in Germania, Ungheria, Austria, Svizzera, Italia, Olanda e in Inghilterra. Nel 1748 pubblica anonima a Ginevra L’ Esprit des lois (Lo spirito delle leggi) : frutto di 14anni di lavoro, è una vera e propria enciclopedia del sapere politico e giuridico del Settecento, in cui, attraverso le leggi che governano la società, sono esaminati i diversi tipi di governo (democrazia, monarchia e dispotismo) in una versione laica, liberale e progressista. Lo spirito delle leggi ha fatto considerare giustamente l’autore come uno dei padri del liberalismo e tra i precursori di quelle idee che, con la Rivoluzione Francese, hanno portato alla concezione dello stato moderno. Qui, infatti egli afferma che dove non c’è limitazioni di poteri dello Stato non c’è libertà. Quest’opera, pubblicata da un pastore protestante, venne attaccata dai giansenisti e dai gesuiti e messa all’indice nel 1751, dopo il giudizio negativo della Sorbona.
Passò gli ultimi anni della sua vita, sofferente per una malattia agli occhi, scrivendo e studiando. Pubblicò in quest’ultimo periodo un romanzo di politica utopistica; lasciò numerosi scritti dati alle stampe molto tempo dopo la sua morte.
Lavoro di : Berrettini Flavia, Diamanti Eleonora, Latini Patrizio, Laurenzano Marco.

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