Martinaitis

Materie:Tesina
Categoria:Italiano

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Testo

Martina Matteucci

21/11/’03 MARCELIJUS MARTINAITIS
Martinaitis, uno dei più apprezzati tra i poeti lituani, ha tenuto una conferenza, il giorno venerdì 21 Novembre 2003, ad alcuni studenti del Liceo N. Copernico nella sala riunioni dell’istituto. Il poeta, non parlando italiano, era accompagnato da un traduttore docente universitario di lingue.
Il professore ha iniziato l’incontro informando gli studenti sull’attuale situazione della Lituania in ambito linguistico e culturale:
il lituano, insieme al lettone, è una delle due lingue balcaniche; è una lingua indoeuropea, un genere di lingua piuttosto arcaico, una lingua di particolare interesse;
la cultura lituana comporta in sé molti aspetti “forti”, così definiti dal professore; la religione è legata a tradizioni della liturgia del paganesimo che nel 1387 si è convertita in cristianesimo.
Egli ha poi seguitato con il presentare il poeta e il suo modo di scrivere.
Il professore ha spiegato che nel periodo il cui Martinaitis iniziò a scrivere, la situazione politica della Lituania non permetteva una libertà di pensiero e di parola, indi per cui le persone non erano libere di scrivere le proprie opinioni, così si spiega come Martinaitis fosse abile nello scrivere in modo tale da sottintendere un diverso significato = l’arte del dire senza dire.
Martinaitis produce poesie per un periodo che va dai 30 ai 40 anni.
Il professore fa presente che il poeta Martinaitis è anche un bravo docente universitario di letteratura lituana oltre che un ex deputato della Lituania nel periodo che precede e segue l’indipendenza della Lituania dall’URSS ottenuta l’11 Marzo 1990.
È trascorsa così una delle due ore della conferenza.
Nella seconda ora c’è stato un colloquio diretto tra il poeta e gli studenti.
Si è parlato delle poesie che il poeta Martinaitis ha scritto, e che egli ha poi spiegato prendendone come esempio alcune che erano state tradotte precedentemente per i ragazzi.
“Sui neri campi/autunnali/io non ho /i bianchi cavalli./
Su quei campi,/molto tempo fa,/ormai, sono bruciati/la mia casa/
e i miei finimenti/con loro i cavalli,/le bianche fatiche/dei padri baltici./
Ho scritto una lettera/a Vilnius,/con essa ho richiesto/i bianchi cavalli./
Mi hanno risposto/che non ci sono:/i miei cavalli/sono morti in guerra./
Sono andato lontano,/in Curlandia/e sono stato nella terra/dei prussiani./
Ho visto: là crescono/molti fiori/dal sangue delle ferite/aperte./
Eppure nessuno ha visto,/liberi/nei campi autunnali,/i bianchi cavalli./”
Il poeta spiega come in questa poesia vi sono molte allitterazioni della lettera U, che esprime il sentimento che si vuole trasmettere: la tristezza,. Questa poesia imita la ritmica di un canto funebre lituano, anche se in questo caso non tratta di persone ma di cavalli.
Martinaitis fa presente come in Lituania i fiori siano associati ai morti per una credenza in cui si pensa che sui corpi dei morti crescano i fiori. Egli ricorre all’utilizzo di questa figura dei fiori in molte delle sue poesie.
Prendendo in esame un’altra poesia tradotta intitolata “parole” , il poeta spiega come si sia costretti a scegliere una propria lingua, come vi siano conflitti tra la lingua commerciale e quella poetica e come la poesia abbia il compito di rendere autentica la lingua commerciale.
Il poeta decide di leggere una poesia, in conclusione alla quale spiega come leggendo la poesia sappiamo molto senza sapere, così si esprime; chiarisce anche come l’effetto della poesia abbia influssi anche a livello linguistico, musicale e artistico.
Martinaitis cerca di far capire come le poesie lette poco abbiano più influenza di poesie lette molte volte.
Egli racconta come 20/30 anni fa si utilizzasse la poesia cantata come forma di protesta, una poesia in segno di “difesa”; ultimamente però questa concezione si è persa e la poesia riguarda solo la sfera personale.
A questo punto della conferenza gli studenti sono intervenuti con diverse domande rivolte al poeta, tra cui:
per quale motivo nelle sue poesie vi fosse un ricorrente riferimento alla morte:
il poeta risponde che il desiderio naturale di ogni uomo è quello di non scomparire, attraverso le biografie l’uomo scompare mentre la poesia è un’autentica biografia personale.
quale sia il motivo per cui scrive poesie: egli risponde che è un modo di restare uomo anche quando non lo si è considerato, rimanendo se stessi e facendo finta di collaborare con il regime per ottenere ciò che si vuole.
a cosa è dovuta la ricorrenza a paragoni con il mondo natura affiancato al mondo degli uomini: Martinaitis risponde che lui stesso si considera un uomo della natura, nato in un villaggio molto arcaico, costretto poi a vivere in città, ora dice di vivere due vite: una nella casa in città e una nella casa in campagna ed è ad una continua ricerca del rapporto tra la natura e l’uomo della città, poiché egli vive sia in città che nella natura, che si trova nella periferia della città.
Infine gli è stato chiesto se rileggendo le poesie che ha scritto da quando era giovane fino ad adesso vede in esse una sua maturazione ed egli risponde che è in continua crescita, che dal suo punto di vista si è in continua crescita sempre e non si raggiunge mai una totale maturità.
Si conclude così l’incontro con il poeta Marcelijus Martinaitis.

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