L'ambiente: un gioco di interessi

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Laura Gatto 5^pb 20/05/2002

L’AMBIENTE: UN GIOCO DI INTERESSI

Gas tossici che circolano nell’aria, radiazioni che ci penetrano le ossa, suoni al limite dalla sopportazione, discariche colme di rifiuti, acque inquinate; questo è il prezzo da pagare per vivere nella società moderna?
Lo sviluppo economico e tutte le novità industriali hanno sempre e solo badato ai propri interessi. Non ha importanza che i prodotti chimici che si utilizzano nella produzione possano intaccare la salute dei lavoratori, che i rifiuti inquinino il terreno circostante, o che i gas emessi siano tossici; l’importante è produrre e avere reddito.
La salute e la sicurezza sono sempre stati elementi di secondo piano, poco tutelati anche dalle leggi.
Queste ultime sono approvate in ritardo, e, anziché tracciare le linee di un comportamento ecologico, sono utilizzate come un rimedio per i danni già procurati all’ambiente e alla salute.
Gli esempi non mancano: per molti anni sono stati utilizzati nelle produzioni il PVC e l’amianto e, solo dopo molto tempo, se ne scoprì l’effetto cancerogeno. E’ davvero possibile che nessuno prima di allora avesse mai dubitato dei loro effetti nocivi?
Nei Paesi industrializzati l’intreccio tra industria e coloro che fanno le leggi è sempre stato forte, a discapito della salute del nostro pianeta.
Riuscire ad avere un comportamento ecologico nell’epoca moderna è un dovere, e non solo un gioco di interessi tra il potere economico e quello politico.
Nonostante siano stati sottoscritti protocolli internazione che avrebbero dovuto garantire uno sviluppo compatibile con l’equilibrio naturale del pianeta, si continua a inquinare buttando nell’aria milioni di tonnellate di ossido di carbonio.
Effetto serra, buco nell’ozono, sono solo alcune delle conseguenze che l’inquinamento ha prodotto ed è facile prevedere cosa ben presto potrà accadere.
La temperatura del nostro pianeta aumenterà causando cataclismi tra cui lo scioglimento dei ghiacciai, l’aumento del livello degli oceani e dei mari e la sommersione di tutte le zone costiere.
I maggiori responsabili di questo surriscaldamento sono i gas di scarico prodotti dalle autovetture.
Riuscire ad utilizzare il meno possibile le auto e scegliere mezzi meno inquinanti, potrebbe essere una delle possibili soluzioni per ridurre l’inquinamento, ma non l’unica.
In realtà, esistono già delle auto che, utilizzando la reazione chimica tra idrogeno e ossigeno, producono acqua, ma la loro produzione è troppo costosa e gli interessi in gioco troppo alti.
Così, per garantire i profitti di alcuni, non si tutelano i diritti dell’intero pianeta e la salute dell’ambiente passa in secondo piano. Lo Stato dovrebbe promuovere comportamenti ecologici, con l’utilizzo di incentivi e leggi molto più severe. La tutela dell’ambiente dovrebbe assumere un ruolo di maggiore rilievo e prevedere dei seri provvedimenti a livello nazionale e internazionale.
E’ fondamentale che i cittadini abbiano una coscienza ecologica, ma come la si può pretendere se lo stesso stato non fornisce dei modelli da rispettare?
Esistono, però, delle eccezioni tra le tante aziende che producono inquinando, ce ne sono alcune che lo fanno depurando. L’azienda tessile Alfa del Pavese – è solo un esempio – utilizza per la produzione le acque del Ticino e, grazie al depuratore al proprio interno, le reimette più pulite di quando erano state prelevate.
Sono ancora poche le produzioni di questo tipo, ma la speranza che, nonostante tutto, ce ne sia qualcuna, ci fa tirare un sospiro di sollievo.
Nella lotta tra interessi economici e ambiente auguriamoci che vinca l’ambiente.

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