Londra città pulita (senza graffiti)

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Testo

I iniziato il progetto di “pulizia” dai graffiti da Londra

“Londra pulita”: cancellato graffito di Bansky nel centro della città

Da pochi giorni ha avuto inizio il progetto per l’eliminazione dei graffiti presenti a Londra che, a parer del Governo, risulta essere città caotica e disordinata a causa di questi “scarabocchi che deturpano la città”.
Il primo murales coperto a pennellate è stato un’opera del celebre Bansky valutata 300000 sterline, rappresentante una rivisitazione del film cult “Pulp Fiction” di Tarantino: John Travolta e Samuel Jackson impugnano banane al posto delle classiche pistole. Il graffito era situato presso una fermata dei bus ed era ormai divenuto un simbolo apprezzato da tutti i residenti della zona, amareggiati per l’accaduto. L’azione è stata compiuta da un gruppo di volontari che hanno completamente appoggiato la causa del Governo fornendo gratuitamente il loro aiuto.
Ora gli artisti di tutto il mondo si chiedono se la decisione del Governo britannico sia stata presa consultando un critico d’arte, poiché decine di murales stimati migliaia di sterline vengono ricoperti ogni giorno.
Per questa occasione abbiamo chiesto un’opinione al critico d’arte Jeorge O’Malley, docente all’Università delle Arti Moderne di New York.

“Il caso di Londra ha lasciato alquanto perplesso me e molti dei miei colleghi. Il governo inglese, non disponendo delle adeguate conoscenze, ha preso una decisione troppo affrettata in un campo nel quale non era del tutto competente, l’arte.
Come ogni forma di espressività ritengo sia necessario fare una selezione riguardo a quello che può essere considerato arte: non credo che ogni singolo graffito possa essere definito tale, poiché l’arte non è per tutti, e soprattutto non tutto è arte.
Un’opera d’arte è un mezzo di comunicazione arricchito da un messaggio. Ed è quando questo messaggio colpisce, trafigge l’opinione pubblica, elevandosi non più a semplice messaggio ma a mezzo rappresentativo di una collettività, di un momento storico, di un sentire comune, ecco, è in quel momento che il messaggio diventa arte.
Un graffito lo può diventare? Certo.

Basti solo citare il caso Bansky, graffitaro londinese che da qualche anno a questa parte lascia il suo contributo nelle strade e nei musei britannici. E' difficile parlare di questo artista che ha fatto del mistero il suo biglietto da visita: grazie alla promozione velata delle autorità pubbliche, che valorizzano indirettamente le sue opere, è riuscito a farsi conoscere in tutto il mondo per la sua originalità e audacia . Del tutto anticonvenzionali, i suoi graffiti vogliono essere un urlo muto di protesta contro la società contemporanea che considera falsa e incoerente. Poliziotti che si baciano, guerriglieri che lanciano fiori sono solo alcuni dei soggetti che Bansky propone nei suoi murales provocatori.
I suoi capolavori sono stimati 300000 sterline circa e, non conoscendo l’identità dell’artista, vengono staccati dai muri per poi essere venduti su ebay da privati.

Credo quindi che sia necessario salvaguardare opere di questo calibro finanziandone gli autori e fornendo loro spazi adibiti alla sperimentazione delle loro tecniche.
Questa proposta potrebbe togliere dalla strada molti ragazzi fornendo loro un lavoro come “decoratori” in spazi pubblici che li allontanerebbe dalla quotidianità alla quale vogliono sfuggire, rendendoli più autonomi.
Tutto ciò darebbe inoltre un contributo positivo al decoro di Londra: non tutti sono dotati del talento di Bansky e della sua accortezza nel scegliere aree che non rovinino l’architettura della città. Ritroviamo così una metropoli piena di frammenti colorati del tutto sconnessi fra loro eseguiti da giovani writers che, sentendosi giustificati dal solito luogo comune della libertà di espressione, si ritrovano ad imbrattare monumenti o palazzi storici.”

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