Lo studio del latino al liceo

Materie:Tema
Categoria:Italiano

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Testo

14-ott.-08
Svolgi un testo argomentativo elaborando le argomentazioni affrontate in classe, inserendo un’opportuna introduzione.

Era l’11 ottobre quando, nella classe III G, ci si è trovati ad affrontare un problema a molti noto, la cui tematica affligge la maggior parte dei liceali: “E’ importante lo studio del latino al liceo o va sostituito con altre materie?”. Questa domanda è stata servita su “un piatto d’argento” dalla professoressa Di Fabio, docente di italiano e latino del nostro corso, che, così facendo, ha scatenato un’accesa polemica. Dopo la divisione in sostenitori e oppositori tra gli alunni di ogni banco, essi hanno cominciato ad esporre le proprie tesi ed a confutare quelle dell’avversario, occupando l’intera ora di lezione.
Data l’equa divisione della classe non si è potuto notare una maggioranza in uno dei due schieramenti, tuttavia, malgrado le costrizioni, penso che la maggior parte dei miei compagni avrebbe appoggiato la mia opinione: al liceo, lo studio del latino è trascurabile.
A parere della mia compagna di banco, Francesca Minnella, invece, lo studio del latino è di fondamentale importanza, se si fa riferimento alla sua funzione morfologica e alla sua importanza storica. Ella ritiene infatti che esso aiuti a spiegare come si è giunti al lessico italiano attuale, attraverso lunghi processi, e quindi a capire il significato delle parole, non superficialmente, ma validamente, tanto che tale sapere può essere applicato per apprendere il significato originario anche di vocaboli scientifici, in modo da contribuire allo studio delle materie di questo ramo. Ma oltre a spiegare l’origine della lingua italiana e dei suoi vocaboli, afferma, esso aiuta a comprendere anche alcune delle principali lingue europee e a mettere l’italiano in corrispondenza con quest’ultime, perché la maggior parte di esse deriva dal latino, che allora, come ora può essere l’inglese, era una sorta di lingua “jolly”. Inoltre, sostiene, che, se non si studiasse il latino, non si dovrebbe studiare neanche storia o storia della matematica, perché esse si interessano tutte di analizzare il passato in virtù del presente, che su esso si fonda. La signorina Minnella conclude dicendo che il fatto che sia una materia fondamentale è confermato dal fatto che il latino è una materia d’esame, a differenza di informatica e altre materie più recenti.
Tutto ciò è irrilevante, o comunque in maggior parte, e privo di basi solide.
Sono dell’opinione che, per sfruttare l’uso del latino in funzione della derivazione delle parole italiane da esso, si debba conoscere l’accezione delle parole di quest’ultimo, i cui significati sono tra i più svariati e sono quelli che più fanno impazzire i traduttori. Ciò comporta quindi altri contenuti da memorizzare, bagaglio culturale di chi studia classico, e un parziale successo, dovuto al fatto che si otterrebbe, per le parole composte, solo una parte del significato, mentre per altre, alcuno, dato che la lingua italiana è frutto della mescolanza del latino con le altre lingue; quelle delle popolazioni sottomesse dai romani durante il periodo espansionistico, e quelle che si diffusero nella penisola con le invasioni barbariche. Probabilmente, poi, si farebbe prima ad imparare direttamente le parole italiane e, nel caso delle materie scientifiche, di trarre la derivazione solo delle più rilevanti, senza doversi tradurre concetti che risultano non importanti o inerenti i propri interessi. Ad esempio, se si volesse scoprire la derivazione del simbolo chimico Au, sulla tavola periodica (che deriva dal latino aurum= oro), inerente l’elemento che indica, ci si potrebbe documentare direttamente su qualche testo di chimica, al posto di passare ore a imparare a tradurre Cesare, e le sue battaglie, tante volte rivisitate sui libri di storia.
Per quanto riguarda la sua valenza di lingua “jolly”, come anche affermato dalla mia avversaria, tale condizione era nel passato, ora riterrei più saggio concentrarsi sul presente, studiando l’inglese, nuova lingua universale, e magari anche qualche altra lingua o materia più utile agli scopi odierni. In merito a ciò che è stato affermato riguardo lo studio della storia, a mio parere, esso non è inerente il discorso, poiché io non ripudio lo studio del passato, penso solo che sia assurdo farlo imparando addirittura una nuova lingua con il poco tempo che si ha. Infine penso che l’importanza attribuitagli alla maturità derivi dal fatto che, dopo aver fatto studiare la materia cinque anni, sia logico inserirla nel possibile esame, tuttavia ciò non esclude che possa essere un errore commesso più volte nel corso degli anni. Basti pensare che se al giorno oggi non si ha una minima conoscenza d’informatica si è praticamente analfabeti, mentre se non si sa tradurre il latino, magari importa di meno…
Sono quindi del parere generale che essa debba essere una materia facoltativa, che si deve voler intraprendere e alla quale ci si vuole dedicare.

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