Lettera a Salvatore Paola Verdura sul ciclo della "Marea"

Materie:Tema
Categoria:Italiano

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Testo

Lettera a salvatore Paola Verdura sul ciclo della “Marea”/ Lettera a Treves: “Un tentativo veramente letterario

Le lettere verghiane, prese in analisi, contengono i capisaldi dell’orientamento letterario dello scrittore siciliano e le peculiarità del suo pensiero che, per certi aspetti, supera la mentalità positivistica, ma che ne mantiene l’esistenza.
Nella lettera a Treves, il Verga scrive:”l’arte per essere efficace vuole essere sincera [...] e l’importanza del realismo sta in ciò che più si riesce a rendere immediata l’impressione artistica, meglio questa sarà oggettiva, quindi vera o reale come volete, ma bella sempre”. L’autore esprime, una forte vocazione, d’espirazione positivistica, per il dato reale, la cui importanza nei veristi è tale da poter affermare che tutto ciò che è scientificamente vero, è bello: “il semplice fatto umano farà pensare sempre, avrà sempre l’efficacia dell’esser stato”.
L’oggettività del dato reale si ottiene tramite il metodo scientifico, definito nella prefazione a “L’amante a Gramigna”, “più minuzioso e più intimo”, che sacrifica l’effetto drammatico del risultato allo sviluppo logico, necessar meno improvviso, meno efficace,”ma non meno fatale”. Il metodo scientifico studia “il misterioso processo per cui le passioni si annodano, si intrecciano, maturano, si svolgono nel loro cammino sotterraneo, nei loro andirivieni che spesso sembrano contraddittori” e permette di rappresentare il fatto umano “nudo e schietto attraverso l’impersonalità, tesa a ritrarre gli avvenimenti dall’esterno e ricostruire il fatto all’interno del milieu, di quella “ scala ascendente”, (la società), che “ad ogni fermata”, deve avere un “carattere proprio”.
Intento del Verga è “cogliere il lato drammatico o ridicolo o comico di tutte le fisionomie sociali, ognuna con la sua caratteristica”, e la sua “fisionomia speciale, resa con i mezzi adatti”.
L’autore scrive ciò in proposito del suo progetto di “fantasmagoria della lotta per la vita”, ove si nota la volontà di rappresentare quella fisiologica della società regolata dalla darviniana teoria della selezione naturale ed il dissolversi di ogni fiducia nell’evoluzione sociale, nella volontà riformista e nella speranza populista del socialismo.
Ciò si traduce in una forma di rassegnazione che non ipotizza possibilità di mutamenti ed indica un distacco da quella mentalità positivistica che ha fiducia nella scienza e nel futuro.
Verga vuole rappresentare con obiettività la situazione reale,contemporanea:il passato ha solo la funzione di mescolarsi al presente in modo drammatico e di capire il “legame oscuro tra causa ed effetti, che sarà utile nell’opera dell’avvenire”. Così, il Verga supera i limiti del romanzo storico manzoniano, il cui metodo consiste nel rappresentare da una parte l’oggettività della storia, ma dall’altra la sintassi psicologica di un’umanità “varia e pulsante”. Nel Verga la psicologia viene ridotta a fisiologia sociale. I limiti del romanzo manzoniano risiedono, non tanto nella rappresentazione della sintassi psicologica, ma soprattutto nell’equivoco compromesso tra storia ed invenzione, e relativamente al senso religioso che imprime alla narrazione l’inevitabile passaggio dal reale all’ideale. Nella prefazione a “L’Amante di Gramigna”, Verga scrive:”Esso avrà il merito [...] di essere storico- un documento umano”. Da questo passaggio, si nota che nei veristi il vero storico è sostituito dal vero quotidiano e la forma poetica inerisce totalmente al contenuto: anche in Verga sono presenti gli “umili” del Manzoni, ma essi non sono visti sotto la luce del Vangelo e forti nella loro fede, bensì osservati e seguiti nelle loro individuali sofferenze, nella loro intima logica.
L’opera del Verga è denuncia delle condizioni di vita del Meridione, perché trae nutrimento dall’osservazione e si fortifica di sentimenti e problemi umani,elementi così ben armonizzati da far sembrare che l’opera si sia fatta da sé (“Il romanzo avrà l’impronta dell’avvenimento reale e l’opera[...]sembrerà sia sorta spontanea come fatto naturale”). Il superamento del romanzo manzoniano si ha nel completamento della rivoluzione romantica della lingua, inaugurata dal Manzoni. La lingua usata dal Verga aderisce più vivamente alla realtà perché contiene sfondi dialettali e termini di uso regionale. L’autore stesso scrive, nella prefazione a “L’Amante di Gramigna”: “io te lo racconterò così come l’ho raccolto pei viottoli dei campi, pressi a poco volle medesime parole semplici e pittoresche della narrazione popolare e tu veramente preferirai di trovarti faccia a faccia col nudo e schietto”, reso tale da quella prosa tanto scarna e originalissima nella sintassi, quanto regolata da musicali cadenze.

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