Le ultime lettere di Jacopo Ortis

Materie:Scheda libro
Categoria:Italiano

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Data:14.09.2005
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Testo

Le ultime lettere di Jacopo Ortis.
1.Indicaziona bibliografiche
-Ugo Foscolo
-Le ultime lettere di Jacopo Ortis
-Mondadori 1986 Milano
2.Le soglie del testo
-L’immagine sulla copertina rappresenta il dipinto di un uomo in abiti settecenteschi: una giacca marrone scuro sopra ad una camicia dallo sfarzoso colletto bianca con un foulard dello stesso colore legato elegantemente intorno al collo. Lo sguardo dei suoi occhi marroni è fisso verso l’alto, come assorto in un irrisolvibile enigma, i capelli sono castani chiari, quasi biondi, la pelle è perfetta e bianca, il naso allungato e fine al di sotto, la bocca, appare piccola rosea e chiusa. L’uomo è con il busto girato verso la sua destra ed ha il volto leggermente inclinato verso il lettore, lo sfondo è scuro, quasi nero dal quale però spicca una luce nell’anglo in alto a sinistra del libro che illumina splendidamente il volto dell’uomo.
Posso intuire che sia quello il protagonista dell’opera coinvolto, magari, in dilemmi che lo affliggono e che il romanzo si svolga in epoca settecentesca o in ogni caso passata.
-Da 186 pagine (compresa l’introduzione e la spiegazione delle lettere più complicate)
-L’opera è suddivisa principalmente in due parti chiamate semplicemente “prima parte” e “seconda parte”, essendo poi un’opera epistolare è composta da circa settantacinque lettere.
3.La costruzione del testo
-Prima Parte
Jacopo Ortis è un giovane di famiglia benestante costretto a fuggire dalla sua città natale, Venezia, dopo il trattato di Campoformio per scampare alle persecuzioni politiche. Si rifugia nella campagna dei Colli Euganei dove conosce la gente del posto con la quale spesso s’intrattiene.
Conosce il nobile signor T***, anch’egli rifugiato, e ne conosce le due figlie: la piccola Isabella, della quale Jacopo se ne improvvisa maestro, e la bellissima Teresa. La “divina fanciulla” è però promessa sposa di Odoardo piuttosto insipido e scortese. Durante una gita alla casa-sepolcro di Petrarca ad Arquà, Jacopo viene a sapere della sventurata sorte della famiglia di Teresa, la cui madre era fuggita da una sorella per non sottostare al volere del signor T*** di far sposare la figlia con Odoardo. Neppure la “dolce” fanciulla è d’accordo con decisione del padre, ma la subisce per salvare la sua, ormai, ristretta famiglia.
Impaurito dal sentimento che inizia a provare per la ragazza, Jacopo decide di allontanarsi dalla campagna con la scusa di andare a studiare a Padova, dove resta appena un mese. Deluso dall’ambiente universitario corrotto dalla politica, incarica l’amico Lorenzo (del quale, in tutta l’opera, è citato solo il nome) di vendere quasi tutti i libri rimasti a Venezia e decide di tornare su i Colli Euganei per “farsi travolgere” dalla passione.
Mentre Odoardo è assente per affari, i due giovani amanti possono godere l’un l’altro della reciproca compagnia e alla fine Jacopo ottiene un bacio dalla bella Teresa. E’ il mese di maggio e la natura gli offre momenti di contemplazione, ma gli suggerisce anche una visione materialistica dell’universo.
Tornato Odoardo i due comprendono l’impossibilità del loro amore, così Jacopo decide, su estrema richiesta del pare di Teresa, di partire per il bene di tutti.
Seconda Parte
Jacopo raggiunge Bologna, poi va in Toscana dove medita a lungo sulle guerre interne che portano l’Italia alla rovina; si reca a Firenze dove visita le tombe di Santa Croce; si reca a Milano dove, dopo aver incontrato il vecchio Parini, insoddisfatto dell’ambiente milanese, giunge in Liguria vicino al confine francese. In una locanda a Pietra Ligure incontra un altro esule, ancora più miserabile di lui perché si trova con la moglie e la piccola figlia a mendicare sulla strada, non avendo altro modo di sostentamento. Jacopo pensa a quanto poco diversa sarebbe stata la sua sorte, se avesse sposato Teresa. Il protagonista torna a viaggiare e, giunto a Ventimiglia riflette con orrore sull’onnipotenza della natura, sui destini nazionali e individuali che valgono ben poco di fronte alle eterne leggi naturali. Raggiunto il fondo del suo pessimismo, Jacopo perde anche la voglia di viaggiare, ma continua quasi spinto dall’inerzia; arrivato a Rimini, viene a sapere del matrimonio di Teresa e Odoardo, sconvolto decide di uccidersi. Ma passando per Ravenna, visita la tomba di Dante e, giunto nel Veneto, rivede fugacemente Teresa. Racconta in una delle ultime lettere di aver ucciso un contadino durante la notte con i suo cavallo nella campagna; poi si reca a salutare la madre e, tornato di nuovo sui Colli Euganei, si uccide la notte del 25 marzo conficcandosi un pugnale nel petto, spirando nelle braccia del signor T***.
-Le indicazioni relative al tempo sono molto chiare, la vicenda comincia a Colli Euganei l’undici ottobre 1797 e termina il venticinque marzo1799, a rivelarcele sono le date scritte all’inizio di ogni lettera. La storia procerde in ordine cronologico, seguendo il susseguirsi dei fatti accaduti.
- La vicenda si svolge in vari luoghi; all'inizio il protagonista si trova in un paesino sui colli Euganei poi si sposta in altri posti e numerose città come Bologna, Firenze, Ferrara, Milano, Genova, Della Pietra (paesino ai piedi delle Alpi Marittime), Ventimiglia, Alessandria, Rimini e Venezia (patria del protagonista). Nelle sue lettere “Jacopo” dà molta importanza alla dimensione naturale, molto spesso si riferisce alle condizioni atmosferiche o alle stagioni come specchio della sua anima, delle sue sensazioni, in generale l’ambiente che lo circonda sembra avere un’anima percepita e valorizzata dallo scrittore.
-Il narratore è interno, è Jacopo l’autore delle lettere indirizzate a Lorenzo che ci narrano la sua vicenda.
-Personaggi principali
Jacopo: è il protagonista, il tipico eroe romantico deluso dalla società e dagli eventi storici da cui è investito. E’ un giovane molto passionale e sensibile oltre che particolarmente giudizioso e riflessivo. Scrive al suo amico Lorenzo che diviene il suo confidente, valvola di sfogo per un giovane solitario e viaggiatore.
Teresa: è la “divina fanciulla”, l’angelo di purezza e pudicizia, ma descritta anche nella sua bellezza fisica che provoca in Jacopo una forte attrazione sessuale. Ha grandi ed espressivi occhi neri (solo questa la caratteristica fisica) ed è una ragazza molto talentuosa, suona l’arpa, e canta oltre ad interessarsi di pittura. Ostacolata nel ricambiare l’amore di Jacopo da motivi esterni (il padre che l’aveva premessa ad un altro uomo), si può quasi interpretare il suo personaggio come una specie di “doppio” del protagonista: vittima delle circostanze e delle strutture sociali e politiche.
Personaggi secondari
Odoardo: E’ l’uomo cui il signor T*** ha promesso in sposa sua figlia Teresa, talvolta scontroso, è inconsapevole dell’amore segreto tra Jacopo e Teresa.
Lorenzo Alderani: E’ l’amico fidato di Jacopo, che sconvolto dalla morte dell’amico e debitore delle promesse fatte a questo, decide di omaggiarlo con una raccolta delle sue lettere. A volte si comporta da voce narrante, nonostante i suoi interventi siano davvero pochi.
Signor T***: E’ il padre di Teresa, considera il giovane Jacopo come un figlio, gli ripete, infatti, molte volte di essere sempre il benvenuto in casa sua. E’ costretto, però, a chiedergli di andarsene, perché, scoperto l’amore tre Jacopo e Teresa, ha paura che lei non lo sposi o che in ogni modo questo amore possa far saltare i suoi piani portando anche alla rovina della famiglia.
4.Le soglie del testo
-La sintassi ha un andamento ipotattico, talvolta molto complesso di difficile comprensione (la spiegazione del prof. Guido Davico Bonino, all’interno del volume in mio possesso, mi è stata molto utile nei momenti di smarrimento).
-Il regime linguistico è sicuramente alto, sia nelle importanti riflessioni che nella descrizione del suo amore per Teresa. Il linguaggio si avvicina molto a quello filosofico, ma nei momenti in cui il protagonista si confida con il suo amico Lorenzo assume un tono amichevole molto meno formale.
5.I temi
-Penso che il romanzo miri ad una sensibilizzazione del lettore sui problemi di corruzione e incoerenza politiche oltre che a stimolare in lui emozioni forti nel farsi partecipe del dramma amoroso del protagonista.
-Il tema principale è quello del tormento amoroso; è, infatti, l’amore impossibile, aggiunto alla situazione sempre più soffocante della persecuzione politica, a portate il protagonista al suicidio.
-Penso che questi problemi siano attuali, ma non condivido la scelta di risoluzione che l’autore propone.
-L’evento storico di riferimento è il trattato di Campoformio firmato da Napoleone e ratificato il 17 ottobre 1798 che “apre il sipario” sull’opera.
-I particolari che forma l’immagine dell’epoca sono:
l’uso dei cavalli (con il quale jacopo uccide un contadino) come mezzo di trasporto,
l’incontro con scrittori di rilievo come ad esempio Parini.
6.Sintesi interpretativa e valutativa
- Rifacendomi al discorso sui temi vorrei aggiungere che non condivido la soluzione che l’autore propone perché il suicidio è, secondo me, un atto ignobile all’estremo del disprezzo di se stessi e, da cristiana, penso fortemente che la vita sia un dono sì, ma che essa non sia in nostro possesso, non è nostra la decisione di far cessare o no la nostra esistenza.
-Ritengo che questo sia sicuramente un’opera molto valida e molto coinvolgente forte è stata, infatti, l’emozione nel seguire l’avvicendarsi di quest’amore impossibile e forzatamente segreto. Le vicende politico-filosofiche, invece, sono state molto più difficili sia dal pinto di vista della comprensione che da quello dell’interpretazione. La lettera che mi ha maggiormente colpito per romanticismo e spessore è quella del 14 marzo, a sera; nella quale Jacopo racconta all’amico il primo bacio con Teresa e lo splendore di questo mirabile avvenimento.

Badalassi Francesca IV bs

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