Le riviste letterarie del Novecento

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Le riviste letterarie della prima metà del Novecento

Le riviste letterarie non sono una novità del XX secolo, basti pensare a periodici quali Il Caffè o La frusta letteraria o Il Conciliatore o L'Antologia che hanno contrassegnato il periodo a cavallo tra Settecento e primo Ottocento o le molte riviste sia politiche sia di cultura
che costellano l'Ottocento.
Nella prima metà del XX secolo in Italia si assiste ad un proliferare di riviste, alcune di vita brevissima, che contribuirono al rinnovamento del dibattito culturale e letterario. Alcune di esse quali La Voce, Solaria o La Ronda diedero origine a veri e propri stili letterari, altre come Ordine Nuovo (Gramsci), La rivoluzione liberale (Gobetti) furono la palestra di un impegno politico che sfocia nell'antifascismo di una parte della cultura italiana. Altre riviste ancora, vedi Primato, voluto dal gerarca fascista , ex futurista, Giuseppe Bottai volevano essere il coagulo di una nuova cultura "italiana".
In sostanza il primo dopoguerra è un'epoca in cui nascono, e muoiono, molte riviste. Esse sono fondate da scrittori (Novecento di Bontempelli o L'Italiano Longanesi) o da critici letterari (Letteratura di De Lollis). Esse costituiscono il terreno di sviluppo delle varie tendenze della nuova letteratura italiana che si stacca dal decadentismo dannunziano e cerca la sua strada sia nello stile sia nei rapporti con la società. Tra queste sono da ricordare in modo particolare le riviste letterarie "Il frontespizio" e "Campo di Marte", legate alla corrente poetica dell'ermetismo1
Nell'immediato secondo dopoguerra le riviste furono numerose Parte di esse si occuparono del dibattito sui rapporti tra cultura e società e di sperimentalismo letterario (Il Politecnico 2, Il Menabò fondati da Elio Vittorini, Officina fondato da P.P.Pasolini). Altre si concentrano sulla critica letteraria (Letterature moderne. di F. Flora, Paragone Letteratura fondato assieme a Paragone arte dal critico d'arte Roberto Longhi e molte altre)
Le riviste fiorentine d'inizio secolo:
Leonardo (1903-1907)
Fondata da Papini e Prezzolini rivista attenta alla cultura europea del tempo, non aveva una linea precisama da essa trasse origine il letterato-ideologo e politico Nel 1913 lo stesso Papini fonderà con Ardengo Soffici la rivista futurista ed interventista "Lacerba", mentre Prezzolini dirigerà poi "La Voce".

La voce (1908-1916)
Sotto la direzione di Prezzolini fu rivista di divulgazione culturale e artistica come pure rivolta a temi di attualità con particolare attenzione ai problemi educativi. La funzione che i collaboratori della rivista intendevano svolgere era quella di coscienza critica della nazione. Nel 1913 dopo l'abbandono di Papini la rivista si orientò più verso l' ambito puramente letterario tanto che a un folto gruppo di scrittori e poeti viene conosciuto con il nome di "vociani". Questi3, attenti all'introspezione, sentirono fortemente la crisi dell'intellettuale di fronte alla guerra ( molti di loro combattono e cadono al fronte). La loro scrittura rifiuta le ridondanze del dannunzianesimo, la loro è scrittura del "frammento", dell'essenzialità, per accordare anche la forma all'ansia di assoluto che li anima. Alla "Voce" collaborarono anche molti poeti stranieri come Apollinaire Claudel e Péguy.

Hermes (1904-1906)
Fondata da G. A.Borgese, critico e romanziere4, fu una rivista prettamente letteraria, estetizzante
Il regno (1903-1906)
Fondata da Ernesto Corradini, acceso interventista e poi fiancheggiatore di Mussolini, era orientata a problemi politici e nazionalista.

2. Tra le due guerre
La "Ronda"(1919-1923)
La Ronda nasce nel periodo inquieto dell'immediato dopoguerra. I suoi collaboratori, con a capo il poeta Vincenzo Cardarelli, ritenevano fondamentale dopo tutte le convulsioni futuriste e le innovazioni formali dei vociani, un ritorno al classico inteso come ritorno alla misura e all'equilibrio e come ritorno a un senso di dignità e nobiltà spirituale. In un periodo così convulso come quello del biennio rosso e della marcia su Roma questi autori affermavano che la letteratura doveva astrarsi dal quotidiano e applicarsi alla ricerca di uno stile raffinato ed elegante.5
I rondisti ritenevano che il romanzo fosse un genere ormai "popolaresco" perciò sulla scia del frammentismo dei vociani coltivarono un nuovo genere: "la prosa d'arte" che si esprime in brevi testi di carattere cultural- divulgativo da pubblicare anche sulle pagine culturali dei quotidiani sotto il nome di elzeviri.

"Solaria"(1926 -1936)

Fondata a Firenze dal critico Alberto Carocci, Solaria voleva operare una sintesi tra l'eleganza dei rondisti e l'idea dell'impegno civile proposto da Piero Gobetti. Tra i suoi collaboratori figurò anche Montale e fu su Solaria che Pavese pubblicò Lavorare stanca, la sua prima opera in poesia. Importanti furono anche i singoli numeri della rivista dedicati a nuovi autori italiani come Saba, Svevo e Tozzi
Solaria ebbe il merito di far conoscere non solo autori come Joyce o Kafka , Eliot e Mann, Proust aprendo ai valori dell'introspezione e della memoria, ma anche i narratori americani, visti come espressione di un vitalismo nuovo e impegnato.6
I solariani, favorirono anche un ritorno al romanzo, pur continuando a coltivare l'idea di una scrittura "bella"

"Novecento"(1926- 1929)
Questa rivista fu spiccatamente letteraria e di respiro internazionale ( i primi numeri furono pubblicati in francese) potendo disporre tra i redattori di scrittori come Joyce . Novecento sosteneva la necessità di un'arte che pur recependo gli stimoli delle avanguardie sapesse parlare ad una società di massa. Un'arte, insomma che desse voce ad una nuova era, il novecento, era del progresso, dell'industrializzazione e dell'urbanizzazione. Tra i suoi collaboratori furono Corrado Alvaro anticipatore del neorealismo con il suo "Gente di Aspromonte" e Alberto Moravia che nel suo romanzo migliore , "Gli indifferenti" mette in luce la malattia morale di una borghesia che sprofonda nell'ipocrisia e nell'inettitudine.
Il fondatore di "Novecento", lo scrittore Bontempelli fu il massimo esponente del "realismo magico" 7cioè "un'immaginazione inventiva che estraesse dal reale intrecci fantastici".
3. Il dopoguerra: gli anni Cinquanta

Il Politecnico (1945- 1947)
IlPolitecnico diretto da Elio Vittorini, fu progettato dagli intellettuali comunisti che gravitavano intorno alla federazione milanese e alla redazione sempre milanesi della editrice Einaudi. Riprendeva il titolo di un giornale ottocentesco fondato dal mazziniano Carlo Cattaneo. La rivista (settimanale e poi mensile) voleva essere portavoce di una cultura nuova . C'era quindi anche grande attenzione alla grafica , alla letteratura straniera, alle inchieste. IlPolitecnico pubblicava sia testi letterari italiani e stranieri, sia articoli di critica, di economia , di storia . L'ultima serie della rivista era marcatamente aperta al dibattito teorico e meno all'intervento diretto della cultura in campo politico. Questo atteggiamento sfociò nella polemica con il segretario del PCI Togliatti che tolse alla rivista l'appoggio del partito e quest'ultima cessò improvvisamente le pubblicazioni.

Officina(1955--1959)
Tra i suoi ispiratori più importanti ci fu P.P. Pasolini. La rivista era nata soprattutto come rivista legata alla poesia e infatti ospitò poeti come Luzi, Caproni, Bertolucci, Penna. La rivista avrà poi un posto di primo piano nel dibattito culturale seguito al XX congresso del PCUS, quando Chruscev denunciò i crimini dello stalinismo, e alle rivolte anticomuniste in Polonia e Ungheria., che segnarono una profonda crisi degli intellettuali comunisti.

1 Il termine ermetismo deriva dal saggio La poesia ermetica in cui Francesco Flora criticava aspramente lo stile oscuro ed enigmatico di alcuni poeti contemporanei.(Luzi, Saba, Quasimodo, Gatto). Gli ermetici consideravano la poesia un impegno totalizzante, non compatibile con l'impegno in una dimensione sociale, pubblica. Eredi in un certo senso del simbolismo di Mallarmé e Valéry ritenevano che la parola avesse un valore di rivelazione della verità. La poesia deve quindi fondarsi sulla sincerità e sulla tensione verso l'assoluto. Tipiche dell'ermetismo sono l'essenzialità dell'espressione, l'uso di sinestesie e dell'analogia, i silenzi e le pause, la solitudine dell'io -poeta (come nella famosissima lirica di Quasimodo "Ed è subito sera": Ognuno sta solo sul cuor della terra/trafitto da un raggio di sole/ed è subito sera )
2 Sul n.35 fu pubblicata la lettera a Togliatti Politica cultura in cui Vittorini difendeva l'autonomia dell'arte rispetto alla politica
3 tra i vociani: Scipio Slataper e Renato Serra, sensibilissimo al problema del rapporto letterato- realtà della storia, e i poeti Sbarbaro, Rebora precursore dell'ermetismo, Campana, Saba, Ungaretti
4 Il suo romanzo "Rubé", ambientato sullo sfondo della grande guerra, mette in scena un uomo che progressivamente vede sgretolarsi tutte le sue certezze, i suoi valori al punto che diviene incapace di progettare la sua vita
5 nel campo delle arti figurative la rivista "Valori Plastici" cui collaboravano Carlo Carrà e Giorgio De Chirico sosteneva le stesse idee
6 Vittorini, anch'egli collaboratore di Solaria, pubblicò nel 1941 la famosa antologia "Americana",che aprì la via al neorealismo attraverso la conoscenza di autori come Faulkner e Steinbecck che avevano descritto la provincia americana (cfr. Furore di Steinbeck che narra il dramma di una famiglia contadina dell'Oklahoma all'epoca della Grande Depressione)
7 anche nell'arte figurativa si ritrova ilò realismo magico specie nell'opera di Carlo Carrà che dopo il periodo metafisico rielabora gli spunti dei maestri del Rinascimento.
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Adriana Stramignoni

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