Laudi del cielo, della terra, del mare, degli eroi

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Testo

GABRIELE D’ANNUNZIO
VITA
(Pescara nel 1863; Brescia 1938) Nato da famiglia agiata a undici anni lasciò la terra natale per studiare nel collegio Cicognini di Prato dove rimase fino al 1881, ancora adolescente nel ’79 pubblicò “Primo Vere” che gli procurò un’ammonizione da parte dei professori per l’eccessiva libertà di temi e di linguaggio (per pubblicare l’opera diffuse la notizia della sua morte sui giornali, in seguito fece pubblicare la smentita). Divenuto celebre e conseguita la licenza liceale si trasferì a Roma dove si iscrisse alla facoltà di lettere e filosofia (non conseguì mai la laurea); nel 1882 uscì la seconda raccolta poetica “Canto Novo” di gusto decisamente decadente. Tra il 1889 e il ’90 D’Annunzio fu chiamato a prestare servizio militare, in questo periodo si dedicò a nuovi esperimenti narrativi che comprendevano temi come la purezza e la bontà d’animo (da questi pensieri uscirono due romanzi: “Giovanni Episcopo” 1891 e “L’Innocente” 1892).Nel 1892 l’incontro con Nietzsche, il filosofo che aveva elaborato la teoria del “superuomo” fu la via per una nuova vitalità poetica per D’Annunzio che applicò questa teoria alla figura del poeta considerandolo al di sopra degli altri uomini, libero dalle loro regole. Nel 1897 presentò la sua candidatura al parlamento e venne eletto deputato delle file dell’estrema destra, tre anni dopo si presentò alle elezioni nelle file della sinistra, ma senza successo. Contemporanea all’esperienza politica fu l’attività teatrale alla quale D’Annunzio si dedicò tra il 1897 e il 1915 con l’idea di rivolgersi ad un pubblico di massa, fisico e concreto, di cui intendeva plasmare ed eccitare le emozioni. Gran parte della sua produzione drammatica fu ispirata alla relazione passionale e artistica con Eleonora Duse famosa attrice dell’epoca alla quale il poeta fu legato per circa un decennio (1894-1903) e alla quale affidò l’interpretazione di alcune sue opere. Alla divina Eleonora dedicò anche tre libri in versi: Maya, Elettra e Alcyone raccolti nel volume Laudi del cielo, del mare, della terra, degli eroi. Nel decennio precedente allo scoppio della prima guerra mondiale D’annunzio visse all’insegna della mondanità e del lusso più sfrenato, nel 1910 dopo la pubblicazione di un altro romanzo “forse che sì forse che no” si trasferì in Francia per sfuggire ai numerosi creditori dove rimase fino allo scoppio della guerra continuando la vita mondana e l’attività di drammaturgo e prosatore. Le ultime prose che scrisse in Francia rivelano uno spostamento dell’attenzione verso temi autobiografici e di memoria e verso l’esplorazione dell’ « ignoto » nonché una narrativa basata sui frammenti, che aprì la via a molta prosa contemporanea.
D’Annunzio tornò in Italia nel 1915 e nonostante l’età (aveva 50 anni) volle arruolarsi, prendendo parte a molte azioni di guerra che gli fruttarono decorazioni e onori; nel 1916 ebbe un incidente di volo che gli provocò la lesione permanente dell’occhio destro. Nel 1920 a guerra finita progettò e condusse un’impresa, emblematica della generale insoddisfazione per le condizioni di pace, che vedevano assegnati alla Iugoslavia la Dalmazia con la città di Fiume.

D’Annunzio con l’aiuto di alcuni suoi legionari riuscì ad occupare la città , fintanto che il governo italiano non lo costrinse ad abbandonarla per non venir meno agli accordi internazionali (impresa di Fiume). Deluso dagli ultimi avvenimenti si ritirò nella sua villa a Gardone (poi chiamata Vittoriale) dove rimase fino alla morte in una sorta di reclusione forzata; nel 1935 pubblicò le “Cento e cento pagine del libro segreto di Gabriele D’Annunzio tentato di morire” opera frammentaria sulla sua esperienza letteraria, andando a ritroso nel tempo.

STRUTTURA
Laudi del cielo, della terra, del mare, degli eroi
(1904-1920)
Questa raccolta doveva comprendere sette libri, secondo il progetto iniziale, tanti quante le stelle della costellazione delle Pleiadi, dalle quali prendono il nome (Maia, Elettra, Alcyone, Merope, Taigete, Asterope e Celeno) ma il progetto non fu mai completato; scrisse i primi cinque.
MAIA
Il primo libro delle Laudi è incentrato sul culto degli eroi antichi, contiene due poemetti iniziali e un lungo poema che è una rievocazione di un viaggio fatto dal poeta in Grecia nel 1895. In esso si celebra il mondo mitico dell’Ellade (Grecia) e quello del superuomo incarnato da Ulisse e dal poeta stesso.
ELETTRA
Nel secondo libro delle Laudi il poeta celebra gli eroi della storia e della cultura, il libro contiene anche le liriche delle “città del silenzio” (Ferrara, Pisa, Ravenna) che il poeta paragona ad antiche regine decadute delle quali rievoca i felici trascorsi.
ALCYONE
Il terzo libro delle Laudi è il più famoso e meglio riuscito. Comprende 88 liriche composte tra il 1899 e il 1903 e disposte secondo un ordine che va dal presentimento dell’estate fino all’arrivo dell’autunno. E’ espressione della contemplazione della natura dalla quale il poeta trae l’ispirazione e l’energia per rinnovarsi e fondersi con essa. Il tema della fusione dell’uomo con la natura, nel quale l’uomo acquista caratteristiche vegetali o animali e gli elementi della natura appaiono in forma e vesti umane, è stato chiamato Panismo (dal nome del dio Pan, divinità che incarna le forze primordiali e vitali della natura e il cui nome deriva da pan che in greco significa “tutto”).
MEROPE & ASTEROPE
Il quarto libro delle Laudi contiene le dieci “Canzoni delle gesta d’oltremare” ispirate alla guerra di Libia, paese che l’Italia aveva conquistato tra il 1911 e il 1912. Il quinto libro contiene gli “Inni sacri della guerra giusta” (1914-1918) che è espressione degli ideali bellici e nazionalisti che animavano il poeta e che lo avevano spinto ad ardue e spettacolari azioni militari nel corso della prima guerra mondiale.

D'Annunzio a Fiume Gabriele d'Annunzio arringa i suoi legionari a Fiume nel 1920. Il poeta, ardente nazionalista e interventista, con un'ardita e storica "impresa" aveva occupato con un corpo di volontari la città nel settembre del 1919, istituendovi il comando del Quarnaro. Fiume era rivendicata dall'Italia ma il patto di Londra del 1915 l'aveva assegnata alla Croazia; in base al trattato di Rapallo del 12 novembre 1920 fu dichiarata città libera ma D'Annunzio resistette alle risoluzioni dell'accordo e il governo italiano dovette intervenire per cacciare i legionari con la forza.

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