La vecchiaia

Materie:Tema
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La vecchiaia
Di Cristina Sugamele

Nell’articolo di giornale di Roberto Gramoccia,il giornalista cita Terenzio Varrone, che scriveva, nel tempo dell’antica Roma, “Senectua ipsa morbus” ossia, la vecchiaia è di per se una malattia.
Durante i secoli avvenire, molte sono le opinione a riguardo, grandi pensatori hanno discusso sulla questione. Platone diceva che l’età senile è un nobile antefatto della liberazione dell’anima dalla prigione del corpo, una vera e propria “Liberazione”. Aristotele sarà invece spietato, come Cicerone che scrive “..i vecchi sono bisbetici,pieni di preoccupazioni,irascibili,difficili se andiamo a cercare anche avari…” aggiungendo però alla fine “..ma questi sono difetti del carattere e non della vecchiezza.”
Questo era pressappoco ciò che si pensava fino ai primi decenni del ‘900, dove, nel mondo definito civilizzato,l’età medie di sopravvivenza non superava i quarant’anni. La questione senile, ha invece assunto un ruolo diverso negli ultimi cinque sei decenni, in cui,le condizioni di vita migliori, e lo sviluppo tecnico-scientifico nell’area occidentale, ha aggiunto anni alla vita media degli uomini.
Per questo che il giornalista si chiede:Ma come è avvertita oggi la terza età?
Si potrebbe immaginare che la terza età sia più appagata e felice, con la liberazione dal lavoro muscolare, assicurata dal progresso, che ha reso la vita meno usurante, più lunga e indubbiamente più semplice.
Ebbene,è vero invece, l’esatto contrario, il vecchi si sente relegato hai margini della società, e mai come in questo periodo, la vecchiaia è una malattia.
Il pensiero unico,ovvero il Senso Comune ha sottratto ogni peso alla figura autorevole-utile dell’anziano,le cui necessità assistenziali della questione senile sono pesanti ed onerose, aggiungendo inoltre che la paura della morta rende gli anziani ancora più sgradevoli.
Nel libro di James Hillman “La forza del carattere” si confuta brillantemente le idee correnti sulla senilità. Lo scrittore nella sua prosa è preso a dimostrare una tesi centrale “La patologia principale della vecchiaia è l’idea che ne abbiamo” Lo scopo della sua ricerca è quello di disfare la coppia che la società tende ad unire,ossia morte-vecchiaia, per ricostruire quell’antica connessione tra la senilità e l’unicità del carattere.
In questo tema, Eraclito scriveva che “Il carattere è il testino” e per Hillman “Gli ultimi anni della vita confermano e portano a compimento il carattere”.
La senilità è quella straordinaria età che consente al carattere di venir fuori, dando il ricordo di un autorevole avo alla memoria di chi resterà.
Non ci deve essere quindi nessuna rassegnazione e nessuna resa. “Più Luce” furono le ultime parole di Goethe morente, in uno spasmo di vita destinato a prolungarsi nel tempo, e lo stesso vale per gli molti artisti, che in vecchiaia hanno avuto uno scatto di eccellenza.
Ciò può dimostrare che, nonostante il minimo delle energie biologiche, si ha il massimo delle energie creative, Francesco Antonini dice appunto “L’età dei capolavori è l’esempio più evidente dell’età libera che sempre è esistita per pittori ed artisti”
James Hillman ancora, fustiga poi con violenta determinazione ed autocritica l’ossessione occidentale del lifting, quasi un patto con il diavolo alla Dorian Gray, un vecchio senza rughe, senza i segni del tempo e della saggezza, perde la sua identità, reso irriconoscibile finisce poi col perdersi fra tutti gli altri.
Ciò che manca al libro “La forza del carattere, è una prospettiva di liberazione per l’anziano dalla condizione alienante del percorso solitario. Nessun uomo è solo,ciascuno vie con gli altri la sua storia, nessuna stagione della vita più dell’ultima,è affine al disegno utopico della liberazione, perché per il vecchio coraggioso che ha già vissuto la sua esistenza, non esistono ne paure ne limiti,un uomo pronto a sfondare i confini biologici della vita, per consegnarli alla memoria del tempo,con il suo esempio,con il suo carattere.
Si tratta in poche parole della possibilità di sconfiggere la morte attraverso la valorizzazione massima del tempo dell’”età libera”
Così si conclude l’articolo il giornalista, con un appello ad alzare lo sguardo,giovani e vecchi insieme.
Secondo il mio parere, le terza età, la si può in un certo senso paragonare ad un ritorno all’essere bambini, gli anziani non vogliono stare soli, e cercano in un certo qual modo di attirare l’attenzione, perché ci si preoccupi per loro, perché si stia con loro ad ascoltarli. Gli anziani sono come l’autunno in un certo senso,in quel periodo la natura intorno a noi, sta “morendo” per l’avvicinarsi del clima freddo e rigido che contraddistingue l’inverno, per venir a nuova vita durante la primavera, e ci lascia, in quegli ultimi mesi, la bellezza delle foglie, rosse e gialle, i colori caldi, in un certo senso una stagione di ricordi,forse un po’ malinconici, dove gustiamo gli ultimi raggi tiepidi del sole, e l’odore umido del terreno, e secondo me gli anziani sono così.
Durante la vecchiaia,ci lasciano la loro “bellezza”.

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