La televisione

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Televisione (comunicazione) Il più importante mezzo di comunicazione di massa tra quelli che operano secondo il modello del broadcasting. Nata intorno al 1940, per alcuni anni fu un mezzo che portava direttamente nelle case spettacoli concepiti originariamente per il cinema, il teatro, il varietà, la radio; in seguito creò e sviluppò generi e linguaggi propri.

2 LA PROGRAMMAZIONE TELEVISIVA

La programmazione televisiva è stata costruita soprattutto in base al comportamento degli spettatori: le loro abitudini quotidiane, gli orari di lavoro e di tempo libero hanno finito col determinare la programmazione giornaliera e settimanale, mentre la tendenza a differenziare il consumo televisivo a seconda dei periodi dell'anno è stata la base per definire i cicli stagionali. I mesi tra ottobre e dicembre e tra febbraio e giugno vengono considerati centrali per la programmazione di ogni rete poiché sono i periodi in cui lo spettatore è oggi più propenso al consumo televisivo. È possibile inoltre suddividere la giornata televisiva in tre grandi fasce: quella mattutina, in cui predominano i programmi contenitore e le soap opera; quella pomeridiana, in cui alle telenovela si alternano programmi per bambini e telequiz; quella serale, in cui ogni rete trasmette film, varietà o programmi di informazione e di attualità. Quest'ultima fascia, vista la grande quantità di spettatori sintonizzata, è centrale per la programmazione di ogni rete televisiva, che cerca di avere la più ampia audience possibile, soprattutto nelle prime ore serali.

Pur rimanendo il riferimento per la costruzione di ogni palinsesto televisivo, i criteri fin qui descritti sono in rapida evoluzione, sia perché sono cambiate le esigenze e le abitudini dello spettatore, sia perché sono in vista notevoli mutamenti nella tecnologia del settore.

3 DAL MONOPOLIO DI STATO ALLA TELEVISIONE COMMERCIALE
Negli anni Ottanta, durante il primo periodo di esistenza della televisione privata e commerciale, si sviluppò un dibattito che contrapponeva la televisione tradizionale, quella cioè del monopolio RAI, a un modello, più teorico che pratico, di televisione impegnata a sperimentare la produzione di nuovi programmi.

Se fino a qualche tempo fa la televisione del monopolio di stato era caratterizzata da un rapporto pedagogico e paternalistico con lo spettatore, da una programmazione definita e rigida, da un tipo di aggregazione rituale (ogni programma veniva presentato come un'occasione unica e irripetibile, quindi da non mancare), la nuova televisione ha perso parte di questa sacralità. Essa preferisce tenere vivo il contatto con gli spettatori in studio o a casa, valorizzando la dimensione del quotidiano e della convivialità (il conversare dei diversi momenti della giornata, seduti comodamente su un divano) e mettendo in scena il proprio fare televisivo. Si è fatta strada, infatti, la tendenza ad esplicitare molte strategie enunciative, come ad esempio l'esibizione della macchina da presa e degli operatori, oppure gli sguardi in macchina dei conduttori, così come si producono sincretismi e contaminazioni tra generi, confondendo, ad esempio, i confini tra informazione, educazione e intrattenimento (definiti infatti infotainment ed edutainment).

Anche il ritmo della programmazione è diventato molto più elastico, orientato ad assecondare la diffusa attitudine allo zapping. Il risultato di questa trasformazione è spesso giudicato dagli studiosi in modo molto negativo, in quanto si ritiene che la funzione “fàtica” (cioè di semplice contatto tra conduttore e pubblico in studio o a casa: vedi Funzioni linguistiche) e la dimensione dell'intrattenimento abbiano ormai preso il sopravvento, a scapito di tutto l'aspetto informativo ed educativo caratteristico della televisione di vecchia concezione.

4 IL FUTURO DELLA TELEVISIONE

L'evoluzione tecnologica del mezzo televisivo ha ripercussioni anche sul piano della fruizione. La messa a punto di tecnologie satellitari e di diffusione via cavo (vedi Televisione via satellite e Televisione via cavo) ha creato un'articolata gamma di nuove forme di trasmissione a uso domestico e aumentato notevolmente i canali televisivi a disposizione dello spettatore-utente. Molti dei nuovi canali sono a pagamento: la cosiddetta "pay TV" è infatti un sistema di trasmissione "criptata", cioè manipolata per permettere la visione solo a coloro che posseggono un decoder (un dispositivo elettronico che decodifica il segnale) e che pagano un canone di abbonamento. Esiste poi la cosiddetta "pay-per-view", che nasce come un'evoluzione della pay TV. Se infatti quest'ultima permette l’accesso a una certa gamma di canali a programmazione fissa pagando un alto canone di abbonamento, la pay-per-view consente a ogni utente di pagare solo i programmi effettivamente seguiti, cioè il “consumo televisivo”. Tra la pay-TV e la pay-per-view c’è anche una sostanziale differenza di offerta di contenuti: se la pay TV propone generalmente prodotti di catalogo su canali tematici (film, informazione, cultura e così via), l’offerta della pay-per-view è più legata all’avvenimento e alla novità (film di prima visione, eventi sportivi e culturali di rilievo ecc.), proposti spesso in diretta.

Un'ulteriore evoluzione, ancora in fase di sperimentazione, è costituita dal sistema "video on demand", in cui l'utente attinge direttamente da un vasto archivio. Tale possibilità fa sì che il mezzo televisivo sia utilizzato sempre meno in termini di broadcasting, ma improntato a una scelta individuale e autonoma.

Se fino agli anni Settanta la televisione è stata un mezzo per creare un'identità linguistica (si pensi a quanto influì, nel dopoguerra, sulla costituzione di un italiano standard), un patrimonio comune di conoscenze e un immaginario collettivo, la futura televisione sembra invece tendere alla frammentazione delle conoscenze e alla costruzione di gruppi di spettatori diversificati e più attivi nella relazione con il mezzo televisivo. D’altra parte, lo sviluppo delle reti telematiche, e di Internet in particolare, è destinato a pesare non poco sul futuro della comunicazione televisiva.

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