La strada di San Giovanni

Materie:Riassunto
Categoria:Italiano

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Data:12.12.2008
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Testo

Riassunto
Calvino ci descrive il mondo partendo dalla casa in cui viveva durante la sua infanzia. Da casa sua partivano due strade: una che andava in “giù” e conduceva al mondo cittadino e l’altra che andava in “su” verso la campagna. Sin dall’inizio del racconto si crea una separazione fra il Calvino bambino e suo padre. Infatti il piccolo Calvino, sporgendosi dalle balaustre di casa sua, guardava verso il porto ed era attirato da quel mondo cittadino dove vedeva il campanile, i palazzi, il fiume, il giardino pubblico. E proprio da quei posti arrivavano suoni e rumori diversi a seconda dell’ora del giorno, “ogni suono, ogni figura rimandava al altri, più presentiti che uditi o veduti”. Il padre invece, era un’amante della natura e di tutte le sue componenti; conosceva i nomi latini e gergali di ogni pianta che trovava per strada e “di ogni pianta diceva ad alta voce il nome”. Amava coltivare le terre che possedeva nella campagna di Sa Giovanni e “là egli andava tutte le mattine uscendo per la porta del beudo con il cane, mezz’ora di strada a piedi del suo passo, quasi tutta in salita”; talvolta si addentrava nel bosco con il fucile ed il cane prendendo le vesti di cacciatore. Calvino si sentiva lontano da questo universo naturale e cercava di conoscere il mondo attraverso un’altra strada. Padre e figlio, camminando l’uno a fianco all’altro, restavano in silenzio senza trovare parole e discorsi da condividere, infatti “per mio padre le parole dovevano servire da conferma alle cose; per me erano previsioni di cose intraviste appena, non possedute, presunte”. Calvino approfondisce il discorso della distanza con suo padre portando come esempio il proprio disinteresse nei riguardi delle passioni del genitore: quando lui diceva ad alta voce i nomi delle piante, anche con l’obbiettivo di educare il figlio, Calvino rifiutava l’insegnamento dimenticando ogni nozione. Così da piccolo, anche da adulto non si interesserà ai nomi delle piante, segno che “ancora una resistenza è rimasta, una polemica”.
Quando erano giovani Calvino e suo fratello, dovevano accompagnare il padre alla loro campagna di San Giovanni per lavorare la terra e cogliere frutta e verdura da portare a casa. Alternandosi un giorno lui e uno suo fratello, venivano svegliati bruscamente dai genitori, ma il più delle volte restavano a dormire per poi raggiungere il padre a metà mattinata ed aiutarlo solamente a portare le ceste piene di cibo. Il padre ogni giorno andava verso San Giovanni con una forte determinazione per trovare il senso della sua appartenenza al mondo, “era passione feroce, dolore a esistere” e, se aveva l’impressione di aver dimenticato di finire un lavoro, andava subito in campagna anche se era appena tornato a casa.
La strada che conduceva a San Giovanni era piena di persone, vecchie e giovani, c’erano diversi orti, case signorili, villette, il ponte e le case popolari. Dopo il ponte di Baragallo il comportamento delle persone cambiava: “fino a Baragallo la gente che s’incontrava era come sempre la gente per strada che nemmeno ci si guarda; dopo Baragallo incontrandosi tutti si salutavano, anche tra sconosciuti”; e persino il padre di Calvino cambiava, diventando più cordiale e tranquillo. Dopo un po’ di strada c’era una salita a gradini che conduceva ad un tratto in piano, poi ad un torrente. Attraversando le proprietà di parenti ed amici, arrivavano a San Giovanni. A questo punto il padre cominciava a lavorare la terra e a raccogliere la verdura, ma Calvino non lo aiutava e si estraniava fino all’ora di prendere le ceste e tornare a casa. Lui e suo fratello non soddisfacevano le aspettative del padre e “presto s’era capito da una parte e dall’altra che non avremmo imparato niente, e l’idea di educarci all’agricoltura era stata tacitamente dimessa, o rimandata a un’età di nostra maggiore saggezza, come ci fosse concesso un supplemento di infanzia”. La via di ritorno era faticosa e Calvino e il padre stavano sempre zitti impegnati a portare le ceste pesanti. Ma questo non crea in Calvino un senso di rimpianto o di nostalgia; lui non è mai appartenuto al mondo di suo padre, una situazione questa che suscita in Calvino uno spiacevole ricordo. La natura non riusciva a suscitare in lui neanche un minimo interesse, ma “restavo indifferente, riservato, a tratti ostile”, e voleva creare un suo rapporto con il mondo in modo diverso, attraverso la letteratura, “un rapporto che sarebbe stata la letteratura a darmi, restituendo significato a tutto”.
Alla fine Calvino torna al suo luogo d’infanzia, il mare è vicino, ma lui lo sente lontano come lo sentiva suo padre ed ancora nei ricordi “mio padre dice cose sulla mignolatura degli olivi. Io non ascolto”.

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