La salubrità dell'aria - Parini

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Categoria:Italiano
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Testo

“LA SALUBRITA’ DELL’ARIA” – PARINI pag. 101

• Guida all’analisi formale:
1. Livello lessicale:
-termini aulici: ‘austro scortese’ (v. 13), ‘meriggio’ (v. 23), ‘cultori’ (v. 40), ‘ameno’ (v. 43), ‘quest’aura’ (v.63), ‘sacrificossi’ (v. 80), ‘ognor’ (v. 128)
-latinismi: ‘beato’ (v. 1), ‘Eupili’ (v. 2), ‘aere’ (v. 5 e v. 87), ‘egri’ (v. 10), ‘innocente’ (v. 44) ‘onusta’ (v.47), ‘beata’ (v. 46), ‘per ogni loco’ (v. 87), ‘lari’ (v. 97), ‘estivo die’ (v. 106)
-grecismi:
-reminiscenze letterarie: ‘Pera’ (v. 25), ‘colui del fiume Stige’ (v. 31-32), ‘celebrerò col verso’ (v. 52): tema della poesia celebrativa; ‘Temi (dea della giustizia)’ (v. 115), ‘l’util può unire al vanto di lusinghevol canto (reminiscenza di Orazio)’ (v. 132)
-termini che evocano forti sensazioni fisiche: ‘nel tuo seno m’accogli’ (v. 3-4), ‘malnati pallori’ (v.38), ‘languenti cultori’ (v. 40), ‘fatiche’ (v. 47), ‘soavi e cari sensi pungon le nari’ (v. 89-90), ‘beve l’aura molesta’ (v. 114)
-aggettivi esornativi: ‘polmon capace’ (v. 7), ‘impuro letto’ (v. 20), ‘triste, (oziose acque)’ (v. 26), ‘orribil bitume’ (v.33), ‘malnati pallori’ (v.38), ‘fra il bruno e il rubicondo’ (v. 60), ‘crudo fasto’ (v. 82), ‘frequenti vie’ (v. 104), ‘calda fantasia’ (v. 129)
2. Livello sintattico:
-sintassi: la costruzione sintattica dei periodi risulta essere spesso complessa, grazie all’uso di abbondanti subordinate ma soprattutto di frequentissime inversioni nel normale ordine delle parole all’interno della frase. Questo tipo di costruzione viene utilizzato da Parini dal momento che i suoi modelli di riferimento appartengono alla letteratura classica: infatti, spesso le sue frasi ricalcano la struttura del periodo latino, con, ad esempio, il verbo al termine della frase, oppure il complemento di specificazione che precede il sostentivo a cui è riferito.
-inversioni: ‘nel tuo seno m’accogli’ (v. 3-4), ‘il petto avido inondi’ (v. 6), ‘le forze rintegra’ (v. 11), ‘l’animo rallegra’ (v.12), ‘alta di monti schiena’ (v. 16), ‘nuvol di morbi infetto’ (v. 22), ‘a le triste…la mia cittade espose’ (v. 26-27-28), ‘che radunar gli piacque’ (v.36), ‘Mira…i languenti cultori’ (v.31-32-33-34), ‘quest’aura respirate rotta e purgata’ (v. 62), ‘ben larga ancor natura fu a la città superba di cielo e d’aria pura’ (v. 67-68-69), ‘putridi stagni avesse’ (v. 74), ‘il timo e il croco e la menta…l’aere…irraggia’ (v. 85-86-87-88), ‘d’umor fradici e indiscreti versano fonti indiscrete’ (v. 99-100), ‘del cittadin su l’orme’ (v. 107), ‘cadde il sole’ (v. 109), ‘ondeggiar fa il petto’ (v. 126)
3. Livello metrico:
-enjambements: ‘scende / quest’etere vivace’ (v. 8-9), ‘il meriggio…asciuga’ (v. 23-24), ‘ebbe a vile / la salute civile’ (v. 29-30), ‘colui del fiume / di Stige ora s’impaccia’ (v.31-32), ‘Mira…i languenti cultori’ (v.31-32-33-34), ‘io...passerò’ (v. 43-45), ‘trasse gli scelerati / rivi’ (v. 77-78), ‘l’aere…irraggia’ (v. 87-88) ‘i lari plebei…versan fonti indiscrete’ (v. 97-100), ‘spenti animai…empion’ (v. 103-106), ‘sì vivo e schietto / aere’ (v. 125)
4. Livello retorico:
-anafora: ‘e…e…e…’ (v. 55-57-59)
-litote: ‘non mai’ (v. 55)
-metonimia: ‘crescente pane (=grano che cresce nei campi)’ (v. 56), ‘lari plebei (=le case dei poveri)’ (v. 97)
-perifrasi: ‘al pasto d’ambiziose mute (v. 80-81)
-sineddoche: ‘crete (=vasi)’ (v. 98)
-personificazione: ‘i lari (=case) plebei…versan fonti indiscrete’ (v. 97-100)
-poliptoto: ‘belle..bel’ (v. 122-123)

• Proposte di lavoro:
1) -città: ‘triste, oziose acque’ (v. 24-25), ‘fetido limo’ (v.25), ‘città superba’ (v. 68), ‘lusso e l’avarizia e la stolta pigrizia’ (v. 71-72), ‘gran palagi’ (v. 91), ‘sali malvagi ammorba l’aria lenta’ (v. 92-93), ‘sublimi case’ (v. 96), ‘d’umor fradici e indiscreti versano fonti indiscrete’ (v. 99-100), ‘frequenti vie’ (v. 104), ‘aliti corrotti’ (v. 106), ‘vaganti latrine’ (v. 110), ‘aura molesta’ (v. 114)
-campagna: ‘beato terreno’ (v. 1), ‘etere vivace’ (v. 9), ‘il bel paese’ (v. 15), ‘né qui giacciono paludi’ (v.19), ‘bei colli’ (v.23), ‘colli ameni’ (v.43), ‘bel clima innocente’ (v.44), ‘dì sereni’ (v. 45), ‘beata gente’ (v. 46), ‘pure linfe’ (v. 49), ‘fresc’ombra’ (v. 50), ‘dolci tempre’ (v. 62), ‘aura rotta e purgata’ (v. 63-64), ‘venti fuggitivi e limpidi rivi’ (v. 65-66), ‘il timo e il croco e la menta selvaggia’ (v. 85-86), ‘belle colline, bel lago’ (v. 122-123), ‘sì vivo e schietto aere’ (v. 125)
Parini compie una netta distinzione tra le due realtà che prende in considerazione. Da una parte prende in considerazione la sua terra natale, la campagna, caratterizzata dalla presenza di laghi, colline e campi; dal tono in cui ne parla non solo capiamo che il poeta preferisce di gran lunga il paesaggio, la vita e gli abitanti della campagna ma anche che ad essa è fortemente legato da profondi ricordi e sentimenti. Qui l’aria e le acque non sono inquinate e di conseguenza anche i raccolti risultano essere più sani di quelli dei campi vicini alle città. Gli abitanti, inoltre, sono semplici contadini, che, pur dovendo sopportare le fatiche del lavoro quotidiano nei campi, sono felici anche nella semplicità e nella povertà; la loro salute è buona, non solo grazie all’assenza d’inquinamento ma anche grazie allo stesso lavoro nei campi che li ha resi più robusti e più immuni alle malattie.
Dall’altra parte, invece, Parini prende in considerazione la città, della quale egli sembra cogliere esclusivamente a spetti negativi. In primo luogo, la città (e in particolare Milano) è vista come un posto sporco, ammorbato dai fetori dei fanghi puzzolenti che provengono dai campi circostanti, dai rifiuti umani rovesciati sulla strada e dagli animali abbandonati nelle strade. Parini sottolinea anche il fatto che l’uomo stesso è causa dell’inquinamento della città, a causa del fatto che mette al primo posto i propri interessi, soprattutto economici, trascurando i danni che così facendo arreca alla città e alla salute di tutti i suoi abitanti.
2) (Vedi risposta 4, primo punto)
3) punti in cui si rivela interesse per gli aspetti sociali, economici e scientifici della realtà contemporanea: ‘per lucro ebbe a vile la salute civile’ (v. 29-30): critica a coloro che mettono davanti al bene comune, in questo caso la salute pubblica, i propri personali interessi economici; ‘mortali pallori…mal nato riso…languenti cultori’ (v.31-32-33-34): preoccupazione per la salute dei contadini e per il fatto che il grano che viene coltivato vicino alle città è malsano; ‘città superba…ma chi i bei doni or serba fra il lusso e l’avarizia e la stolta pigrizia?’ (v. 71-72-73): critica al fatto che i bei doni che la natura ha generosamente dato alla città di Milano non sono tenuti con riguardo dai cittadini, che mettono al primo posto il proprio guadagno; ‘a turbarne il giorno sotto a le mura stesse trasse gli selerati rivi a marcir sui prati’ (v. 75-76-77-78): Parini non approva che per maggiore guadagno economico si siano portate dentro la città le acque nocive che già circondavano la città fuori dalle mura; ‘l’aere per ogni loco dei vari atomi irraggia’ (v. 87-88): richiama la teoria scientifica dell’esistenza degli atomi; ‘Gridan le leggi, è vero; e Temi bieco guata’ (v. 115-116): con questi due versi, il poeta sembra dire che le leggi vengono fatte invano, dal momento che sono per la maggior parte ignorate, e si è ben lontani dal raggiungimento della giustizia; ‘ma sol di sé pensiero ha inerzia privata. Stolto! e mirar non vuoi ne’ commun danni tuoi?’ (v. 117-120): come anche in precedenza, Parini critica i cittadini che antepongono al problema della salubrità dell’aria i propri interessi, provocando così gravi danni a tutta la comunità, facendo quasi finta di niente;
4) punti in cui Parini fonde a livello stilistico e linguistico elementi classicisti e sensistici:
-Parini ripropone l’immagine classica della campagna come luogo ameno (‘colli ameni’ v. 43), ma allo stesso tempo la supera, introducendo il tema della fatica dei contadini, che precedentemente non veniva considerato in ambito letterario.
-Parini nelle strofe dei versi 49 e 55 propone il tema della poesia celebrativa, idea tradizionalmente classica; tuttavia, in questo contesto, l’oggetto della celebrazione non sono nobili signori, cavalieri o eroi, ma sono persone comuni, contadini, dei quali il poeta esalta la fatica quotidiana, la robustezza fisica e la semplice felicità
5) L’agricoltura della campagna proposta da Parini è di tipo tradizionale, che ha cioè come scopo la sussistenza dei contadini e non la produzione di grandi quantità di prodotti da commerciare, come avviene invece nella città. D’altra parte, questo tipo di agricoltura rispecchia la semplicità degli stessi contadini e della società in cui vivono. L’agricoltura delle città, invece, è tesa al ricavo del maggiore guadagno possibile e, per questo motivo, i terreni circostanti la città vengono sfruttati più di quanto sia possibile, provocando il degrado ambientale che Parini attacca in quest’ode.
6) Parini condanna le degenerazioni dell’agricoltura secondo termini che possiamo definire ‘utilitaristici’: egli è un gran sostenitore del progresso e delle scienze, la cui applicazione deve servire al miglioramento delle condizioni di vita dell’uomo. Tuttavia, egli stesso si accorge che l’uomo deve sapere porre un limite alla sua attività, cosa che invece non viene fatta nel campo dell’agricoltura cittadina. La ricerca di progresso e condizioni migliori si deve arrestare nel momento in cui l’intervento dell’uomo nella natura lo porta ad arrecare danni a sé stesso e all’intera comunità. L’interesse economico non deve essere il fine ultimo per Parini, ma il benessere dell’uomo, che Parini lascia intendere derivi dal rispetto e dalla cura per la natura.

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