LA ROSA BIANCA

Materie:Altro
Categoria:Italiano

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Testo

La rosa bianca - Sophie Scholl

TITOLO ORIGINALE: Sophie Scholl - Die letzten Tage
REGISTA: Mark Rothemund
ANNO DI PRODUZIONE: 2005
NAZIONE: Germania
GENERE: drammatico, storico
TRAMA: il film, uscito qualche mese fa, narra la storia vera dell’organizzazione antinazista “La rosa bianca”, in lingua originale “Weisse rose”. Fu fondata da due fratelli Hans e Sophie Scholl e formata da studenti e intellettuali dell'università di Monaco. Tra il maggio 1942 e il febbraio del 1943 tentarono di opporsi al nazismo svolgendo una sotterranea attività propagandistica. Il gruppo arrivò a scrivere, a stampare e a diffondere ben 6 volantini antinazisti.
La vicenda si svolge tra Monaco e Berlino, tra il 18 e il 22 febbraio del 1943. Tutto si accade nella situazione della Germania nazista all’apice del suo estremismo. Il regista apre il film con una scena alquanto singolare, allegra, in cui si vede Sophie e l’amica emozionarsi e ridere ascoltando la musica americana... ed è così che lei ci appare, una ragazza normale, limpida, tutta d’un pezzo e che solo per un momento, prima della condanna a morte, esternerà i propri sentimenti, la paura nonostante la sua lotta fino, alla fine, contro il nazismo. In seguito l’atmosfera tranquilla e quasi normale che il film ci dà, scompare quando Sophie, salutata l’amica, e si reca nell’atelier di un architetto, dove vi erano il fratello Hans e l’amico Christoph; era la “base” della Rosa bianca.
Al suo arrivo i due stavano stampando e spedendo i famosi volantini antifascisti; per l’esosa quantità di stampe molti fogli risultarono inutili e perciò decisero si saturare l’università confidando nella complicità degli altri studenti. L’impresa era molto rischiosa e per questo stabilirono che fosse Sophie a dover trasportare l’ammasso cartaceo all’università. Il giorno seguente i due fratelli si diressero verso l’ateneo scambiandosi un gesto d’affetto, uno tra i pochi che però trasmise un amore fraterno immenso, che scaturiva anche solo da loro sguardi persino pochi minuti dalla morte.
Il loro scopo era di “infuocare” l’università ma per una serie di sfortune e la complicità di un professore, furono arrestati.
Era il 18 febbraio del 1943, quando iniziò per questi ragazzi l’ascesa verso la morte. Immediatamente dopo l’arresto, i due vennero interrogati da diversi commissari: in principio, l’impressione e che il loro racconto sia un solido castello di sabbia e che riesca ad ingannare i poliziotti nazisti; ma in un soffio, in un momento, una piccola crepa del castello si allarga, è enorme, una voragine…Hans confessa subito con fierezza e senza timore; Sophie invece, è piuttosto restia alla confessione e forse per questo, ma anche per altri motivi umani, si instaura un particolare rapporto tra l’imputata e il suo aguzzino, l’ispettore, rapporto sul quale Rothemund dedica gran parte del film.
E’ una relazione plasmata da odio e compassione, severità e cocciutaggine, freddezza e paura, timore e rabbia, dispiacere e convinzione che fanno riflette i due personaggi, in particolare l’ispettore, che dapprima riversa la sua ostilità e il suo disprezzo su Sophie, e con il quale il regista vuole simboleggiare l’atteggiamento inconscio dell’uomo verso il regime; ma poi si ammorbidisce, riflette, pensa cerca un contatto umano, per quanto è possibile, con la ragazza, come una figlia, e credo arrivi persino a provare dolore per lei, al momento della morte; è intimorito, da un certo punto di vista, da questa sua grande forza combattiva, ma anche affascinato dal vigore coraggioso di Sophie di fronte alla morte.
Oltre ai due fratelli fu imprigionato un terzo membro della Rosa bianca, Christoph Proust, padre di tre bambini. Il 22 febbraio i tre membri dell’organizzazione antinazista furono processati e poi condannati a morte. I due fratelli portarono avanti le loro idee con fierezza davanti alla corte nazista mentre, per amore dei suoi figli, Christoph supplicò e si sottomise al regime, umiliandosi senza alcun risultato.

Ho trovato questo film molto bello e ben fatto; mi è stato utile guardarlo perché, parlando ovviamente per la mia esperienza, non avevo mai sentito parlare della “Rosa Bianca”. Ed è stato affascinante il modo di disegnare la persona di Sophie, che inizialmente mi è apparsa molto tranquilla e pacata, la tipica ragazza in cui magari di può rispecchiare da certi punti di vista; ad un tratto, però la sua immagine è cambiata, mi è sembrata più lontana, irreale proprio perché tutto ciò che riguarda la dittatura e l’oppressione, ci trasmette in qualche modo un senso d’irrealtà abituati a vivere adagiati sulla bambagia, e vedere questa ragazza così simile a noi in principio e poi così diversa, fa riflettere, ci si chiede veramente cosa significa essere liberi di pensare e di agire.

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