La prostituzione

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Testo

Prostituzione

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INTRODUZIONE
Prostituzione Prestazione sessuale in cambio di denaro o di altra forma di compenso. Conosciuta sotto diverse forme fin dai tempi più remoti, la pratica della prostituzione e l'atteggiamento sociale nei suoi confronti variano con il contesto economico e culturale di ciascuna società.

La prostituzione può essere praticata da individui di entrambi i sessi, che possono fornire prestazioni eterosessuali o omosessuali, ma storicamente il fenomeno è stato prevalentemente femminile (rivolto a clienti maschi), a conferma, fin dall'antichità, di un predominio sociale, culturale ed economico del maschio nella gran parte delle società. Se la prostituzione, definita "il mestiere più vecchio del mondo", è stata esercitata soprattutto dalle donne, sono stati soprattutto gli uomini ad avvantaggiarsene, sia dal punto di vista sessuale, sia dal punto di vista economico. Infatti, oltre a svolgere il ruolo di cliente, il maschio, nelle culture tradizionali come in quelle più complesse, spesso si è considerato proprietario del corpo della donna; ha perciò svolto anche il ruolo di "imprenditore", organizzando e sfruttando la prostituzione e offrendo – o, più spesso, semplicemente imponendo – la sua "protezione", senza tenere in conto la volontà o la dignità della donna. Anche la prostituzione maschile – esercitata spesso da travestiti o da transessuali – è in genere al servizio di una clientela di maschi.

Una forma di prostituzione che si va sviluppando è lo sfruttamento sessuale dei minori: i più esposti sono i bambini orfani o fuggiti di casa, che trovano nel denaro intascato contro favori sessuali una delle rare occasioni per guadagnarsi da vivere. La prostituzione infantile è un fenomeno planetario, ma frequentemente i clienti provengono dai paesi ricchi, mentre i fornitori abitano nei paesi poveri, dove questo commercio spesso raggiunge dimensioni vastissime.

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LA PROSTITUZIONE IN EPOCA PREINDUSTRIALE
Il fenomeno ebbe larga diffusione già tra le prime civiltà storiche, sia come prostituzione comune, sia come "prostituzione sacra" a Babilonia, in Egitto, in Grecia, a Roma, in India. La prostituzione sacra, praticata nelle vicinanze o all'interno di templi (dedicati particolarmente alle divinità femminili, ma non solo a queste), era tuttavia diversa da quella finalizzata al lucro, essendo quasi sempre legata a concezioni religiose e a riti, ad esempio quelli della fertilità. Presso i templi del Medio Oriente e dell'India, prostitute spesso di buona educazione e cultura praticavano la danza, il canto, la poesia, arti solitamente interdette alle donne. In molte società asiatiche si riteneva che il commercio sessuale favorisse l'avvicinamento agli dei.

Nell'antica Grecia la prostituzione – sia comune che sacra, sia femminile che maschile – era molto diffusa, in tutti gli strati sociali. Nel VI secolo a.C. venne istituito il ditterio, una casa pubblica dove le prostitute (pornái), perlopiù schiave, esercitavano la professione per conto di un tenutario (pornobóskos), che versava all'erario statale parte dei proventi. Le etere, prostitute di rango superiore, gestivano ritrovi per uomini di ceto elevato e spesso esercitavano loro stesse influenza e potere.

Anche a Roma la prostituzione era diffusa e regolamentata. Le donne catturate nei paesi stranieri dai legionari erano ridotte in schiavitù e sfruttate da tenutari (lenones) nei bordelli (lupanares o postribula) o dai proprietari delle case in cui servivano. Le donne che lavoravano nelle case chiuse, le meretrices, erano iscritte nel registro degli edili, non godevano di diritti civili ed erano soggette a pesanti tassazioni. Verso la fine dell'impero le autorità romane ricorsero a misure rigorose nel tentativo di contrastare il dilagare dello sfruttamento sessuale delle schiave.

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MEDIOEVO: "NECESSITÀ SOCIALE" DELLA PROSTITUZIONE
Nel Medioevo la Chiesa cattolica assunse nei confronti della prostituzione un atteggiamento ambivalente: perseguì quella maschile perché "contro natura", ma nei confronti di quella femminile fu tollerante (nell'intento di preservare l'istituto del matrimonio e la castità delle donne non sposate), pur prefiggendosi di convertire e "riabilitare" le prostitute. Seguiva in questo l'insegnamento di sant'Agostino, il quale sosteneva che gli uomini avrebbero comunque continuato a cercare rapporti sessuali al di fuori del matrimonio anche se la prostituzione fosse scomparsa: questa eventualità non avrebbe fatto altro che provocare forme più estreme di "immoralità" e di "perversione".

Nel Cinquecento si assistette a un’attenuazione del fenomeno, dovuta alle forti rimostranze dei protestanti e dei cattolici e a un conseguente aumento della repressione. I cristiani condannavano l'"immoralità" delle case di tolleranza e delle loro pensionanti, ma mettevano in evidenza anche il legame tra la prostituzione e la diffusione della sifilide, malattia fino ad allora ignota, e della povertà. Soprattutto dopo il concilio di Trento vennero adottate misure severissime per reprimere il fenomeno della prostituzione. In molti centri cittadini le autorità ordinarono la chiusura delle case. Un'ordinanza parigina del 1635 prevedeva che le prostitute venissero flagellate, rasate e bandite a vita, senza alcun processo formale.

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ETÀ INDUSTRIALE: LA PROSTITUZIONE COME "MALE NECESSARIO"
Le misure restrittive non stroncarono la prostituzione, che anzi conobbe una forte diffusione, prima con le guerre (moltitudini di prostitute seguivano di solito gli eserciti regolari), poi con l'espansione dei grandi conglomerati urbani che seguì l'industrializzazione nel XVII e XVIII secolo. La Prussia fu il primo paese europeo, agli inizi del XVIII secolo, ad adottare una nuova politica mirante a contrastare la diffusione delle malattie veneree: il sistema di controllo varato rendeva obbligatori l'autorizzazione per le case di tolleranza, la schedatura e i controlli sanitari per le loro pensionanti. Ben presto altri paesi seguirono l'esempio. La Gran Bretagna non sottomise a un regime di autorizzazione le case, ma negli anni Sessanta dell'Ottocento adottò misure di prevenzione delle malattie istituendo la visita medica alle prostitute delle aree portuali e militari. La prostituzione venne in seguito circoscritta, in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, ai "quartieri a luci rosse": le autorità municipali vedevano le prostitute come un "male necessario" e le lasciavano esercitare il loro mestiere purché si astenessero dall'importunare la gente "rispettabile".

L'autorizzazione controllata della prostituzione, che si dimostrò inefficace, e la corruzione che generò suscitarono tuttavia proteste in tutta Europa. In Gran Bretagna le misure contro la prostituzione vennero abrogate, sia perché non erano riuscite a fermare la trasmissione per via sessuale delle malattie, sia perché vennero avvertite, e quindi contestate, come una minaccia alle libertà civili.

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UN FENOMENO SOCIALE MONDIALE
Alla fine del XX secolo, la prostituzione si configura come un fenomeno estremamente diffuso, variegato e allarmante. La rivoluzione dei costumi sessuali verificatasi nelle società occidentali, il diffondersi di ideologie edonistiche, la crisi dei valori, della famiglia e delle ideologie tradizionali, l'aumento delle disponibilità finanziarie e della possibilità di viaggiare, l'impoverimento estremo dei paesi del Terzo Mondo (che fornisce attualmente la gran parte dei professionisti del sesso), hanno costituito le condizioni ideali per il fiorire di una vera e propria "industria del sesso" dove la prostituzione svolge un ruolo centrale.

Questa estrema estensione del fenomeno presenta degli aspetti pericolosi e drammatici, sia per il rischio di diffusione dell'AIDS, sia per le caratteristiche che sta acquisendo il reclutamento dei lavoratori del sesso, tristemente simile a una tratta di schiavi. Infatti, se negli ultimi tempi la prostituzione era solo contigua al fenomeno criminale, oggi è spesso controllata da gruppi che provvedono anche all'importazione di migliaia di donne e di uomini dai paesi del Terzo Mondo e dell'Europa orientale, in seguito indotti o costretti a vendersi sulle strade dei ricchi paesi occidentali.

Una nuova forma di turismo, il "turismo sessuale", ha inoltre creato un vasto mercato della prostituzione, che in molti paesi del mondo costituisce spesso la sola via d'uscita da una condizione di miseria.

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LA PROSTITUZIONE NELLA LEGGE
La legislazione italiana non considera illegale la prostituzione, ma il suo sfruttamento e favoreggiamento. Dal 1958 l'attività è stata regolamentata con una legge (la legge Merlin, dal nome della senatrice che la propose) che imponeva la chiusura delle case di tolleranza, fino ad allora autorizzate e regolamentate dallo Stato, vietando inoltre agli organi di pubblica sicurezza ogni genere di schedatura e controllo sulle persone che si prostituiscono.

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