La prima guerra mondiale

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Testo

Nei primi anni del 1900 si sono create le premesse che hanno portato alla Grande Guerra.
I rapporti tra le grandi potenze erano tesi e nei vari stati c’era un clima nazionalista che innescò, grazie anche alla divisione in blocchi contrapposti di alleanze, una reazione a catena che finì per coinvolgere tutte le nazioni europee e non solo.
I due schieramenti erano quello degli Imperi Centrali Tedesco e Austro-Ungarico che, con l’Italia formavano la Triplice Alleanza (a cui si unì successivamente anche l’Impero Ottomano) e la Triplice Intesa formata, in origine, da Gran Bretagna, Francia e Impero Russo e a cui in seguito si unirono Serbia, Giappone, Italia, Portogallo, Romania, Grecia e Stati Uniti.
Il 28 giugno 1914, a Sarajevo, capitale della Bosnia-Erzegovina, da poco annessa all’Impero Austro-Ungarico, uno studente serbo, Gavrilo Princip, uccise l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono d’Austria e la moglie.
Le autorità serbe, che gli Austriaci credevano coinvolte nell’attentato, non accettarono che la polizia austriaca partecipasse alle indagini e l’Austria dichiarò guerra alla Serbia.
La Russia mobilitò le sue truppe in aiuto di quest’ultima. La Germania, alleata dell’Austria, dichiarò guerra alla Francia, principale alleata dei Russi.
La strategia militare tedesca si basava sulla sorpresa e sulla rapidità: la “Guerra lampo” contro la Francia doveva durare quarantacinque giorni, dopodiché la Germania avrebbe potuto concentrare tutte le forze contro la Russia. L’esercito teutonico aggirò le difese francesi, invase il Belgio (paese neutrale) e avanzò rapidamente verso Parigi.
La violazione della neutralità belga, spinse l’altra alleata della Francia, la Gran Bretagna, a dichiarare guerra alla Germania. I Francesi, con l’aiuto degli Inglesi riuscirono a bloccare l’avanzata del nemico sulla Marna.
Le forze in campo erano equilibrate e la guerra di movimento si trasformò in una logorante guerra di trincea dove i due schieramenti si affrontarono in numerosi, sanguinosi e inconcludenti attacchi.
Le trincee, che all’inizio erano rifugi provvisori, divennero la sede permanente dei reparti di prima linea, furono allargate e protette da filo spinato.
La vita dei soldati era logorante sia fisicamente sia nel morale. Essi restavano nelle trincee per diverse settimane senza ricevere il cambio, in condizioni igieniche tremende, esposti al caldo, al freddo e ai periodici bombardamenti dell’artiglieria avversaria. Dopo pochi mesi di trincea, l’entusiasmo per il conflitto sparì in molti combattenti e il disagio sfociò in diserzioni e ammutinamenti.
L’Italia entrò in guerra solo dopo dieci mesi, schierandosi a fianco dell’Intesa contro l’Impero Austro-Ungarico, suo ex-alleato.
All’inizio del conflitto il Governo presieduto da Antonio Salandra aveva dichiarato la neutralità dell’Italia, motivandola con il fatto che la Triplice Alleanza aveva unicamente scopi difensivi. In seguito l’opinione pubblica e le forze politiche si divisero tra neutralisti e interventisti. Tra i neutralisti c’erano i liberali giolittiani, i cattolici e i socialisti. Tra gli interventisti c’erano i nazionalisti, gli irredentisti e i liberali di destra.
I nazionalisti capeggiati da d’Annunzio, mobilitarono manifestazioni di massa a sostegno della guerra che passarono alla storia come le “radiose giornate di maggio”.
Nell’aprile 1915, Salandra, d’accordo con il re Vittorio Emanuele III, stipulò un trattato segreto con l’Intesa, il Patto di Londra, con cui l’Italia si impegnava ad entrare in guerra entro un mese in cambio, in caso di vittoria, del Trentino, del Sud-Tirolo, dei Friuli, dell’Istria, della Dalmazia, di un protettorato sull’Albania, del Dodecaneso e di alcune colonie.
Nel maggio 1915 l’Italia dichiarò guerra all’Austria e il comando supremo dell’esercito fu affidato al generale Cadorna.
Il 1916 fu l’anno delle grandi offensive militari e delle grandi stragi. Francesi e Inglesi affrontarono i Tedeschi nella battaglia di Somme, nella quale morirono un milione di uomini di entrambe le fazioni.
Gli Austriaci lanciarono una “spedizione punitiva” contro l’alleato traditore.
Intanto l’Intesa aveva attuato il blocco navale contro la Germania che rispose con una guerra sottomarina che prevedeva l’affondamento indiscriminato di tutte le navi straniere.
Nel 1917, lo scoppio della Rivoluzione Russa, che portò alla caduta del regime zarista, provocò l’uscita del paese dal conflitto con la firma dell’armistizio di Brest-Litovsk che impose condizioni molto dure per la Russia.
Gli Italiani subirono una grande sconfitta da parte degli Austriaci a Caporetto.
Cadorna fu sostituito da Diaz che riorganizzò l’esercito e fermò l’avanzata degli Austriaci sul Piave.
Il continuo affondamento delle navi mercantili americane, spinse gli Stati Uniti
ad entrare in guerra (aprile 1917), alleato con la Triplice Intesa, anche se inizialmente contribuì solo con armi e viveri.
L’arrivo dei soldati americani fu decisivo per le sorti della guerra: l’Impero Ottomano firmò l’armistizio con le potenze alleate, poi fu la volta dell’Impero Asburgico che subì una grande offensiva da parte dell’esercito di Diaz a Vittorio Veneto.
L’Imperatore d’Austria abdicò e fu instaurata la Repubblica. Infine si arrese anche la Germania, il Kaiser fu esiliato e fu proclamata la Repubblica.
La Conferenza di Pace di Parigi iniziava nel gennaio 1919 e chiudeva la guerra con un tragico bilancio di morti, una situazione economica altrettanto drammatica per vinti e vincitori, una situazione politica europea profondamente mutata per il crollo degli Imperi Centrali e un drastico ridimensionamento del peso politico dell’Europa sulla scena internazionale. Stati Uniti, Russia e Giappone si stavano affermando come potenze di primo piano.
La Pace di Parigi, anziché placare la tensione tra gli Stati, la aumentò.
Anche la fondazione della “Società delle Nazioni”, promossa dal presidente americano Wilston non riuscì nel suo intento di proteggere la pace perché molti stati non vi parteciparono e, nonostante lo statuto prevedesse sanzioni economiche contro gli stati che turbassero la pace, la Società non aveva le strutture per far rispettare le decisioni prese.

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