La peste del ‘300

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Testo

SAGGIO BREVE

La peste del ‘300

La peste, proveniente dall’Asia centrale, molto probabilmente in Europa ebbe origine da un attacco ad una colonia genovese di Caffa, in Crimea, da parte dei mongoli i quali furono i primi ad esserne colpiti nella primavera del 1347. I mongoli attuarono una specie di “guerra batteriologica”; infatti, le vittime della peste venivano gettate al di là delle mura di Caffa e con questo metodo il contagio si diffuse tra la colonia in breve tempo.
In Italia e nel resto dell’Europa la peste arrivò nel 1348; fu una catastrofe che sterminò una popolazione già piegata da una crisi economica e dalle carestie. Si pensa che nel giro di pochi anni la popolazione fu ridotta di un terzo.
Qualsiasi persona poteva essere contagiata: sia donne che uomini, sia giovani che anziani, sia borghesi che gente del popolo.
Il Re di Francia Filippo VI chiese ai dottori dell’Università di Parigi la natura di questa malattia ed il responso fu che la causa principale era da accreditare a qualche costellazione celeste causa di una grave corruzione dell’aria che li circondava ed una volta respirata attraverso il polmoni faceva andare in putrefazione tutto ciò che le stava vicino. Era una valutazione accettabile poiché spiegava come la peste potesse essere universale.
E’ solo nel 1894 che il medico svizzero A. Yersin osservo’ al microscopio il bacillo della peste il quale si diffondeva attraverso le pulci, un parassita dei topi.
I malati di peste si riconoscevano perché sputavano sangue, si ingrossavano braccia, inguine e ascelle; la morte poteva sopraggiungere in due o tre giorni o anche nel giro di poche ore. Va detto che in quel periodo gli ammalati di peste non potevano essere curati perché la medicina era impotente e ci si affidava alle preghiere.
A volte i malati erano lasciati soli nelle loro case o per strada per paura del contagio. Alcuni di loro erano accolti nei lazzaretti curati e accuditi erano però tutti ammassati e questo contribuiva a una maggiore facilità di contagio particolarmente nelle fasce di popolazione più deboli.
Dopo la morte, le vittime della peste inizialmente venivano svestite e i loro abiti bruciati in un forno. Con questo rito pensavano di poter diminuire il rischio del contagio.
Le vittime venivano poi inserite in casse di legno e deposte all’interno di buche create appositamente.
Alcuni fanatici iniziarono a girare per le città invitando gli abitanti alla penitenza perché pensavano che la peste fosse una punizione divina. Infatti esistevano delle processioni dove si auto-flagellavano per punirsi dei peccati commessi.
Purtroppo la flagellazione aumentava solo il rischio di contagio della peste.
A volte la peste viene rappresentata come una figura mitica,totalmente nera , la quale lascia solo cadaveri al suo passaggio ed è sempre pronta a colpire persone inconsapevoli di quello che gli può accadere ed intenti nei loro giochi.

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