La pena di morte

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Testo

La Pena Di Morte: Nessuno Tocchi Caino!
Un' argomento che spesso divide è la pena di morte, sono molti i paesi che l'adottano, molti quelli che la criticano.
La pena di morte è esistita da sempre, nell'età antica , ma in alcuni paesi ancora oggi, era ritenuta addirittura un fatto normale.
Esistono svariati modi per dare la morte ad una persona; elenco i più frequenti:
• Impiccagione: nell'impiccagione la morte avviene per asfissia, ad opera di un cappio, posto attorno al collo dell'individuo e fissato ad un sostegno per l'altro capo. Il peso del corpo, grava quindi sul cappio, che comprime le vie respiratorie.
• Sedia elettrica: la sedia elettrica fu introdotta nel 1900 c.a. negli Usa, per la sua presunta maggiore umanità rispetto all'impiccagione, usata in precedenza. Al detenuto, legato alla sedia, vengono inviate potenti scariche a brevi intervalli, causandone la morte per arresto cardiaco.
• Fucilazione: la sentenza viene eseguita da un plotone composto da 6-18 persone. Dopo la prima scarica, all'ordine dell'ufficiale, quest'ultimo si avvicina ad un condannato e gli spara alla tempia o alla nuca: è il colpo di grazia. E' uno dei metodi più barbari, infatti viene eseguito all'alba, in un fortino militare, lontano dagli occhi di tutti.
• Decapitazione: dalla rivoluzione francese, in poi, la decapitazione venne effettuata esclusivamente tramite la ghigliottina, chiamata così dal nome del suo ideatore Guillottin: siccome la decapitazione era considerata il metodo più umano e meno doloroso di un esecuzione, Guillottin ne suggerì la costruzione.
• Garonna: la garonna consiste in una panchina, sulla quale viene fatto sedere il condannato, che si appoggia ad un palo intorno al quale passa un cerchio di ferro che lo stringe alla gola; una manovella a vite, stringe sempre più il cerchio finché sovviene la morte per strangolamento. Veniva usata in Spagna fino a pochi decenni fa.
La pena di morte ha radici molto antiche, infatti si hanno prove della sua applicazione fin da popoli come Babilonesi, Egizi, Greci e Romani.
Presso le comunità preistoriche, era sicuramente usata abbondantemente, ma non sono rimaste testimonianze di codici penali scritti. Infatti le leggi erano tramandate oralmente, ed erano applicate in modo soggettivo ed arbitrario da parte dei capi o altri incaricati. Le colpe recriminate erano principalmente omicidi, furti e sacrilegi.
Presso i Babilonesi, la pena di morte era largamente utilizzata,, ma ci fu una novità molto importante:
la comparsa del primo codice penale scritto, il codice di Hammurabi. Nel suddetto era prevista, ma non essendo un codice equo, la gravità della colpa e la relativa pena dipendevano dallo stato sociale della vittima.
Presso gli Egizi, la pena capitale era usata per coloro che commettevano crimini come omicidio, furto, sacrilegio e attentato alla vita del Faraone. Le sentenze erano uguali per tutte le classi sociali (o almeno in teoria avrebbe dovuto essere così), e venivano applicate tramite la decapitazione, il sacrificio o l'annegamento nel Nilo.
La civiltà greca ha più volte rispecchiato l'idea di giustizia come obbligo di vendetta, spettante soprattutto ai figli della vittima. Veniva considerata da un lato l'utilità della pena per la prevenzione di ulteriori mali, dall'altro la sua eccezionalità, tale da dover essere applicata solo in casi gravissimi e nei confronti degli incorreggibili, facendo riferimento alla legge del taglione. Venivano uccisi dai funzionari dello Stato, con una pietrata in testa.
In età Romana, l'autorità pubblica interveniva solo per punire i delitti considerati di pubblico tradimento. In questi casi agiva in modo molto duro, spesso con la pena capitale. I modi a cui si ricorreva per la comminazione della pena erano veramente feroci: la decapitazione, la fustigazione a morte, lo squartamento, l'impiccagione, il taglio di arti o l'annegamento ed il fuoco; ai nemici o comunque a quelli che non godevano della cittadinanza romana era riservata la crocifissione.
Nel Medioevo le esecuzioni capitali furono molto frequenti e riservati a reati che noi oggi considereremmo stupidi. Questo fu accentuato dalla fusione tra potere politico e religioso che ha portato a condannare chi si allontanava dalla concezione cristiana del mondo, senza contare le migliaia di donne accusate di stregoneria arse vive.
In Italia, la pena di morte fu introdotta da Enrico II, nel Medioevo, per punire i colpevoli di omicidio, sostituendosi all'obbligo per l'uccisore di pagare "l'imposizione" una somma alla famiglia della vittima, per evitarne la vendetta. La sua diffusione fu tale che, poco dopo, si ricorreva ampiamente ad esecuzioni e torture. La pubblicazione del libro: "Dei delitti e delle pene" di Cesare Beccaria, suggerì l'ergastolo come alternativa alla pena di morte. Ispirato da queste idee, Leopoldo II, granduca di Toscana, fu il primo in Europa ad abolirla, insieme alla tortura.
Il fascismo la ripristinò in tutta Italia, con lo scopo di eliminare i traditori, i disertori e gli avversari politici. Durò fino al 1948, quando fu introdotta la Costituzione.
Attualmente, da alcuni dati dell'Amnesty International emerge che, la metà dei paesi del mondo ha abolito la pena di morte:
• 67 paesi l' hanno abolita per tutti i reati.
• 14 paesi per tutti i reati, tranne che per quelli eccezionali.
• 23 paesi si possono considerare abolizionisti di fatto ( i tribunali emettono sentenze di morte ma non vengono eseguite)
• In molti, come l'Italia è la stessa Costituzione a vietare il ricorso alle pene capitali.
• 91 paesi la mantengono, ma il numero di esecuzioni è più esiguo ogni anno.
Tra quelli che la mantengono, sono presenti, tra gli altri, India, Giappone, Cina e la maggioranza degli stati degli Usa.
Sono soprattutto questi ultimi che fanno discutere, visto che viene applicata a ragazzini che all'età dei fatti avevano tredici anni o meno.
E' stato anche riscontrato che spesso vengono giustiziate, nonostante il parere contrario delle organizzazioni umanitarie e l'appello del Papa, persone psichicamente minorate; persone con un basso reddito, affidate ad avvocati difensori menefreghisti o talvolta abbandonati a se stessi, senza che nessuno prenda le sue parti; infine il numero dei neri uccisi è sempre maggiore rispetto a quello dei bianchi.
Fra i casi più discussi ricordo quello di un ragazzino nero, un certo George Stinney, di solo quattordici anni, giustiziato in Georgia attorno al 1940. Era così piccolo che la maschera a gas, gli scivolò via mentre era sulla sedia elettrica.
Ricordo inoltre quella di Joseph O' Dell, giustiziato nel 1997, senza che ci fossero prove certe della sua colpevolezza; ed infine il più recente, quello dell'italo-americano Rocco Barnabei, anch'esso senza che ci fossero prove schiaccianti ad attestare la sua colpevolezza.
IO, che all'inizio ero favorevole alla pena di morte, condizionata senza dubbio dai mass media, che fanno credere all'opinione pubblica ciò che fa loro più comodo; approfondendo l'argomento sono diventata contraria perché:
• La pena di morte non può essere considerata un deterrente, nonostante in alcuni stati si svolgano esecuzioni pubbliche come monito agli spettatori, perché secondo me, quando un individuo commette un omicidio, di solito è spinto dall'impulsività del momento, e non riflette sulle conseguenze del suo gesto.
• Non è la giusta pena per chi commette gravi crimini, anche perché pone accusatore ed accusato sullo stesso livello, violando i diritti umani.
• In molti casi i prigionieri subiscono processi che non possono essere definiti equi; in alcuni casi hanno addirittura contro gli stessi avvocati difensori.
• Può bastare un errore commesso da un avvocato di ufficio inesperto, il ritardo nella presentazione di elementi di discarico, per comportare la fine di ogni speranza per l'imputato.
• La pena di morte è usata prevalentemente nei confronti di gruppi sociali svantaggiati, in un modo decisamente discriminatorio.
• La religione Cristiana, non la consente, non solo perché Gesù Cristo ci ha insegnato a perdonare ed a porgere l'altra guancia, ma anche perché nel libro della Genesi, Dio si rivolge a Caino, dopo l'uccisione del fratello Abele dicendogli: "Vagherai accompagnato dal rimorso sulla Terra, io ti segnerò e chiunque ti ucciderà sarà dannato sette volte.
• L'esecuzione capitale non è altro che uno strumento contro la paura che ha ognuno di noi di vi vere nel terrore di non potersi più sentire sicuro nelle proprie città, di sentirsi minacciato dall'invasione dei criminalità che riempie le pagine dei quotidiani.
L'alternativa alla pena di morte secondo me potrebbe, anzi dovrebbe essere quella di garantire l'ordine pubblico, ma questo è un compito difficile perché le soluzioni migliori non sono sempre facili da attuare, garantiscono risultati in tempi spesso non rapidissimi ed hanno un costo elevato, per cui ai politici fa più comodo giustiziare (incredibile come questo verbo abbia la stessa radice della parola giustizia) i colpevoli.

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