La nascosta ma rilevante presenza delle donne in letteratura

Materie:Tesina
Categoria:Italiano

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Testo

LA RILEVANTE SEPPUR NASCOSTA PRESENZA DELLE DONNE NELLA LETTERATURA
Ahimè mio Dio perché non mi hai fatta nascere maschio? Tutte le mie capacità sarebbero state al tuo servizio, non mi sbaglierei in nulla e sarei perfetta in tutto come gli uomini dicono di essere…
Poche righe scritte da una delle pochissime autrici del Cinquecento, Christine De Pizan. Questa donna vive in una società in cui gli scaffali sono stracolmi di libri scritti da uomini e le donne sono solo vittime dei mariti, incapaci di leggere e scrivere, assenti nella storia ma figure idealizzate e assemblate a creature celesti nella letteratura come destinatarie o protagoniste delle opere maschili. Tutto questo mentre nella realtà continua a non avere dignità e diritto di esprimersi dominate dall’insicurezza e dal potere che gli uomini hanno su di loro , infatti, quanto più sono ritenute inferiori tanto più gli uomini colgono l’occasione per accreditare la loro superiorità.
Solo poche donne hanno avuto la capacità, la forza e la possibilità di farsi spazio nella letteratura dapprima copiando l’uomo in quanto “perfetto” come da se stesso si giudicava. Christine De Pizan è l’autrici che più si distacca dalle contemporanee in quanto è orgogliosa di essere donna ed è convinta che l’assenza della donna nei libri non è determinata dal fatto che sia inferiore bensì dal fatto che una superiorità culturale femminile sarebbe molto irritante per quanto riguarda la prospettiva maschile.
Tra le donne scrittrici e poetesse un ruolo molto importante è stato giocato da Vittoria Colonna figlia del generale Fabrizio e sposa di Ferrante D’Avoilis. Le sue produzioni sono profondamente influenzate dall’epoca in cui vive: Umanesimo e Rinascimento. Questi due movimenti sono caratterizzati da una riscoperta delle opere classiche e quindi di una ovvia emulazione; da una rinnovata immagine dell’uomo questo, posto al centro del mondo come punto di riferimento a cui tutto ruota attorno; il petrarchismo ossia, secondo la tesi bembica, la poesia doveva avere come modello le liriche del Petrarca, ultimo carattere è il platonismo visto come lavoro di ricerca sull’uomo libero della concezione aristotelica che ha dominato la cultura fino a quel periodo.
È proprio su quest’ultimo punto che la Colonna incentra le sue produzioni, più intrise di logicità che di passione, tema piuttosto ricorrente nelle altre autrici. Ciò desta una profonda ammirazione dei contemporanei. Altra scrittrice è Veronica Gàmbara, profonda estimatrice ed emulatrice del Petrarca sia per lo stile della poesia sia per la raccolta di esse in un canzoniere. Le sue liriche risultano troppo spesso fredde e artificiose proprio perché molto controllate e “limate” e quindi prive di immediatezza e spontaneità.
Meritano di essere nominate anche Louise Labe, Isabella Morrà, Tullia D’Aragona, Veronica Franco e Gaspara Stampa. Quest’ultima è forse la voce più autentica della poesia erotica e passionale italiana. Come tutte le altre anch’essa è una cortigiana ed è accerchiata da numerosi nobili. Merita una grande ammirazione per la vivacità intellettuale, la spontaneità e l’immediatezza del sentimento nonostante anch’essa aderisce ai canoni del petrarchismo.
La tematica principale che accomuna tutte queste scrittrici nei loro componimenti è senza dubbio l’amore e quindi tutto ciò che da esso ne deriva: eros, passione, lontananza, morte, gelosia, abbandono, tradimento. A questo proposito di grande esempio è la lirica di Louise Labe Baciami ancora, Ribaciami e bacia, che molto probabilmente si rifà a Catullo nel suo “Viviamo e amiamo”, che mette in evidenza il tema dell’amore come passione.
BACIAMI ANCORA, RIBACIAMI E BACIA
Baciami ancora, ribaciami e bacia:
dammene uno dei più saporosi,
dammene uno dei più amorosi,
te ne renderò quattro più ardenti che brace.
Ahimè, ti lamenti? Ma è un male che allievo,
donandotene altri dieci di quelli dolcissimi.
Così, intrecciando i tenerissimi baci,
l’un dell’altro in pien’ agio godiamo.
Allora per entrambi seguirà raddoppiata la vita.
Ed ognuno nell’altro più che in se stesso vivrà.
Un’altra autrice che più si distacca da questa tematica generale come Christine De Pizan è Isabella Morrà poetessa che vive nella solitudine del castello del padre sotto la tutela dei rozzi fratelli;questa si dedica ai temi più vari come l’ansia di libertà, la volubilità della fortuna, l’avversa sorte, il tema religioso e l’ “io” tormentato.
Tutte queste scrittrici intrattengono rapporti di corrispondenza con uomini dotti, poeti e scrittori,essendo loro stesse nobili e cortigiane, e inoltre raccolgono tutti i loro componimenti di varie metriche: sonetti, madrigali, stanze,ottave, frottole in canzonieri. Oltre a queste “Rime”, raccolte da tutte le poetesse, Veronica Gàmbara raccoglie anche le “Lettere”, mentre Gaspara Stampa scrive un vero e proprio “Diario intimo”. Molto spesso queste opere non sono state pubblicate dalle autrici stesse ma da parenti dopo la morte di queste o sono state riscoperte coi secoli.
E questa forte se pur nascosta presenza delle donne è solo l’inizio di una dura lotta per emergere in una società prettamente virile. La storia porterà con sé ribellioni, manifestazioni e rivendicazioni soprattutto dal secondo dopoguerra in poi, che porterà il cosiddetto “sesso debole”, ai nostri giorni, alla totale emancipazione.
Nel Terzo Millennio infatti le donne ricoprono ormai anche le cariche ritenute più maschili quali la politica, le armi militari, l’ingegneria ecc. Copiare gli uomini? Mai! È questo uno slogan che le donne si portano dietro da dopo il Rinascimento..l’unica tesi plausibile sarebbe solo emularli, ovvero averli come punto di riferimento in quanto con più esperienza ma superarli…Ci riusciranno? Secondo me ci sono già in parte riuscite!
Ylenia Melileo III A

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