La monaca di Monza

Materie:Tema
Categoria:Italiano

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Testo

TEMA: LA MONACA DI MONZA
Il fascino dell’immagine della monaca di Monza, contribuisce fortemente il carattere della sua enigmaticità, più volte ribadita dal Manzoni. Infatti lei è il primo personaggio di riconoscibile identità storica, infatti l’autore lo recupera e lo ricostituisce partendo da accurate ricerche e penetrando così, nella sua personalità, imponendosi da subito nella particolarità della descrizione fisica e psicologica, per soffermarsi successivamente nell’esemplare e dettagliata biografia. La comparsa di questo personaggio avvia non solo una fase decisiva nella particolare vicenda di Lucia, ma nei motivi narrativi e morali dell’intero romanzo. Infatti il lungo flash-back sulla biografia di Gertrude occupa idealmente il tempo del colloquio privato con Lucia. E proprio durante questo flash-back, il Manzoni ci racconta che Gertrude ebbe una storia segnata dalla sofferenza e da una decisione di prendere i voti imposta da un padre che, indipendentemente dalle volontà della figlia, è rigido nelle decisioni.
Era l’ultima figlia di un principe, gran gentiluomo milanese, che poteva misurarsi tra i più benestanti della città. La nostra infelice era ancora nascosta nel ventre della madre, che la sua condizione era già irrevocabilmente stabilita. Quando venne alla luce, il principe suo padre, le diede il nome di una santa, chiamandola Gertrude. I primi giocattoli che le si diedero in mano furono bambole vestite da monaca, poi santini e quei regali erano sempre accompagnati con gran raccomandazioni di tenerli ben di conto, come cosa preziosa Tutti i discorsi e le parole di questo genere stampavano nel cervello della fanciullina l’idea che già lei doveva essere monaca.
Il comportamento del principe era abitualmente quello d’un padre rigido, il quale non voleva vedere disperso il suo patrimonio e quindi, indirizzava tutti i figli, tranne il primogenito, alla vita religiosa. A sei anni, Gertrude fu collocata, per educazione nel monastero dove vi godeva d’una grandissima autorità; e pensò che lì, meglio che altrove, la sua figlia sarebbe trattata con quelle distinzioni e con quelle finezze che potesse più attirarla a scegliere quel monastero per tutto il resto della sua vita. Insicura, impaurita e allo stesso tempo vanitosa, una volta entrata in convento Gertrude accentua i lati peggiori del proprio carattere con atteggiamenti di prepotenza e antipatia, volendo ad ogni costo esser per le altre un soggetto d’invidia. Essa, infatti, si sentiva superiore alle altre, ma non potendo tollerare la solitudine andava in cerca di quelle, quasi ad implorare benevolenza, consigli, coraggio. Ma in tutti i suoi atteggiamenti restava, però, costante un dato semplice ed evidente: il bisogno di affetto, mai avuto, poiché il padre, determinato e spietato nei suoi interessi di famiglia, esercitava ogni forma di violenza su di lei, dosando con abile ipocrisia la severità, l’imposizione, le minacce e le concessioni sentimentali per ottenere la sua sottomissione. Gertrude subisce così con costante timore l’autorità paterna, che la priva di ogni volontà e autonomia, e tutte le sue azioni sono sempre determinate dallo sguardo minaccioso del padre. Ma finalmente venne il giorno tanto temuto e bramato, in cui Gertrude, pur di uscire dal monastero, il lasciare quelle mura nelle quali era stata per così tanto tempo rinchiusa, lo scorrere in carrozza per l’aperta campagna, il rivedere la città, la casa, furono sensazioni piene di una gioia tumultuosa.
Così mise in piano un atto: esser umile, rispettosa, dura…nella speranza di un ripensamento da parte del principe suo padre.
Ciò non andò a buon fine e così, le furono tenuti gli occhi addosso più che mai. Ma una mattina fu sorpresa da una conversa, mentre stava piegando alla sfuggita una lettera, sulla quale avrebbe fatto meglio a non scrivere nulla al suo paggio, Egidio, dato che la lettera rimase nelle mani della cameriera, e da queste passò in quelle del principe. A causa di ciò, Gertrude venne isolata e un giorno, sentì un bisogno prepotente di vedere altri visi, di sentire altre parole, d’esser trattata diversamente. Ma le venne in mente che dipendeva da lei di trovare in loro degli amici; e provò una gioia improvvisa. Di seguito, alla sua richiesta di perdono esposta al padre, il principe rispose con severità dicendogli che doveva cambiare, prendendo i voti.
In seguito, Gertrude affronta i parenti e le altre del monastero, esponendo a tutti la sua definitiva monacazione. Infatti il giorno successivo, Gertrude presenta la sua domanda alla badessa del convento che, per regola, pone delle domande a cui ella risponde ingannando anche se stessa. Il periodo che precede l’ingresso in convento e il noviziato è denso di dolori e fluttuazioni.
Una volta monaca, non accetta la sua condizione, si tormenta, vedendo il convento non come un rifugio, ma come una “prigione claustrale” la quale, secondo l’autore sembra ridurre lo stato d’animo della giovane, che vede chiusa intorno a se ogni possibilità di scelta. È inquieta e capricciosa, finché risponde alle proposte di Egidio. Ma una conversa, dichiara di sapere il suo segreto e che a tempo debito parlerà. Ma poiché la tranquillità dei due amanti era stata, in questo modo, travagliata, i 2 decidono di uccidere la testimone in questione. Gertrude, talmente pentita di quella ingiusta morte che per tutto il resto della sua vita sarà perseguitata dal fantasma
della conversa uccisa. Secondo me, Manzoni presentandoci questo personaggio, contraddice ogni valore affettivo e violenta anche la stessa morale e la spiritualità religiosa, vista sotto questo punto di vista, come una frustrazione. Raccontando il caso di Gertrude, lui condanna l’ingiustizia e la crudeltà di tale consuetudine, ritratto dell’egoismo e della violenza anche privata dei potenti e di una concezione meschina e corrotta dei privilegi sociali. Per me il senso di tutta questa vicenda sta nel richiamo della facoltà singolare della religione cristiana, cioè dalla virtù della fede, che può comunque confortare ogni disgrazia e trasformarla positivamente; la fede può dare senso a qualunque situazione, e permette proprio attraverso la sofferenza di individuare nuove imprevedibili strade di felicità e di libertà. A Gertrude, ormai signora del convento, è stata offerta questa preziosa grazia, ma non sa coglierla e vive male, poiché non è stata una sua scelta bensì una costrizione. Per quanto riguarda il suo carattere invece penso che chiunque avesse ricevuto un’educazione e un’adolescenza pari alla sua sarebbe padrona indolente e incapace di tale carattere.

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