La mia generazione ha perso

Materie:Tema
Categoria:Italiano

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Testo

La mia generazione ha perso
“Quando ero giovane io…”; “Alla tua età io…”! affermazioni che non suonano nuove alle orecchie della nuova generazione, una generazione che è sul punto di maturare ma non vuole diventare matura, non vuole crescere. I componenti della nuova generazione rallentano il tempo della crescita, osservano il mondo, meditando a lungo come vivere la propria vita. Restano rinchiusi più a lungo possibile nelle scuole, ritardando i tempi per entrare nel modo del lavoro. Non esiste comunicare tra questa generazione e quella di noi genitori e quella dei loro nonni. Vi è una differenza stanziale ed abissale di ideologie: la classe di età dei “nonni”, vissuta nel periodo della Seconda guerra mondiale e nel dopoguerra, è composta da individui che per gli eventi storici sono stati costretti a crescere in fretta, a maturare per risolvere i problemi economici. Sedicenni e diciottenni costretti a lavorare per guadagnare il “pane”. Dunque una generazione che non ha vissuto una giovinezza. La nostra generazione (genitori) è stata caratterizzata dallo sforzo e la voglia di crescere, composta di cera, come afferma Eugenio Scalfari, ossia facilmente malleabile. I ragazzi generalmente seguivano le orme dei propri genitori senza indugiare a lungo. I ragazzi lavoravano per mantenersi gli studi nutrivano foga e volontà a laurearsi nel minor tempo possibile, entrare nel mondo del lavoro e formare la nuova classe dirigente. La generazione di oggi invece trova strada fatta in tutti i campi. Possono godere pienamente della loro giovinezza, studiare e prendere un diploma e laurea senza grandi sacrifici. Per questi motivi nella nuova generazione è subentrato uno stato di agiatezza e volontà a rallentare i tempi di crescita. Tale comodità risulta avversa a noi genitori e soprattutto ai nonni, da indurli a proclamare le famose frasi che ho citato all’inizio dell’articolo. Dunque non vi è dialogo e comunicazione causati dall’impossibilità di capire la nuova generazione. Ma da dove rovine l’agiatezza e la voglia di non crescere? Sinceramente noi genitori abbiamo le nostre colpe, abbiamo offerto ai nostri figli un benessere “gratuito”, costruito con i nostri sacrifici e rinunce. Non vogliono crescere, laurearsi, lavorare, formare una famiglia perché stanno bene così. Noi genitori manteniamo anche i loro vizi, i loro capricci e i loro svaghi. Lì abbiamo cullati troppo a lungo e continuiamo a cullarli con diverse conseguenze, che sono appunto quelle che impiegano dieci anni per laurearsi e aspettano di avere 40 anni per laurearsi. Non godremo mai la gioia di diventare nonni! La figura dei nonni non esisterà più se i tempi di crescita e formazione rimarranno tali. Non c’è comunicazione perché la nuova generazione è diventata sorda alle critiche e consigli che suggeriamo loro. Non sono stati abituati ad affrontare problemi e decisioni importanti. Tale incapacità è riscontrabile nel momento in cui devono scegliere il modello di scuola o facoltà da prendere; entrano in crisi o addirittura in depressione. Tutte queste conseguenze per la mancanza di un dialogo tra noi e i giovani. Faccio parte di “una generazione che ha perso” come diceva una canzone di Giorgio Gaber. Una generazione che non è stata in grado di formare individui validi per la società futura, persone capaci di affrontare problemi che la vita gli serberà. Incapaci di affrontare confronti e dialoghi, un dialogo che tra la nuova generazione e la mia, nostra è mancato

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