La luna e i falò di Pavese

Materie:Scheda libro
Categoria:Italiano

Voto:

2.5 (2)
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Data:12.04.2007
Numero di pagine:7
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Testo

SCHEDA DI LETTURA:
La luna e i falò di Cesare Pavese
1. Riassumi la trama.
Il romanzo inizia con il ritorno, dopo la seconda guerra mondiale, del protagonista, Anguilla, nel paese dove è cresciuto. Infatti, dopo aver fatto fortuna in America vuole ritrovare le sue radici.
Qui incontra Nuto, il suo migliore amico di giovinezza. Con lui ripercorre il suo passato e, visitando i luoghi dell’infanzia, Anguilla si lascia trasportare dai ricordi e dalle sofferenze.
Egli inizialmente ritorna a Gaminella, dove aveva passato i primi anni della sua vita con il Padrino e le sue due sorellastre, ma vi trova il Vitalino insieme a due donne e un bambino rachitico, Cinto.
Anche con quest’ultimo Anguilla rivisita i beni abbandonati tanti anni prima, come ad esempio la Mora, la cascina dove dovette andare a lavorare ancora tredicenne e dove imparò molti mestieri. Riemergono, quindi, nella sua memoria il padrone, sor Matteo, e le sue tre bellissime figlie, di cui era stato segretamente innamorato: le due ragazze, Silvia e Irene, e Santina, allora ancora una bambina. Egli, però, era solo un servo e si dovette accontentare di osservare da lontano i numerosi pretendenti delle sue padrone. A questo punto ad Anguilla viene in mente la sua prima storia d’amore con Teresa, una domestica.
Tutti i ricordi vengono interrotti da Cinto, che raggiunge Anguilla e Nuto correndo. Il Valino in preda all’ira aveva ucciso a cinghiate la cognata, appiccato il fuoco alla casa distruggendo tutto ed infine si era impiccato. Fortunatamente Cinto si era riuscito a salvare.
La narrazione riprende dov’era stata interrotta, ovvero alle disgrazie della Mora: il sor Matteo morì; Silvia, che era rimasta in cinta, ricorse all’aborto e morì anch’ella ma per emorragia e Irene fu costretta a sposare un suo corteggiatore che, però, si rivelò violento.
Infine, Anguilla si decise a partire nuovamente, ma solo dopo aver affidato Cinto, rimasto solo, a Nuto. E proprio con lui il protagonista fa la sua ultima passeggiata, dove Nuto coglie l’occasione per raccontargli come morì Santa, l’ultima figlia del sor Matteo. Lei si fidanzò con uno dei soldati delle brigate nere, però, nell’estate del ’43, quando cadde il fascismo, cominciò a subire persecuzioni da parte dei partigiani, dai quali venne fucilata e bruciata, in quanto aveva fatto la spia ai fascisti.
2. Chi sono i personaggi principali? Fai una breve descrizione e illustra il ruolo che hanno nel romanzo.
3. Spiega il ruolo di Nuto in rapporto ad Anguilla, il protagonista, sia sul piano della funzione narrativa che sul piano etico e politico.
Il protagonista di questo romanzo è soprannominato Anguilla ed è un orfano adottato da una famiglia solo per ricevere mensilmente 5 lire di compenso. Nel romanzo viene, infatti, molto spesso indicato con il termine “bastardo”: l’uomo che “si giocava anche la moglie, e così i bambini restavano soli, li cacciavano di casa, e sono questi che si chiamano bastardi”.
Lui è stato allevato da una famiglia di contadini e divenuto tredicenne ha iniziato a lavorare come servo in una cascina. In seguito lui decide di andare via dal piccolo paese in cui è cresciuto e parte da Genova arrivando in America. Dopo più di vent’anni di lontananza decide di tornare alle sue origini. Egli torna per ritrovare se stesso, le sue radici, per confrontarsi col passato, per capire che è diventato ricco, ma che dentro di sé è sempre stato un povero contadino.
Nel protagonista è chiaro fin dalle prime righe il risentimento per la sua esistenza senza origini, priva di veri legami che lo possano unire a dei luoghi(“Non so se vengo dalla collina o dalla valle, dai boschi o da una casa di balconi. La ragazza che mi ha lasciato sugli scalini del duomo di Alba, magari non veniva neanche dalla campagna, magari era la figlia dei padroni di un palazzo, oppure mi ci hanno portato in un cavano da vendemmia due povere donne da Ponticello, da Neive o perché no da Cravanzana. Chi può dire di che carne sono fatto?”). In lui è evidente la continua ricerca d’identità di cui ogni individuo ha bisogno per vivere serenamente. Comunque, anche se non proverà mai quest’identità, si accorgerà di essere legato alle zone collinari nelle quali ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza.
I personaggi secondari sono semplici e realisticamente descritti. Sono gente comune, che cerca di mandare avanti un’esistenza fatta di sforzi e di povertà.
Il più importante è Nuto, l’amico d’infanzia del protagonista. Anguilla lo descriveva così: “(…)lui che ha tre anni più di me sapeva già fischiare e suonare la chitarra, era cercato e ascoltato, ragionava coi grandi, con noi ragazzi, strizzava l’occhio alle donne.” Lui era la persona a cui avrebbe voluto assomigliare, era stato un punto di riferimento che mai riusciva ad eguagliare, in quanto è colui che conosce il perché delle cose, è un ragazzo che ha saputo farsi uomo, capace di dare risposta ai quesiti della vita e del mondo. Eppure, una volta tornato al suo paese d’infanzia, l’Anguilla scopre con meraviglia di averlo raggiunto, perché anche lui aveva viaggiato, era stato lontano da casa, aveva imparato a confrontarsi con gli altri e a cavarsela da solo. Certamente anche Nuto era maturato: “adesso Nuto è sposato, un uomo fatto, lavora e dà lavoro, la sua casa è sempre quella (…)il clarino è appeso all’armadio; ora si cammina sui trucioli della falegnameria”.
Anche se adesso Nuto non era più un maestro ma un amico alla pari, per il protagonista rimane un punto di riferimento, l’unica persona a cui chiedere consigli e l’unico con cui poter ricostruire gli avvenimenti mentre era lontano.
Lui, inoltre, è un socialista, per questo motivo litiga spesso con il parroco del paese e con i notabili perché sfruttano la morte per fini politici, per attaccare la Resistenza e i comunisti, e un idealista convinto che “il mondo è malfatto e bisogna rifarlo”. Viene, quindi, affidata a lui la polemica politica e sociale.
Questa figura rappresenta la maturità di chi non è corso dietro ai sogni, ma è rimasto fedele alle proprie radici.
Un’altra figura di una certa rilevanza è Cinto, un bambino di dieci anni zoppo che vive col padre, la zia e la nonna vecchia e malata, nella cascina che era stata la prima casa del protagonista, cioè “il casotto della Gaminella”. Attraverso Cinto Anguilla rivive i primi anni della sua vita, quando ancora non lavorava alla Mora e lui e la sua famiglia vivevano nella miseria. Per questo motivo tenta di fargli scoprire nuove cose, di aprirgli gli occhi verso nuovi orizzonti e paesi. Il padre di questo ragazzo è il Valino, un mezzadro violento vessato dai padroni.
La famiglia del protagonista era, invece, composta dal Padrino, la moglie Virginia e le due figlie Angiolina e Giulia, ma viene poi rimpiazzata dal sor Matteo, il proprietario della Mora, sua moglie e le tre figlie. La maggiore si chiamava Silvia ed era una ragazza ribelle, che conduceva una vita libera, Irene era la figlia di mezzo, più dolce e tranquilla, ma seguiva le compagnie della sorella, e Santa, la più giovane delle sorelle, che il protagonista conosce solo da bambina, ma Nuto racconta che divenuta adulta non resisterà al potere fascista e proprio per questo motivo sarà fucilata.
4. Spiega come viene descritto il paesaggio in cui si svolge l’azione e quale importanza hanno secondo te i luoghi per il protagonista.
Pavese ambienta il suo romanzo nel paese d’infanzia del protagonista, un piccolo paese delle Langhe: Santo Stefano Belbo.
Il territorio descritto è una magnifica alternanza di paesaggi: le Langhe sono una vastità di colline affiliate, segnate da valli profonde, parallele e scavate da torrenti. È un ambiente in cui vige la serenità di un silenzio rotto dai belati dei greggi e dai ritmi degli attrezzi agricoli. Vi è un ordinato susseguirsi di filari di viti nei pendii assolati, dove sono situati casolari isolati in pietra.
Il protagonista ancora giovane era solito mettersi nel prato o costeggiare la vigna “che tra i filari adesso era stoppia di grano, cotta dal sole. Per quanto dietro la vigna, invece dell’ombra nera dei noccioli, la costa fosse una meliga bassa, tanto che l’occhio ci spaziava, quella campagna era ben minuscola, un fazzoletto”.
Quando, però, l’Anguilla tornò “era strano come tutto fosse cambiato eppure uguale. Nemmeno una vite era rimasta delle vecchie, nemmeno una bestia; adesso i prati erano stoppie e le stoppie filari, la gente era passata, cresciuta, morta(…)- eppure a guardarsi intorno, il grosso fianco di Gaminella, le stridette lontane sulle colline del Salto, le aie, i pozzi, le voci, le zappe, tutto era sempre uguale, tutto aveva quell’odore, quel gusto, quel colore d’allora.”
Da questa citazione si può anche ben capire che il protagonista ripercorrendo e rivedendo il paesaggio collinare si ricordava delle esperienze e delle azioni compiute in quel luogo, raccontando anche le differenze che il territorio aveva subito.
Inoltre, a volte, la vita dei mezzadri viene contrapposta all’ambiente cittadino di Genova e a quello americano, dove il protagonista da adulto viaggia. L’America è anche un simbolo di speranza di poter fare fortuna, ma anche di un popolo anch’esso senza radici e storia, in mezzo al quale il protagonista si poteva facilmente confondere.
5. La dimensione temporale è univoca o costruita su più piani?
Il racconto è costruito gran parte su flashback, connessi alle rievocazioni della memoria dell’Anguilla. Il tempo narrativo è molto di lungo del tempo reale, forse perché le vicende ricordate incidono sull’emozione del protagonista.
Anguilla, tornando nei luoghi di origine, vuole ripercorrere gran parte della sua infanzia per trovare un’identità, quindi, la narrazione in tempo reale viene adottata per spiegare i concetti essenziali e per far riordinare i ricordi al protagonista.
6. Riguardo al tempo storico: in che epoca si svolge la vicenda e che rapporto ha con i fatti narrati e i protagonisti.
Questo romanzo è ambientato nell’agosto del 1948, tre anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, un momento molto difficile per l’Italia, in cui si è iniziato ad accorgersi delle ingiustizie della società. I rapporti non erano ingiusti soltanto tra padroni e lavoratori, ma anche all’interno delle stesse classi sociali. Insomma le sofferenze erano comuni a tutti quanti.
I fatti narrati, invece, si protraggono per molti anni, da quando l’Anguilla aveva all’incirca dieci anni fino al ’43 con la morte di Santa. Durante il racconto Pavese narra non solo i fatti personali del protagonista ma anche le dinamiche sociali di allora e i relativi cambiamenti, non solo confrontando i periodi storici ma anche i luoghi.
7. Spiega quale significato mitico e simbolico assume l’immagine del falò. Perché il romanzo ha questo titolo?
Il titolo del romanzo riassume i simboli principali della campagna e dell’infanzia a cui si sono sovrapposte drammaticamente le condizioni attuali dei contadini e le vicende storiche di guerra.
La luna e i falò sono simboli dell’esistenza semplice e radicata nelle antiche credenze contadine, nella vita di campagna, a cui ancora si sentono legati gli uomini, come ad esempio Nuto.
Quel mondo intatto e innocente, però, sembra perduto; infatti, la realtà è ben diversa, come si può vedere dalla devastazione di alcuni personaggi, quali Valino, Silvia, Irene e soprattutto Santa.
Ai falò, che con le loro ceneri fanno “svegliare la terra”, si contrappone l’incendio che il Valino appicca nella sua casa, dovuto dalla disperazione e dalla rabbia di una vita di sfruttamenti. Infatti, mentre i falò dell’infanzia erano mitici, in quanto prima costituivano il sogno estivo con il quale la gente delle Langhe si univa, quest’ultimo esprime l’incendio indomabile e l’orrore.
Ma l’opera si conclude in modo significante con il falò del corpo di Santa, volendo simboleggiare la speranza di rinascita e di possibilità di ritorno all’innocenza prima delle violenze di guerra.
“La prima cosa che dissi, sbarcando a Genova in mezzo alle case rotte dalla guerra, fu che ogni cosa, ogni cortile, ogni terrazzo, è stato qualcosa per qualcuno e, più ancora che al danno materiale e ai morti, dispiace pensare a tanti anni vissuti, tante memorie, spariti così in una notte senza lasciare un segno. O no? Magari è meglio così, meglio che tutto se ne vada in un falò d’erbe secche e che la gente ricominci.”

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