La grande guerra, M. Monicelli

Materie:Scheda libro
Categoria:Italiano

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“La Grande Guerra” è un film del 1959-1960 di realizzazione italo-francese, ispirato al celebre romanzo di Moupassant “Due Amici”. La regia è curata da Mario Monicelli, un regista toscano nato a Viareggio nel 1915; ben presto si affermò tra i più vivaci esponenti della commedia di costume e iniziò a girare film di grande prestigio come: “I Compagni (1963)”, “L’Armata Brancaleone (1966)”, “La Ragazza Con La Pistola (1968)”, “Romanzo Popolare (1974)” e “Amici Miei (1975)”.
I protagonisti de “La Grande Guerra”, interpretati da due grandi attori del cinema italiano, Alberto Sordi e Vittorio Gassman, mi sono molto piaciuti perché credo che siano davvero riusciti a farmi capire come si viveva all’epoca della Prima Guerra Mondiale, trasmettendomi le usanze e i sentimenti provati dai soldati. Altri attori, anch’essi molto bravi, sono Silvana Mangano (Costantina), Romolo Valli (tenente Gallina), Achille Compagnoni (cappellano). Inoltre è doveroso aggiungere che a “La Grande Guerra” è stato assegnato il “Leone d’Oro” al XX Festival di Venezia, mentre gli attori Sordi e Gassman hanno ricevuto il “David di Donatello”.
Le musiche sono di Nino Rota; il soggetto è di Luciano Vincenzoni; il montaggio di Adriana Novelli, mentre la produzione è di Dino de Laurentis Cinematografica (Roma)/Gray Film (Parigi). I costumi, molto curati, appartengono invece a Danilo Donati e la scenografia a Mario Garbuglia.
La vicenda si svolge durante la Prima Guerra Mondiale, cioè dal 1914 al 1918 o meglio ancora a partire dal 24 maggio 1915, anno in cui l’Italia entrò nel conflitto a fianco dei Paesi della Triplice Intesa. Il luogo non è ben precisato ma si può dedurre dalle immagini che rappresentano le Alpi e quindi il fronte italo-austriaco.
Durante la Grande Guerra vengono arruolati due soldati, Oreste Jacovacci, romano furbo e scansafatiche utilizzato nell’infermeria, e Giovanni Busacca, un giovane lombardo burbero ma dal cuore d’oro. Diventati amici e inviati al fronte, i due soldati si adoperano come possono per cercare di salvare la pelle. Passando da una trincea all’altra, attraverso una serie interminabile di avventure drammatiche, ma qua e là anche comiche, le due reclute finiscono in mano al nemico, cioè gli Austriaci, alla vigilia dell’offensiva italiana sul Piave. Dimostrando enorme coraggio e grande attaccamento alla patria, Oreste e Giovanni si rifiutano di fornire informazioni sull’Italia e sui luoghi dei suoi nascondigli e per questo finiranno fucilati.
I personaggi principali sono Oreste Jacovacci e, un romano furbo e scansafatiche utilizzato nell’infermeria e Giovanni Busacca, un milanese burbero ma dal cuore d’oro. Il primo viene chiamato al fronte per combattere e all’inizio dimostra grande vigliaccheria, ma alla fine prevale in lui l’amore per la patria e paga con la vita la salvezza dell’Italia. L’altro diventa presto amico di Jacovacci ed è stato chiamato a fare la guerra contro gli Austriaci tramite lettera militare. Giovanni, che è appena uscito dal carcere, è disposto a dare trenta lire a Oreste per farsi credere malato e quindi per fare ritorno a casa; purtroppo il piano fallisce perché Busacca gli consegna i soldi ma viene scoperto e mandato al fronte.
Altri personaggi sono Costantina che interpreta la parte di una prostituta e fa credere a Giovanni di volergli bene e invece gli ruba il portafogli; il tenente Gallina è molto autoritario e quando viene preso in giro sul suo nome, non riflette neanche un secondo sul dare qualche punizione; il cappellano non si può veramente descrivere perché compare solo una volta nel film ma si può dedurre il suo carattere molto allegro.
L’autore, in questo film, ha saputo unire drammaticità e comicità e tratta i temi della guerra fra Italia e Austria nella Prima Guerra Mondiale; l’amicizia, la vigliaccheria e il grande coraggio di Oreste Jacovacci e Giovanni Busacca; la cattiveria e la bontà di Costantina; la solidarietà e la vita quotidiana dei soldati che era sempre monotona e piena di solitudine, di pasti insufficienti, di mancanza della famiglia; l’unico momento un po’ più felice era quando arrivavano le lettere, ma a volte era triste anche questo perché le fidanzate dei soldati scrivevano per dire che li avevano lasciati, non sempre succedeva ciò ma spesso. Altri temi importanti sono la doppia faccia di un soldato, ovvero vigliaccheria e eroismo; ma un significato del film fra i più profondi è l’amore per la patria. “La Grande Guerra” ci offre un’occasione di riflessione sulla guerra e su ciò che sta accadendo proprio in questo periodo: infatti non passa giorno in cui non si senta parlare di terroristi, di morte, di caduti, di distruzione e di sangue.
Questo film mi è piaciuto molto perché rispecchia i veri costumi, le usanze e le difficoltà durante la Prima Guerra Mondiale; è tutto molto curato secondo me, e gli attori recitano in modo superlativo. Mi ha colpito soprattutto che la vicenda è vista dal punto di vista e dagli occhi di due soldati, uno più vigliacco dell’altro, uno che è un avanzo di galera, l’altro che è un semplice infermiere che si fa facilmente corrompere; però questi due simpatici personaggi capiscono che in guerra non ci si deve comportare da vigliacchi, ma si deve per la patria, proprio com’è accaduto, tristemente, nel film.

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